Poche donne per le vie della Sicilia

17 Aprile 2013
Scritto da Ester Rizzo
ArtemisiaGentileschi

 

Spulciando tra gli stradari di grandi città e piccoli centri della Sicilia, quello che subito risulta evidente è la scarsa presenza di intitolazione di strade alle donne: una media di circa il 5%. Le donne sono state occultate, sottovalutate, addirittura cancellate dalla letteratura, dalle scienze, dall'arte... una pesante coltre di polvere le ha seppellite nell'oblio.
Grazie al lavoro del gruppo Toponomastica al femminile, nato proprio per una ricerca in tal senso ed una pressione sulle amministrazioni competenti per territorio, si è riusciti ad avere una mappatura completa delle strade della nostra isola.
Dobbiamo ricordare che prima dell'Unità d'Italia, nella stragrande maggioranza dei casi, le strade portavano il nome di mestieri, di professioni o si ricollegavano alle caratteristiche "fisiche" dei luoghi. Invece, dopo il 1861, i grandi uomini del Risorgimento e della Patria diedero il nome a tante strade. Con la nascita della Repubblica Italiana, furono fatti ed eroi legati alla Resistenza a prendere il sopravvento.
Iniziare uno studio della toponomastica e della odonomastica è come fare un bel viaggio, una bella caccia al tesoro che ci permette di conoscere storie importanti, storie curiose, dettagli e grandi eventi, tradizioni e innovazioni, donne illustri e popolane.
Partiamo da Palermo: 4925 toponimi, di cui 2406 riferiti a uomini (46,5%) e solo 239 (4,5%) riferiti a donne. Di questi 239 toponimi, 73 strade sono intitolate a personaggi mitologici: Circe, Cerere, Artemide, Andromaca...; 14 a donne di nobili origini: Regina Margherita, Contessa Adelasia...; solo 7 sono le donne illustri: tra loro Maria Montessori, Pia Nalli, Maria Accascina (storica d'arte napoletana), Jole Bovio (l'archeologa che si dedicò alla ricostruzione post guerra del museo archeologico Salinas).  Tra le pittrici Artemisia Gentileschi, Lia Noto Pasqualino, Sofonisba Anguissola, Maria Grazia Di Giorgio, Pina Calì e Otama Ragusa Kiyohara.Quest'ultima nasce a Tokyo da un custode di un famoso tempio buddista. Conosce poi lo scultore siciliano Vincenzo Ragusa, i due si innamorano e Otama si trasferisce a Palermo dove inizia a dipingere molti quadri e a lavorare come illustratrice reporter.
Tra scrittrici e poetesse ne contiamo 22: Grazia Deledda, Elsa Morante, Ada Negri, Mariannina Coffa, Maria Messina...
Palermo ha anche una via intitolata a Rosina Ferrario, prima pilota italiana nell'aeronautica e ottava pilota donna nel mondo, ed una via a Madre Carmela Prestigiacomo, che fondò una scuola ed un laboratorio di taglio e cucito per le donne povere del suo quartiere.
Via Filiciuzza, via Donna Vita, via Zia Maria, via Mammana: indicano donne palermitane definite anche con soprannomi, come Olivuzza che era una proprietaria di osteria.
Il nostro capoluogo di regione conta in totale 65 tra ville e villini e di questi 7 sono riferiti a donne, come Villa Giulia e Villa Igiea. La prima in onore di Giulia D'Avalos Guevara, moglie di un viceré; la seconda invece prende il nome da una figura mitologica, dea della salute e dell'igiene, ricordandoci così che questa Villa nacque originariamente come sanatorio.
Per quanto riguarda la toponomastica monumentale troviamo due storie curiose: la prima è quella di Porta Felice dedicata a Felice Orsini, moglie del vicerè Marcantonio Colonna. Si narra che il marito le dedicò questa Porta per farsi perdonare le frequenti "scappatelle" con un'avvenente baronessa e il popolo sghignazzava asserendo che la Porta, composta da due piloni, non avesse il tradizionale arco trionfale centrale proprio per permettere a Donna Felice, che aveva lunghe corna, di potervi passare.
La seconda è quella relativa a "La Passeggiata delle Cattive" al Foro Italico. Era questo un muro dove le vedove, che per pudore non potevano farsi vedere, facevano la loro passeggiata al mare nascondendosi così dagli sguardi indiscreti. Con il termine "Li Cattive" in dialetto siciliano si indicano le vedove, dal latino "captivae", in questo caso "prigioniere" del lutto.
In provincia di Palermo e, precisamente a Cefalù, riscontriamo due vie che ci permettono di conoscere Teresita Sandeschi Scelba e Pepita Misuraca. La prima fu una dottoressa e attivista per l'emancipazione femminile, nata a Torino nel 1885 da padre polacco e madre piemontese. Nel 1911 Teresita polemizzò con un famoso neuropatologo dell'epoca, il prof. Mingazzini, il quale sosteneva che, dato che il cervello delle donne pesava meno di quello degli uomini, la donna era intellettivamente inferiore. La risposta di Teresita fu che se le donne non avevano avuto accesso allo studio la causa era proprio il pregiudizio e l'egoismo degli uomini. Nel 1944 ricostituì "Alleanza Femminile Italia" grazie alla quale le donne ottennero il diritto di voto nel 1945.
Pepita Misuraca invece fu una scrittrice e animatrice culturale. Da "madrina di guerra" si innamorò del suo soldato Salvatore con cui si sposò trasferendosi a Cefalù. Fu fondatrice di vari centri culturali e artefice della ristrutturazione del Duomo.
A proposito di "Malgrado Tutto" e di Racalmuto... esiste una via intitolata a Suor Cecilia Basarocco?

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