La Scuola nuova e differente di Toponomastica Femminile

La Scuola nuova e differente di Toponomastica Femminile Chi riscrive storie riscrive la Storia. Così la scuola della differenza crea sviluppo e si rinnova

 

Migranti, eroine e dimenticate

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Ci sono storie che a volte cercano un autore e un momento giusto per uscire fuori dalla polvere con cui la Storia, quella “grande”, ha cercato di cancellarne i confini. Come in questa, sbucata fuori dal lontano 1911. Una storia che parla italiano.

Sibel per le donne memorabili e sempre vive

Sibel per le donne memorabili e semprevive

Premio " Sibel" : è il fratello del  Nobel già noto a tutti. I  suoi simboli:    una targa in vetro trasparente accompagnata da una pianta di ulivo, come suggerisce  Nazim Hikmet negli ultimi  versi della poesia “Alla vita”.


Sibel per le donne memorabili e semprevive

Premio " Sibel" : è il fratello del  Nobel già noto a tutti. I  suoi simboli:    una targa in vetro trasparente accompagnata da una pianta di ulivo, come suggerisce  Nazim Hikmet negli ultimi  versi della poesia “Alla vita”.

  “La vita non è uno scherzo. . Prendila sul serio\\ ma sul serio a tal punto\\che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi\\ non perché restino ai tuoi figli\\ ma perché non crederai alla morte\\ pur temendola,\\ e la vita peserà di più sulla bilancia”.   Sibel è un omaggio alle donne. E’ giovane:  è nato  il 7 marzo 2012 .  "Si" perché propositivo, originale , positivo: è il  riconoscimento  del valore  di una donna  coraggiosa e che non fa   rumore. Partiamo dall’inizio : tante donne straordinarie ,   che hanno contribuito al bene del mondo, che hanno agito  spinte da un’idea morale , nobile e generosa , che hanno messo  a disposizione il loro talento per aiutare il prossimo, spesso vengono  dimenticate, spesso neanche conosciute, sono quelle di cui non si parla qualche volta neanche  nell'attimo in cui fanno qualcosa. Allora ecco  un nuovo premio , pensato per loro: "si...bel" , per dare loro visibilità, e per dimostrare che il bene deve essere “visibile e tangibile e imitabile” come dichiara Maria Andaloro, madre del premio e ideatrice di memorabili campagne per le donne,  instancabile promotrice di battaglie culturali che da Rometta, nel messinese, conquistano tutto il Paese.  Maria lo ha consegnato ad Alcamo  a Franca Viola, la siciliana che alla fine degli anni ’60 rifiutò di sposare il mafioso che aveva abusato di lei, rifiutando il matrimonio riparatore.  Poi ad Antonietta Curcio, l’albergatrice di Rimini che, ogni anno, quando le temperature diventano più rigide, apre le porte del suo hotel ai senzatetto, alle ragazze madri e alle famiglie indigenti. Infine il Sibel   è stato consegnato a Lucia Iraci, nata a Canicattì e trasferitasi a quindici anni a Parigi dove, dopo essere diventata un’affermata parrucchiera nel mondo della moda,   ha aperto un salone per prendersi cura   di donne sole, maltrattate, disagiate, emarginate.

Trovo emozionanti l’idea e l’iniziativa di Maria Andaloro.  Sono un ragazzo di 17 anni e parlare di donne, delle donne che fanno la differenza ,  mi mette un po' in difficoltà,  è un compito tanto bello quanto complesso. Le donne sono diverse da noi uomini: hanno una forza interiore incredibile, dotata di inesauribile pazienza, di infinita dolcezza, di  amore eterno e di  sogni anche difficili ma che sanno realizzare. Le donne sono  concrete,  coraggiose, combattono  senza fine per portare avanti gli ideali in cui credono, sanno essere insieme  lavoratrici, madri,   mogli. Le donne sanno essere contemporaneamente,  senza mai stancarsi, tante persone, sollevare tanti mondi. Qualcuno dice che la loro intelligenza è multipla e che saranno loro a cambiare il mondo.  Io ci credo e penso che le donne per caratteristiche e nobiltà siano di gran lunga superiori a noi uomini. In una donna riconosco la forza morale e la gioia trainante di mia madre, la voglia di farci crescere forti , sani e responsabili della mia prof. di italiano, la consapevolezza di aver vissuto tanto  e di avere seminato bene  di mia nonna .

Il mio Sibel va quindi a tutte loro, rappresentanti delle donne del mondo.   

 

Meriti toponomastici alle meretrici siciliane II

MERITI TOPONOMASTICI ALLE MERETRICI SICILIANE IINel Medioevo la condizione della donna e della prostituta peggiora notevolmente. Costrette ad abitare in capanne fuori le mura della città, lontano dalla gente onesta, subivano spesso violenze da parte degli uomini disonesti che, approfittando della loro poca apprezzabile condizione sociale, riuscivano anche a farla franca.


MERITI TOPONOMASTICI ALLE MERETRICI SICILIANE II

Nel Medioevo la condizione della donna e della prostituta peggiora notevolmente. Costrette ad abitare in capanne fuori le mura della città, lontano dalla gente onesta, subivano spesso violenze da parte degli uomini disonesti che, approfittando della loro poca apprezzabile condizione sociale, riuscivano anche a farla franca.

Un ignobile trattamento, purtroppo, riservato non solo alle meretrici. Per soddisfare le proprie libidini, i voluttuosi prepotenti solevano anche rapire le monache dai chiostri e le mogli dalle case coniugali. Un problema talmente comune che il Normanno re Ruggero fu costretto a sancire nuove leggi a difesa delle donne. Il "Raptu et violentia Monialibus illata"[1], ad esempio, puniva con la pena di morte i violenti rapitori. Anche l'adultera che, a seguito della malefatta veniva in passato aspramente punita, adesso con i Normanni è parzialmente risollevata dal triste destino cui era destinata. L'esclusivo potere decisionale sulle sorti della fedifraga spettava adesso all'offeso marito, che autorizzato a tagliarle il naso e a seviziarla sino ad arrecarle la morte, poteva comunque decidere di graziarla, naturalmente dopo averla flagellata pubblicamente come redenzione ad un eventuale perdono.

Grazie al grande Federico II, monarca giusto e liberale, la situazione femminile farà un ulteriore e importante passo avanti. Sarà, infatti, concessa alle meretrici l'autodifesa in Tribunale. Le donne potranno adesso difendersi, avvalorare la loro innocenza e accusare il proprio carnefice dimostrando l'abuso sessuale e la prepotenza dal malcapitato.

Benché le donne, meretrici, suore o coniugate, siano adesso parzialmente tutelate, ad averne la peggio rimangono invece altre donne, le schiave, la cui tratta costituisce una delle più gravi offese subite, sino al XVII secolo, dal genere femminile. Prostituire una schiava, permetteva alla donna di acquisire, con il tempo, il diritto alla libertà. Se, infatti, si vendeva una schiava con la condicio ne prostituatur[2] e il nuovo padrone contravveniva alla condizione, permetteva alla donna di ritornare  ipso iure libera[3].

I secoli successivi sono marcati da profonde contraddizioni e da un insostenibile decadimento morale e culturale. A Palermo i numerosi signori, che popolavano gli altrettanto pomposi e ricchi palazzi, se la spassavano allegramente alle spalle della povera gente, morta di fame. La classe borghese non era presa in considerazione e le classi operaie, considerate vili, non avevano alcun privilegio. Così se da un lato le donne del XIII XVI secolo, decantate dai più grandi viaggiatori e scrittori del tempo, appaiono donne vanitose, vestite con abiti pomposi e decorate da gioielli ricchi di smeraldi, rubini e filigrane d'oro e d'argento, dall'altro aumentano le meretrici che, a causa della soffocante fame, sono costrette a prostituirsi per un tozzo di pane. "In Palermo e in Sicilia, erano ed ancor sono assai femine dal corpo bellissimo, ma nemiche della onestà, le quali per chi non le conosce, sarebbero e son tenute grandi e onestissima donne"[4].,

Intanto a causa dell'aumento a dismisura di prostitute e della dileguante sifilide[5], che mieteva centinaia di vittime, il Senato decise di sistemare le meretrici in un luogo segregato dalla gente onesta e separato dal centro città: nel famoso quartiere di Sant'Andrea sino all'attigua Piazza San Domenico.

Ma non tutte le meretrici erano costrette a vivere in miseria e in luoghi segregati dal centro città. In Sicilia vi erano, infatti, diverse tipologie di donna-meretrice: le donne innamorate, cioè le mantenute che vivevano continue tresche d'amore. Le cortigiane, cioè le meretrici di alto bordo che solevano ricevere in casa nobili e gente danarosa. Le donne di partito che abitavano nei postriboli e le donne di cantonera che erano invece solite aggirarsi per le vie. Naturalmente la più riconosciuta era la cortigiana. Essa vestiva con sfarzo e conduceva una vita ricca di fasti. Sebbene la cortigiana siciliana aveva la possibilità di dedicarsi all'educazione, alla raffinatezza dei modi e al gusto artistico, erano tuttavia oggetto di critica da parte dei viaggiatori. Erano spesso molto rozze e volgari, non conoscevano le arti e non erano neanche in grado di suonare strumenti musicali se non strimpellare qualche nota del mandolino accompagnato da un canzonetta in siciliano o spagnolo.

Nondimeno sono numerose le donne cortigiane passate alla storia e famose per le loro raffinate e sofisticate arti seduttorie: Isabella d'Este Gonzaga, Giulia Gonzaga Colonna, Ippolita Sforza Bentivoglio oltre alla già nota Baronessa Eufrosina del Miserendino, amante del viceré Marcantonio Colonna.

La corruzione cominciava tuttavia dall'alto, cioè dai nobili che conducevano una vita scandalosa, come il già citato viceré Marcantonio Colonna. Egli, considerato un uomo forte e un eroe di Guerra[6], è tuttavia un uomo debole e appassionato del gentil sesso che, pur di avvicinarsi indisturbato alle belle donne per intrattenerle con piacevoli facezie e lusingarle con imbarazzanti complimenti, giunge ad attuare ingegnosi travestimenti così da essere totalmente irriconoscibile. Sarà lui stesso ad organizzare le pubbliche corse sul Cassaro, come la famosa corsa delle ragazze, in cui donne succinte con le gambe nude i seni scoperti e i capelli al vento correvano tra la folla brulicante del Cassaro, solo per ottenere in dono "la faldetta con lo imbusto di raso carmisino", assegnata come primo premio dal Viceré.

Tuttavia il numero eccessivo di meretrici in città cominciava realmente a costituire un problema, soprattutto in una città moralista e apparentemente integralista come Palermo al tempo dei viceré spagnoli. Furono pertanto adottate una serie di normative che non solo costringevano le donne a vivere appartate dalle persone "oneste" ma le obbligavano, pena la frusta, a uscir di casa senza velo in testa -com'era costume delle donne - per apparire più riconoscibile e non mischiersi così con le altre donne "oneste".

A causa di quest'ultima restrizione le poverette cominciarono a non uscire più di casa neanche per recarsi in chiesa, poiché erano tanto riconoscibili, rispetto alle altre donne, da essere continui oggetti di scherno e di molestia.

Fu costretto pertanto ad intervenire il viceré De Vega che non solo permise alle donne di poter uscire da casa per recarsi alle funzioni religiose indossando il manto, ma decise di destinare gli introiti delle offerte del "Corpus Domini", che ogni anno venivano devolute in favore dei poveri, alle ree pentite all'interno del monastero della via Divisi.

La prostituzione a Palermo fu, in questi secoli, un problema sociale ricorrente e molto sentito. Nacque, soprattutto tra i nobili possidenti di palazzi, il desiderio sempre più frequente di destinare i loro immobili a particolari monasteri dove accogliere povere meretrici bisognose di redenzione o giovani e belle donne non maritate che, a causa della povera condizione economica in cui versavano, erano spesso soggette a prostituirsi per mantenersi.

Inoltre, al fine di permettere alle meretrici di uscir da casa indossando, alla stregua delle nobildonne, manti lussuosi, ricamati in seta con fili d'oro e d'argento, fu istituita una gabella  definita della Bacchetta, che obbligava le donne a versare 4 once nelle casse del Senato. L'introito di tale tassa era devoluto al monastero delle Ree pentite per il sostentamento delle colleghe ravvedute.

Con Marcantonio Colonna fu inoltre istituito l'obbligo di eseguire una volta al mese un controllo fiscale sulla salute, a causa delle diffuse malattie veneree che si andavano propagando. Coloro che al controllo risultavano malate, venivano sfrattate dalle abitazioni e allontanate dal centro abitato. Anche gli uomini sorpresi con meretrici venivano puniti: con una semplice contravvenzione, se si trattava di nobili, con la galera, se in flagrante venivano sorpresi uomini del popolo.

 



[1]  Lo stupro e la violenza inflitta Monache

[2] Non prostituite

[3] Libera secondo la legge stessa

[4]  Boccaccio, Decamerone, Giornata Ottava, novella X. Boccaccio, fine conoscitore delle bellezze muliebri, è in dubbio se sia stato realmente a Palermo.

[5] La malattia venerea giunse in Italia nel 1494, dopo l'assedio di Napoli ad opera del francese Carlo VIII e delle sue truppe, che viaggiavano con una schiera di prostitute al seguito. Pertanto fu identificata come mal francese. Il clero intravide in questa malattia la maledizione di Dio verso gli uomini immorali nella condotta e licenziosi nei costumi.

[6] Considerato l'eroe e stratega della vittoria contro i turchi nella battaglia di Lepanto, il 7 ottobre 1571.

Ricordare le donne di scuola fa bene alla scuola

Ricordare le donne di scuola fa bene alla scuolaL’IIS “Vaccarini” ricorda la Dirigente Lidia Maniscalchi

Vorrei partire dalla fine, dal momento più importante e atteso della bella manifestazione che si  è tenuta il 18 Aprile nell’aula magna dell’IIS”Vaccarini” per presentare   il  premio “Immagini amiche” 2014  conferito alla mia scuola nella città di Venezia dall’UDI e dal Parlamento Europeo. Ci hanno premiati perché la nostra  è la scuola italiana che più di ogni altra “sviluppa  cultura delle pari opportunità di genere in modo virtuoso, ramificato  e con grande impatto sul Territorio”.


Ricordare le donne di scuola fa bene alla scuola

Vorrei partire dalla fine, dal momento più importante e atteso della bella manifestazione che si  è tenuta il 18 Aprile nell’aula magna dell’IIS”Vaccarini” per presentare   il  premio “Immagini amiche” 2014  conferito alla mia scuola nella città di Venezia dall’UDI e dal Parlamento Europeo. Ci hanno premiati perché la nostra  è la scuola italiana che più di ogni altra “sviluppa  cultura delle pari opportunità di genere in modo virtuoso, ramificato  e con grande impatto sul Territorio”. Abbiamo dedicato il premio ad una donna di grande valore:  alla Preside Lidia Maniscalchi,   che ha guidato l’IIS “Vaccarini” nei primi mesi di questo anno scolastico e si è spenta giovane e ancora piena di fervore e di progetti in un tempo breve e drammatico,  a ricordo della sua passione e del suo impegno per la buona scuola, anche delle pari opportunità, che   il “Vaccarini” con questo premio festeggia.

Con questa “dedica” abbiamo trasferito alla nostra realtà scolastica l’idea-chiave di Toponomastica femminile, di cui la nostra scuola è capofila ideale: le donne di valore vanno ricordate in modo chiaro ed esplicito, raccontando la loro storia ed il loro impegno “perché, altrimenti,   si continuerà a ribadire un immaginario collettivo in cui le donne sono escluse dalla storia e  dalla cultura”.

L’idea della dedica è stata della prof. Pina Arena che coordina i lavori di educazione alle pari opportunità nella nostra scuola e non solo. Ci racconta che nel mese di settembre,  Lidia Maniscalchi,  pur presa dal suo lavoro di neodirigente di una scuola complessa, grande quanto una città,  viva di mille attività  quale è la nostra,  ha mostrato  grande interesse per il progetto permanente “di educazione alla  differenza”  ed  ha dato alla docente ”carta bianca” perché si continuasse sulla strada già aperta. Avrebbe sostenuto anche i percorsi sullo sviluppo sostenibile e sulla cura dell’ambiente che la nostra scuola coltiva da un decennio.

Così, alla presenza di trecento alunni,   dopo la presentazione dei  video e dei lavori realizzati a scuola contro il sessismo e la discriminazione, dopo gli interventi di tante donne autorevoli dell’Associazionismo e del mondo della cultura e del giornalismo -dalla giudice Cinzia De Pasquale,  alla giornalista Valeria Maglia, alla pasionariaGrazia Giurato, all’ex assessora alle Pari opportunità Carmencita Santagati-   è arrivato il momento della consegna della targa di dedica. E’ stato un momento che potrei definire solenne: un grande silenzio e poi, quando  Silvia Maniscalchi, sorella di Lidia,  ha ricevuto  la targa dalle mani di un gruppo di studenti, si è sollevato un  applauso lungo e  fragoroso che conferma la nostra riconoscenza per un impegno promesso, per la dedizione alla causa della buona scuola di cui abbiamo bisogno e che Lidia Maniscalchi ha sempre pensato e coltivato. Ora, ricordando l’emozione di quella mattina, siamo certi che ricordare le grandi donne di scuola fa bene alla scuola.

 

Immagini amiche

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Parlano Rossella e Nadia, studenti dell’IIIS” Vaccarini” di Catania, che, insieme alle docenti Pina Arena e Cettina Sabina, hanno ricevuto a Venezia il premio nazionale “Immagini Amiche”, promosso dall'Unione Donne italiane (Udi), Parlamento europeo e Europe Direct.

Due strade per Carla, artista e femminista

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Roma, 23 febbraio 2014- Questa  mattina si è spenta serenamente all’età di 89 anni Carla Accardi, artista straordinaria, protagonista dell’avanguardia astrattista, pioniera del femminismo in Italia e, dal 1996, prima donna  membro dell'Accademia di Brera.

Donne, Madonne, Sante e Regine

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 L’ abbiamo incontrata due mesi fa: Toponomastica femminile le ha  virtualmente dedicato una strada dei “Cantieri Culturali alla Zisa”.   Ora ritroviamo Marella Ferrera nella sua “casa”: nel Museum&Fashion  dove ha allestito l’esposizione  «Donne, Madonne, Sante e Regine - Omaggio a Sant'Agata». 

Stop femminicidio

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E’ già una notizia degna di nota che si crei  spontaneamente  un gruppo di studenti , coordinati da una docente, per parlare di differenze e   di femminicidio , per  poi raccontare, attraverso un video,  il bisogno di denunciare la violenza sulle donne  e smascherare , attraverso   gli stereotipi sessisti che la alimentano.

Pensieri sparsi sulla partecipazione al concorso "Sulle vie della parità"

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Molte strade della nostra città (Vittoria- RG) sono intitolate ad uomini e pochissime a donne ed è per questo che la nostra maestra Rosetta Perupato ci ha  raccontato tante storie di donne dimenticate ma importanti e ci ha guidati  verso la scoperta della  storia di una donna  di Vittoria di nome Elena Formica. 

Una madrina di eccezione: Marella Ferrera

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Anno nuovo, nuove strade per Toponomastica Femminile: intitolazioni virtuali per le donne del presente. Con una madrina di eccezione: Marella Ferrera. Quando la mia prof. mi ha proposto di partecipare al Concorso “Toponomastica femminile” , mi ha spiegato che  bisognava fare una ricerca   sulla storia di donne di valore dimenticate e  rispondere alla domanda: “Perché merita un’intitolazione?”.  

Il messaggio di Danilo Dolci

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Michelangelo racconta la sua esperienza e l'incontro con Danilo Dolci. Il 28 novembre  la “comunità “di Toponomastica Femminile  si è ritrovata nell’aula magna dell’Istituto “G.B.Vaccarini” di Catania per la conclusione del  concorso regionale  “Strade di Parità alla Zisa di Palermo“. 

Nuove strade per Toponomastica femminile

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Dalla lotta al femminicidio alle intitolazioni alle Grandi Donne del presente.

L’aula magna dell’IIS”Vaccarini” risuona di frasi ferme e decise contro il femminicidio: “Violenza sulle donne è non riconoscere i loro meriti”, “Violenza sulle donne è considerare dramma della gelosia l’assassinio di una donna da parte di un uomo che dice di amarla”,  “Violenza sulle donne è pretendere in nome del tuo amore che lei cancelli da fb  le foto delle persone alle quali ha voluto o vuole bene”. 

La Toponomastica come stimolo alla conoscenza

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Riflessioni sul secondo Convegno di Toponomastica Femminile. La toponomastica femminile sta diventando sempre più uno strumento per diffondere cultura e far conoscere la vita di donne, spesso sconosciute, che hanno scritto pagine importanti della nostra storia.

Toponomastica femminile siamo anche noi

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Accogliamo con entusiasmo l'invito di Pina Arena al convegno su Toponomastica Femminile. C'è una sezione del convegno centrato sul mondo dell'informazione, Le Nostre Voci sull'Isola.

E' anche un'occasione per parlare del nostro  giornale che da sempre si caratterizza per l'attenzione alle questioni di genere. Raccolgo l'invito di Dino Sturiale, il nostro editore, di parlare per conto della nostra testata, di raccontare del nostro settimanale, dei nostri redattori che quotidianamente narrano i fatti del territorio.

Coesione e condivisione per una cittadinanza simmetrica

coesione-condivisioneNella sala De Seta  dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo , dove alcune delle poltrone sono segnate dal cartello “Posto Occupato” , tra due file di fotografie di targhe toponomastiche femminili, colorate e  vibranti di storia asimmetrica, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, apre i lavori del secondo Convegno  nazionale del gruppo  Toponomastica Femminile:  si torna a  parlare  di differenze e discriminazione di genere, di rimozione della memoria femminile, di recupero di altri punti di vista per  raccontare il mondo degli uomini e delle donne e le loro voci.  

Gianna Nobile vive con noi

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Sono trascorsi quasi  quattro mesi da quando Gianna Nobile, professoressa di religione appassionata e gentile,  è stata sottratta alla famiglia e ai suoi alunni, in modo inatteso e brutale, mentre era  sul  posto di lavoro per adempiere al suo compito di prof.

Lo sconcerto e l’amarezza suscitati non sono descrivibili, poiché è impensabile che si possa perdere  la vita a “scuola”,  un posto sicuro in cui si dovrebbero vivere ore serene dedite all’istruzione  e all’educazione delle giovani generazioni.

Giuliana Saladino

giuliana-saladinoAppassionata ed eclettica, la personalità di Giuliana Saladino si manifesta in ogni aspetto della sua vita, dall'impegno politico a quello civile, dalle relazioni sociali ai rapporti familiari vissuti sempre con estrema partecipazione e onestà intellettuale. 

Incontro dibattito su Toponomastica femminile

incontro-dibattito“Il difficile cammino delle donne italiane verso la parità passa anche attraverso la toponomastica femminile”. Si apre con le parole della prof. M. Antonella Cocchiara l’incontro organizzato nell’ambito del Corso “Donne, Politica e Istituzioni” dell’Università di Messina, sul tema: “Per una toponomastica femminile”.

Gae Aulenti:la creatività al servizio della tradizione e dell'innovazione

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Gae Aulenti rappresenta la magnifica conferma che le donne sanno organizzare e riprogettare lo spazio del mondo con una forza creativa unica e potentissima, figlia di secoli di cura degli spazi privati e finalmente anche di quelli pubblici. Nella sua opera c’è una grandezza visionaria che si appropria della forza della natura, della cultura, della tradizione e la riproduce. Ora Milano le dedica, a pochi mesi dalla morte, contro le indicazioni del Regolamento toponomastico, la piazza che lei ha progettato e realizzato.

Tre strade per tre donne a Catania

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Presentato nella Sala conferenze del Museo Civico Castello Ursino.

Cosa fanno insieme 100 studenti delle scuole catanesi di ogni ordine e grado - i loro docenti, il Sindaco Raffaele Stancanelli, l’assessore alle pari opportunità Carmencita Santagati, la referente di Toponomastica femminile per la Sicilia orientale, Pina Arena? Nella magnifica cornice del Museo Civico Castello Ursino presentano il loro libro “Tre strade per tre donne a Catania” che Pina Arena- curatrice dell’opera - presenta come il frutto di un lavoro condiviso, di un’azione di cittadinanza attiva in cui si è creato un circolo virtuoso di partecipazione democratica...

Una targa che guarda oltre

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Si terrà giorno 12 maggio la celebrazione della dedica di un tratto del nostro lungomare a Mia Martini.

E... “Perché?” mi chiedo... Be’... Perché “Mimì” era di Bagnara... Dirimpettaia, insomma... Ma solo per questo? Ma no... ha tenuto proprio a Messina anche un importante concerto nel ’92... la città può vantare la presenza dell’unico fan club autorizzato...

E, paradossalmente, mi verrebbe da chiedermi... E quindi?

Evita Peron

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"Oggi 7 maggio vorremmo suggerire di intitolare strade ad Evita, che nacque il 7 maggio, e fu donna di battaglie e generosa. Una donna discussa, che ha vinto le sue sfide.

Eva Maria Ibarguren Duarte nasce il 7 maggio 1919 a Los Toldos (Buenos Aires, Argentina). La madre Juana Ibarguren svolgeva le mansioni di cuoca nella tenuta di Juan Duarte, da cui ebbe quattro figlie ed un figlio che non furono mai riconosciuti da Duarte, già sposato e padre di altri figli.

 

Ottavia Penna Buscemi

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Ottavia Penna è nel cuore dei calatini: nel dicembre del 2008 una lapide è stata apposta dalla municipalità sulla sua casa natale, in memoria di una donna che credeva nella politica onesta, al servizio delle persone e del bene comune. Ottavia nacque a Caltagirone nel 1907. Apparteneva ad una famiglia aristocratica, conservatrice, ma fu innovatrice e vicina ai bisogni delle persone disagiate e povere. Studiò in Sicilia e poi a Roma. Sposò un medico di Caltagirone che sostenne le sue battaglie con una gentilezza della quale Ottavia gli fu sempre riconoscente.

Tre strade, tre donne per Napoli

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In occasione del “Convegno di Toponomastica femminile: buone pratiche in comune”, tenutosi a Napoli lo scorso 18 gennaio, presso l’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino, è stato lanciato e presentato il concorso fotografico e di idee “Tre strade, tre donne per l’otto marzo”. Il concorso, rivolto alle scuole secondarie della città di Napoli, è nato dalla collaborazione attiva tra le Commissioni Toponomastica e Pari Opportunità del Comune di Napoli, la Consulta delle Elette e il gruppo di ricerca Toponomastica femminile, con il prezioso patrocinio di Fnism- Federazione Nazionale Insegnanti.

Meriti toponomastici alle meretrici siciliane

meretrici

"La prostituzione nelle città è come il pozzo nero nei palazzi: togliete il pozzo nero è il palazzo diventerà un luogo sporco e maleodorante".

 Tommaso d'Aquino

Dai numerosi articoli legati alla toponomastica femminile si evince come sia  piuttosto raro imbattersi in odonimi stradali che si riferiscono a donne laiche e comuni, oltre le conosciute, venerate ed apprezzate religiose e sante. Tuttavia è singolare come una piccola percentuale di una già triste esigua quantità di toponimi femminili sia dedicata a donne del popolo, assolutamente scognite e identificate dal solo nome di battesimo.

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