Italia

 

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- Flavia La Spada: la prima donna a dirigere una capitaneria di porto a Procida.

 

Tina Lagostena Bassi: è stata la prima donna ad introdurre nelle aule dei Tribunali il termine "stupro" per descrivere la violenza sulle donne. Grazie alle sue "crude arringhe" è riuscita a rendere giustizia a tante donne vittime di abusi. E' morta il 4 Marzo 2008 (Wikipedia).

 

- Anna Maria Landis: è stata, nel 2006, la prima donna a presiedere l'Associazione Mineraria Sarda fondata nel lontano 1896.

Vanta anche un altro primato: nel 1975 interruppe la sequenza maschile di Presidi a capo dell'Istituto Minerario. Da Preside segnò una svolta importante per quella scuola introducendo corsi Chimici, Elettronici ed Informatici. Fu una scelta lungimirante, che permise alla scuola un futuro quando sopraggiunse la chiusura delle miniere.

  

- Assunta Legnante: la prima donna a stabilire il record mondiale del peso alle Paralimpiadi, nonostante la sua cecità totale.

 

- Rita Levi Montalcini: prima donna ad essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. E’ nata a Torino il 22.04.1909 ed è morta a Roma il 30.12.2012. Neurologa e senatrice a vita della Repubblica Italiana, ha ricevuto il premio Nobel per la Medicina nel 1986.

  

- Maria Teresa Li Gotti: la prima donna ad essere eletta nel Consiglio Regionale della Calabria.

 

- Gigliola Lo Cascio: la prima donna che istituì i consultori. È nata a Palermo il 03.09.1942 ed è morta in un disastro aereo il 04.09.1989. È stata onorevole, deputata del PCI.

 

Emanuela Loiprima poliziotta vittima della mafia nel 1992. 

 (Sestu, 1967 - Palermo, 1992)
di Pina Arena

Ritornano in mente le parole della giudice antimafia Franca Imbergamo che invitata a parlare dell’impegno contro la mafia, invitava a non chiamare “eroi” gli uomini e le donne della magistratura o della polizia o dell’associazionismo che hanno combattuto la mafia e ne sono state vittime.  Parlare di eroismo significa - dice  Franca Imbergamo -  condannarle  alla solitudine, in quanto “persone straordinarie” che la comune umanità non può seguire, imitare, accompagnare.
La storia di Emanuela Loi è proprio la storia di una giovane donna “normale”, con un grande senso del dovere e della responsabilità e dignità personale, che, inseguendo il sogno del lavoro e dell’indipendenza economica, si è trovata a vivere sfide estreme da ”eroina” contro il sistema criminale e mostruoso della mafia.
Ad Emanuela riconosciamo un primato, nobile e dolorosamente tragico: è stata la prima agente donna della Polizia di Stato a restare uccisa in servizio in un attentato mafioso.
Emanuela scortava il giudice Borsellino, insieme agli agenti Walter  Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli, quando il 19 luglio 1992 in via D’Amelio, un carico di esplosivo depositato su una vecchia auto viene fatto esplodere.  Emanuela era appena scesa dalla macchina di scorta, insieme al giudice e ai suoi colleghi, e ad un tratto “fu l’inferno”: «decine di auto distrutte dalle fiamme, altre che continuano a bruciare, proiettili che a causa del calore esplodono da soli, gente che urla chiedendo aiuto, nonché alcuni corpi orrendamente dilaniati».
A Palermo Emanuela Loi era arrivata senza averla scelta. Per dovere. Veniva da Trieste dove aveva frequentato il 119º corso presso la Scuola Allievi Agenti, subito dopo essere entrata nella Polizia di stato nel 1989.
Era nata a Sestu, paese contadino della provincia di Cagliari, da una famiglia di persone perbene, lavoratrici, che non nuotavano nell’oro e che nella scuola e negli studi riponevano la speranza di un lavoro dignitoso per i propri figli. Emanuela aveva frequentato le scuole a Sestu e poi l’Istituto magistrale a Cagliari: con il suo diploma di insegnante elementare cercava lavoro ma trovarlo era difficile ed i tempi erano lunghi. Così, hanno raccontato il fratello Marcello e la sorella Claudia, partecipa per caso, insieme alla sorella appassionata dell’arma, al Concorso per agente di polizia. Supera le prove e la sua vita cambia. Virgilio Loi, ferroviere, era orgoglioso della figlia ma il trasferimento a Palermo, due anni dopo il corso di formazione a Trieste, lo impensieriva e soprattutto lo spaventava che la ragazza fosse stata assegnata al nucleo scorte di Palermo dopo la strage di Capaci, in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvilio e la sua scorta. "Su sua domanda", dicono in questura a Cagliari. "Non ci ha mai raccontato di averlo espressamente chiesto - precisa un’amica - ma non aveva neanche voluto rifiutare quel nuovo e pericoloso incarico". Dopo un breve addestramento alle armi Emanuela è tiratrice scelta.
Il lavoro e la vita a Palermo sono segnati da una tensione altissima e continua che solo i ritorni in Sardegna allentano. Tornata a Sestu, dove ha lasciato anche il fidanzato, una settimana prima della strage di via D’Amelio, e ripartita il 16 luglio non aveva neanche detto alla madre Alberta che stava scortando il giudice Borsellino: non voleva che si preoccupasse e poi confidava che, dopo le nozze ormai prossime, avrebbe potuto rientrare nella sua terra.
Il distretto sardo della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arte Professione Affari) le dedica da anni un premio, la città di Agrigento un torneo di calcio a 7.
Ad Emanuela Loi sono stati intitolati monumenti, parchi, strade, scuole, piazze, su tutto il territorio nazionale e specialmente in Sardegna e nella sua Sestu.; scuole a Nettuno, Carbonia, Bagheria, Roma, strade e piazze a Busachi, a Capoterra, Iglesia, Altamura, Buonabitacolo, Pontedera, Montespertoli, Castel Maggiore, Orsenigo,  San Giuseppe Jato, Catanzaro,  Esterzili, Furtei, Leonforte, Bisacquino.
Fonti:
http://archiviostorico.corriere.it/1992/luglio/21/Emanuela_maestrina_divisa_co_0_9207211845.shtml
http://it.wikipedia.org/wiki/Emanuela_Loi
http://l’unita.it/ARCHIVE/xml/55000/51714.xml

- Clelia Lollini: la prima chirurga donna ufficiale medica che ha operato in un ospedale militare.

  

- Maria Grazia Lombardi (detta Lella): nata il 26-3-61 e morta il 3-3-92, è stata la seconda donna a guidare una monoposto nella Formula 1, ma la prima e perora unica a giungere in zona punti e per il numero di Gran Premi disputati.

- Claudia Lombardo: è stata la prima donna Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna. E' nata a Carbonia il primo dicembre 1972. A soli 22 anni è stata eletta Consigliere Regionale. Nel 2008 è stata eletta Coordinatrice Regionale di Forza Italia. Vanta inoltre il primato di essere la donna più giovane eletta a presiedere un'Assemblea Regionale nella storia della Repubblica Italiana.

 

 

 

- Maria Vittoria Longhitano, prima donna sacerdote, http://danielaedintorni.com/2013/08/13/maria-vittoria-longhitano-la-prima-donna-prete-della-chiesa-episcopale/

 

- Sophia Loren: prima donna italiana a ricevere un Oscar come migliore attrice nel 1962 per il film "La Ciociaria".

 

- Patrizia Lotti: è stata la prima donna ad essere eletta alla presidenza dell'OICE (Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria e di Consulenza Tecnica ed Economica) il 19 Luglio 2013.

  

- Maria Gabriella Luccioli, prima donna magistrato in Cassazione

http://danielaedintorni.com/2013/07/28/maria-gabriella-luccioli-prima-donna-magistrato-in-cassazione-di-eleonora-gitto-e-stefano-faraoni/

 

- Lucrezia di Siena: è stata la prima donna ad esibirsi in una compagnia teatrale nella Commedia dell'Arte (Wikipedia).

 

- Carolina Luzzatto, la prima donna a dirigere un quotidiano

http://danielaedintorni.com/2013/07/25/carolina-luzzatto-la-prima-donna-a-dirigere-un-quotidiano/

 

- Elena Luzzatto Valentini, la prima donna laureata in architetta in Italia
(Ancona 1900 – Roma 1983)

di Livia Capasso
Elena Luzzato è stata la prima donna in Italia  a laurearsi in architettura: si era iscritta nel 1921 alla Regia Scuola Superiore di Architettura di Roma, l’anno stesso in cui l’Istituto iniziò la sua attività, e ottenne il diploma nel 1925. La donna “angelo del focolare” dimostra che il focolare sa anche costruirlo, smentendo un’affermazione che Mussolini ebbe a fare in un discorso del 1927: “La donna  è estranea all’architettura, che è sintesi di tutte le arti; essa è analitica, non sintetica. Ha forse mai fatto l’architettura in tutti questi secoli? Le si dica di costruirmi una capanna non dico un tempio! Non lo può".
Non meraviglia la posizione antifemminista del duce e conosciamo la sua disistima sulla capacità della donna di sentirsi autonoma e realizzata al di fuori delle mura domestiche. Per lungo tempo la professione dell’architetto è stata appannaggio maschile: si riteneva poco adatta a una donna, costretta a cimentarsi con le varie fasi della progettazione e a seguire la messa in opera nei cantieri. Ma intanto diverse donne diventavano architette: le romane Anna Luzzatto, detta Annarella, madre di Elena, laureatasi due anni dopo la figlia e Attilia Travaglio Vaglieri , progettista di palazzi, impianti sportivi e ricreativi in puro stile littorio (vincitrice di un concorso Internazionale ad Alessandria d’Egitto, non poté ritirare il premio in ossequio alle leggi musulmane che lo vietavano ad una donna); arredatrici di interni come Luisa Lovarini ed Elvira Luigia Morassi, che predilessero uno stile sobrio e funzionale; Carla Maria Bassi, autrice della Cassa di Risparmio di Milano; la napoletana Stefania Filo, che progettò giardini pubblici e sanatori e partecipò alla realizzazione della Mostra delle Terre Italiane d'Oltremare a Napoli voluta da Benito Mussolini. Queste sono solo alcune tra le architette più attive tra gli anni venti del Novecento, o “architettrici”, come allora venivano chiamate. Non ebbero vita facile: l’architettura “rosa” veniva accusata di essere timida, troppo attenta agli spazi familiari, in realtà fu un’architettura dalle linee semplici e pulite, funzionale, razionale, e sensibile alla luce, apprezzabile per  le soluzioni tecniche  adottate e per la chiarezza delle concezioni planimetriche.
 Appena laureata, Elena Luzzato entrò nell’Ufficio Tecnico del Comune di Roma e fino al 1934 fu assistente alla cattedra del prof. V. Fasolo. Partecipò e vinse numerosi concorsi. Già nel 1928 progettò un villino a Ostia per il gerarca fascista Giuseppe Bottai e sempre a Ostia vinse un concorso per un gruppo di villini, in seguito non realizzati.
Oltre all’edilizia residenziale di villini, palazzine e case popolari, per cui spesso collaborò con il marito ing. Felice Romoli (realizzò ville a Bracciano - Behrnard, 1962 - e a Taormina - M. Bentivoglio, 1962), progettò numerose opere pubbliche.
Vinse concorsi per progetti di tipologie assai diverse: dalle steli funerarie (Verano) alle stazioni, dai fabbricati rurali coloniali (Somalia) a sanatori e ospedali (Viterbo, Bolzano), dalle chiese alle scuole, dai cimiteri militari e civili a negozi e mercati…
Tra le opere pubbliche realizzate ricordiamo il Cimitero di Prima Porta (Roma, 1945), il mercato di Primavalle (Roma, 1950), la scuola media di Villa Chigi (Roma, 1960)  e l’attuale mercato coperto di Piazza Alessandria (Napoli), ancora in uso.
Nel dopoguerra fu  capogruppo per la progettazione di case popolari per l'Istituto INA-CASA nell' Italia meridionale.
Non risulta alcuna area di circolazione dedicata alla prima architetta italiana, né ad Ancona, città natale, né a Bracciano, Taormina, Napoli, dove lasciò tracce visibili del suo ingegno, né a Roma, città di studio e di lavoro, dove infine concluse la sua vita.
Fonti
Katrin Cosseta, Ragione e sentimento dell'abitare. La casa e l'architettura nel pensiero femminile tra le due guerre, 2000,  Architecture
http://www.architettiroma.it

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