SPAGNA – Sulle strade di Barcellona

11 Marzo 2016
Scritto da Ina Macina


FOTO 1 – BARCELLONA (skyline)

Barcellona ha celebrato l’8 marzo con una serie di iniziative che mantengono viva l’attenzione, solitamente già alta, sulle questioni femminili.

A livello istituzionale, oltre ad associazioni e centri che non operano in una esclusiva prospettiva di genere ma che comunque la includono sotto l’ombrello del loro attivismo civico, la città accoglie una spaziosa costellazione di organismi, spesso in congiunzione tra loro, che lavorano su tutti gli aspetti della condizione femminile.

Ricordiamo, tra gli altri, l’Observatori Cultural de Gènere, il Centre de Cultura de Denes Francesca Bonnemaison, il Centre Dona i literatura (sede della Cattedra Unesco Donne, Sviluppo e Cultura, all’interno della Universitat de Barcelona) e l’Institut Català de les Dones-Generalitat de Catalunya.

Quest’ultimo è stato promotore del progetto ‘Carrers de dones’, uno strumento di mappatura digitale che raccoglie tutti i luoghi pubblici dedicati a donne e consente di effettuare ricerche nominative e approfondire la storia della dedicataria.

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Il giornale LaVanguardia ha stilato inoltre un elenco online con le donne che si sono particolarmente distinte nella storia e nella vita culturale del Paese, tra cui emergono i casi di ‘Josefa Sol – la paisana’ (Josefa Subirats), ‘Curandera de personas y animales’ e della scrittrice Caterina Albert, autrice del magniloquente ‘Solitudine’, che si firmava con il maschile Víctor Català. Il libro, di una scrittura potente, è un monumento alla cultura e alla lingua catalana percorso da vene di vibrante femminismo. La dittatura franchista ne ha vietato per decenni la diffusione.

Lo stesso quotidiano, nell’ottobre 2014, ha lanciato un appello alla cittadinanza affinchè emergessero altri nomi di donne cui dedicare nuove vie.http://www.lavanguardia.com/participacion/20140929/54416457074/mujer-mereceria-calle-nombre.html

Nelle strade del centro cittadino dominano incontrastate le intitolazioni a figure religiose. Sant’Eulalia è la dedicataria della cattedrale di Barcellona, cuore pulsante del Gotico, area completamente restaurata nel corso del Novecento e oggetto di un’efficace promozione turistico-culturale.

Eulalia (‘colei che parla bene’) è venerata come la patrona di Barcellona; nell’omonima ‘baixada’, una vicina strada in forte pendenza, si dice che abbia subito un martirio chiusa dentro una botte con pezzi di vetro.

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FOTO 3. BAIXADA DE SANTA EULALIA.

A santa Caterina è intitolato uno dei mercati di Barcellona. Dei trenta mercati alimentari della città, è stato il primo coperto, e forse tra i più famosi, e prende il nome dall’antico convento domenicano che sorgeva nello stesso luogo.

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FOTO 4. MERCATO DI SANTA CATERINA

La via dedicata a Santa Lucia costeggia la cattedrale e si innesta in un tessuto viario su cui sorgono numerosi edifici di rilevanza religiosa (chiese e conventi) e civile (palazzo del comune e della ‘Generalitat’). Sulla strada insiste anche l’archivio storico della città di Barcellona, tra il Palazzo Episcopale e l’Archivio Capitolare della Cattedrale; tutti questi edifici godono di cortili e chiostri magnifici.

A dicembre, la piazza antistante la cattedrale ospita un mercato dedicato alla stessa santa.

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FOTO 5. FIERA DI SANTA LUCIA

Come proporre nomi se non si conosce la loro storia?

Barcellona si è attivata su questo versante, inaugurando, per esempio, un ciclo di incontri, conferenze e documentari dedicato alle donne che hanno avuto un ruolo nella storia della città.

La toponomastica fa emergere, dunque, delle dinamiche strettamente legate tra loro: partendo da un problema di percezione, ovvero lo squilibrio della presenza femminile anche nei luoghi pubblici, solleva a sua volta il problema della conoscenza, dell’informazione e del mancato riconoscimento; fenomeni che rimandando anche alla resistenza nei confronti del femminile, una sfiducia che, nel tempo, ha cercato di ricacciare le donne all’interno dell’ambito domestico, ostacolandone la presenza nel mondo della storia, della cultura, della scienza, della politica…

Resta tuttavia più frequente, ovunque, l’incontro con intitolazioni religiose piuttosto che laiche.

Juliana Morell, definita ‘umanista’ per la sua imponente formazione umanistica, laureata in giurisprudenza, prese i voti nel 1610.

La piazza a lei dedicata si trova in una zona poco frequentata anche se vicina a un grosso centro commerciale.

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FOTO 6 JULIANA

La vicenda di Madrona si colloca tra leggenda e storia. Nata a Salonicco (o, secondo altre fonti, approdatta nella città greca da Barcellona) nel III secolo D.C., la ragazza comincia a lavorare presso la casa di una signora i cui maltrattamenti culmineranno con la morte di Madrona, cristiana devota. In odore di santità, le reliquie diventano oggetto di culto da parte dei fedeli fino al X secolo, quando, per arginare le forme di devozione cristiana, vendono vendute a dei mercanti in viaggio verso la Francia. Durante la navigazione, una tempesta costringe l’imbarcazione a riparare sulla costa nelle vicinanze di Barcellona; gli uomini leggono nella tempesta la volontà della santa di rimanere in territorio iberico, e quindi il corpo viene trasladato in un eremo da cui si diffonde il culto. Secondo alcune fonti la diversa dislocazione del luogo di culto delle due sante più venerate (insieme alla Mare de Déu de la Mercè) ha un significato ‘spaziale’ preciso, in quanto Sant’Eulalia si trova nel centro della città mentre il primo luogo di culto di Madrona si trova in una zona limitrofa – a Montjuïc, l’altura che ‘protegge’ Barcellona.

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Merrell, Capmany, Institut Català de les Dones si dislocano in una zona spiccatamente multiculturale, vivace e centrale, il Raval, dove sono sorti molti centri culturali (biblioteche, cineteche, musei, etc..) che hanno agito sulla riqualificazione del quartiere.

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FOTO 8-9 MERRELL

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FOTO 10 FLORISTES DE LA RAMBLA

La Rambla, ancora oggi costellata da chioschetti di fiori e di mercanzia varia, separa questa zona da quella sopra descritta. Poco distante, una stradina ricorda le fioraie che vi lavoravano.

LaVanguardia scrive di Maria Aurèlia Capmany: ‘scrittrice e assessora alla Cultura di Barcellona. Scrittrice prolifica e dai molti registri: romanzi, saggi, attrice e direttrice di teatro e cabaret… La sua opera ha uno spiccato carattere femminista ed il suo linguaggio, in generale, è semplice e diretto. Tra le sue opere, Un lloc entre els mortsFeliçment jo sóc una donaEl comportamiento amoroso de la mujer o Donadoneta, donota. È stata assessora per la Cultura per il PSC a Barcellona tra il 1983 e il 1983. La città le dedicò una strada a dicembre del 1996’.

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FOTO 11 CAPMANY

Sulla mappa digitale viene segnalata anche la piazzetta ‘Anna Murià’, alle spalle del Teatro Principale; purtroppo non esiste nessuna targa – o è stata rimossa e mai più risistemata – a indicare questo slargo secondario e abbastanza degradato.

Sebbene la scelta degli abbinamenti tra strade e personaggi lasci trapelare una residuale marginalità della donna nella memoria collettiva, negli ultimi anni Barcellona sta investendo moltissimo nella lotta agli stereotipi di genere con oculate operazioni di recupero e valorizzazione culturale.

Non è dunque possibile pensare a un’azione che non tragga origine e motivazione da uno sforzo corale e che non pensi a un risultato integrato; la specificità degli ambiti di intervento – come Barcellona dimostra – sono la base solida da cui partire e dare finalmente valore al concetto – tanto nobile quanto abusato – di ‘rete’.

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