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Nel febbraio del 2013 iniziava una collaborazione tra Toponomastica femminile,  RBE (Radio Beckwith Evangelica) e Bradipodiario, blog legato alla radio attraverso il redattore Giuseppe Rissone. Dall'11 settembre 2013 la collaborazione con Bradipodiario è diventata continuativa.
Gli articoli, che escono regolarmente il secondo mercoledì di ogni mese, hanno come oggetto la toponomastica e la presenza femminile nelle valli valdesi.
 
 

Le sette targhe

Scritto da Loretta Junck
11 Settembre 2013

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I lettori di Bradipodiario forse ricorderanno che qualche mese fa esordivo in questo spazio con la presentazione di un gruppo, quello di Toponomastica femminile, con cui collaboro da circa un anno e mezzo come referente per il Piemonte, occupandomi in particolare della provincia di Torino.

Da allora è maturato il progetto di pubblicare qui, con cadenza mensile, i risultati di un’esplorazione toponomastica delle Valli valdesi, che si inserisce nel più vasto progetto di censimento toponomastico del Piemonte.

La finalità di questo lavoro, portato avanti a livello nazionale, è di mettere in evidenza le poche presenze (e le molte assenze) femminili nelle targhe stradali, con lo scopo di influire sui comportamenti delle amministrazioni comunali e contribuire, anche per questa via, ad un cambiamento culturale che si rivela più che necessario, soprattutto alla luce dell’aumento preoccupante dei casi di violenza contro le donne che la cronaca ci segnala da tempo.

Ho dunque preso in considerazione i 15 comuni della Val Pellice, della Val Germanasca e della bassa Val Chisone compresi entro i confini del 1694: Angrogna, Bobbio Pellice, Inverso Pinasca, Luserna San Giovanni, Massello, Perrero, Pomaretto, Prali, Pramollo, Prarostino, Rorà, Salza di Pinerolo, San Germano Chisone, Torre Pellice e Villar Pellice. In questi centri gli odonimi (cioè i toponimi costituiti da nomi di persona) sono una minoranza, come è normale nei comuni montani (solo 195 su un totale di 938 toponimi nei comuni ricordati), ma di questi solo 7 sono femminili: il 4,8 %, una percentuale che non si discosta dai risultati nazionali.

Ma vediamo nel dettaglio a chi sono dedicate queste sette targhe. Tre sono intitolate a personaggi indicati con il solo nome di battesimo: località La Maria ad Angrogna, località Barbara a Bobbio Pellice, cascina Giulia a San Germano. Una ricorda, collettivamente, una categoria femminile operante nel mondo valdese: piazza delle Diaconesse a Pomaretto. Solo tre sono le intitolazioni a singole donne illustri, una delle quali è una regina: piazza Charlotte Peyrot ancora a Pomaretto, corso Regina Margherita a Inverso Pinasca e via Jenny Cardon a Torre Pellice.

Solo queste, delle centinaia di donne, valdesi e non, che hanno contribuito con la loro opera alla vita della comunità valligiana. Si dirà forse a questo punto che, a fronte dei tanti problemi che oggi affliggono il Paese, e lo stesso mondo femminile, quello della scarsità di intitolazioni a donne è ben poca cosa. Ciò può essere in parte vero, ma si ricordi che a livello simbolico, e quindi culturale, non è per nulla secondario che agli occhi delle giovani generazioni compaiano sulle targhe stradali per lo più nomi maschili: ciò induce a pensare che la storia è fatta solo dagli uomini, che le donne non contano nulla e il loro ruolo è al massimo quello di allietare il riposo del guerriero.

Occorre una radicale inversione di tendenza, come si evince anche dal risultati del rapporto dell’Istituto Europeo per l’eguaglianza di genere, da cui risulta che in un’Europa che pure è complessivamente ancora lontana da una piena parità tra uomini e donne, l’Italia appare, anche in questo campo, in grave ritardo culturale.

Le vie della parità

Scritto da Loretta Junck
22 Febbraio 2013

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Con un telegrafico messaggio di Facebook, circa un anno fa, una certa Maria Pia Ercolini mi invitava a visitare un gruppo di nuova formazione denominato Toponomastica femminile.

Come tutti i neofiti, ero ancora molto curiosa e, sulla rete, ficcavo il naso un po’ dappertutto, così andai a vedere per capire che cosa facesse questo gruppo. Avevo già contattato gruppi femminili su Facebook, realtà anche simpatiche in cui si scambiavano esperienze, informazioni, chiacchiere varie: si arrivava, si leggeva, si commentavano un paio di post, si assisteva a qualche polemica e poi si emigrava ad esplorare altre realtà, perché a un certo punto il gruppo non sembrava proporre più molto e magari dopo qualche tempo si scioglieva.

Mi accorsi molto presto che quello di Toponomastica femminile era un gruppo diverso: concreto, fattivo. Si chiacchierava meno ma si era invitate a lavorare. Maria Pia mi chiese se avevo voglia di prendermi uno stradario e censire un po’ di strade di Torino, insieme ad altre che si erano offerte per questo lavoro, in modo da stabilire quante vie cittadine, in percentuale, fossero dedicate a uomini e quante a donne illustri.

In gennaio a Torino fa ancora freddo, non si ha voglia di stare troppo fuori casa, in quel momento non avevo tantissime cose da fare e risposi di sì. Mi ci divertii, scoprii che nella mia città poco più di 50 tra vie, corsi, viali, piazze sono intitolati a donne (molte sono madonne e sante) e che partendo dalla toponomastica si possono scoprire tantissime cose della propria città e non solo. Insomma mi ci appassionai. In seguito partì la campagna per la memoria femminile denominata “8 marzo 3 donne 3 strade”: si trattava di scrivere ai sindaci di tutti i comuni per invitarli a intitolare, in occasione della festa della donna, tre strade ad altrettante donne, una di rilevanza locale, una di rilevanza nazionale, una straniera, “per restituire l’unione fra le tre anime del Paese”.

Intanto si intensificava l’interesse che si era manifestato nel mondo della scuola, con diverse esperienze che coinvolgevano la didattica a tutti i livelli. Per il 2 giugno partì il progetto “Largo alle Costituenti”, poi si trattò di coinvolgere ancora le istituzioni: i sindaci, prima di tutto, perché ci mandassero gli stradari su cui condurre i censimenti, poi le Consigliere di parità regionali e provinciali. Intanto il gruppo aumentava, e l’interesse intorno ad esso pure. La stampa, sia nazionale che straniera, si era ben presto accorta di noi: abbiamo avuto recensioni da tutti i principali quotidiani italiani, dalla Stampa a Repubblica al Corriere della Sera, ma anche dal Times, da El Pais, da Al Jazeera; hanno parlato di noi Littizzetto e Lipperini, Unomattina e il TG3 e per ben tre volte siamo andate in voce con la BBC che ha dato anche ampio spazio alle nostre ricerche sul sito. Il 6 e il 7 ottobre il gruppo organizzava a Roma il suo primo convegno nazionale, per rinsaldare i rapporti tra persone che si conoscevano solo virtualmente, ma anche per verificare il lavoro svolto.

Ne è nato un libro, Sulle vie della parità. Atti del I Convegno di Toponomastica femminile, già in commercio su IBS. Una specie di miracolo, insomma. Il 16 dicembre 2012, a Marina di Pietrasanta, il “talento tecno in rosa“ di Maria Pia Ercolini e Maria Antonietta Nuzzo, ideatrici del sito Internet del gruppo, si è aggiudicato il primo premio assoluto nel concorso DonnaèWeb. Attualmente sta andando avanti la richiesta ai sindaci per una intitolazione a Rita Levi Montalcini, e già possiamo contare su parecchie risposte positive. Ci siamo ancora ritrovate a Napoli, il 18 gennaio, dove abbiamo festeggiato il primo compleanno del gruppo accendendo una candelina su una splendida caprese. La passione non manca, le competenze neppure: la qualità e la quantità dei contributi che compaiono negli atti del convegno lo dimostrano. In Piemonte, si sa, siamo riflessivi e anche un po’ diffidenti come i gatti: prima di avvicinarci a qualsiasi realtà dobbiamo annusare, stare a vedere, aspettare un po’ facendo finta di niente … Ma poi partiamo, e quando partiamo … E sento che presto qualcosa si muoverà anche qui, non solo a Roma e Napoli.

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