Teresa Mattei

Scritto da Stefania Ricchiuto
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Genova, 01/02/1921 - Lari (PI), 12/03/2013
Laurea in Filosofia; Insegnante

Mandati:

Assemblea Costituente

Interventi:
Incarichi parlamentari:

1
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25/06/1946 - 31/01/1948

25/06/1946 - 31/01/1948
Membro Assemblea Costituente
Gruppo comunista 28/06/1946 - 31/01/1948
Segretario Ufficio di Presidenza

Teresa Mattei è la testimonianza vivente degli anni italiani del cambiamento più autentico. Donna di semi, donna di sassi, giunge ad una età oggi densa e robusta, custodendo preziosa la tenacia di una lotta imponente.

Nata a Genova il 1° febbraio 1921, abbraccia la militanza antifascista già nella precocità famigliare, tanto da partire, ad appena 16 anni, alla volta della Costa Azzurra per far giungere un sostegno economico ai fratelli Rosselli, Carlo e Nello. Il viaggio ha come epilogo imprevisto l’arresto a Bozzolo, nella canonica di Don Primo Mazzolari, ma allo stato di detenzione segue un immediato rilascio dovuto alla falsa ammissione di Teresa di trovarsi in quel luogo per esigenze spirituali. L’episodio non comporta alcuna intimidazione interiore e quell’anima battagliera diviene piuttosto un fuoco ardente e alimenta ancor di più la linfa vitale di una rabbia già degna e orgogliosa.
Nel 1938, nel pieno di un’attività autonoma e clandestina che prevede la distribuzione di volantini “casalinghi” inneggianti alla urgente libertà, Teresa viene radiata da tutte le scuole italiane in seguito al suo netto rifiuto di rimanere nell’aula scolastica durante le aberranti lezioni sui princìpi della razza. Calamandrei e La Pira, fedeli amici del padre, ne diventano così i precettori personali, aiutando questa donna, giovane e coraggiosa, a dare la continuità dovuta al percorso della sua conoscenza, facendola approdare, da privatista, alla maturità. Il privilegio avuto sarà sempre custodito con dovizia nello scrigno delle relazioni più inestimabili, che si palesano fin da subito non solo come magnifiche affinità elettive, ma anche come incommensurabili laboratori umani di pensiero critico e organizzazione della lotta.
Ad appena 22 anni, Teresa partecipa con il fratello Gianfranco, allievo e pupillo del Prof. Natta, ad un incontro milanese animato dai più distinti intellettuali del tempo, riunitisi presso il Politecnico meneghino al fine di dare analisi e forma all’impegno assunto contro la dittatura. Mentre Gianfranco abbandona la carriera accademica per riservare energia infinita alla costituzione dei gruppi armati, Teresa, ribattezzata Chicchi, agisce impavida in operazioni rischiose e complesse, come quella che mira a far saltare dei vagoni di dinamite nascosti in un tunnel, azione riuscita, durante la quale però muore il compagno Dante. La bicicletta sarà la sua salvezza, insieme al suo acuto ingegno: inseguita dai tedeschi, irrompe in un’aula universitaria convincendo il Prof.Garin, di cui era tesista, a far finta che fosse in svolgimento una seduta di laurea. Il giorno dopo, con piena convalida, le sarà riconosciuta quella laurea ottenuta nell’escamotage di un atto salvifico. Quando le affidano il compito delicatissimo di recarsi da Firenze a Roma, per consegnare le matrici di stampa alla redazione capitolina dell’Unità, Teresa conosce l’insostenibile ferita, intima e anche politica, dello stupro di gruppo: bloccata dalla polizia tedesca e portata a forza in un casale, in cinque abusano del suo corpo, di un corpo paradossalmente resistente, che si immola al martirio della violenza più insopportabile pur di non rimettere agli aguzzini quei preziosi materiali. In fuga, si nasconde per poche ore in un monastero e raggiunge la Capitale.

Divenuta partigiana e nominata Comandante di Compagnia nel Fronte della Gioventù, deve affrontare un’altra sofferenza straziante: il suicidio dell’amatissimo fratello, che preferì immolare se stesso nella caserma di via Tasso anziché tradire i propri compagni sotto tortura. Il dolore non scalfisce gli intenti e Teresa è parte attiva nell’attentato al filosofo repubblichino Gentile.
Fondatrice dei Gruppi di Difesa della Donna, iscritta all’UDI e al PCI, nella fase post-bellica e finalmente democratica verrà ripagata delle lacrime e del sangue: ad appena 25 anni è eletta nell’Assemblea Costituente, della cui Presidenza è Segretaria fino al 1948. In dissenso ostile con Togliatti, rifiuta la candidatura alla Camera: all’atto fiero e dignitoso conseguirà l’espulsione dal partito, che comprometterà la prosecuzione politica del suo operato, ma non certo la continuità civile.
Negli anni ’60 esprime l’altezza del suo impegno sociale fondando a Milano un Centro per la progettazione di servizi per l’infanzia, a cui affiancherà negli anni successivi la costituzione della Lega per il diritto dei bambini alla comunicazione.
Sulla scia della missione intrapresa, nel 1998 propone che l’art. 3 della Costituzione relativo alla “pari dignità dei cittadini” contempli, tra le varie declinazioni dell’uguaglianza, anche l’età.

Signora della mimosa, è stata l’artefice del simbolo dell’8 marzo: quando Longo le suggerisce di tradurre anche in Italia l’usanza francese di animare la Giornata della Donna con i fiori, scarta i mughetti perché rari e le orchidee perché costose, optando per l’accessibilità di queste pagliuzze fragili e accese, e per la potenza della loro levità.

Si è spenta nella sua casa di Lari, in provincia di Pisa, il 12 marzo del 2013, all'età di 92 anni.

Stefania Ricchiuto

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