Elettra Pollastrini

Scritto da Noemi Mattana
Elettra Pollastrini

Rieti, 15/07/1908 - 02/02/1990
Licenza media superiore, funzionaria di partito

Mandati:

Consulta Nazionale
Assemblea Costituente
Camera I e II Legislatura

Progetti di legge presentati:
Prima firmataria:
Divenuti legge:
Interventi:

26
3
2
13

25/09/1945 - 24/06/1946 Membro Consulta Nazionale
25/06/1946 - 31/01/1948 Membro Assemblea Costituente
Gruppo comunista 28/06/1946 - 31/01/1948
08/05/1948 - 24/06/1953

15/06/1948 - 24/06/1953
I Legislatura della Repubblica italiana (Camera)
Gruppo comunista 01/06/1948 - 24/06/1953
Membro XI Commissione (Lavoro e previdenza sociale)
25/06/1953 - 11/06/1958

22/07/1953 - 11/06/1958
II Legislatura della Repubblica italiana (Camera)
Gruppo comunista 21/07/1953 - 11/06/1958
Membro VII Commissione (Lavori pubblici)

Elettra Pollastrini nacque a Rieti il 15 luglio del 1908 da una famiglia antifascista, e, proprio per questa ragione, qualche anno più tardi fu costretta ad espatriare in Francia, per sottrarsi alle persecuzioni del regime. Qui la giovane, che aveva aderito al partito comunista, trovò lavoro come operaia presso la Renault, sostenendo le lotte dei lavoratori all’interno dell’azienda ed impegnandosi politicamente col Fronte Popolare che sviluppò un ampio movimento di giustizia, di libertà e di progresso.
Fece poi parte della “Lega Internazionale delle donne per la pace e la libertà” partecipando al Congresso mondiale femminile contro il fascismo e la guerra. Questo congresso, al quale parteciparono delegazioni di tutti i paesi del mondo, riservò un’accoglienza particolarmente affettuosa e solidale alla delegazione italiana composta non solo da emigrate politiche, ma anche da delegate giunte direttamente dall’Italia attraverso avventure piuttosto rocambolesche. Poco dopo, su incarico della rivista “Noi Donne”, allo scoppio della guerra civile nella penisola iberica si recò in Spagna. Al suo rientro la Francia provvedeva ad internare tutti gli antifascisti in un campo di concentramento. Elettra fu arrestata e rinchiusa nel campo di Riùcros insieme ad altre donne. Fu qui che conobbe Teresa Noce, Baldina Di Vittorio Berti, Angiolina Fibbi ed altre donne che erano già attive politicamente.

Nel 1941 la Pollastrini riuscì a raggiungere Rieti, dove portò avanti l’attività antifascista clandestina e, all’annuncio dell’armistizio, entrò nella Resistenza romana. Fu di nuovo arrestata, stavolta dai tedeschi che la condussero in Germania e la tennero prigioniera venti mesi nel carcere di Aichach. Lì incontrò altre italiane antifasciste e mantenne il suo atteggiamento di opposizione che la portò a subire dure punizioni. Dopo la sua liberazione, tornò in Italia e fu una delle cinque donne comuniste che entrarono a far parte della Consulta Nazionale Italiana, l'assemblea legislativa provvisoria, istituita dopo la fine della seconda guerra mondiale con lo scopo di sostituire il regolare parlamento fino a quando non fosse stato possibile indire regolari elezioni politiche. La Consulta si riunì la prima volta il 25 settembre 1945 e fu sciolta il 2 giugno 1946: si preparava la legge elettorale per la Costituente, e le donne avevano poca voce in capitolo, in quanto non si potevano occupare né dei problemi del paese né di quelli delle donne.

Fu poi eletta all’Assemblea Costituente, che si riunì dal 2 giugno 1946 al 12 maggio 1948 e qui la Pollastrini lavorò nel territorio a contatto con la gente, con i problemi quotidiani, con problematiche riguardanti i Comuni. Nel 1948 fu eletta poi deputata del PCI alla Camera dove rimase per due Legislature. Nel 1953 avanzò con Matteucci la proposta di legge affinché lo Stato si facesse carico delle spese per la costruzione e l’arredamento del nuovo palazzo di giustizia di Rieti. Durante la II Legislatura la Pollastrini pose all’attenzione della Camera diverse questioni: la prima nel gennaio 1954, per la provvidenza a favore delle popolazioni della provincia di Rieti danneggiate dalle pesanti alluvioni del 1952 e per l’esecuzione di un piano organico di opere idraulico – forestali e montane atte ad evitare altre calamità nelle zone disastrate. Anche se la situazione non era drammatica come quella del Polesine e della Calabria, le zone dell’alto Velino, che già erano catalogate come le zone più depresse del paese, avevano subito infatti enormi danni a persone e cose. La Pollastrini chiese quindi l’aiuto e l’intervento delle autorità per permettere il risollevamento dell’economia agraria che in quell’occasione aveva subito un grave danno, considerando anche che quelle zone per la loro collocazione poco agevole erano prive di industrie; nel 1955 denunciò alla Camera l’atteggiamento brutale della pubblica sicurezza di Rieti durante lo svolgimento del funerale di un membro del partito comunista. Mentre la salma veniva condotta al cimitero, gli amici lo accompagnavano sventolando la bandiera del partito, richiesta esplicitamente dai familiari del defunto. Ma la bandiera fu tolta con violenza da agenti di polizia fascisti che, nonostante il loro gesto ignobile ebbero anche il coraggio di denunciare il vicesegretario del partito comunista, solo per aver difeso la bandiera del suo partito. Dunque lei denunciò l’accaduto, protestando contro un indirizzo politico sbagliato, contro un sistema che mostrava segni evidenti di un regime totalitario di tipo fascista che non poteva più essere tollerato a lungo; nell’ottobre del 1956 presentò richiesta per l’estensione dei benefici della L. 10 agosto 1950 n. 646 all’interno del territorio della provincia di Rieti, e lo stanziamento di 2.000.000.000 di lire per l’esecuzione di opere stradali; nel giugno del 1957 chiese l’autorizzazione di 150 milioni per la sistemazione e l’ampliamento della scuola nazionale allievi sottoufficiali e guardie del Corpo Forestale dello Stato.

Dopo queste esperienze, nel 1958 andò in Ungheria e lavorò presso Radio Budapest per 5 anni. Ritornata in Italia, si stabilì a Rieti e qui si spense il 2 febbraio del 1990.

Noemi Mattana

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