ITALIA – Tra i dolci rilievi dei Colli Euganei

19 Febbraio 2016
Scritto da Nadia Cario


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I Colli Euganei – morbidi rilievi con altitudini oscillanti tra i quattro e seicento metri – sono compresi tra i grandi fiumi padani del Brenta, a nord-est, e dell’Adige, a sud e sud-ovest.

Emergono isolati dalla pianura e circondati dalle alluvioni quaternarie che li separarono dai vicini Colli Berici ai quali sono geologicamente legati, con la differenza che si sono formati in conseguenza di due distinti cicli vulcanici di età e caratteristiche diverse.

Questa origine vulcanica conferisce al paesaggio un aspetto unico e suggestivo, con un microclima, nella parte sud, che ha permesso lo sviluppo di una ricca flora tra cui si segnala il fico d’india nano dei Colli Euganei.

In questo contesto si sono sviluppati insediamenti abitativi fin dall’antichità e località rinomate anche dalle antiche popolazioni romane che qui venivano per le terme ad Abano, tuttora luoghi frequentati e apprezzati, con gli altri vicini comuni, per le proprietà terapeutiche e di benessere dell’acqua e dei fanghi termali.

Poche sono le intitolazioni a donne.

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Il Comune di Arquà Petrarca, dedica una strada a Vittoria Aganoor, nata a Padova nel 1855 in una famiglia colta ed abbiente.

Poetessa che occupa una posizione di rilievo non solo nell’ambito della poesia femminile tra Otto e Novecento, ma anche nel più vasto panorama della cultura italiana di quel periodo. Nel 1901, dopo la morte della madre, si sposò con Guido Pompilj, buon letterato e uomo politico di un certo rilievo. Con lui si trasferì a Perugia, città nella quale trascorse gli ultimi anni della sua esistenza. Timida e riservata, pubblicò soltanto su sollecitazione delle persone a lei vicine, a quarantacinque anni, il suo primo libro, Leggenda eterna (1900). A seguito della sua morte prematura, nel 1910, il marito si suicidò. Questo gesto diede risonanza alle poesie ponendole in un’ottica del tutto nuova.

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Sul Monte Fasolo, a Cinto Euganeo, in collina tra i castagni, gli ulivi e i mandorli c’è via Dea Santa. Dea Santa è Santa Todero, nata nel 1903 ad Arquà Petrarca e qui trasferitasi dopo il matrimonio. Rimasta vedova a 34 anni con tre figli e in attesa della quarta che verrà chiamata Gelinda in ricordo del marito, la donna non si perse d’animo e si rimboccò ancora di più le maniche. Crebbe in autonomia i figli e fu figura di riferimento per gli abitanti che si recavano nella sua abitazione per l’acquisto dei prodotti che produceva o allevava, in base alla stagione, tanto da dare il nome a tutta la via.

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Daria, nobildonna della famiglia dei da Baone viene ricordata nell’omonimo Comune quale novella Antigone perché sfidò l’ira del tiranno Ezzelino il quale, dopo aver fatto decapitare per vendetta Guglielmo da Camposampiero, nipote di Donna Daria, ne aveva proibito la sepoltura e ordinato che fosse dato in pasto ai cani. Fu così che nella notte del 24 agosto 1251, per dare onorata sepoltura alle spoglie del nipote, Daria sfidò il tiranno e in compagnia di poche donne fidate raccolse i resti del parente a Valle di Sotto. Dopo aver caricato il corpo su di un carro trainato da due buoi e averlo nascosto tra fiori e frasche, con una sola compagna, partì da Baone diretta a Padova, alla chiesa del Santo, dove arrivò all’alba per seppellirlo.

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Il Comune di Teolo dedica una via Maria Montessori e una seconda a Erminia Fuà.

Maria Montessori, laureata in medicina nel 1896 dopo aver superato gli ostacoli posti dalla burocrazia e dai compagni di studio, partecipa al Congresso internazionale delle donne a Berlino, dal quale lancia un appello appassionato contro la disparità dei salari in fabbrica tra uomini e donne. Nel 1899 fonda e dirige la Scuola magistrale ortofrenica per educatori di bambini “deficienti” sviluppando una didattica integrata. Nel 1907 apre la prima Casa dei Bambini a Roma per figli di famiglie operaie. Nell’affrontare la cura dei bambini tra i due e i sei anni, trasferisce con successo a tutti le esperienze fatte con i bimbi disabili, suscitando stupore in tutti gli ambienti. Nasce il metodo Montessori che diffonde viaggiando in Europa, USA, America del Sud, India.

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Erminia Fuà nasce a Rovigo nel 1834. Partecipa agli avvenimenti risorgimentali prima attraverso l’attività cospiratrice del padre e successivamente condividendo e collaborando alla causa antiasburgica con il marito. Nell’ottobre 1864 raggiunge il marito in esilio a Firenze. Qui partecipa, come poetessa apprezzata, alla vita intellettuale nei salotti cittadini. Diventa ispettrice scolastica per le scuole femminili dell’Umbria e poi di Napoli rilevando la mancanza del senso critico nella formazione delle allieve. Si trasferisce Roma, nel 1871 e dà prova di un approccio didattico del tutto innovativo. Nel 1872, insegna Lettere italiane al terzo anno della scuola normale da poco istituita. Nel 1873, diventa dirigente dell’Istituto Superiore Femminile con successo.

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Este è più generosa verso le sue donne: Laura, Isabella e Beatrice rappresentano il ramo femminile del noto casato nella toponomastica cittadina.

Di Bianca Aurora Da Este si legge: Fiorì verso il 1560 e fu una delle più leggiadre e rinomate poetesse del suo tempo. Alcuni biografi la ricordano col nome di Laura Da Este. Moglie diletta a Tommaso Porchacchi da Castiglione … godeva degli applausi che meritatamente coglieva nel difficile arringo delle lettere … sospirò con vero entusiasmo al culto delle Muse.

Da Le illustri donne estensi, 1905

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Isabella d’Este nacque a Ferrara nel 1474 e ricevette un’educazione di grande spessore. Fu una delle donne più autorevoli del Rinascimento e del mondo culturale italiano del tempo. Figlia di Eleonora d’Aragona e di Ercole I d’Este, duca di Ferrara fu marchesa di Mantova sposando Francesco II Gonzaga. Dimostrò grande abilità diplomatica e politica nei negoziati con Cesare Borgia, che aveva spodestato Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino, marito della cognata. Intelligente, capace, dedita alle arti e al bello si attorniava di letterati, poeti, artisti e musicisti tanto che la corte di Mantova divenne una delle più acculturate d’Europa. Reggente di Mantova quando il marito andava in guerra, mal sopportava dover cedere il posto al suo rientro. Governò Mantova dal 1519 al 1521 come reggente del figlio Federico, giocando un ruolo sostanziale nella politica italiana e rafforzando costantemente il prestigio del marchesato mantovano. I suoi molteplici e importanti conseguimenti compresero l’elevazione di Mantova a ducato.

Foto 8_Este_piazza Beata Beatrice d'Este_Cario.ridotta

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Beata Beatrice, figlia di Sofia di Savoia e di Azzo VI, Marchese d’Este, nacque nel 1191 e crebbe in una splendida corte dove la sua bellezza fu cantata dai trovatori provenzali che animavano la corte lasciando così la prima testimonianza di poesia trovadorica nell’Italia orientale. Rimasta orfana dei genitori e morto avvelenato il fratello maggiore Azzo VII, Beatrice decise di ritirarsi in preghiera e lavoro nel monastero di Solarola dal quale si trasferì per allontanarsi maggiormente da casa, nel 1221, in un monastero abbandonato sul Monte Gemola, nei Colli Euganei. Restaurò l’edificio a sue spese, con la sua opera e delle consorelle, dotandolo di rendite e organizzandovi la vita monastica di una nuova comunità femminile che aderì alla Regola benedettina.

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E ancora ad Este troviamo l’intitolazione a Giulia Fogolari, nata a Venezia nel 1916. Appassionata archeologa, lavorò come ispettrice per la Soprintendenza per l’Antichità delle Venezie, orientando i suoi studi verso la storia antica e l’archeologia della terra veneta e attraverso i ritrovamenti di necropoli romane e preromane apportò un contributo determinante alla conoscenza del Veneto preromano. Accanto all’attività professionale fu docente universitaria a Padova e si dedicò a un’intensa attività editoriale.

Foto 10_Abano Terme_PD_Piazza Rosa Agazzi_Cario.ridotta

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Nel Comune di Abano Terme, una piazza ricorda Rosa Agazzi, pedagoga nata a Volongo nel 1866: assieme alla sorella Carolina, anch’essa educatrice sperimentale, fondò una nuova scuola materna il cui insegnamento era basato sull’idea che le bambine e i bambini, attraverso l’esperienza, fossero parte attiva e non spettatori passivi del processo formativo.

I principi dell’insegnamento agazziano, basati su attività di vita pratica, educazione estetica, educazione sensoriale, educazione al canto, istruzione intellettuale, educazione del sentimento, ebbero successo e portarono alla nascita di altre scuole e alla formazione di maestre, soprattutto nelle zone di Trento e Bolzano, contribuendo così alla diffusione della scuola per l’infanzia.

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