ITALIA – A Cagliari, tra regnanti, artiste e letterate di Villanova

11 Dicembre 2015
Scritto da Agnese Onnis


FOTO4.ReginaElena

Nella prima metà del XX secolo, la città di Cagliari ha visto espandere il suo abitato a partire dai due quartieri storici di Villanova, ad est di Castello, e Stampace, ad ovest, che già da secoli accoglievano le famiglie contadine emigrate dalla vicina pianura del Campidano.

FOTO1.MAPPAVillanova

FOTO 1. MAPPA

La parte più antica di Villanova si riconosce dalle sue casette basse e colorate, che nascondono orti e giardini interni, e da ciò che resta delle minuscole botteghe artigianali sopravvissute alla crisi. Le vigne e i frutteti che circondavano l’area fino alla prima metà dello scorso secolo hanno lasciato gradualmente posto dapprima a villini liberty e palazzine discrete, e infine ad alti edifici abitativi e chiassose strade.

FOTO2.Villanova_vecchia

FOTO 2. VILLANOVA VECCHIA

A fungere da raccordo fra il quartiere arroccato di Castello e il piano di Villanova è il Terrapieno, utilizzato nel XVIII secolo come avamposto delle fortificazioni militari legate ai Savoia e trasformato, negli anni Trenta, in passeggiata panoramica, a un metro e mezzo di altezza al di sopra del viale Regina Elena.

FOTO3.Terrapieno_Villanova

FOTO 3. TERRAPIENO

La regina Elena è dunque la prima figura femminile che s’incontra nel percorso, cara al popolo e rispettata per la sua generosità. Non amava la vita di corte: indossava il grembiule per dirigere le cameriere, curava personalmente tutti i particolari dei ricevimenti, insegnava alle figlie a cucire, a lavorare a maglia, a fare i dolci. Aveva un gran senso del dovere e della dignità, tanto che per il tragico terremoto di Messina del 1908, si dedicò personalmente ai soccorsi. Durante la prima guerra mondiale fece l’infermiera a tempo pieno e trasformò il Quirinale in un ospedale.  Si interessò alla medicina, fino a meritare una laurea ad honorem; ancora oggi molti ospedali e reparti ospedalieri portano il suo nome. Finanziò opere benefiche e sembra fosse anche intervenuta presso il re a favore degli ebrei, ai tempi delle leggi razziali.

FOTO4.ReginaElena

FOTO 4. VIALE REGINA ELENA

Il Terrapieno si chiude con l’ingresso ai Giardini pubblici, dove, nella palazzina della ex Polveriera, ha sede la Galleria Comunale d’arte diretta da Anna Maria Montaldo, che l’ha valorizzata e fatta emergere a livello nazionale guadagnandole, per la buona gestione, il titolo di secondo museo civico.

FOTO5.GALLd'ARTE

FOTO 5. GALLERIA COMUNALE D’ARTE

La Galleria espone, tra le tante opere, alcune produzioni di artiste. Al piano terra sono in mostra diverse tele della pittrice umbra Deiva De Angelis (Veduta romana, Paesaggio con alberi, Nudo femminile).

FOTO6.Mafai

FOTO 6. TESTA DI CONTADINA

Al primo piano sono presenti lavori di Antonietta Raphael Mafai (Testa di contadina, foto 6), Rosanna Rossi (Composizione), Mirella Mibelli (Bagnante), Maria Lai (Ritratto di Salvatore Cambosu), Rita Thermes (Coro a tre voci, foto 7).

FOTO7.RitaThermes_Coro a tre voci

FOTO 7. CORO A TRE VOCI

Per ritrovare tracce femminili nella toponomastica dell’area bisogna procedere a ritroso e percorrere viale Regina Elena in direzione della piazza Costituzione. Da lì, imboccata via Garibaldi e voltato subito a destra su via San Lucifero, s’incrocia la strada dedicata alla grande giudicessa Eleonora d’Arborea, a cui è peraltro intitolato anche l’Istituto Magistrale, oggi Liceo psico-pedagogico.

FOTO8.Eleonora d'Arborea Daniela serra.ridotta

FOTO 8. ELEONORA (foto di Daniela Serra)

Alla morte di suo padre, il giudice Mariano IV, Eleonora esercitò il ruolo di reggente per i figli minorenni nel giudicato di Arborea.

La sua forte personalità le permise di ottenere il consenso popolare e di imporsi come legislatrice saggia e capace che alla ‘sardesca repubblica’’ applicò nuove regole e leggi incorporate ai Codici paterni, nella famosaCarta de Logu.

Eleonora detiene, insieme a Grazia Deledda, il primato di intitolazione di strade e piazze nei comuni sardi.

A Cagliari, tra le due protagoniste della storia e della cultura isolana, la distanza è breve.

Imboccata la via Iglesias verso piazza Gramsci, e attraversata via Sidney Sonnino (un tempo via Nuova), s’incontra via Grazia Deledda, di poco esterna all’area originaria di Villanova.

Merita una piccola nota la prima traversa di via Iglesias (oggi via Oristano), un tempo conosciuta come arruga de is Panetteras, la via delle panificatrici, di cui purtroppo non è rimasta traccia.

 FOTO9.DELEDDA.ridotta.DanielaSerra

FOTO 9. DELEDDA (foto di Daniela Serra)

 Con la Deledda l’Isola entra a far parte dell’immaginario europeo, scrive Dino Manca nella sua introduzione critica e filologica al romanzo L’edera.

Grazia, premio Nobel per la letteratura, nacque nel 1871 a Nuoro. La sua biografia è nota e i suoi libri sono stati tradotti in tutto il mondo.

Quale riconoscimento alla fama della scrittrice, la città di Nuoro ha trasformato la sua casa natale nel belMuseo Grazia Deledda.

Anche Cagliari, con l’intitolazione della strada, testimonia il suo omaggio alla grande scrittrice.

La passeggiata si conclude con un’altra dedica letteraria che compare nella seconda traversa destra di via Deledda.

FOTO10.ADA NEGRI

FOTO 10. ADA NEGRI

Beneficiaria ne è Ada Negri, lodigiana di umili origini che rivolse gran parte delle sue liriche ai temi sociali, tanto da essere definita la poetessa del Quarto Stato. Vicina alle posizioni mussoliniane, e dunque intellettuale di regime, non rinnegò mai le sue idee. Morì nel 1945 a Milano.

Seppure esuli dal tema del percorso e non abbia riferimenti diretti al mondo femminile, va segnalata, a breve distanza dall’ultima meta, la basilica di San Saturnino e l’adiacente necropoli, considerata uno dei più importanti complessi paleocristiani dell’isola. Anche qui, come sempre, si cela una presenza femminile significativa: furono soprattutto tre donne – Renata Serra, Tatiana Kirova, Letizia Pani Ermini – a fissare e divulgare la datazione della fabbrica originaria tra il V e il VI secolo.

Villanova conserva molti edifici di culto interessanti per la storia e l’architettura cittadina, ma nessuno dei tanti è intitolato a donne. Sarà invece il quartiere di Stampace, oggetto della prossima passeggiata, a riportarci nel mondo delle sante.

INFORMATIVA COOKIE

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie tecnici propri e di terze parti. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa sull’uso dei cookie..

Cliccando “accetto” o accedendo a qualunque elemento sottostante questo banner acconsenti all’uso dei cookie.