Italia

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- Carola Bacchi: una delle dieci maestre marchigiane prime elettrici d'Italia nel 1906.

 

- Palmira Bagaioli: una delle dieci maestre marchigiane prime elettrici d'Italia nel 1906.

 

- Valentina Balassone: prima donna al comando di una compagnia di alpini nel 2009.

  

Massimilla (Milla) Baldo Ceolin: è stata la prima donna nel 1963 a ricoprire una cattedra (fisica superiore) all'Università di Padova dalla sua fondazione risalente al 1222. E' nata a Legnago (VR) nel 1924 ed è morta a  Padova il 26.11.2011. Fisica molto stimata e di fama internazionale, per mezzo secolo è stata impegnata nella ricerca sulle particelle elementari: fu una delle prima "cacciatrici" di neutrini. Diresse per molti anni la sezione di Padova dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

 

- Marisa Baldoni: prima sindaca de l'Aquila. Venne eletta nel 1992. E’ morta nel dicembre 2012.

  

- Rosa Balistreri: è stata la prima cantante italiana a gridare la condizione femminile con rabbia e dignità. Cantante e cantastorie siciliana, è nata a Licata il 21.03.1927 ed è morta a Palermo il 20.09.1990.

  

 

- Alice Barbi: (1858-1948) la prima cantante italiana da concerto.

 

- Ninetta Bartoli, la prima sindaca italiana

http://danielaedintorni.com/2013/06/30/donna-ninetta-bartoli-la-prima-sindaca-ditalia/

  

- Felicia Bartolotta Impastato: la prima donna in Italia a costituirsi Parte Civile, insieme al figlio Giovanni, in un processo di mafia.

 

Una donna che non si è mai arresa alla rassegnazione e che incondizionatamente ha sposato gli ideali del figlio trasmettendoli fino all’ultimo giorno della sua vita.
Felicia Bartolotta Impastato nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 24 maggio1916. La famiglia in cui nacque era piccolo-borghese, il padre impiegato e la madre casalinga. Nel 1947 si sposò con Luigi Impastato che faceva parte di un clan locale mafioso e addirittura un cognato era il capomafia di Cinisi. Il suo non fu un matrimonio felice, lei stessa dichiarava che la sua vita coniugale era un inferno e ripeteva continuamente al marito che non avrebbe mai accettato che sotto il suo stesso tetto si fosse nascosto qualche latitante. Appena il figlio Peppino crebbe e iniziò la sua lotta contro la mafia, la vita di Felicia diventò un tormento nel tentativo di difenderlo, sia dal padre che lo aveva cacciato di casa, sia da quella società intrisa di mafia in cui viveva. Visse ogni giorno con la paura che potessero uccidere Peppino, cosa che purtroppo avvenne il 9 maggio 1978.
Piccola, minuta, gonfia di dolore e smarrita, decise di costituirsi parte civile. A Giovanni, il figlio che le era rimasto, diceva “Tu non devi parlare. Fai parlare me”, nel disperato tentativo di proteggerlo. E Felicia iniziò a parlare, con la gente, con i magistrati, con i giornalisti: aprì la sua casa a tutti quelli che volevano conoscere la storia di Peppino Impastato, una storia di ribellione alla mafia e di sete di giustizia; una storia che lei raccontava ogni giorno, come ha dichiarato la nipote Luisa Impastato, forse per tentare di esorcizzare il dolore, per ricordarne la memoria sia agli estranei che ai familiari.
Felicia ha sempre ripetuto che per il figlio ucciso voleva giustizia, non vendetta, un figlio adorato che sin da piccolo aveva difeso dalle grinfie del padre e dello zio che volevano portarlo con loro nella cosca malavitosa.
A questa madre non è restato neanche un corpo su cui piangere: Peppino fu letteralmente sbriciolato da una carica di tritolo nel vile tentativo di farlo passare per un terrorista.
Tra i messaggi scritti dalla gente il giorno in cui questa piccola donna morì, il 7 dicembre 2004, ci piace ricordare: “Ciao signora Felicia, che sei andata al di là degli alberi per pulirlo dal fango, per salvare il suo nome. A noi ora, a noi il compito di cantare la storia di Peppino ma anche della donna che per oltre vent’anni ha lottato per lui e con lui per tutti noi”.
“La forza di una mamma che ha saputo combattere con le armi della giustizia senza cadere nella stupida “vendetta mafiosa”; è questa la grande lezione che ci ha trasmesso questa meravigliosa donna siciliana.
Le è stata intitolata una via a Terrasini, in provincia di Palermo.
Fonti
http://www.scuola.rai.it/articoli/le-idee-che-restano-di-felicia-impastato/15155/default.aspx
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/felicia-bartolotta-impastato/
http://livesicilia.it/2009/05/09/lo-scoop-di-mario-francesemio-figlio-e-stato-assassinato_4976/
http://www.pourfemme.it/articolo/felicia-bartolotta-impastato-ovvero-cosa-vuol-dire-essere-la-mamma-di-un-eroe-dell-antimafia/40975/
Guido Orlando e Salvo Vitale (a cura di), Felicia (tributo alla madre di Peppino Impastato),  Navarra Editore, Palermo, 2010
Anna Puglisi e Umberto Santino (a cura di), Cara Felicia, Centro Siciliano di Documentazione G. Impastato, Palermo, 2005
Ester Rizzo, Donne per le Donne: Felicia Bartolotta Impastato, “La Vedetta” Febbraio 2015

- Paola Basilone: prima donna Prefetta di Torino nel settembre 2013.

 

- Laura Maria Caterina Bassi Veratti. La prima donna al mondo a ottenere una cattedra universitaria
di Daniela Dominici
Laura Maria Caterina Bassi Veratti (Bologna,31.10.1711 - 20.2.1778) è stata la prima donna al mondo ad ottenere una cattedra universitaria, la prima a intraprendere una carriera accademica e scientifica in Europa e la seconda donna laureata d’Italia.
Tra i meriti della scienziata c’è anche quello di aver contribuito a creare una rete di collaborazione tra scienziati e insegnanti di Italia, Francia e Inghilterra. "Laura Bassi è stata ampiamente ammirata come scienziata eccellente e considerata uno dei migliori insegnanti di fisica newtoniana della sua generazione", ha dichiarato Paula Findlen, professoressa di storia di Stanford e nota esperta della Bassi: "Ha ispirato alcuni dei più importanti scienziati di sesso maschile della generazione successiva ed è un esempio di donna che ha saputo plasmare la natura della conoscenza in un'epoca in cui poche donne potevano immaginare tale ruolo".
Laura Maria Caterina Bassi Veratti nacque a Bologna il 31 ottobre 1711.
Era una bambina curiosa, imparò subito a leggere e non smetteva mai di fare mille domande. Il padre Giuseppe Bassi, avvocato, e la madre Maria Rosa Cesari, constatate le eccezionali doti intellettuali della figlia, decisero di farle impartire delle lezioni private da un precettore, un sacerdote. Poi successe una cosa curiosa…. Un giorno il medico Gaetano Tacconi, professore dell’Università di Bologna, che si era recato a casa Bassi per visitare la mamma di Laura, vide questa bimbetta sdraiata a terra sul pavimento con le gambe in aria che leggeva un libro. Ad un tratto lei gli chiese: “Tu lo sai chi era Newton?”. Il medico, rimasto basito, le propose di assistere alla visita alla madre e di consegnarli il giorno successivo un resoconto. Laura accettò e l’indomani consegnò il compito al medico scritto in italiano, latino e francese. A quel punto, Tacconi chiese al padre di Laura di diventare il suo precettore. Fu così che la preparò in logica, metafisica, fisica e psicologia, tutte materie che all’epoca erano studiate dai suoi coetanei maschi sia nei collegi che nelle università che Laura, purtroppo, in quanto donna, non poteva frequentare.
Nel 1732 per decisione del Senato accademico, l’Università di Bologna conferì a Laura la laurea in Filosofia ed inoltre le assegnò una libera docenza in quella stessa materia. In seguito ottenne la cattedra onoraria di Filosofia con uno stipendio di 500 lire. Essendo donna poteva purtroppo insegnare solo con il permesso dei superiori e in occasioni speciali come, per esempio, le visite di principi e di alti prelati: questo perché non si riteneva “decente che una donna mostrasse così ogni giorno, a chiunque venisse, le cose nascoste della natura”.
Decise di sposarsi solo quando nel 1738 il medico Giuseppe Veratti le promise che non avrebbe mai ostacolato i suoi studi. Dalla coppia nacquero otto figli ma ne sopravvissero solo cinque.
Nel 1745 venne nominata da Benedetto XIV, nonostante l’opposizione dei colleghi, Accademica Benedettina con una pensione di 100 lire l’anno. Il pontefice istituì per lei un 25º posto, originariamente non previsto.
Successivamente Laura Bassi avviò dei corsi di Fisica sperimentale che ebbero un grande successo. Le lezioni venivano tenute a casa sua in un laboratorio allestito a proprie spese insieme al  marito, in cui arrivavano da tutta Europa gli scienziati più prestigiosi e tanti giovani di talento.
Laura Bassi fu una seguace delle teorie di Newton che cercò di applicare in vari campi di ricerca, in particolare nella fisica elettrica di cui divenne, assieme al marito, una delle principali studiose italiane. Fu in contatto con i più importanti studiosi dell’epoca, da Volta a Voltaire. Quest’ultimo le chiese addirittura una raccomandazione per essere ammesso all’Accademia delle Scienze di Bologna: “Vorrei venire a Bologna per poter dire un giorno ai miei concittadini di averla conosciuta. Non c’è una Bassi a Londra e sarei molto più felice di far parte dell’Accademia delle Scienze di Bologna piuttosto che di quella inglese, anche se quest’ultima ha prodotto Newton. Se potesse aiutarmi a divenire socio dell’Accademia, la gratitudine del mio cuore sarà pari all’ammirazione che provo per lei”.   
I personaggi illustri che “transitavano” per Bologna erano desiderosi di conoscerla.
Laura Bassi morì improvvisamente a Bologna il 20 febbraio 1778.
Di lei hanno scritto: “Condusse un’instancabile lotta per ottenere pari condizioni nell’insegnamento e percorse una carriera intellettuale e professionale nell’ambito di istituzioni pubbliche di ricerca in un periodo in cui, in Italia e nel mondo, le università e le accademie erano mondi senza donne”.
A Laura Bassi è intitolata una via a Bologna, una a San Giovanni in Persiceto (BO), una a Monticelli Terme frazione di Montechiarugolo (PR), una a San Dona’ di Piave (VE) ed una a Mozzanica (BG).
A lei sono intitolati un liceo di Bologna, uno di Sant’Antimo (NA) ed una scuola elementare di Scandiano (RE).
Su Venere è dedicato a lei un cratere.

Fonti:
http://www.galileonet.it/articles/4f14151e72b7ab216300000a
http://www.genusbononiae.it/index.php?pag=72&ins=494 http://www.treccani.it/enciclopedia/laura-bassi-verati
http://www.unibo.it/it/ateneo/chi-siamo/la-nostra-storia/personaggi-celebri-ospiti-e-allievi-illustri/laura-bassi-1/laura-bassi
http://www.laurabassi.it
http://www.liceolaurabassi.it
http://www.lundici.it/2013/05/laura-bassi-scienziata

 

- Letizia Battaglia: è stata la prima donna fotografa ad "entrare"in una redazione ed anche la prima donna europea a ricevere, nel 1985, il "Premio Eugene Smith". E' stata inoltre definita la prima donna che ha fotografato il potere mafioso. E' nata il 5 Marzo del 1935. I suoi scatti hanno raccontato la Palermo degli anni più bui, di una città dilaniata dalle guerre di mafia, dal degrado sociale ed economico. E' stato scritto che senza le sue foto sarebbe venuto a mancare un pezzo di storia. Dopo la morte dei giudici Falcone e Borsellino, nel 1992, decide di non fotografare più i "morti di mafia".

Le sue foto hanno fatto il giro del mondo: Canada, Paesi dell'Est, Brasile....

E' stata, nel 1979, cofondatrice del Centro Giuseppe Impastato, consigliere comunale e poi assessore al Comune di Palermo. Nel 1991 deputato dell'ARS.

Grande è tutt'ora il suo impegno sociale e la sua lotta per l'affermazione degli ideali di libertà e giustizia.

- Marisa Bellisario: prima donna italiana a guidare come massimo dirigente una grande azienda, l'Italtel.

- Maria Bellonci: la prima donna a vincere il Premio Viareggio con "Lucrezia Borgia". Prima donna dopo ben 9 anni dall’istituzione del premio. Nacque a Roma il 30 novembre 1902 ed ivi morì nel 1986. Scrittrice ed anche traduttrice, fu ideatrice del Premio Strega (Wikipedia).

- Elisabetta Belloni: è la prima Direttora Generale della Cooperazione allo Sviluppo, uno degli uffici strategici del Ministero degli Affari Esteri.

- Daniela Benvenuti: è la prima donna istruttore di volo sul velivolo Aermacchi T.260B. 

 

- Giuseppina Berbecci: una delle dieci maestre marchigiane prime elettrici d'Italia nel 1906.

 

Giulia Berna: una delle dieci maestre marchigiane prime elettrici d'Italia nel 1906.

- Sara Biagiotti: prima donna Presidente dell'ANCI Toscana.

- Bianca Bianchi: politica, "Madre Costituente", fu la prima a presentare la prima proposta di legge sul tema della tutela giuridica dei figli naturali. E’ nata a Vicchio il 31 luglio 1914 ed è morta il 9 luglio 2000. Oltre che politica è stata un’insegnante e scrittrice italiana. Durante la sua partecipazione alla Costituente intervenne sui problemi della scuola, delle pensioni e dell’occupazione. Nel 1949 presentò la prima di una serie di proposte di legge sul tema della tutela giuridica dei figli naturali, al fine di rendere maggiormente attuabile il riconoscimento della paternità. Il progetto legislativo incontrò notevoli resistenze e venne approvato solo nel 1953. Interrotta l’esperienza politica dagli anni cinquanta si dedicò allo studio dei temi dell’educazione e alla creazione della Scuola d’Europa di Montesenario, un istituto modello per ragazzi delle elementari e delle medie. Dal 1970 al 1975 fu eletta consigliere comunale di Firenze nelle liste del PSDI, ricoprendo la carica di Vicesindaca.
A Bianca Bianchi è intitolata una via nel suo paese natale, Vicchio, in provincia di Firenze.
Una strada porta il suo nome a Sidney, in Australia.

Fonti
http://www.toscananovecento.it/custom_type/bianca-bianchi-dallantifascismo-esistenziale-al-virus-della-politica/http://www.150anni.it/webi/index.php?s=60&wid=1937http://www.ilreporter.it/articolo/91809-una-strada-per-bianca-bianchihttp://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/relazioni/biblioteca/emeroteca/Donnedellacostituente.pdfhttp://www.iperbole.bologna.it/iperbole/cif-bo/Pdf/madricostituenti1.pdf

- Giulia Bigolina. La prima donna italiana a scrivere un romanzo
di Ester Rizzo
Nata verosimilmente nel 1518, fu un’esponente della vita intellettuale padovana, ebbe contatti con Pietro Aretino e molti intellettuali del tempo la definirono la “nova Saffo”, anche se nessuna sua poesia è a noi pervenuta. Invece siamo in possesso del suo romanzo Urania che è la storia di un amore contrastato.
Urania, la protagonista, è una donna forte, determinata ed è anche un’artista, una poetessa sensibile e brillante, il cui innamorato si invaghisce di un’altra donna: Clorina. Urania non vuole cadere nel tranello stereotipato dell’inimicizia e della rivalità fra donne e preferisce fuggire dalla sua città, Salerno, travestita da uomo. Ma al di là della trama, dobbiamo sottolineare “l’orgoglio e la modernità della protagonista. L’autrice mette in evidenza che le donne rivolgono molta attenzione alle vicende amorose perché è a loro negato di dedicarsi a letteratura e scienze”.
Giulia Bigolina lamenta il fatto che “gli uomini ricordano solo esempi deplorevoli di donne come Elena, Medea e Progne, Urania invece ricorda Pentesilea, Saffo, Giuditta, Ester, Veturia…”.
Nel romanzo troviamo delle affermazioni “femministe” certamente inusuali per l’epoca: innanzitutto la rivendicazione dell’uguaglianza fra i sessi e poi l’importanza dell’istruzione per le donne, che significa permettere loro di raggiungere gli stessi traguardi professionali degli uomini. Giulia scrive: “E perciò conchiudiamo, vi prego, che se le donne non sono di noi uomini migliori almeno non siano peggiori di quello che siamo noi”.
Gli altri amori descritti nell’opera sono sia felici che tristi e vengono raccontati prevalentemente dai personaggi femminili che comunque rompono gli schemi della tradizione, si mettono in gioco in prima persona e non restano irretiti dallo stereotipo dell’ “amor cortese”.
Questa scrittrice è precipitata nell’oblio perché nel XX secolo autori e critici letterari uomini hanno scelto di escluderla dai cataloghi e dai trattati letterari ed è grazie ad una ricerca di Valeria Finucci, docente di letteratura italiana alla Duke University nel North Carolina, che la sua figura e la sua opera sono riemerse. La studiosa, infatti, ha riportato alla luce il manoscritto autografo di Giulia Bigolina che sin dal XVI secolo giaceva nella Biblioteca Trivulziana di Milano.
A Giulia Bigolina sono intitolate una via a Cittadella (PD) ed una a Santa Croce Bigolina (PD). A Padova esiste una via Giulia Bigolino che sicuramente si riferisce a lei.
Fonti:
Giulia Bigolina, Urania, a cura di Valeria Finucci, University of Chicago Pr (Tx), 2005
Antonietta Sangregorio, Giulia Bigolina: una madre dall’oblio, in “Leggere Donna”, gennaio-febbraio 2010
Nadia Cario,
Tracciati femminili nella toponomastica patavina, in “Dols Magazine” 03.12.2012

- Maria Teresa Blancola prima donna vigile urbano della Sicilia (a Vittoria).

- Alessandra Boarelli: fu la prima donna, nel 1864, che riuscì a scalare il Monviso. Nella squadra c'era anche la sedicenne Cecilia Fillia. 

 

- Alinda Bonacci Brunamonti: (1841-1903) poetessa - unica donna ammessa a votare (eccezionalmente e su sua esplicita richiesta) - nel 1860 - al plebiscito per l’annessione dell’Umbria e delle Marche al regno sabaudo.

 

- Maria Boni Brighenti: è stata la prima donna a ricevere la Medaglia d'Oro al valor Militare. Nacque a Roma nel 1868 e si sposò con il maggiore Brighenti che fu distaccato in Libia presso un comando di truppe coloniali. Quando gli arabi in rivolta assediarono Tarhuna, Maria instancabile prodigò le sue cure ai soldati feriti ed ammalati, dividendo con loro gli ultimi sorsi d'acqua della sua borraccia. Ferita ripetutamente si rifiutò di abbandonare le truppe per mettersi in salvo. Morì nel 1915 in Libia.

 

- Faustina Bordoni: prima cantante lirica italiana a conquistare la fama mondiale. Vissuta nel 700 era una mezzo soprano. Fu ospite delle corti di Vienne, Parigi e Londra. In quel secolo, dominato dalla presenza dei castrati sui palcoscenici lirici, questa cantante veneziana "grazie al suo virtuosismo e alla sua particolare arte di cantare" è diventata anche la prima donna nella storia della lirica ad essere appellata "La Diva". Nacque a Venezia nel 1697 ed ivi morì nel 1781.

 

- Pia Borga: prima donna sindaca del Trentino. È nata nel 1923 ed è morta nel dicembre 2012.

 

- Maria Elena Boschi: prima donna nella storia della Repubblica Italiana a ricoprire la carica di Ministro delle Riforme costituzionali e rapporti con il Parlamento del governo Renzi.

 

- Giorgia Boscolo: prima donna gondoliere/a nel 2010 a Venezia.

 

 

- Evangelina Bottero Pagano: (1859-1950) con Carolina Magistrelli è stata una delle prime due donne laureate (1881) in Scienze nel Regno d'Italia.

 

 

- Francesca Bozza: prima docente incaricata di Istituzioni di Diritto Romano. Ha ottenuto l’incarico nell’anno accademico 1933-1934 nell’Università di Catania.

 

 

- Narcisa Livia Brassesco: prima donna Prefetta di Biella nel 2007.

 

- Maria Concetta Brescia Morra: nata a Salerno nel 1963, laureata in Legge, da pochi mesi è vicepresidente  dell’ABoR (Administrative Board of Review), organismo di vigilanza sulla BCE costituito di recente. Professoressa  di Diritto dell’economia, con esperienza di 15 anni alla Banca d’Italia, è entrata nell’ABoR rappresentando tre primati: unica donna, unica italiana, unica al di sotto dei 65 anni di età.

 

 

- Jolanda Brunetti Goetz: prima donna ambasciatrice italiana insieme a Graziella Simbolotti (marzo 2005). Dirige il contributo italiano alla ricostruzione del sistema giudiziario  in Afghanistan. 

 

- Costanza Bruno. La prima ed unica donna ad essere seppellita nel Pantheon di Siracusa. 

 di Ester Rizzo

Costanza Bruno è nata a Siracusa il 31 gennaio 1915 ed è morta a Nicosia il 23 luglio 1943.
Era figlia di un generale di brigata, Francesco, e di una baronessa, Concettina Salamone.
Chi l'ha conosciuta ricorda uno sguardo fermo, deciso, che palesava un carattere forte. La sua breve vita, tra le due guerre mondiali, trascorse tra i militari ed al seguito del padre. A vent’anni entrò nella CRI come infermiera ed iniziò a lavorare negli ospedali di Siracusa, Palermo e Catania.
Costanza fu una donna coraggiosa, intraprendente, arguta, una donna di cultura che parlava diverse lingue e scriveva poesie. Infinitamente generosa aiutava tutti coloro che non potevano permettersi un medico mettendo a disposizione il suo patrimonio personale.
Il 22 luglio 1943 Costanza si trovava a Nicosia nella casa dei nonni materni e già da tempo, per rendersi utile, operava nell’ospedale della cittadina, un piccolo ospedale, scarsamente attrezzato, con un solo medico, un’altra crocerossina, Maria Cirino, e un gruppo di donne del paese che collaboravano volontariamente. La mattina di quel giorno corse verso l'ospedale, dove confluivano i soldati feriti dai bombardamenti, per dare aiuto e donare il sangue. Il padre l’aveva supplicata di restare al sicuro in un ricovero, ma lei con un sorriso si era fermamente opposta.
Iniziò a lavorare tra quei corpi mutilati senza un minuto di sosta. Ad un tratto, con un'incursione aerea, scoppiò l'inferno, una mitragliata di colpi la ferì ma lei imperterrita continuò il suo lavoro. Arrivato il padre, a forza la trasportò al posto di medicamento di una divisione dove le vennero amputate tre dita della mano sinistra. Ci si rese conto che doveva essere operata immediatamente ed il padre decise di portarla all'ospedale da campo di Mistretta. Costanza sapeva che stava per morire ma sorrideva e consolava il padre senza lasciarsi sfuggire un lamento. Non si trovò nessun chirurgo, allora il padre la riportò a Nicosia per farle riabbracciare la sua famiglia. E lì, tra i suoi cari, Costanza esalò l'ultimo respiro. Finì così la sua giovane vita.
Fu insignita della medaglia Florence Nightingale il 12 maggio 1947 ed anche della medaglia d'oro della CRI e della medaglia di bronzo al valor militare.
Le sue spoglie riposarono per cinque anni nel piccolo cimitero di Nicosia e, in seguito, furono traslate nella Chiesa del Pantheon a Siracusa, dove riposano a fianco di altri eroi di guerra.
A Siracusa c’è una via intitolata a Costanza Bruno. Inoltre, sempre nella stessa città, sono a lei dedicati il Salone di Rappresentanza della Provincia Regionale e la Sala Conferenze della Provincia.
Anche ad un albero di ulivo del “Viale degli eroi” sito in via Asbesta, all’interno dell’Istituto Comprensivo Archìa, è stato dato il suo nome. A Palermo la ricordano una stele ed una lapide poste in una piazza di un quartiere popolare. A Nicosia c’è via Costanza Bruno. A Licata è stata chiesta l’intitolazione.
Fonti
Angela Barbagallo, Costanza Bruno,  in Siciliane a cura di Marinella Fiume, Emanuele Romeo Editore 2006, pp. 447-448       
Ester Rizzo, Siciliane Illustri: le crocerossine Teresa De Caprio e Costanza Bruno, in "La Vedetta", maggio 2013
http://www.galleriaroma.it

Maria Caterina Bruno: prima medica catanese/siciliana/italiana.

- Teresina Bruno, la prima donna italiana camionista. http://danielaedintorni.com/2013/07/06/teresina-bruno-la-prima-donna-camionista-italiana/

- Palma Bucarelli, la prima donna italiana direttrice di un museo

http://danielaedintorni.com/2013/07/05/palma-bucarelli-la-prima-donna-italiana-direttrice-di-un-museo/

 

- Carmen Bulgarelli Campori: la prima direttrice d'orchestra italiana (1910-1965).

 

 

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