Filomena Delli Castelli

Scritto da Daniela Astrea
Filomena Delli Castelli

Città Sant’Angelo (PE), 28/09/1916 - Pescara, 22/12/2010
Laurea in Lettere; insegnante

Mandati:

Assemblea Costituente
Camera I e II Legislatura

Progetti di legge presentati:
Prima firmataria:
Divenuti legge:
Interventi:
Incarichi parlamentari:

26
5
4
29
2

25/06/1946 - 31/01/1948 Membro Assemblea Costituente
Gruppo democratico-cristiano 15/07/1946 - 31/01/1948
08/05/1948 - 24/06/1953

15/06/1948 - 26/06/1948
26/06/1948 - 24/06/1953
11/05/1949 - 24/06/1953

12/12/1949 - 24/06/1953
I Legislatura della Repubblica italiana (Camera)
Gruppo democratico-cristiano 01/06/1948 - 24/06/1953
Membro VI Commissione (Istruzione e belle arti )
Membro I Commissione (Affari interni)
Segretario Commissione speciale per la ratifica dei decreti legislativi nel periodo della costituente (n. 520)
Segretario Commissione speciale per l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sul teatro e sulla cinematografia (nn. 928 e 929)
25/06/1953 - 11/06/1958

01/03/1956 - 30/06/1956
01/07/1956 - 11/06/1958
II Legislatura della Repubblica italiana (Camera)
Gruppo democratico-cristiano 16/12/1953 - 11/06/1958
Membro I Commissione (Affari interni)
Membro XI Commissione (Lavoro e previdenza sociale)

Figure di spessore, colte e battagliere, ma soprattutto donne concrete e presenti, le nostre Madri Costituenti hanno saputo lasciare un segno in un periodo storico essenziale per la storia italiana. Provenendo da realtà sociali e partitiche differenti (quando l’ideologia aveva un suo spessore), si sono unite per trovare soluzioni ottimali per le cittadine italiane in settori come quello del lavoro e della famiglia senza farsi mai portatrici di sterili stereotipi e mostrando sempre un’attenzione forte al bene comune.

Filomena (Memena) era abruzzese e il legame con la sua terra d’origine non è mai venuto meno; e se è vero che le vengono dedicati ancora seminari e giornate di studio, intitolate scuole, è quindi una figura tutt’altro che dimenticata.
Nacque nel 1916 a Città Sant’Angelo (PE) da una famiglia modesta; suo padre Giovanni fu costretto ad emigrare in America per cercare di far fortuna come jazzista. Filomena, ragazza intelligente e capace nel riuscire a realizzarsi, dopo il diploma magistrale iniziò ad insegnare per pagarsi gli studi in Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica di Milano: riuscì a laurearsi e, parallelamente, a tenersi sempre impegnata nelle attività dell’Azione Cattolica e, successivamente, ad entrare nelle fila della Democrazia Cristiana, fondando una sezione del partito e divenendone Segretaria Provinciale per la sessione femminile.
A soli 17 anni era già delegata regionale dell’AC, fortemente antifascista e, in più, donna. Il tutto in un paese in cui le condizioni di vita erano arretrate e difficili.
Sua madre, Pasqualina Di Stefano, era rimasta in Abruzzo, spostandosi prima a Milano e poi a Roma con Filomena. Durante la seconda guerra mondiale ritornarono insieme a Montesilvano (sono i primi anni di insegnamento per Filomena, proprio presso l’istituto in cui aveva studiato per conseguire il diploma).

I successi ottenuti come oratrice nei comizi e il suo ruolo di Segretaria Provinciale le valsero i complimenti di Mario Cingolani, dirigente della DC, che la convinse a trasferirsi a Roma, questa volta per seguire il Movimento Femminile del Partito a livello nazionale. L’attività politica con un occhio rivolto alla sua realtà regionale non venne mai meno, neppure dopo il suo trasferimento e il suo lavoro presso l’ufficio stampa del Presidente del Consiglio.
Fu la moglie di Cingolani a vedere in lei la candidata ideale per l’Assemblea Costituente. Una lunga e combattuta campagna elettorale vide Filomena tra le poche esponenti femminili presenti tra i candidati: questo fatto le comportò attacchi feroci, specialmente dagli esponenti dei partiti avversari.
Lottò in prima fila per il diritto al voto delle donne, andò di casa in casa per spiegare come si facesse a votare e quanto fosse importante riuscire a farlo. Conobbe da vicino gli e le abitanti della sua regione.

Il 2 giugno del 1946 fu eletta tra le 21 costituenti, nel Collegio de L’Aquila, rieletta poi nel 1948 alla Camera dei deputati e, ancora, nel 1953. Dopo una sconfitta elettorale, lavorò all’istituto Luce, ma nel 1954 rientrò in politica. Fu parlamentare fino al 1958. Lasciò la politica attiva e si dedicò alla tv dei ragazzi alla RAI fino al 1975, poi al volontariato.
Il suo valore, come donna e come politica, non fu mai messo in dubbio, anzi. Sono noti i tentativi, falliti, compiuti da Nilde Iotti per averla nel suo partito.

Fu sindaca di Montesilvano dal 1951 al 1955. In questo paese realizzò opere valide come la sistemazione della rete idrica per garantire l’accesso all’acqua potabile per i cittadini, curò la costruzione delle strade e venne stimata anche per le sue idee lungimiranti (purtroppo non realizzate) nel settore turistico.

È morta nel 2010, all’età di 94 anni.
Dalle ultime interviste rilasciate, traspare ancora un forte interesse per la politica ed una delusione per chi non si fa carico dei problemi comuni della gente.
«Io che nel 1946 [...] ero piena di entusiasmo e animata da una indicibile passione per la ricostruzione reale, materiale e morale del nostro Paese, [...] Oggi il sistema politico è messo in un angolo, emarginato, disprezzato come una creatura molesta alla quale le si butta ogni tanto un pezzo di carne, le tangenti appunto, per farla stare buona» (dagli atti del Convegno degli ex-parlamentari del 1988). Le sue parole sono lucide e nel seguito del discorso l’analisi tocca tutti gli aspetti della situazione italiana ribadendo però sempre la genuina passione di donna politica che stima ancora i politici di professione. Colpisce la schietta enunciazione dei problemi delle donne, dei ragazzi, del mondo del lavoro. L’appello finale alle donne resta forte e concreto nella sua richiesta «E per questo mi rivolgo alle donne, perché diano insieme slancio nuovo: gli uomini, purtroppo, nel loro genere, spesso fanno tanta confusione anche nell’affrontare la vita pubblica. Ebbene noi donne dovremmo aiutarli, non contrapporci a loro, aiutarli a fare ordine, a riproporci dalle basi, dalle cose piccole».

Daniela Astrea

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