Prime donne:
Rina Monti

09 Agosto 2012
Scritto da Teresa Spano e Maria Pia Ercolini

Il gruppo Toponomastica femminile ha recentemente inaugurato una nuova sezione di ricerca, denominata Prime donne, dedicata alle figure femminili che «per prime hanno ricoperto un ruolo o svolto una professione di tradizione maschile». Vorremmo ricordarle tutte, raccontando le loro storie, ma non sarà cosa breve perché la presenza femminile, seppure occultata da una cultura misogina, ha pervaso tutti i campi del sapere e del fare. In questa sede ci limiteremo a tracciare alcune note sulle protagoniste meno conosciute, che sono nate o hanno vissuto sull'isola, partendo dagli ambiti professionali in cui hanno operato.

Quest’anno ricorre il 450° compleanno dell’Università di Sassari.Fondata nel 1562, conquistò identità giuridica come ateneo pubblico nel 1617. Fu la prima università della Sardegna (a Cagliari i corsi sarebbero stati aperti nel 1626) e vanta numerosi riconoscimenti e primati: in essa studiarono e insegnarono molti nomi illustri, inclusi due presidenti della Repubblica, Antonio Segni e Francesco Cossiga. Più rari i nomi femminili, ma anche qui non mancano eccellenze e primati.

Caterina Monti, conosciuta nel mondo scientifico come Rina Monti, o Rina Monti Stella, fu la prima donna del Regno d’Italia a ottenere una cattedra universitaria e fu proprio l’ateneo sassarese a dichiararla, nel 1907, professore di zoologia, anatomia e fisiologia comparate nella facoltà di Medicina e Chirurgia. Rina nacque il 16 agosto 1871 ad Arcisate, nel varesotto, da Francesco (magistrato) e Luigia Mapelli. Nel 1875 si trasferì con la famiglia a Monza dove ottenne il diploma. Proseguì gli studi nell’università di Pavia e si laureò nel 1892 in Scienze Naturali. Un inizio, quindi, tutto lombardo. Schiva ma determinata, rifiutò i più “femminili” incarichi di insegnamento presso le scuole secondarie per dedicarsi alla ricerca. Si interessò di mineralogia, poi, come allieva di Pietro Pavesi, approfondì la biologia lacustre e passò all’anatomia comparata con Leopoldo Maggi; a ventotto anni, ottenne, per titoli, la libera docenza in Anatomia e Fisiologia comparata.

Dopo aver partecipato a diversi concorsi, con lodi ma senza incarichi, nel 1907 venne chiamata a Sassari a ricoprire la cattedra di zoologia ed anatomia comparata. Qui, nel 1911, prima donna in Italia, venne nominata professore ordinario (il titolo al femminile ancora non viene ancora oggi ufficializzato, nonostante il recente favore dell’Accademia della Crusca). Durante la permanenza in Sardegna, estese i suoi studi anche alle acque dell’isola e pubblicò osservazioni sui mari sardi (compresa la cattura di tre squali-elefante molto giovani). La sua carriera proseguì in Lombardia - tra Pavia e Milano - dove visse a lungo e lavorò fino alla morte, a soli 66 anni, avvenuta dopo breve malattia il 25 gennaio 1937. Della sua vita privata si conosce pochissimo: sposò il geologo Augusto Stella (1863-1944) ed ebbe una figlia Emilia Stella (1909-1994) che divenne anch’essa una nota limnologa (biologa dei laghi).

A Rina Monti è dedicato un laghetto circolare antartico nella baia di Terra Nova, scoperto da una spedizione italiana nel 1988: 100 metri circa di diametro, coperti da ghiaccio permanente, a 185 metri di quota. Quanto all’odonomastica, in Italia le è stata intitolata una sola via periferica della capitale, una stradina breve e discreta non lontana dall’aeroporto di Ciampino. Non vi è traccia di analoghi riconoscimenti nelle altre città in cui ha vissuto. La Lombardia, che l’ha vista nascere, studiare, insegnare e morire, sembra averla dimenticata: né Arcisate, né Monza, né Milano, né Pavia ne hanno inciso la memoria nella toponomastica.

Neppure Sassari si è mostrata generosa con la sua prima docente ordinaria. L’unica universitaria alla quale è stata dedicata una via sassarese è Ginevra Zanetti (1906-1966), insegnante di diritto presso la facoltà di giurisprudenza. Rina è stata tuttavia inserita in un elenco di oltre 150 proposte femminili, preparate da un gruppo locale, per promuovere nuove intitolazioni in vista di un riequilibrio toponomastico di genere.

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