L'ardua strada delle donne verso la professione medica

10 Marzo 2013
Scritto da Simona Zappalà

professione medicaFin dall’antichità, la donna si è sempre occupata della cura della salute delle persone che la circondano e nel passato molti rimedi terapeutici si tramandavano da madre in figlia con l’uso sapiente delle piante medicinali.

Tutti noi, però, conosciamo i nefasti avvenimenti storici che per secoli resero le donne vittime di condanne al rogo proprio per queste conoscenze, con l’accusa di praticare la stregoneria. Per molto tempo fu preclusa alle donne la possibilità di studiare e di esercitare la professione medica, ma le fonti riportano che, intorno all’anno mille, nell’accademia medica di Salerno, Trotula, una medichessa della famiglia De Ruggiero, esercitava come levatrice e veniva considerata una “sapiens matrona”.

Fu proprio a Catania che nel 1370, un’altra donna, Vidimura, moglie di un famoso medico, venne abilitata ad esercitare l’arte di Ippocrate in tutto il regno di Sicilia. La strada verso la realizzazione professionale delle donne è però stata ardua ed irta di ostacoli anche a causa di preconcetti culturali, difficili da superare. Solo pochi esponenti del genere femminile vengono annoverati negli annali dell’arte medica come Lucrezia Cornaro Piscopa, laureata in medicina all’università di Padova nel 1678, Laura Bassi e, tra il ‘700 e l’800, Dorotea Bocchi, Anna Morandi Manzolini e Maria Dalle Donne.

Fu alla fine dell’Ottocento che le prime studentesse vennero ammesse ufficialmente nelle accademie di medicina, prima negli Stati Uniti e poi nella vecchia Europa. Maria Montessori fu la prima donna italiana a laurearsi in medicina e pedagogia e divenne famosa per il suo metodo educativo e, tra i nomi illustri, ricordiamo Rita Levi Montalcini che ha ricevuto il premio Nobel per la medicina nel 1986 per aver scoperto il fattore di crescita delle cellule nervose. Oggi le facoltà di medicina registrano un numero più alto di studentesse che di studenti e ciò fa riflettere sul fatto che le donne debbano impegnarsi e valorizzare al massimo le loro potenzialità e realizzarsi professionalmente poiché i diritti, finalmente acquisiti, sono frutto delle lotte e del sacrificio di tante … Anche la toponomastica riflette il corso della storia segnata dalla disattenzione e dalla discriminazione verso le mediche: oggi a Maria Montessori sono intitolate strade in molte città italiane, per Rita Levi Montalcini si chiedono deroghe ai regolamenti toponomastici. A Trotula una strada è dedicata a Salerno.

Ma quanti i vuoti da colmare! Ebbene, proponiamo di colmarne uno: una strada per Vidimura a Catania, come tardivo riconoscimento di un talento scientifico e di un modello di professionalità coraggiosa poiché controcorrente.

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