Teresa Noce

Scritto da Fabrizia Gurreri
Teresa Noce

Torino, 29/07/1900 - Bologna, 22/01/1980
Sindacalista, Pubblicista

Mandati:

Consulta Nazionale
Assemblea Costituente
Camera I e II Legislatura

Progetti di legge presentati:
Prima firmataria:
Divenuti legge:
Interventi:

31
8
4
42

25/09/1945 - 24/06/1946 Membro Consulta Nazionale
25/06/1946 - 31/01/1948

19/07/1946 - 31/01/1948
19/07/1946 - 31/01/1948
Membro Assemblea Costituente
Gruppo comunista 28/06/1946 - 31/01/1948
Membro Commissione per la Costituzione
Membro Terza sottocommissione
08/05/1948 - 24/06/1953

15/06/1948 - 24/06/1953
I Legislatura della Repubblica italiana (Camera)
Gruppo comunista 01/06/1948 - 24/06/1953
Membro XI Commissione (Lavoro e previdenza sociale)
25/06/1953 - 11/06/1958

01/07/1953 - 11/06/1958
02/03/1954 - 11/06/1958

II Legislatura della Repubblica italiana (Camera)
Gruppo comunista 21/07/1953 - 11/06/1958
Membro XI Commissione (Lavoro e previdenza sociale)
Membro Commissione speciale esame disegno di legge n. 568: “Ordinamento ed attribuzioni de consiglio nazionale dell’economia e del lavoro”

«Per l'8 marzo non potevamo organizzare una festa perché eravamo troppo deboli e affamate, quindi decidemmo di tenere una conferenza» ricorda nella sua autobiografia Teresa Noce (Rivoluzionaria professionale, Milano, 1974), la cui vita attraversa come un filo conduttore i più importanti eventi del secolo dentro il quale ha lasciato un’impronta indelebile.
Estella (questo era il suo nome di battaglia) improvvisò allora un discorso sulle donne che nella storia avevano lottato per la libertà, per i loro ideali e per la fine dello sfruttamento. Parlò, finché ebbe fiato, per infondere coraggio alle compagne del campo di concentramento.

Nata a Torino nel 1900, poverissima, Teresa cominciò a lavorare a sei anni consegnando il pane, poi come stiratrice, sarta e tornitrice alla Fiat. Nel suo romanzo autobiografico, Gioventù senza sole, pubblicato a Parigi nel 1937, racconta la sua giovinezza torinese, e la perdita del fratello maggiore. «Fu terribile. Non mi rassegnai alla morte di mio fratello. Non potevo e non era giusto. Non avevo che lui. Il dolore, fin da allora, mi si trasformò in furore e in desiderio di lotta».
Autodidatta, militante nella sinistra rivoluzionaria torinese, incontrò l’amore in uno studente comunista d’ingegneria, Luigi Longo. Quando nacque il loro primo figlio, Luigi Libero, Teresa lo portava in braccio proseguendo l’attività politica. Madre braccata nella clandestinità fu costretta a dolorose separazioni, come quando il marito nel 1926 partì per Mosca portando con sé il figlioletto di tre anni. «Il giorno della partenza li accompagnai fino al ponte [...] e io vidi il berrettino verde di Gigi scomparire. Quando non lo vidi più, mi sentii male, tanto che dovetti entrare in una farmacia e prendere qualcosa. Era la prima volta che mi capitava un fatto del genere».
Espatriata prima a Mosca poi a Parigi, per anni è un andirivieni di Teresa tra le due città, con frequenti puntate clandestine in Italia, come nel 1931 alla testa della rivolta delle operaie tessili biellesi. In Francia, nel 1934 fondava "Noi Donne”, mensile diretto da Xenia Sereni e, nel 1936, in Spagna “Il Volontario della Libertà”, destinato agli italiani combattenti nelle Brigate Internazionali. «Bisognava aiutare specialmente quelli che arrivavano dall’Italia: ex-carcerati, confinati, sorvegliati speciali. Alla vita senza libertà in Italia e alla precaria esistenza dell’emigrato politico in Francia preferivamo quella di combattente in Spagna».
Bloccata in Francia dall’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, mentre i figli erano a Mosca e Luigi Longo, arrestato, veniva consegnato alla polizia italiana, Teresa dirigeva tra il '41 e il '43 le azioni dei Francs-tireurs-et-partisans. Catturata, fu internata nel lager di Ravensbruck, e poi destinata ai lavori forzati a Holleischen (Cecoslovacchia).
In Italia dopo la Liberazione riprese l’attività di dirigente comunista. Per alleviare la drammatica situazione di bisogno dei bambini, con i Gdd (Gruppi di difesa della donna) poi confluiti nell’Udi (Unione donne italiane), avviò la grandiosa operazione dei “treni della felicità”, con cui si dette ospitalità invernale ad oltre centomila bimbi tra il ‘45 e il ’52.

Membro della Consulta nazionale, eletta il 2 giugno 1946 alla Costituente con 47.219 preferenze nella circoscrizione di Parma, diventa una delle 21 “madri” della Repubblica ed è nominata con altre quattro nella Commissione dei 75. Al suo straordinario contributo si devono le parole dell’art. 3 della Costituzione: “Tutti i cittadini [...] sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso", base giuridica per il raggiungimento della piena parità di diritti tra uomo e donna.
Nella Commissione 'Diritti e doveri nel campo economico sociale' propose una stesura dell'articolo 40 analoga a quella francese, che protegge costituzionalmente il diritto di sciopero. Sua la mediazione tra opinioni contrapposte che affida il diritto di sciopero “alle leggi che lo regolano”. In dissenso con Togliatti sull’articolo 7, votò contro la ratifica dei Patti Lateranensi.
Eletta il 18 aprile 1948 alla Camera, confermata anche nella seconda legislatura, promosse la parità e il riconoscimento della differenza femminile. Alla guida del sindacato dei tessili, la Fiot, nel 1947 era stata la prima firmataria del progetto di legge in difesa delle lavoratrici madri. La sua battaglia si coronò in Parlamento con l’approvazione delle leggi (L. 860/1950 e L. 1668/1950) che introducevano per “motivi etici, giuridici ed umani” il tassativo divieto di licenziamento delle madri, gestanti o puerpere, il riposo retribuito per maternità e allattamento, l’assistenza al parto, nidi d'infanzia e sale per l'allattamento nei luoghi di lavoro. Nel febbraio 1952, richiamandosi all’articolo 37 della Costituzione e alla 'Convenzione sull’uguaglianza delle remunerazioni' approvata a Ginevra nel 1951 dall’Oil (Organizzazione internazionale del lavoro), presentò una proposta di legge sulla parità di retribuzione per le lavoratici, approvata in Parlamento nel 1956 (L. 741).

Dopo l’annullamento del matrimonio, si allontanò progressivamente dalla vita politica iniziando a scrivere le sue memorie. Morì a Bologna nel 1980.

Fabrizia Gurreri

* Tutte le citazioni sono tratte da Rivoluzionaria professionale.

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