Adelaide Zoagli Mameli

20 Dicembre 2012
Scritto da Agnese Onnis

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Toponomastica femminile. Possiamo parlare di figure femminili nel Risorgimento? Un tabù da sfatare per molti. La ricostruzione di figure femminili del periodo risorgimentale attraverso le cronache storiche ci offre talvolta esempi di donne legate a nomi di patrioti o di personaggi celebri ottocenteschi, come Anita Garibaldi e altre. Per coloro che sono state meno famose o soltanto protagoniste dimenticate dalla memoria collettiva del nostro Paese, è necessaria un’operazione di recupero, si potrebbe dire, di quella parte meno nota di fatti e di curiosità del movimento politico e intellettuale risorgimentale.

Non a caso il Risorgimento, appena rinfrescato nella memoria di tutti noi anche grazie ai festeggiamenti dei “150 anni dell’Unità d’Italia”, è così ricco di pagine scritte in prosa, in versi e in musica da diversi autori. E come afferma M .Halbwachs: La memoria collettiva non si confonde con la storia, e l'espressione «memoria storica» non è molto ben scelta, poiché associa due termini che in più di un punto si contrappongono. La storia, certo, è il racconto dei fatti che hanno occupato il posto più grande nella memoria degli uomini.

La toponomastica odierna non aiuta. Ben venga la proposta oggi la nuova chiave di lettura, che confermerebbe la nostra premessa, sulla visibilità dei personaggi femminili nella storia, promossa dal gruppo di scrittrici di Controparola (su iniziativa di Dacia Maraini) che smuove la visione discriminatoria come afferma Sara Pietrantoni nella sua presentazione del libro scritto a più mani Donne del Risorgimento: ...l’idea di partenza nasce dal fatto che la storia dell’Unità d’Italia, per come si studia generalmente sui libri, è fatta quasi completamente dagli uomini, anche se le donne ebbero un ruolo non meno fondamentale. Quello di madri, di mogli di patrioti , rimaste a casa per mandare avanti le famiglie e allo stesso tempo per cucire coccarde e bandiere tricolori e camicie rosse; o di patriote esse stesse, impegnate in politica o in battaglia e pronte a morire per la causa comune non meno dei cloro colleghi maschi…Ma aggiunge Riccardo Rossiello: La storia delle donne che fecero il Risorgimento italiano invece è tutta da raccontare. Donne straordinarie, combattive, battagliere, disposte a tutto pur di realizzare il sogno di un’Italia libera dall’oppressore e unirla sotto il tricolore!

Certamente un periodo intenso il Risorgimento, pieno di conflitti, di guerre, di cambiamenti e di trasformazioni geopolitiche nel quale hanno gravitato personaggi quali Garibaldi, Mazzini, Goffredo Mameli, Verdi, movimenti culturali quali il melodramma e il Romanticismo... perfino i mutamenti e le pulsioni vitali nel contesto della vita delle città che diedero natali a molti uomini importanti dell’Ottocento italiano, ci offrono spunti per conoscere segmenti, episodi e frammenti di storia locale legata a quella nazionale. Uno di questi ci viene offerto dall’ operazione letteraria curata dalla scrittrice Ernestina Zoagli, la quale attraverso il suo racconto nel libro Il tempo e la memoria ha ritenuto di rievocare il suo racconto familiare inserito in una pagina legata al Risorgimento, dalla storia locale delle città di Genova e di Alghero alla storia nazionale, raccontandoci la storia di Adelaide Zoagli Mameli, quasi del tutto dimenticata dalla toponomastica. Soltanto Roma, nel 1940, le dedica una piazza all’interno di un gruppo di mamme celebri che hanno avuto ruoli attivi nelle vicende rinascimentali.

Chi era Adelaide Zoagli Mameli? Ce lo racconta così in un viaggio a ritroso la pronipote Ernestina, la quale attraverso i documenti storici ci conduce agli avvenimenti che hanno visto protagonista la sua famiglia tra la città di Genova e la città di Alghero. Anche ad Alghero si trovano le tracce della storia di Goffredo Mameli che con il suo precoce sacrificio, del Risorgimento è stato il simbolo generazionale. Agostino, membro della famiglia aristocratica genovese degli Zoagli e capostipite degli attuali Zoagli di Alghero, arrivato in Sardegna alla fine dell'Ottocento, era il nipote e figlioccio di Adelaide Zoagli madre di Goffredo. La famiglia Zoagli, genovese ma di radicamento algherese nei secoli, diventando potente economicamente e politicamente, diede alla Repubblica di Genova, due Dogi, molti cavalieri e uomini d’arme – spiega oggi Ernestina Zoagli, – forse la figura di Adelaide Zoagli, figlia del marchese Nicolò Zoagli e Angela Lomellini, sarebbe passata inosservata nella biografia di famiglia, se non fosse stata la madre di Goffredo Mameli.

Il clima culturale dove lei visse diede ad Adelaide modo di fare conoscenza con alcuni intellettuali e politici e di condividere più tardi, come madre di un giovane Goffredo impegnato politicamente, gli ideali politici e culturali dell’epoca. Adelaide ebbe, fin dall’infanzia, un’amicizia con Giuseppe Mazzini definita da chi li conosceva bene, “un amore platonico”. La marchesa Adelaide in seguito direttamente coinvolta dal clima di solidarietà ospitò nella sua casa di Genova anche l’ereditiera rivoluzionaria Cristina Trivulzio di Belgioso in fuga per aver finanziato l’impresa di Ciro Menotti, e come scrive Marina Greco in Le donne di Mazzini: "La bella Cristina" che si appresta a diventare principessa rivoluzionaria e salottiera mazziniana più famosa di Parigi è ospite di Nina Giustiniani, l’amante di Cavour e della marchesa Adelaide Zoagli, la madre di Goffredo Mameli, che allora ha solo 3 anni. Lo ritroverà 22enne, nel 1849, già autore di “Fratelli d’Italia”, combattente della Repubblica romana martoriata dall’artiglieria francese, in uno degli ospedali che Cristina dirige, insieme ad altre donne, crocerossine ante-litteram, per ordine di Mazzini. Lo assisterà costantemente, insieme ad Adele Baroffio, amica veneziana del giovane, per una lieve ferita ad una gamba; urlerà contro chi lo aveva medicato quando si accorse, pochi giorni dopo, che la ferita si era infettata perché non ripulita a dovere. Lo consolerà per una settimana leggendogli Dickens mentre la cancrena lo andrà divorando, fino alla necessaria amputazione della gamba; e quindi sarà ancora al suo fianco, per altri 14 giorni di agonia, fino alla morte.

Sposando l’ammiraglio Giorgio Mameli, appartenente alla nobiltà sarda di Lanusei, giunse a noi, in Sardegna. La marchesa incontrò ventenne, Giorgio Mameli, ammiraglio della Marina Sarda. Dal matrimonio nacquero Goffredo, Angela, Gian Battista, Nicola e un’altra sorella e oggi la si può riscoprire sotto un’aura di donna forse più nota perché madre di Goffredo. Goffredo, il poeta e patriota italiano, infatti nasce a Genova nel 1927, cagionevole di salute, compie i primi studi sotto la guida della madre, mentre la sua casa fu frequentata da intellettuali dell’ambiente genovese come Giacomo Sanvitale, Teresa Doria e Giuseppe Canale.

Nel 1835 la famiglia dovette trasferirsi per un anno in Sardegna, raggiungendo i nonni paterni, a causa dell’epidemia di colera a Genova, in seguito egli proseguì gli studi sotto la guida di Canale, un poligrafo di grande cultura assai attivo anche sul piano politico che probabilmente influenzò il nostro sulle scelte politiche liberali. Il giovane Goffredo Mameli, un personaggio sicuramente famoso anche se sacrificò i suoi vent’anni agli ideali risorgimentali, lascia ai posteri un doppio ricordo della sua breve ma intensa partecipazione agli eventi bellici e politici dell’epoca. Con i bersaglieri di Manara al grido d’Italia passerà alla storia come l’autore dell’inno patriottico ‘Fratelli d’Italia’.

La giovane aristocratica Adelaide viene descritta attraverso un ritratto presente nello studio Mameli di villa Thellung a Fontamegli come racconta Rita Guardincerri, direttrice del Museo del Risorgimento della Sopcietà Economica di Chiavari e negli scritti di Giuseppe Gonni, sul giornale di Caffaro nel 1926 si legge: La marchesa era una quindicenne di soave bellezza. Capelli castani striati d'oro, bipartiti sulla fronte, raccoglientesi in passanti e grosse trecce sulla nuca. Occhi grandissimi d'una chiarità di cielo sui quali, le lunghe ciglia scure ne velavano d'ombra il singolare splendore, taglia slanciata, flessibile ed armonica. I gesti erano di una fierezza, di una cortesia avvincente che riflettevano la fiera, ardente anima degna della nobile famiglia donde discendeva: consoli, fondatori di colonie, ammiragli e due dogi ha dato nei secoli il nobile casato, alla Genova repubblicana.

La giovane godette nella sua casa di un ambiente culturalmente vivace tra cui la sua amicizia con Giuseppe Mazzini, suo vicino di casa: chi li conosce bene favoleggia di un amore platonico fra i due ragazzi. Adelaide, intanto, appena ventenne, sposa Giorgio Mameli de' Mameli, valoroso ufficiale della Marina sarda, celebrato eroe per aver combattuto e vinto contro i Saraceni di Tripoli. Sapute delle nozze della compagna di giochi, Mazzini ha impeti di sdegno e frenesie deliranti. Il giovane patriota biasima all'ex innamorata o donna ideale di aver sposato un ufficiale del governo piemontese, nemico dei suoi ideali.

La scrittrice Enestina Zoagli, che di Agostino è la nipote, ha ricostruito la storia familiare nel libro Il Tempo della Memoria nel quale si possono conoscere dettagli relativi alla vita della sua trisavola Adelaide Zoagli-Mameli che nelle pagine divengono così le fonti storiche utili per ricostruire anche i contatti con tanti personaggi celebri, rivelando parti più ‘familiari’ e ‘intimiste’ di una pagina della vita cittadina, della storia locale nel contesto socio-politico più ampio del Risorgimento.

Si può affermare che Adelaide Zoagli non possedesse i caratteri classici delle eroine o delle protagoniste che nel Risorgimento ci sono state, quali ad esempio Teresa Casati, Colomba Antonietti, Enrichetta di Lorenzo, Clara Maffei, Giuditta Arquati, Giuditta di Belgioso e altre....Ma si può aggiungere che Adelaide Zoagli è stata presente agli eventi e ai fatti del movimento politico e culturale della sua epoca, condividendone i contenuti e la passione. Una donna dunque da ricordare nella toponomastica di Alghero, città sul mare a nord della Sardegna cui si possono attribuire connotati culturali e politici genovesi... e come si può leggere nelle note storiche:...Alghero nasce nel XII secolo come colonia di famiglie genovesi inviatevi dalla potente dinastia dei Doria e grazie alle favorevoli condizioni climatiche e alla presenza di una rada riparata che consentiva di mettere al sicuro le imbarcazioni...

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