Ottavia Penna

Scritto da Agata Nicotra
Ottavia Penna

Caltagirone (CT), 12/04/1907 - 02/12/1986
Antifascista

Mandati:

Assemblea Costituente

Interventi:

1

25/06/1946 - 31/01/1948


19/07/1946 - 24/07/1946
Membro Assemblea Costituente
Fronte Liberale Democratico dell’Uomo Qualunque 06/07/1946 - 15/11/1947
Unione nazionale 15/11/1947 - 31/01/1948
Membro Commissione per la Costituzione

Ottavia Penna è nel cuore dei calatini: nel dicembre del 2008 una lapide è stata apposta dalla municipalità sulla sua casa natale. È stata intitolata al suo nome un’associazione contro la violenza sulle donne e per la loro promozione nella politica. Nel 2009 Cettina Alario ha pubblicato la biografia Ottavia Penna – Madre costituente, dedicata alla sua “singolare esperienza di vita”.

Ottavia Penna nacque a Caltagirone il 12 aprile del 1907. Apparteneva ad una famiglia aristocratica; iniziò il suo percorso di istruzione seguita da istitutrici di casa, secondo il costume dei notabili. In seguito si recò in collegio a Poggio Imperiale in Toscana e per gli studi superiori si trasferì a Trinità dei Monti a Roma. Tornata al suo paese, sposò Filippo Buscemi, un medico noto e stimato a Caltagirone.
Donna battagliera, tenace, di singolare rigore morale, come una «’giustiziera della notte’ –racconta Gabrielo Montemagno– [...] durante l’ultima guerra, di notte, furtivamente [...] raggiungeva le campagne del calatino e munita di un affilato coltello, tagliava i sacchi di grano, che i baroni della zona destinavano al mercato nero. [...] Prelevava, anche, dalle proprie fattorie, carne macellata e la portava ai poveri e agli indigenti».

Nel 1946, all’età di trentanove anni, cominciò la sua carriera politica, che sarebbe stata breve ma intensa, dedita alla causa delle classi sociali deboli sia sul piano economico che culturale e, soprattutto, animata dalla riflessione critica sui meccanismi perversi della politica.
Sempre attenta alla condizione femminile e convinta che dalle donne potesse partire il vero rinnovamento a condizione che fossero, innanzitutto, loro assicurati gli stessi diritti degli uomini, sin dall’inizio della sua attività politica le invitava a prendere la parola e a lottare per il riconoscimento dei propri diritti, anticipando in tal modo le battaglie che poi saranno portate avanti dai movimenti femminili. L’apertura delle sue vedute, in contrasto con gli interessi della classe a cui apparteneva, la portò ad una scelta di rottura: decise di abbracciare l’ideologia del Fronte Liberale Democratico dell'Uomo Qualunque, fondato nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini.
Così, Ottavia Penna fu candidata il 2 giugno del 1946 nelle liste del Fronte dell’Uomo Qualunque all’Assemblea Costituente: la notizia della candidatura sorprese i calatini e pare che non facesse piacere a Mario Scelba, che ne parlò, lamentandosene, in una lettera a don Luigi Sturzo. Fu eletta in rappresentanza del XXIX collegio di Catania con 11.765 preferenze. Ottavia fece parte anche della Commissione dei 75, incaricata di elaborare e di proporre il progetto della Costituzione da discutere in aula, assieme ad altre quattro donne: Maria Federici della DC, Teresa Noce del PCI, Angelina Merlin del PSI e Nilde Iotti del PCI.
Il più significativo segno del riconoscimento della competenza e del rigore di Ottavia Penna venne dalla sua candidatura alla prima presidenza della Repubblica. È nota la frase di Guglielmo Giannini che, in quell’occasione, la definì «Una donna colta, intelligente, una sposa, una madre» lasciando ai posteri chiare indicazioni dei modelli culturali dominanti con i quali una donna, pur colta e pensante, faceva i conti, qualora varcasse i confini concessi ai tradizionali ruoli femminili.
Com’è noto fu eletto Enrico De Nicola con 396 voti. Qualcuno ha considerato questa sconfitta un successo, sottolineando che solo venticinque anni dopo un’altra donna, la deputata DC Ines Boffardi, ebbe un voto nell’elezione del Capo dello Stato, suscitando battute ironiche fra gli onorevoli deputati. Pare che anche per la Penna non mancò il sarcasmo maschile. Scrisse Il Giornale di Sicilia del 29 giugno 1946: «Molto commentati i voti che escono dall’urna in favore della deputata qualunquista siciliana Ottavia Buscemi Penna [...] che il gruppo per una singolare affermazione di qualunquismo ha voluto designare alla suprema direzione dello Stato».
Il 15 novembre 1947 lasciò il Partito dell’Uomo Qualunque per entrare nell’Unione Nazionale e rimanerci fino alla conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente.

La vita politica di Ottavia fu piuttosto breve e, prima dello scioglimento dell’Assemblea Costituente, segnata da una querela per diffamazione a mezzo stampa da parte della giornalista Ester Lombardo. Ottavia Penna rischiò un procedimento penale per aver offeso la reputazione della stessa. La querela rientrò per insufficienza di elementi.
Alla fine dell’esperienza costituente, decise di abbandonare la politica: era delusa dal comportamento di Giannini, insofferente dei compromessi cui aveva dovuto assistere. Solo nel 1953 si presentò alle elezioni amministrative di Caltagirone e venne eletta nelle fila del Partito Monarchico, in opposizione alla sorella Carolina, sindaca democristiana della città. Diceva che questa era stata solo una parentesi nel “libro chiuso della politica”. Rifiutò di parlarne fino alla morte avvenuta a Caltagirone nel dicembre 1986.

Agata Nicotra

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