Nellie Bly
Rossana Laterza
In copertina: illustrazione di Valeria Cáceres
Elisabeth Cochrane nota come Nelly Bly, pioniera del giornalismo sotto copertura e acclamata globetrotter, divenne simbolo della new woman di fine Ottocento e fu una delle reporter più famose d’America. La quantità di opere che oggi la riguardano – articoli, saggi, studi, biografie, graphic novel, letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, film e serie tv – testimonia del fascino che la sua figura, riemersa con gli studi di genere, continua ad esercitare sul pubblico contemporaneo. A Pittsburgh nel 1885 la diciannovenne Elisabeth Cochrane aspirava a trovarsi un lavoro dignitoso che le permettesse di supportare la famiglia e rendersi indipendente. Il padre, già vedovo con una numerosa prole, aveva sposato la madre anche lei vedova ma senza figli e dal matrimonio erano nati tre maschi e due femmine. Morto il padre l’eredità venne assegnata alla prole di primo letto e la famiglia, che fino a quel momento aveva goduto di una relativa agiatezza, si trovò a vivere in ristrettezze economiche. Elisabeth dovette abbandonare gli studi e la madre si sposò di nuovo. Il terzo marito divenne presto alcolizzato e violento e la donna per ottenere il divorzio dovette ricorrere anche alle testimonianze del figlio maggiore e di Elisabeth allora quattordicenne. Per garantirsi una fonte di reddito modesta, ma socialmente accettabile la madre ospitava in casa dei pensionanti. Un prolungamento del lavoro domestico che evitava a una donna "perbene" di rischiare la reputazione percorrendo le strade pericolose di una grande città. Elisabeth, che dava una mano in casa, per un periodo lavorò anche come istitutrice.
Nel 1885 perdurava lo stereotipo delle sfere separate e l’idea che un marito e la vita domestica fossero le sistemazioni più onorevoli per una donna giovane o vedova che fosse e questo spiega i tre matrimoni della madre. Ma la mentalità stava cominciando a cambiare, soprattutto per chi, come Elisabeth, avendo preso coscienza della condizione femminile e della povertà attraverso l’esperienza, era più che mai decisa a cercarsi un lavoro invece che un marito. La maggior parte delle giovani costrette a lavorare per necessità era destinata a svolgere mestieri poco qualificati come operaia in fabbrica, lavandaia, cameriera, commessa, quelle più istruite trovavano posti da insegnante ma tutte, a parità di occupazione, percepivano retribuzioni inferiori a quelle dei maschi e non accedevano ad avanzamenti di carriera. Elisabeth aveva continuato a formarsi da autodidatta, leggeva quotidianamente il Pittsburg Dispatch, di tendenze abolizioniste e progressiste, e sapeva esprimersi con una scrittura semplice e diretta.
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Nel gennaio 1885 Erasmus Wilson, giornalista del Pittsburg Dispatch curatore della rubrica Quiet Observer, rispose alla lettera di un padre preoccupato in cerca di consigli su cosa fare delle sue cinque figlie. L’ articolo, carico di pregiudizi e stereotipi sessisti, era intitolato What girls are good for e consigliava senz’altro la vita coniugale e la cura della casa in cui ogni donna avrebbe trovato il suo «paradiso». Elisabeth reagì inviando una lettera vivacemente risentita al giornale che fu apprezzata per il contenuto e l’autenticità del tono e segnò l’inizio della sua carriera di reporter.
Nel corso dell’Ottocento si erano avvicendate giornaliste famose come Margareth Fuller, prima corrispondente dall’estero, Jane Gray Swisshelm e altre impegnatissime reporter abolizioniste e femministe fondatrici di testate che trattavano temi politici e diritti civili. Dal 1870 al 1900 la rapida espansione industriale e la domanda di forza lavoro incrementarono l’immigrazione. Attraverso la porta di New York passava la maggior parte delle persone arrivate negli Stati Uniti, mentre gran parte della popolazione afroamericana continuava a fuggire verso nord a causa del razzismo e le tribù indiane subivano la rapina delle terre e il massacro. Nelle grandi città la mutata composizione sociale cambiò anche il mercato editoriale. Gli editori, in competizione fra loro, si adeguavano alle esigenze di un pubblico numeroso di lettori e lettrici attratto più da toni sensazionalistici che da editoriali di approfondimento. Nelle redazioni il mestiere del cronista che si avventurava per le strade in ambienti sordidi e presso le stazioni di polizia in cerca di notizie era interdetto alle donne. Confinate nella Women’s Page, le donne si potevano occupare di soft news, rubriche di giardinaggio, consigli domestici, moda e bon ton «…era quasi impossibile per una scrittrice sfuggire ai toni familiari della pagina femminile (il tipo di scrittura che una giornalista definì “prostituzione di cervelli”…)». Ma per riempire i quotidiani penny papers alla portata di tutte le tasche e le edizioni domenicali che andavano a ruba bisognava assumere più personale che sapesse fiutare le notizie più allettanti, andando a pescare nella cronaca locale, portando alla luce crimini, scandali, corruzione e abusi.
Si aprì così l’ingresso anche alle croniste donne e fu una carta vincente perché erano un’assoluta novità che tenne viva l’attenzione del pubblico. Nel primo articolo intitolato The Girl’s Puzzle firmato Nellie Bly ― pseudonimo che la accompagnerà per tutta la vita ― Elisabeth rielaborava le argomentazioni della lettera inviata al Dispatch elencando i problemi reali che incontrava una giovane povera in cerca di occupazione: così povera da non potersi permettere un’istruzione, priva di amicizie influenti e del talento eccezionale che aveva portato al successo grandi giornaliste, non così attraente da ricevere proposte di matrimonio o niente affatto intenzionata a sposarsi per sopravvivere. Lamentava le condizioni di pericolosità e sfruttamento del lavoro in fabbrica e le scarse opportunità offerte alle ragazze reclamando nuove posizioni con possibilità di avanzamento di carriera come impiegata di banca, agente di commercio, fattorina d’ufficio, conducente di carrozze Pullman.
«Lasciate che rinuncino a lezioni e scritti e si mettano al lavoro; più lavoro e meno chiacchiere. Prendete delle ragazze capaci, procurate loro delle situazioni, avviatele sulla loro strada e, così facendo, otterrete di più che con anni di chiacchiere».
Si esprimeva in modo semplice e concreto riecheggiando le convinzioni di Jennie June, la veterana del giornalismo secondo cui la parità di reddito e l’ indipendenza economica sarebbero bastate ad aprire la strada a tutti gli altri diritti. Vicina per estrazione sociale e sensibilità alla working class, Bly percepiva l’astrattezza dell’attivismo femminista che, rappresentando le esigenze dell’upper e della middle class, aveva trascurato i problemi reali delle donne povere e ― ma questo non rientrava nelle critiche di Bly ― ignorava del tutto la condizione specifica delle donne nere. La prima serie di Bly, Our Workshop Girls in Pittsburg, documentava la condizione delle operaie in diverse fabbriche della città. Accompagnata da un illustratore che tracciava schizzi di donne impegnate nelle varie fasi della produzione, visitava i vari ambienti giudicandone l’idoneità e intervistava datori di lavoro, caposquadra e operaie. Smantellava i luoghi comuni sui lavori adatti alle donne entusiasmandosi per le competenze professionali delle giovani operaie che manovravano macchinari pesanti e svolgevano operazioni complesse e pericolose al pari o meglio degli uomini.
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Oltre a fornire informazioni dettagliate su orari di lavoro, salari, organizzazione della produzione, sistema di reclutamento del personale, presenza di minorenni, Bly restituiva i sentimenti e la condizione di rassegnazione di ragazze povere che preferivano spezzarsi la schiena per dieci ore in fabbrica piuttosto che svolgere lavori meno pesanti come la cameriera o la commessa in cui avrebbero rischiato di essere tiranneggiate da padrone esigenti e capricciose. Per una ragazza era più facile raccontare sentimenti e aspetti della sua vita intima a un’altra ragazza e Bly, che provava empatia verso le persone deboli e sfruttate, era in grado di capire anche i comportamenti considerati immorali senza ergersi a giudice. Nell’articolo Percorsi pericolosi aveva intervistato una giovane operaia che come molte altre era solita trascorrere il tempo libero ubriacandosi e andando in cerca di uomini per fare l’amore:
«Perché metti a rischio la tua reputazione in questo modo?», «…Non penso di averne mai avuta una. Lavoro sodo tutto il giorno, settimana dopo settimana, per una vera miseria… Non ho nessuno svago, nessun libro da leggere. Non posso andare in luoghi di divertimento per mancanza di vestiti e di soldi e a nessuno importa cosa ne è di me… Bevo non perché mi piaccia il sapore, ma per rendermi felice. Esco stanca e scoraggiata dal duro lavoro, bevo, i miei sentimenti stanchi mi abbandonano, le mie guance arrossiscono, i miei occhi brillano e sono un essere nuovo», «Non ti stanchi mai di un’esperienza così degradante?», «A volte quando torno a casa dal lavoro mi sento male e disgustata dal mondo e da me stessa, e vorrei avere un posto rispettabile dove andare o qualcosa su cui impegnare la mia mente. Ma non ce l’ho…»
E Bly concludeva:
«Ma la povera ragazza lavoratrice, senza amici, senza soldi, con l’incessante monotonia del duro lavoro chi la condannerà o chi la difenderà?».
Al Dispatch svolse la sua prima indagine sotto copertura facendosi assumere in una fabbrica per raccontare poi come si era svolta la sua giornata da apprendista operaia. Dirottata alla Women’s page Bly vi durò poco perché come free lance andò in Messico in compagnia della madre. Inviò al Dispatch una serie di articoli poi pubblicati in un libro dal titolo Six Months in Mexico. Le sue descrizioni del Paese, ancora poco conosciuto, smontavano molti stereotipi negativi anche se, come era normale ai suoi tempi, Bly rappresentava la realtà locale dal punto di vista della superiorità statunitense, orgogliosa di essere una «free American girl» e di appartenere a un Paese fondato sulla libertà e la democrazia. Criticò la corruzione del sistema politico messicano, l’arretratezza della condizione femminile, la miseria diffusa e la mancanza di libertà di parola e di stampa e fu costretta a fuggire per evitare l’arresto.
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Una volta tornata non volle riprendere il suo vecchio incarico e con l’intenzione di lavorare per una grande testata partì per New York. Con determinazione e intraprendenza riuscì a farsi assegnare un incarico dal New York World di Joseph Pulitzer. Si trattava di un’inchiesta sotto copertura presso il Blackwell’s Island Asylum sospettato di abusi ai danni delle pazienti psichiatriche. Inventiva e coraggio non le mancavano: trascorsa la notte in un pensionato femminile in cui alloggiavano giovani lavoratrici, simulò perdita della memoria e sintomi di follia riuscendo a ingannare i poliziotti, i medici e il giudice tanto da farsi inviare in manicomio. Qui sperimentò direttamente le pratiche brutali e gli abusi del personale medico, infermieristico e di servizio per la maggior parte incompetente, superficiale e a volte deliberatamente disumano. Scoprì che vi erano donne sane mentalmente internate per volontà dei parenti, e straniere per le quali nessuno si preoccupava di tradurre la lingua. Lei stessa, che dal momento del ricovero non aveva più manifestato alcun segno di squilibrio, continuava a essere trattenuta senza motivo. Negli articoli che furono pubblicati nelle edizioni domenicali del World e poi raccolti in Ten Days in a Mad House, Bly raccontò nella forma «divertente e autoironica» che le era propria tutta la sua personale avventura di reporter sotto copertura, fin dalle prime prove di simulazione della follia davanti allo specchio e rivelò gli orrori del manicomio, né mancò di denunciare lo squallore e la miseria del pensionato dove, a pochi centesimi, giovani lavoratrici sottopagate potevano mangiare un vitto scadente e alloggiare in ambienti malsani portando con sè anche la prole.
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Come risultato le istituzioni avviarono un’inchiesta ufficiale, Bly testimoniò davanti al Gran Giurì e vennero stanziati fondi destinati alla cura delle pazienti. Dal World l’inchiesta rimbalzò su tutti gli altri giornali e Nellie Bly divenne una delle reporter statunitensi più popolari. Era una delle prime forme di stunt journalism «immersivo» in cui chi scriveva si immergeva completamente in un’esperienza che avrebbe poi raccontato. Fece da apripista a innumerevoli altre giornaliste stunt girls disposte a infiltrarsi negli ambienti più disparati per denunciare i mali della società. Ciò garantiva grandi profitti a quegli editori che, oltre a volersi imporre sul mercato, credevano nella funzione sociale del giornalismo, primo fra tutti Joseph Pulitzer che fomentava la competitività fra le croniste del suo stesso giornale. Fra le altre stunt girls contemporanee di Bly ricordiamo due giornaliste del Chicago Times, Nell Nelson, pseudonimo di Nell Cusack, che fingendosi operaia portò alla luce abusi, maltrattamenti e illegalità in fabbrica, e The girl reporter, che svolse un’inchiesta presso più di duecento medici in tre settimane fingendosi una giovane incinta che voleva abortire e scoprendo che molti medici erano disposti a praticare l’aborto violando la legge in cambio di somme elevate mentre quelli non disposti indirizzavano comunque ad altri che lo avrebbero fatto. Tuttavia l’eccesso di sensazionalismo e il rischio di concentrare troppo l’attenzione sulla personalità e i metodi di occultamento delle reporter sotto copertura suscitarono dubbi sulla serietà e l’attendibilità di questo tipo di articoli.
Ben diverso sarebbe stato il giornalismo investigativo muckraker dei primi anni Venti del Novecento che si sarebbe avvalso di un personale culturalmente preparato e rigorosamente attento all’accuratezza della documentazione e all’attendibilità delle fonti. La stessa Ida Tarbell, prestigiosa firma muckraker, giudicò negativamente lo stunt journalism. Kim Todd, tuttavia, nel saggio Sensational “Girl Stunt Reporters” rivaluta il ruolo pionieristico svolto delle stunt girls e in particolare gli scritti di Nelly Bly vedendovi l’anticipazione dell’attuale saggistica narrativa. Ma soprattutto attribuisce a Bly il merito di avere cambiato la rappresentazione della figura femminile sulla stampa, non vittima di violenza o perduta moralmente, ma «protagonista» intraprendente, attiva e intelligente che aveva saputo ingannare giudici, polizia e medici per il nobile scopo di portare alla luce gli abusi ai danni della collettività. Bly continuò con molte altre inchieste arrivando anche a smascherare un pericoloso lobbysta e avventurandosi in «gesta sempre più teatrali», fingendosi una prostituta per infiltrarsi in una Magdalen Home for Unfortunate Women o mescolandosi a ballerine di fila in cerca di lavoro durante le prove in palcoscenico. Mostrava di essere indipendente, coraggiosa, realizzata professionalmente, sportiva, anticonformista e «dotata di buon senso», attribuendosi le caratteristiche della new woman, la donna ideale della letteratura contemporanea.
Nell’unico romanzo che scrisse, The Mistery of Central Park, la giornalista si identificava con la protagonista Penelope, una giovane intraprendente e brillante che rispecchiava questo ideale. Ma la trovata stunt che le diede fama internazionale fu il viaggio intorno al mondo compiuto dal 14 novembre 1889 al 25 gennaio 1890. In settantadue giorni non solo superò il record stabilito dal protagonista del Giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne, ma fu in anticipo anche sui settantacinque giorni previsti dalla sfida. L’impresa « fu un successo per il World, poiché le tirature aumentarono ― soprattutto nei giorni festivi ― e con orgoglio il quotidiano sottolineò che rappresentavano “ un’eclisse totale di tutti gli altri giornali della domenica”». Il viaggio fu pubblicizzato con articoli quotidiani, un gioco dell’oca e un concorso a premi per chi si fosse avvicinato di più alla durata reale del viaggio. Al ritorno i resoconti inviati furono raccolti nella pubblicazione Around the World in Seventy-two Days. Bly aveva smentito tutti i luoghi comuni che si accompagnavano all’idea di una donna in viaggio: era andata sola, portando con sé solo un piccolo bagaglio, indossando sempre l’unico abito che si era fatta confezionare per l’occasione e fronteggiando abilmente gli imprevisti. Fu celebrata come un’eroina, una donna americana libera che aveva vinto una sfida e che lontano da casa aveva rafforzato il suo patriottismo. «Secondo la reporter l’America era il miglior Paese al mondo e tale opinione… era la conclusione tipica alla quale arrivavano puntualmente tutti i viaggiatori americani…[che] condividevano il senso di superiorità e il destino manifesto dei valori politici e spirituali degli Stati Uniti».
La popolarità fu tale che partì per un tour di conferenze, il suo abito da viaggio lanciò una moda e lei stessa divenne testimonial di prodotti diversi come giochi da tavola, saponette, cappelli, prodotti medicinali e sigari. Tornata all’attività ordinaria riprese a sfornare articoli di varia natura e nel 1894 fu a Chicago per seguire le agitazioni dei lavoratori di Pullman, città operaia fondata dal magnate dei vagoni letto George M. Pullman. Le famiglie operaie in lotta pagavano a Pullman gli affitti per gli alloggi e le forniture di tutti i servizi (scuole, gas, acqua, parchi, chiese), ma con la crisi economica alla decurtazione dei salari operai fino al 40% non era seguita alcuna diminuzione dei pagamenti dovuti. Bly solidarizzò apertamente con le/gli scioperanti descrivendoli come persone pacifiche e tranquilli padri di famiglia in contrasto con l’immagine di pericolosi assassini evocata dal resto della stampa e dal potere politico: «Se mai uomini e donne hanno avuto motivo di scioperare quegli uomini e quelle donne sono a Pullman». In un incontro del 14 luglio con gli/le scioperanti ridotti allo stremo raccolse molte dichiarazioni e rimostranze (una sorta di cahier de doléance) che avrebbe poi pubblicato non dimenticando di dare spazio alle voci femminili.
«Ho parlato con una donna che lavorava in lavanderia. Sua figlia, di 14 anni, lavorava accanto a lei e faceva lo stesso identico lavoro ai mangani, ma la madre riceveva 90 centesimi a notte per il suo lavoro e la figlia 80. Andavano a lavorare alle 6:15 di sera fino alle 9:00 del mattino seguente. Veniva promessa sempre una paga per il lavoro straordinario, ma non la ricevevano mai».
Anche nelle sue interviste a personaggi famosi voleva abbattere le rappresentazioni mainstream. Quando intervistò Emma Goldmann in carcere ne diede un’immagine molto diversa da quella dell’Illustrated American che aveva parlato di una goffa e tozza agitatrice di anarchici sporchi e sanguinari. Bly scrisse di essersi trovata di fronte a «Una ragazzina alta solo cinque piedi… con un nasino impertinente all’insù e occhi grigi e blu molto espressivi…», gentile, educata e molto graziosa che, contrariamente a quanto si diceva degli anarchici, amava fare il bagno. Goldmann le parlò liberamente della sua vita e della sua utopia politica:
«Che cosa faceva dei soldi guadagnati con il lavoro di cucito?», «Li spendevo tutti in libri», mi ha risposto con enfasi. «Sono rimasta povera comprando libri. Ho una biblioteca di quasi trecento volumi e finché ho qualcosa da leggere non m’importa della fame e dei vestiti logori». «Pensateci ragazze che vi mettete addosso ogni dollaro che avete! Non potete attestare la serietà d’intenti di questa donna che sacrifica volontariamente il proprio aspetto per i libri?».
Nel 1895 Bly sposò l’industriale dell’acciaio Robert Seamus lasciando temporaneamente il suo lavoro di reporter per contribuire alla gestione delle aziende di famiglia. Rimase vedova nel 1904 e non riuscì nel tentativo di risollevare gli affari. La vediamo tornare all’attività di reporter per conto del New York Journal alla Parata suffragista del 3 marzo 1913 e all’insediamento del presidente Thomas Woodrow Wilson avvenuto il giorno dopo. Trovandosi in Europa allo scoppio della Prima guerra mondiale, Bly si fece inviare subito dal New York Journal come corrispondente di guerra sul fronte russo e serbo. Il saggio di Laura Cetti, Edith Warton e Nellie Bly- Da fronti opposti, evidenzia come Warton, corrispondente dal fronte occidentale, e Bly, dal fronte orientale, pur profondamente diverse per formazione e stile narrativo, fossero accomunate dagli stessi sentimenti di dolore e sgomento di fronte agli orrori della guerra.
Finita la guerra Bly tornò a New York e fino alla morte, avvenuta il 27 gennaio 1922, continuò a spendersi attivamente al servizio della cittadinanza e dell’infanzia abbandonata.
Per approfondire:
Cristina Scatamacchia, Nellie Bly-Un’avventurosa giornalista e viaggiatrice americana dell’Ottocento, Perugia, Morlacchi, 2002
Brooke Kroeger, Nellie Bly Daredevil, Reperter, Feminist, ed. digitale 2013
Kim Todd, Sensational the hidden history of America’s girl stunt reporters, ed. digitale 2021
Nellie Bly, Dieci giorni in manicomio, (Trad. di Lisa Cecchi) ebook, Nilalienum edizioni, 2018
Nellie Bly, Il giro del mondo in 72 giorni, a cura di Luisa Cetti, Milano, Mursia, 2021
Edith Wharton Nellie Bly – Da fronti opposti, a cura di Laura Cetti, Roma, Viella, 2010
https://vitaminevaganti.com/2019/06/22/una-giornalista-dassalto-di-fine-ottocento-nellie-bly/
https://vitaminevaganti.com/2024/01/27/attiviste-e-pioniere-della-carta-stampata-negli-usa/
Traduzione francese
Rachele Stanchina
Elisabeth Cochrane, alias Nellie Bly, pionnière du journalisme d'infiltration et globe-trotteuse de renom, est devenue un symbole de la Femme Nouvelle de la fin du XIXe siècle et l'une des journalistes les plus célèbres d'Amérique. La profusion d'œuvres qui lui sont consacrées aujourd'hui – articles, essais, études, biographies, romans graphiques, littérature jeunesse, films et séries télévisées – témoigne de la fascination que sa figure, remise au goût du jour par les études de genre, continue d'exercer sur le public contemporain. À Pittsburgh, en 1885, Elisabeth Cochrane, âgée de dix-neuf ans, aspire à trouver un emploi digne qui puisse lui permettre de subvenir aux besoins de sa famille et d'acquérir son indépendance. Son père, déjà veuf et père de nombreux enfants, avait épousé sa mère, elle aussi veuve mais sans enfant ; de cette union sont nés trois fils et deux filles. Après le décès de son père, l'héritage revient aux enfants de son premier mariage, et la famille, qui avait jusque-là joui d'une relative aisance, se retrouve en difficulté financière. Elisabeth est contrainte d'abandonner ses études, et sa mère se remarie. Son troisième mari devient rapidement alcoolique et violent, et pour obtenir le divorce, elle doit s'appuyer sur le témoignage de son fils aîné et d'Elisabeth, âgée de quatorze ans. Afin de se constituer un revenu modeste mais socialement acceptable, sa mère prends des pensionnaires. Cette participation aux tâches ménagères permets à cette femme « respectable » d'éviter de risquer sa réputation en s'aventurant dans les rues dangereuses d'une grande ville. Elisabeth, qui aide à la maison, travaille également un temps comme gouvernante.
En 1885, le stéréotype de la séparation des sphères et l'idée qu'un mari et la vie domestique représentaient la voie la plus honorable pour une jeune femme ou une veuve persistaient, ce qui explique les trois mariages de sa mère. Mais les mentalités commencent à évoluer, notamment chez celles comme Elisabeth qui, ayant pris conscience de la précarité et de la pauvreté des femmes par expérience, sont plus déterminées que jamais à chercher du travail plutôt qu'un mari. La plupart des jeunes femmes contraintes de travailler par nécessité étaient destinées à des emplois peu qualifiés, comme ouvrières, blanchisseuses, serveuses ou vendeuses. Les plus instruites trouvaient des postes d'enseignantes, mais toutes, à travail égal, gagnaient moins que les hommes et n'avaient aucune perspective d'avancement. Elisabeth poursuit son éducation, lisant quotidiennement le Pittsburgh Dispatch, journal abolitionniste et progressiste au style simple et direct.
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En janvier 1885, Erasmus Wilson, journaliste au Pittsburgh Dispatch et rédacteur de la chronique « Quiet Observer », réponds à la lettre d'un père inquiet qui cherche conseil sur l'éducation de ses cinq filles. L'article, empreint de préjugés et de stéréotypes sexistes, a comme titre « À quoi servent les filles » et recommande sans aucun doute le mariage et le foyer, où chaque femme trouverait son « paradis ». Elisabeth réplique par une lettre vive et indignée au journal, saluée pour son contenu et son authenticité, marquant ainsi le début de sa carrière de journaliste.
Au XIXe siècle, des journalistes célèbres comme Margaret Fuller, première correspondante à l'étranger, Jane Gray Swisshelm et d'autres journalistes abolitionnistes et féministes très engagées fondèrent des journaux traitant de questions politiques et de droits civiques. De 1870 à 1900, l'expansion industrielle rapide et la demande de main-d'œuvre ont accru l'immigration. La plupart des arrivants aux États-Unis transitaient par New York, tandis qu'une grande partie de la population afro-américaine continuait de fuir vers le nord en raison du racisme, et que les tribus amérindiennes subissaient des accaparements de terres et des massacres. Dans les grandes villes, l'évolution de la composition sociale a également transformé le marché de l'édition. Les éditeurs concurrents se sont adaptés aux exigences d'un large lectorat, davantage attiré par le sensationnalisme que par les articles de fond. Dans les rédactions, le métier de reporter, qui consistait à s'aventurer dans les bas-fonds et les commissariats à la recherche d'informations, était interdit aux femmes. Confinées à la rubrique féminine, elles pouvaient traiter de sujets légers, de jardinage, de conseils ménagers, de mode et de bonnes manières. « …il était presque impossible pour un rédacteur d'échapper au ton familier de la rubrique féminine (un type d'écriture qu'un journaliste a qualifié de « prostitution intellectuelle »). » Mais pour remplir les journaux bon marché et les éditions du dimanche qui se vendaient comme des petits pains, il fallait embaucher davantage de personnel capable de dénicher les histoires les plus alléchantes, de se plonger dans l'actualité locale et de mettre au jour crimes, scandales, corruption et abus.
Cela ouvrit également la voie aux femmes journalistes, une initiative gagnante car elles représentaient une nouveauté totale qui captiva l'attention du public. Dans son premier article, intitulé « Le casse-tête de la jeune fille », écrit sous le pseudonyme de Nellie Bly – un pseudonyme qu'elle conserverait toute sa vie –, Elisabeth reprends les arguments de la lettre qu'elle avait envoyée au Dispatch, énumérant les problèmes concrets rencontrés par une jeune femme pauvre en quête d'emploi : trop pauvre pour financer ses études, sans relations influentes ni le talent exceptionnel qui avait permis aux grands journalistes d'atteindre le succès, pas assez belle pour recevoir des demandes en mariage ou refusant tout simplement de se marier pour survivre. Elle déplore les conditions de travail dangereuses et abusives en usine et le peu de perspectives offertes aux jeunes filles, exigeant de nouveaux postes avec possibilité d'avancement : employée de banque, vendeuse, coursière ou conductrice de train Pullman.
«Qu'elles abandonnent leurs cours et leurs écrits et qu'elles se mettent au travail ! Plus de travail, moins de paroles ! Prenez des jeunes filles compétentes, offrez-leur des opportunités, guidez-les sur la voie du succès, et vous obtiendrez ainsi bien plus qu'avec des années de discours»..
Elle s'est exprimée de manière simple et concrète, reprenant les convictions de Jennie June, la journaliste chevronnée qui pensait que l'égalité des revenus et l'indépendance économique suffiraient à ouvrir la voie à tous les autres droits. Proche de la classe ouvrière par son origine sociale et sa sensibilité, Bly percevait le caractère abstrait du militantisme féministe qui, en défendant les intérêts des classes moyennes et supérieures, négligeait les problèmes concrets des femmes pauvres et – bien que cela ne fasse pas partie de ses critiques – ignorait complètement la situation précaire des femmes noires. Sa première série, « Our Workshop Girls in Pittsburgh », documente les conditions de travail des ouvrières dans différentes usines de la ville. Accompagnée d'une illustratrice qui croque les femmes à différentes étapes de la production, elle visite les différents lieux de travail, évalue leur adéquation et interviewe employeurs, contremaîtres et ouvrières. Elle déconstruit les clichés sur les emplois adaptés aux femmes, s'enthousiasmant pour les compétences professionnelles des jeunes ouvrières qui manœuvrent des machines lourdes et accomplissent des tâches complexes et dangereuses aussi bien, voire mieux, que les hommes.
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Outre des informations détaillées sur les horaires de travail, les salaires, l'organisation de la production, les systèmes de recrutement et la présence de mineurs, Bly a su transmettre le désarroi et la résignation de jeunes filles pauvres qui préféraient travailler dix heures par jour à l'usine plutôt que d'accepter des emplois moins exigeants comme serveuse ou employée de bureau, où elles risquaient d'être harcelées par des patrons exigeants et capricieux. Il était plus facile pour une jeune fille de partager ses sentiments et ses confidences avec une autre, et Bly, qui éprouvait de l'empathie pour les personnes vulnérables et exploitées, était capable de comprendre même des comportements considérés comme immoraux sans se poser en juge. Dans l'article « Chemins dangereux », elle a interviewé une jeune ouvrière qui, comme beaucoup d'autres, passait son temps libre à s'enivrer et à chercher des relations sexuelles:
«Perché metti a rischio la tua reputazione in questo modo?», «…Pourquoi risques-tu ainsi ta réputation ? » « …Je crois que je n’en ai jamais eu. Je travaille dur toute la journée, semaine après semaine, pour rien… Je n’ai aucun divertissement, aucun livre à lire. Je ne peux aller dans les lieux de divertissement faute de vêtements et d’argent, et personne ne se soucie de ce que je deviens… Je bois non pas parce que j’aime le goût, mais pour me remonter le moral. Je sors fatiguée et découragée par le dur labeur, je bois, ma fatigue me quitte, mes joues s’empourprent, mes yeux brillent, et je suis une nouvelle personne. » « Ne vous lassez-vous jamais d’une expérience aussi dégradante ? » « Parfois, quand je rentre du travail, je me sens malade et dégoûtée du monde et de moi-même, et je rêve d’avoir un endroit respectable où aller ou quelque chose qui m’occupe l’esprit. Mais je n’en ai pas… »
Et Bly conclut:
«Mais la pauvre fille qui travaille, sans amis, sans argent, avec la monotonie incessante du dur labeur – qui la condamnera ou qui la défendra ?…».
Au Dispatch, elle mène sa première enquête sous couverture, se faisant embaucher dans une usine et racontant sa journée d'apprentie. Bly est ensuite mutée à la rubrique féminine, mais son passage y est bref car elle part au Mexique comme pigiste avec sa mère. Elle envoye au Dispatch une série d'articles, publiés plus tard dans un livre intitulé Six Months in Mexico. Ses descriptions du pays, encore peu connu, déconstruisent de nombreux stéréotypes négatifs, même si, comme c'était courant à l'époque, Bly dépeigne la réalité locale à travers le prisme de la supériorité américaine, fière d'être une « fille américaine libre » et d'appartenir à un pays fondé sur la liberté et la démocratie. Elle critique la corruption du système politique mexicain, le retard de la condition féminine, la pauvreté généralisée et l'absence de liberté d'expression et de la presse, et est contrainte de fuir pour éviter l'arrestation.
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À son retour, elle refuse de reprendre son ancien poste et, avec l'intention de travailler pour un grand quotidien, part pour New York. Avec détermination et ingéniosité, elle parvient à obtenir une mission du New York World de Joseph Pulitzer. Il s'agissait d'une enquête sous couverture à l'asile de Blackwell's Island, soupçonné de maltraitance envers ses patients psychiatriques. Elle ne manque ni d'inventivité ni de courage : passant la nuit dans une pension pour jeunes ouvrières, elle simule des pertes de mémoire et des symptômes de folie, trompant avec succès la police, les médecins et le juge et se faisant interner dans un hôpital psychiatrique. Là, elle est témoin des brutalités et des mauvais traitements infligés par le personnel médical, infirmier et autre, pour la plupart incompétent, superficiel et parfois même délibérément inhumain. Elle découvre que des femmes parfaitement saines d'esprit étaient internées à la demande de leurs proches, et que personne ne prenait la peine de traduire pour des étrangers. Elle-même, qui n'avait montré aucun signe de folie depuis son admission, continua d'être détenue sans raison. Dans les articles publiés dans les éditions dominicales du World et plus tard réunis dans Dix jours dans un asile, Bly raconte, avec son style « drôle et autodérisoire », toute son aventure de journaliste infiltrée, depuis ses premières tentatives de simulation de folie devant le miroir, et révèle les horreurs de l'asile. Elle a également dénoncé la misère et la crasse de la pension où, pour quelques centimes, de jeunes travailleurs sous-payés pouvaient manger des aliments de qualité médiocre et vivre dans des conditions insalubres, emmenant même leurs enfants avec eux.
En conséquence, les autorités ont ouvert une enquête officielle, Bly a témoigné devant le Grand Jury et des fonds ont été alloués aux soins des patients. De World, l'enquête s'est propagée à tous les autres journaux, et Nellie Bly est devenue l'une des journalistes les plus populaires des États-Unis. Ce fut l'une des premières formes de journalisme d'investigation « immersif », où le journaliste s'immergeait complètement dans une expérience qu'il allait ensuite relater. Elle a ouvert la voie à d'innombrables autres journalistes d'investigation prêts à infiltrer les milieux les plus divers pour exposer les maux de la société. Cela garantissait d'énormes profits aux éditeurs qui, en plus de vouloir dominer le marché, croyaient au rôle social du journalisme, au premier rang desquels Joseph Pulitzer, qui a encouragé la concurrence entre les journalistes de son propre journal. Parmi les autres journalistes d'investigation contemporaines de Bly, on compte deux journalistes du Chicago Times : Nell Nelson, pseudonyme de Nell Cusack, qui, se faisant passer pour une ouvrière, a révélé les abus, les mauvais traitements et les illégalités au sein de l'usine ; et la jeune reporter, qui a mené une enquête auprès de plus de deux cents médecins en trois semaines, en se faisant passer pour une jeune femme enceinte souhaitant avorter. Elle a découvert que de nombreux médecins étaient prêts à pratiquer des avortements illégaux en échange de fortes sommes d'argent, tandis que ceux qui refusaient les orientaient vers des confrères qui acceptaient de le faire. Cependant, le sensationnalisme excessif et le risque de focaliser l'attention sur la personnalité et les méthodes d'infiltration des journalistes sous couverture ont suscité des doutes quant au sérieux et à la fiabilité de ce type de reportage.
Le journalisme d'investigation des années 1920 aurait été très différent, employant un personnel formé aux réalités culturelles et chargé de la rigueur de la documentation et de la fiabilité des sources. Ida Tarbell elle-même, journaliste d'investigation de renom, portait un regard négatif sur le journalisme d'action. Kim Todd, dans son essai « Sensational Girl Stunt Reporters », réévalue le rôle pionnier des journalistes d'action, et en particulier les écrits de Nelly Bly, les considérant comme précurseurs du récit non fictionnel contemporain. Mais surtout, il reconnaît à Bly le mérite d'avoir transformé la représentation des femmes dans la presse, non plus comme des victimes de violence ou des femmes moralement dépravées, mais comme des « protagonistes » entreprenantes, actives et intelligentes, capables de tromper juges, policiers et médecins dans le but noble de révéler les abus commis contre la communauté. Bly poursuit ses nombreuses enquêtes, allant jusqu'à démasquer un lobbyiste dangereux et à se lancer dans des « exploits de plus en plus théâtraux », se faisant passer pour une prostituée afin d'infiltrer un foyer pour femmes démunies ou se mêlant aux danseuses de revue en quête de travail lors des répétitions. Elle se montre indépendante, courageuse, professionnellement accomplie, sportive, anticonformiste et « dotée de bon sens », s'attribuant les caractéristiques de la femme moderne, l'idéal féminin de la littérature contemporaine.
Dans son unique roman, Le Mystère de Central Park, la journaliste s'identifie à l'héroïne Pénélope, une jeune femme brillante et entreprenante qui incarnait cet idéal. Mais le coup d'éclat qui lui apporte une renommée internationale est son tour du monde, entrepris du 14 novembre 1889 au 25 janvier 1890. En soixante-douze jours, elle surpasse non seulement le record établi par l'héroïne du « Tour du monde en quatre-vingts jours » de Jules Verne, mais aussi les soixante-quinze jours requis par le défi. L'entreprise fut un succès pour le journal « The World », dont le tirage augmenta – notamment les jours fériés – et le quotidien nota fièrement qu'elle représentait « une éclipse totale de tous les autres journaux du dimanche ». Le voyage fut médiatisé par des articles quotidiens, un jeu de l'oie et un concours récompensant celui ou celle qui se rapprocherait le plus de la durée réelle du périple. À son retour, les récits sont rassemblés dans la publication « Le Tour du monde en soixante-douze jours ». Bly avait ainsi balayé tous les clichés associés à l'idée d'une femme voyageant: elle avait voyagé seule, emportant une simple valise, toujours vêtue de la robe qu'elle avait fait confectionner pour l'occasion, et faisant preuve d'une grande habileté face aux imprévus. Elle fut célébrée comme une héroïne, une Américaine libre qui avait surmonté une épreuve et qui, loin de chez elle, avait renforcé son patriotisme. « Selon le journaliste, l'Amérique était le meilleur pays du monde, et cette opinion… était la conclusion typique de tous les voyageurs américains… [qui] partageaient le sentiment de supériorité et la conviction de la destinée manifeste des valeurs politiques et spirituelles des États-Unis. »
Sa popularité est telle qu'elle entreprend une tournée de conférences, sa robe de voyage lance une mode, et elle devient elle-même l'égérie de produits aussi divers que des jeux de société, du savon, des chapeaux, des médicaments et des cigares. De retour à ses activités habituelles, elle reprend la production de divers articles et, en 1894, elle se rend à Chicago pour couvrir les manifestations ouvrières à Pullman, ville ouvrière fondée par le magnat des wagons-lits, George M. Pullman. Les familles ouvrières en grève payaient le loyer et toutes les charges (écoles, gaz, eau, parcs, églises) à Pullman. Or, la crise économique avait entraîné une baisse des salaires pouvant atteindre 40 %, sans aucune réduction des factures. Bly sympathise ouvertement avec les grévistes, les décrivant comme des pères et des mères de famille paisibles et tranquilles, à l'opposé de l'image de dangereux meurtriers véhiculée par le reste de la presse et le pouvoir politique : « S'il y a bien des hommes et des femmes qui ont eu des raisons de faire grève, ce sont ceux de Pullman. » Lors d'une réunion le 14 juillet avec les grévistes épuisés, elle recueille de nombreux témoignages et doléances (une sorte de cahier de doléance) qu'elle publie plus tard, sans oublier de donner la parole aux femmes.
« J'ai parlé avec une femme qui travaillait à la blanchisserie. Sa fille de 14 ans travaillait juste à côté, faisant exactement le même travail sur les essoreuses, mais la mère ne gagnait que 90 cents par nuit et la fille 80. Elles allaient travailler de 18h15 jusqu'à 9h le lendemain matin. On leur promettait toujours des heures supplémentaires, mais elles ne les ont jamais reçues».
Même dans ses entretiens avec des personnalités, Bly tient à déconstruire les idées reçues. Lorsqu'elle interviewe Emma Goldmann en prison, elle en donne une image bien différente de celle de l'Illustrated American, qui la décrit comme une agitatrice maladroite et trapue, à la tête d'anarchistes sales et sanguinaires. Bly écrit qu'elle s’est trouvée face à « une petite fille d'à peine 1,50 m… avec un petit nez retroussé et des yeux gris-bleus très expressifs… », aimable, polie et très jolie qui, contrairement à ce qu'on disait des anarchistes, adorait prendre des bains. Goldmann se confie librement à elle sur sa vie et son utopie politique:
«Qu'a-t-elle fait de l'argent qu'elle gagnait en cousant ? » « Je l'ai dépensé en livres », répond-t-elle avec conviction. « Je suis restée pauvre en achetant des livres. J'ai une bibliothèque de près de trois cents volumes, et tant que j'ai de quoi lire, je ne me soucie ni de la faim ni des vêtements usés. » Pensez-y, mesdames, vous qui dépensez tout votre argent en vêtements ! Ne pouvez-vous pas témoigner du sérieux de la démarche de cette femme, qui sacrifie volontairement son apparence pour les livres ?».
En 1895, Nellie Bly épouse Robert Seamus, industriel de la sidérurgie, et quitte temporairement son emploi de journaliste pour aider à gérer l'entreprise familiale. Devenue veuve en 1904, elle tente, sans succès, de la relancer. On la retrouve ensuite au New York Journal, où elle couvre la Marche des suffragettes le 3 mars 1913 et l'investiture du président Thomas Woodrow Wilson le lendemain. Se trouvant en Europe au début de la Première Guerre mondiale, elle s'engage immédiatement comme correspondante de guerre pour le New York Journal, couvrant les fronts russe et serbe. L'essai de Laura Cetti, « Edith Warton et Nellie Bly - De fronts opposés », met en lumière comment Warton, correspondante du front occidental, et Bly, du front oriental, malgré des origines et des styles narratifs profondément différents, partageaient les mêmes sentiments de douleur et de consternation face aux horreurs de la guerre.
Après la guerre, Nellie Bly retourne à New York et continue de se consacrer activement aux citoyens et aux enfants abandonnés jusqu'à sa mort, le 27 janvier 1922.
Pour plus d'informations:
Cristina Scatamacchia, Nellie Bly: An Adventurous American Journalist and Traveler of the Nineteenth Century, Perugia, Morlacchi, 2002
Brooke Kroeger, Nellie Bly: Daredevil, Reperter, Feminist, édition numérique 2013
Kim Todd, Sensational: The Hidden History of America's Girl Stunt Reporters, éd. Numérique 2021
Nellie Bly, Dix jours dans un asile de fous (traduit par Lisa Cecchi), livre numérique, Éditions Nilalienum, 2018
Nellie Bly, Le tour du monde en 72 jours, édité par Luisa Cetti, Milan, Mursia, 2021
Edith Wharton, Nellie Bly – De fronts opposés, édité par Laura Cetti, Rome, Viella, 2010
https://vitaminevaganti.com/2019/06/22/una-giornalista-dassalto-di-fine-ottocento-nellie-bly/
https://vitaminevaganti.com/2024/01/27/attiviste-e-pioniere-della-carta-stampata-negli-usa/
Traduzione spagnola
Sefora Santamaria
Elisabeth Cochrane, conocida como Nelly Bly, pionera del periodismo encubierto y aclamada trotamundos, se convirtió en el símbolo de la Nueva Mujer de finales del Ochocientos y fue una de las reporteras más famosas de Estados Unidos. La cantidad de obras sobre su vida –artículos, ensayos, estudios, biografías, novelas gráficas, literatura infantil y juvenil, películas y series de televisión– atestigua el atractivo que su figura, resurgida gracias a los estudios de género, sigue ejerciendo en el público contemporáneo. En 1885, en Pittsburgh, Elisabeth Cochrane, que entonces tenía diecinueve años, aspiraba a encontrar un trabajo decente que le permitiera sostener a su familia e independizarse. Su padre, ya viudo y con una prole numerosa, se había casado con su madre, también viuda, pero sin hijos. De su unión nacieron tres hijos y dos hijas. Tras la muerte de su padre, la herencia la recibieron los hijos del primer matrimonio y la familia, que hasta aquel momento había gozado de un cierto bienestar, acabó pasando estrecheces. Elisabeth tuvo que abandonar sus estudios y su madre se casó otra vez. El tercer esposo pronto desarrolló una adicción al alcohol y se convirtió en un hombre violento hasta el punto de que la mujer, para obtener el divorcio, tuvo que recurrir a los testimonios de su hijo mayor y de Elisabeth, que entonces tenía catorce años. Para asegurarse una modesta fuente de ingresos socialmente aceptable, la madre alojaba en su casa a unos jubilados. Una prolongación del servicio doméstico que evitaba a una mujer de bien comprometer su reputación recorriendo las peligrosas calles de una gran ciudad. Elisabeth, que ayudaba en casa, durante un tiempo trabajó como institutriz también.
En 1885, persistían el estereotipo de las esferas separadas y la idea que un esposo y la vida doméstica fueran las ocupaciones más respetables para una mujer, fuera joven o viuda , y esto explica los tres matrimonios de la madre. Sin embargo, la mentalidad empezaba a cambiar, sobre todo la de Elisabeth que, tras sus experiencias, había tomado conciencia de la condición femenina y de lo que era la pobreza, y estaba más que nunca decidida a buscarse un trabajo en lugar de un esposo. La mayoría de las jóvenes obligadas a trabajar por necesidad estaba destinada a desempeñar trabajos poco cualificados como el de obrera de fábrica, lavandera, camarera, dependienta; las más instruidas encontraban trabajo como maestras, aun así, todas, a igualdad de ocupación, percibían salarios inferiores con respecto a los de los varones y no podían acceder a los ascensos profesionales. Elisabeth seguía formándose de manera autodidacta: leía diariamente el «Pittsburg Dispatch», se documentaba acerca de las tendencias abolicionistas y progresistas y sabía expresarse a través de una escritura sencilla y directa.
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En enero de 1885, Erasmus Wilson, periodista del «Pittsburg Dispatch» y redactor de la sección «Quiet Observer», contestó a la carta de un padre preocupado en busca de consejo sobre qué hacer con sus cinco hijas. El artículo, lleno de prejuicios y estereotipos sexistas, tenía por título What girls are good for (Para qué sirven las chicas) y aconsejaba, sin dar lugar a dudas, la vida conyugal y el cuidado del hogar como la solución perfecta en la que toda mujer encontraría su “paraíso”. Elisabeth reaccionó enviando una carta al periódico en la que expresaba su indignación. El contenido y el tono auténtico fueron apreciados y marcaron el inicio de su carrera de reportera.
A lo largo del siglo XIX se habían sucedido periodistas famosas como Margareth Fuller, primera corresponsal en el extranjero, Jane Gray Swisshelm y otras reporteras abolicionistas y feministas muy entregadas y fundadoras de periódicos que trataban temas políticos y los derechos civiles. Desde 1870 hasta 1900, la rápida expansión industrial y la demanda de mano de obra incrementaron la inmigración. La mayoría de las personas llegadas a Estados Unidos pasaba a través de la puerta de Nueva York, mientras tanto, gran parte de la población afroamericana huía hacia el norte a causa del racismo y las tribus indígenas sufrían el robo de sus tierras y la masacre. En las grandes ciudades, la nueva composición social cambió hasta el mercado editorial. Los editores, en competencia entre sí, intentaban adecuarse a las necesidades de un numeroso público de lectores y lectoras atraído más por los tonos sensacionalistas que por artículos de profundización. En las redacciones, el trabajo de periodista que se aventuraba por las calles, en ambientes sórdidos y en las comisarías en busca de noticias estaba vedado a las mujeres. Confinadas en la Women’s Page (la Página de las Mujeres), las reporteras podían tratar temas ligeros, escribir las secciones de jardinería, dar consejos domésticos, hablar de moda y de las buenas maneras, «…era casi imposible para una escritora alejarse de los tonos familiares de la página de las mujeres (el tipo de escritura que una periodista definió como “prostitución de cerebros”…)». Sin embargo, para llenar los periódicos penny papers, es decir, los que estaban al alcance de todos los bolsillos, y las ediciones del domingo que se vendían como pan caliente, era necesario emplear a más trabajadores que supieran reconocer las noticias más llamativas, buscando en la crónica local y sacando a la luz crímenes, escándalos, corrupción y abusos.
De esta manera, se abrió la puerta a las cronistas también y fue un factor decisivo porque ellas representaban una absoluta novedad que mantuvo la atención del público. En su primer artículo, titulado The Girl’s Puzzle (el problema de la chica) y firmado Nellie Bly, seudónimo que usará toda su vida, Elisabeth reelaboraba los temas de la carta enviada al «Pittsburg Dispatch», señalando los problemas que encontraba una joven pobre en busca de un trabajo: una chica tan pobre que no podía permitirse una educación, que no tenía amistades influyentes y sin el talento excepcional que había llevado al éxito a algunas grandes periodistas, que no era bastante atractiva para recibir propuestas de matrimonio o no estaba en absoluto dispuesta a casarse para sobrevivir. Denunciaba los peligros y la explotación del trabajo en las fábricas y las escasas oportunidades ofrecidas a las chicas, reclamando nuevos puestos de trabajo con posibilidad de ascenso profesional, como empleada de banco, agente de comercio, recadera de oficina, conductora de los coches Pullman.
«Dejad que renuncien a las clases y a los escritos y se pongan a trabajar; más trabajo y menos charlas. Emplead a chicas capaces, dadles oportunidades, orientadles hacia su camino y, de esta manera, obtendréis más que con años de chácharas».
Se expresaba de manera sencilla y concreta, haciendo eco de las convicciones de Jennie June, la veterana del periodismo que creía que la igualdad salarial y la independencia económica serían suficientes para abrir el camino hacia todos los demás derechos. Cercana, por su extracción social y su sensibilidad, a la clase trabajadora, Bly percibía la abstracción del activismo feminista que, representando las necesidades de la alta y media burguesía, había descuidado los problemas reales de las mujeres pobres e –pero esto no formaba parte de las críticas de Bly– ignoraba por completo la condición de las mujeres negras. La primera serie de reportajes de Bly, Our Workshop Girls in Pittsburg (Nuestras chicas de los talleres de Pittsburgh), documentaba la condición de las obreras en varias fábricas de la ciudad. Acompañada por un ilustrador que dibujaba bosquejos de mujeres ocupadas en las distintas fases de la producción, Bly visitaba los varios lugares juzgando su idoneidad y entrevistaba a empresarios, capataces y obreras. Desmontaba los lugares comunes sobre los trabajos adecuados a las mujeres, entusiasmándose por las competencias profesionales de las jóvenes obreras que maniobraban maquinarias pesadas y llevaban a cabo tareas complejas y peligrosas al par de los hombres o hasta mejor que ellos.
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Además de proporcionar información detallada sobre los horarios de trabajo, los salarios, la organización de la producción, el sistema de reclutamiento del personal y la presencia de menores, Bly subrayaba los sentimientos y la condición de resignación de las chicas que preferían quebrarse la espalda trabajando diez horas en una fábrica además de dedicarse a trabajos menos pesados como el de camarera o de dependienta durante los que podían sufrir la tiranía de jefas exigentes y caprichosas. Para una chica era más fácil contar sus sentimientos y los aspectos más íntimos de su propia vida a otra chica y Bly, que sentía empatía hacia los más débiles y explotados de la sociedad, tenía la capacidad de entender hasta los comportamientos considerados inmorales sin erigirse en juez. En el artículo titulado “Recorridos peligrosos”, había entrevistado a una joven obrera que, al igual que muchas otras, solía transcurrir su tiempo libre emborrachándose y buscando hombres con quienes acostarse:
«¿Por qué pones en riesgo tu reputación de esta manera?», «…No creo que nunca haya tenido una. Trabajo duro todo el día, semana tras semana por una paga miserable…no tengo ninguna distracción, ningún libro que leer. No puedo ir a lugares de diversión porque me faltan ropa y dinero y a nadie le importa nada de mí…Bebo no porque me guste el sabor, sino porque me hace feliz. Salgo cansada y desanimada por el duro trabajo, bebo, mis sentimientos cansados me abandonan, mis mejillas se ruborizan, mis ojos empiezan a chispear y soy un ser nuevo», «¿nunca te cansas de una experiencia tan degradante?», «De vez en cuando, tras regresar del trabajo, me siento mal y siento repulsión por el mundo y por mí misma y querría tener un lugar respetable adónde ir o algo en que ocupar mi cabeza. Sin embargo, no lo tengo…».
Y Bly concluía:
«Pero a la pobre muchacha trabajadora, sin amigos, sin dinero, con la incesante monotonía del duro trabajo, ¿Quién la condenará y quién la defenderá?».
En su oficina dentro del «Pittsburg Dispatch», realizó su primera investigación encubierta: se hizo contratar por una fábrica con el objetivo de contar luego como había transcurrido su día de trabajo como aprendiz obrera. Mudada a la oficina donde escribían artículos para la “Página de las mujeres”, Bly se quedó allí poco tiempo, porque prefirió viajar a México como freelance. Envió al «Pittsburg Dispatch» un conjunto de artículos que luego se publicaron en un libro titulado «Six Months in Mexico» (Seis meses en México, 2025). Las descripciones que ella hace del país, aun poco conocido, desmontaron muchos estereotipos negativos, aunque, como era normal entonces, Bly representaba el contexto local desde el punto de vista de una mujer estadounidense, libre, independiente y orgullosa de formar parte de una nación fundada en la libertad y en la democracia. Criticó la corrupción del sistema político mejicano, el retraso de la condición de la mujer, la miseria difundida y la falta de libertad de palabra y de imprenta. Tras sus críticas, tuvo que huir para evitar el arresto.
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Una vez de vuelta , no quiso retomar su antiguo cargo y, con el objetivo de trabajar para un gran periódico, se marchó a Nueva York. Con determinación y audacia consiguió que le asignaran un encargo en el «New York World» de Joseph Pulitzer. Se trataba de una investigación encubierta sobre el Blackwell’s Island Asylum sospechado de abusos contra las pacientes psiquiátricas. No le faltaban inventiva y valor: tras una noche en una residencia femenina donde vivían jóvenes trabajadoras, simuló pérdida de memoria y síntomas de locura logrando engañar a los policías, a los médicos y al juez hasta el punto de que la internaron en un manicomio. Ahí, experimentó en primera persona las prácticas brutales y los abusos cometidos por el personal médico, de enfermería y de servicio, en su mayoría incompetente, superficial y a veces deliberadamente inhumano. Descubrió que había mujeres mentalmente sanas internadas por voluntad de sus familiares y mujeres extranjeras a las que nadie se preocupaba de traducir la lengua. Ella misma, que después de su hospitalización no había manifestado ningún signo de desequilibrio mental, pero seguía internada sin motivo. En los artículos publicados en las ediciones del domingo del «New York World» y luego recogidos en su libro titulado Ten Days in a Mad House (Diez días en un manicomio, 2009), Bly contó de manera «divertida y auto irónica», característica que tenía desde siempre, su personal aventura de reportera encubierta, desde las primeras pruebas de simulación ante el espejo hasta la revelación de los horrores cometidos dentro del manicomio. No faltaron sus denuncias de la insalubridad y de la miseria de la residencia donde, por unos pocos centavos, jóvenes trabajadoras podían comer comidas de baja calidad y vivir en lugares antihigiénicos llevando consigo hasta a sus hijos.
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Como resultado, las instituciones abrieron una investigación oficial. Bly testimonió ante el gran jurado y se destinaron fondos al tratamiento de las pacientes. La investigación pasó del «New York World» a los demás periódicos y Nellie Bly se convirtió en una de las reporteras más populares de Estados Unidos. Era uno de los primeros ejemplos de stunt journalism “inmersivo” en el que quien escribía se sumergía por completo en una experiencia que luego iba a contar. Abrió el camino a innumerables periodistas stunt girls dispuestas a infiltrarse en los ambientes más disparatados con el objetivo de denunciar los males de la sociedad. Esto garantizaba grandes ganancias a los editores que, además de desear imponerse en el mercado, creían en el papel social que desempeñaba el periodismo. El primero entre ellos fue Joseph Pulitzer, quien fomentaba la competitividad entre las cronistas de su mismo periódico. Entre las demás stunt girls contemporáneas de Bly cabe recordar a dos periodistas del «Chicago Times»: Nell Nelson, seudónimo de Nell Cusack, quien haciéndose pasar por obrera sacó a la luz abusos, malos tratos e irregularidades en las fábricas, y The girl reporter, quien llevó a cabo en tres semanas una investigación sobre más de doscientos médicos fingiendo ser una joven embarazada que quería abortar. Ella descubrió que muchos médicos estaban dispuestos a practicar el aborto, violando la ley a cambio de sumas elevadas de dinero, mientras que los que no estaban dispuestos enviaban a las pacientes a otros médicos que lo practicarían. Sin embargo, el exceso de sensacionalismo y el riesgo de concentrar demasiado la atención en la personalidad y en las maneras de ocultación de las reporteras encubiertas suscitaron dudas sobre la seriedad y la credibilidad de este tipo de artículos.
Muy distinto iba a ser el periodismo de investigación llamado muckraker de los primeros años veinte del siglo XX, que iba a servirse de un personal culturalmente preparado y rigurosamente atento a la precisión de la documentación y a la credibilidad de las fuentes. La misma Ida Trabell, prestigiosa periodista muckraker, criticó negativamente el periodismo stunt. Sin embargo, Kim Todd, en su ensayo titulado Sensational “Girl Stunt Reporters” reconsidera el papel pionero de las stunt girls, y valoriza especialmente los escritos de Nellie Bly, considerándolos una anticipación de la actual ensayística narrativa. Pero, sobre todo, atribuye a Bly el mérito de haber cambiado la representación de la figura femenina en la prensa, ya no como una víctima de violencia o como una mujer perdida, sino como una “protagonista” audaz, activa e inteligente que sabía engañar a jueces, policías y médicos con el noble objetivo de sacar a la luz los abusos cometidos contra la colectividad. Bly siguió con muchas otras investigaciones llegando a descubrir hasta un peligroso lobista y aventurándose en “hazanas cada vez más teatrales”, haciéndose pasar por una prostituta para infiltrarse en una Magdalen Home for Unfortunate Women o mezclándose entre unas bailarinas en busca de trabajo durante los ensayos en teatro. Bly demostraba ser independiente, valiente, profesionalmente realizada, atlética, anticonformista y “dotada de buen juicio”, ella se atribuía a sí misma las características de la New Woman, la mujer ideal de la literatura contemporánea.
En la única novela que escribió, The Mistery of Central Park, la periodista se identifica con la protagonista Penélope, una joven audaz y brillante que refleja este ideal. Sin embargo, el expediente stunt que le dio fama internacional fue su vuelta al mundo realizada entre el 14 de noviembre de 1889 y el 25 de enero de 1890. En setenta y dos días no solo superó el récord establecido por el protagonista de La vuelta al mundo en ochenta días de Jules Verne, sino que terminó por adelantado con respecto a los setenta y cinco días que se había prefijado. La hazaña “fue un éxito para el «New York World» dado que las tiradas aumentaron –sobre todo en los días festivos– y con orgullo el diario subrayó que representaron “un eclipse total de los demás periódicos del domingo”. El viaje se promocionó a través de artículos periodísticos, un juego de la oca y un concurso de premios para quien se acercara más a la real duración del viaje. Al regreso, los relatos del viaje se recogieron en el libro Around the World in Seventy-two Days ( traducida al español en 2010 –La vuelta al mundo en 72 días_ y en 2018 –La vuelta al mundo en 72 días y otros escritos). Bly había desmentido todos los lugares comunes relacionados con la idea de una mujer viajadora: viajó a solas, llevando consigo solo un pequeño equipaje, vistiendo siempre la única ropa que se había hecho confeccionar para la ocasión y haciendo frente con coraje a los imprevistos. La celebraron como una heroína, una mujer estadounidense libre que había ganado un desafío y que, lejos de su casa, había reforzado su patriotismo. «Según la reportera, Estados Unidos eran el mejor país del mundo y esta opinión… era la conclusión típica a la que llegaban puntualmente todos los viajeros estadounidenses…[que] compartían el sentido de superioridad y el destino manifiesto de los valores políticos y espirituales de los Estados Unidos»
Su popularidad fue tan grande que emprendió una gira de conferencias, su vestido de viaje lanzó una nueva moda y ella misma se convirtió en testimonio de varios productos como juegos de mesa, jabones, sombreros, medicamentos y puros. De vuelta a su actividad habitual, volvió a escribir artículos sobre temas distintos y en 1894 viajó a Chicago para presenciar las protestas de los trabajadores de Pullman, una ciudad obrera fundada por el magnate de los coches cama George M. Pullman. Las familias obreras en lucha pagaban a Pullman los alquileres de las viviendas y el suministro de todos los servicios (escuelas, gas, agua, parques, iglesias), sin embargo, a causa de la crisis económica, a la reducción de los salarios – que llegó hasta el 40 %– no siguió ninguna disminución de los pagos exigidos. Bly solidarizó públicamente con las/los huelguistas describiéndoles/las como personas pacíficas y tranquilos padres y madres de familia en contraste con la imagen de peligrosos asesinos dibujada por el resto de la prensa y por el poder político: «Si alguna vez, hombres y mujeres han tenido razones para ponerse en huelga, esos hombres y esas mujeres se encuentran en Pullman». Durante el encuentro del 14 de julio con los/las huelguistas llevados al límite, Bly recogió muchas declaraciones y quejas (una especie de cahier de doléances) que luego publicaría sin olvidar dar espacio a las voces femeninas.
«He hablado con una mujer que trabajaba en la lavandería. Su hija, de 14 años, trabajaba a su lado y realizaba el mismo trabajo en las planchadoras de rodillo que ella, sin embargo, la madre percibía 90 centavos por noche, la hija 80. Empezaban a trabajar a las 6:15 de la noche y terminaban a las 9:00 del día siguiente. Les prometían siempre un pago más por su trabajo extra, pero nunca lo recibían».
Hasta en sus entrevistas a personajes famosos, Bly quería desmontar las representaciones establecidas por la corriente dominante. Cuando, por ejemplo, entrevistó a Emma Goldmann en la cárcel, proporcionó de ella una imagen muy distinta de la dibujada por el periódico «Illustrated American» que la había descrito como una torpe y regordeta agitadora de anarquistas sucios y sanguinarios. Bly escribió haberse encontrado ante “una chiquita alta solo cinco pies… con una pequeña e impertinente nariz respingona y ojos grises y azules muy expresivos…”, gentil, educada y muy graciosa que, distintamente de lo que se decía de los anárquicos, amaba bañarse. Goldmann le habló libremente de su vida y de su utopía política:
«¿Qué hacía con el dinero que ganaba cosiendo?», «Lo gastaba todo en libros», me respondió con énfasis. «Me he empobrecido comprando libros. Tengo una biblioteca de casi trescientos volúmenes y hasta que tenga algo que leer no me importará del hambre y de mis vestidos gastados». «¡Pensadlo, chicas, que os vestís con cada dólar que tenéis! ¿Podéis atestiguar la seriedad de las intenciones de esta mujer que sacrifica de manera voluntaria su propia apariencia por los libros?».
En 1895, Bly se casó con el magnate del acero Robert Seamus dejando temporalmente el trabajo de reportera para contribuir a la gestión de la empresa familiar. Enviudó en 1904 y no consiguió en su intento de reflotar los negocios. La vemos otra vez en su papel de reportera –trabajando para el «New York Journal»– durante la marcha sufragista del 3 de marzo de 1913 y, al día siguiente, durante la investidura del nuevo presidente Thomas Woodrow Wilson. Al encontrarse en Europa al estallar la Primera Guerra Mundial, Bly pidió al «New York Journal» que la enviaran como corresponsal de guerra al frente ruso y serbio. El ensayo de Laura Cetti, Edith Warton e Nellie Bly - Da fronti opposti, pone en evidencia como Warton, corresponsal en el frente occidental, y Bly, desde el frente oriental, a pesar de ser profundamente distintas por su formación y su estilo narrativo, compartieran los mismos sentimientos de dolor y espanto ante los horrores de la guerra.
Terminada la guerra, Bly volvió a Nueva York y hasta su muerte, ocurrida el 27 de enero de 1922, siguió dedicándose activamente al servicio de la ciudadanía y de la infancia abandonada.
Para profundizar:
Cristina Scatamacchia, Nellie Bly-Un’avventurosa giornalista e viaggiatrice americana dell’Ottocento, Perugia, Morlacchi, 2002
Brooke Kroeger, Nellie Bly Daredevil, Reperter, Feminist, ed. digital 2013
Kim Todd, Sensational the hidden history of America’s girl stunt reporters, ed. digital 2021
Nellie Bly, Dieci giorni in manicomio, (Trad. di Lisa Cecchi) ebook, Nilalienum edizioni, 2018
Nellie Bly, Il giro del mondo in 72 giorni, a cura di Luisa Cetti, Milano, Mursia, 2021
Edith Wharton Nellie Bly – Da fronti opposti, a cura di Laura Cetti, Roma, Viella, 2010
https://vitaminevaganti.com/2019/06/22/una-giornalista-dassalto-di-fine-ottocento-nellie-bly/
https://vitaminevaganti.com/2024/01/27/attiviste-e-pioniere-della-carta-stampata-negli-usa/
Traduzione inglese
Syd Stapleton
Elisabeth Cochrane, known as Nellie Bly, was a pioneer of undercover journalism and an acclaimed globetrotter. She became a symbol of the new woman of the late 19th century and was one of America's most famous reporters. The number of works about her today—articles, essays, studies, biographies, graphic novels, children's and young adult literature, films, and TV series—testifies to the fascination that her figure, rediscovered through gender studies, continues to exert on contemporary audiences. In Pittsburgh in 1885, 19-year-old Elisabeth Cochrane aspired to find a decent job that would allow her to support her family and become independent. Her father, already a widower with a large brood, had married her mother, also a widow but without children, and the marriage produced three sons and two daughters. When her father died, his estate was left to his children from his first marriage, and the family, which until then had enjoyed relative prosperity, found itself living in straitened circumstances. Elisabeth had to abandon her studies and her mother remarried. Her third husband soon became an alcoholic and violent, and in order to obtain a divorce, the woman had to resort to the testimony of her eldest son and Elisabeth, who was then fourteen years old. To secure a modest but socially acceptable source of income, her mother took in boarders. This was an extension of domestic work that prevented a ‘respectable’ woman from risking her reputation by walking the dangerous streets of a big city. Elisabeth, who helped out at home, also worked as a governess for a time.
In 1885, the stereotype of separate spheres persisted, as did the idea that a husband and domestic life were the most honorable arrangements for a young woman or widow, which explains her mother's three marriages. But attitudes were beginning to change, especially for those like Elisabeth who, having become aware of the condition of women and poverty through experience, were more determined than ever to find work rather than a husband. Most young women forced to work out of necessity were destined to perform low-skilled jobs such as factory workers, laundresses, maids, or shop assistants. The more educated found jobs as teachers, but all, regardless of their occupation, earned less than men and had no access to career advancement. Elisabeth had continued to educate herself, reading the abolitionist and progressive Pittsburg Dispatch daily, and she was able to express herself in simple, direct writing.
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In January 1885, Erasmus Wilson, a journalist for the Pittsburg Dispatch and editor of the Quiet Observer column, responded to a letter from a concerned father seeking advice on what to do with his five daughters. The article, full of sexist prejudices and stereotypes, was entitled ‘What girls are good for’ and unambiguously recommended married life and housework as the place where every woman would find her ‘paradise’. Elisabeth reacted by sending a lively, resentful letter to the newspaper, which was appreciated for its content and authenticity of tone and marked the beginning of her career as a reporter.
During the 19th century, famous female journalists such as Margaret Fuller, the first female foreign correspondent, Jane Gray Swisshelm, and other highly committed abolitionist and feminist reporters who founded newspapers dealing with political issues and civil rights followed in her footsteps. From 1870 to 1900, rapid industrial expansion and the demand for labor increased immigration. Most of the people arriving in the United States passed through New York, while much of the African American population continued to flee north due to racism, and Indian tribes suffered land theft and massacres. In large cities, the changing social composition also changed the publishing market. Publishers, competing with each other, adapted to the needs of a large readership attracted more by sensationalism than by in-depth editorials. In newsrooms, the job of reporter venturing into the streets in sordid environments and police stations in search of news was off-limits to women. Confined to the Women's Page, women could write about soft news, gardening, domestic advice, fashion, and etiquette. “...it was almost impossible for a female writer to escape the familiar tone of the women's page (the type of writing that one journalist called ‘prostitution of the brain’)...” But to fill the penny papers that were affordable for everyone and the Sunday editions that sold like hotcakes, more staff had to be hired who knew how to sniff out the most appealing news, fishing in the local news and bringing to light crimes, scandals, corruption, and abuse.
This opened the door to female reporters, which proved to be a winning move because they were a complete novelty that kept the public's attention. In her first article, entitled The Girl's Puzzle and signed Nellie Bly—a pseudonym she would use throughout her life—Elisabeth reworked the arguments of the letter she had sent to the Dispatch, listing the real problems faced by a poor young woman looking for work: so poor that she could not afford an education, lacking influential friends and the exceptional talent that had led to success for great female journalists, not attractive enough to receive marriage proposals, and not at all interested in marrying to survive. She complained about the dangerous and exploitative conditions of factory work and the few opportunities available to girls, calling for new positions with career advancement opportunities as bank clerks, sales agents, office assistants, and Pullman car conductors.
«Let them give up lessons and writing and get to work; more work and less talk. Take capable girls, give them opportunities, set them on their way, and you will achieve more than with years of talk.».
She expressed herself in simple, concrete terms, echoing the beliefs of Jennie June, the veteran journalist who believed that equal income and economic independence would be enough to pave the way for all other rights. Close in social background and sensitivity to the working class, Bly perceived the abstract nature of feminist activism, which, representing the needs of the upper and middle classes, had neglected the real problems of poor women and—though this was not part of Bly's criticism—completely ignored the specific condition of black women. Bly's first series, Our Workshop Girls in Pittsburgh, documented the conditions of female workers in various factories in the city. Accompanied by an illustrator who sketched women engaged in various stages of production, she visited the various workplaces, assessing their suitability, and interviewed employers, foremen, and workers. She dismantled clichés about jobs suitable for women, enthused about the professional skills of young female workers who operated heavy machinery and performed complex and dangerous tasks as well as or better than men.
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In addition to providing detailed information on working hours, wages, production organization, staff recruitment, and the presence of minors, Bly conveyed the feelings and resignation of poor girls who preferred to break their backs for ten hours in a factory rather than do less heavy work as maids or shop assistants, where they would risk being tyrannized by demanding and capricious employers. It was easier for a girl to talk about her feelings and intimate aspects of her life to another girl, and Bly, who felt empathy for the weak and exploited, was able to understand even behavior considered immoral without setting herself up as a judge. In the article Percorsi pericolosi (Dangerous Paths), she interviewed a young factory worker who, like many others, used to spend her free time getting drunk and looking for men to sleep with:
«Why are you risking your reputation like this?” "...I don't think I ever had one. I work hard all day, week after week, for a pittance... I have no entertainment, no books to read. I can't go to places of entertainment because I have no clothes and no money, and nobody cares what happens to me... I drink not because I like the taste, but to make myself happy. I come home tired and discouraged from hard work, I drink, my tired feelings leave me, my cheeks flush, my eyes sparkle, and I am a new person,“ ”Don't you ever get tired of such a degrading experience?" “Sometimes when I come home from work, I feel sick and disgusted with the world and myself, and I wish I had a respectable place to go or something to occupy my mind. But I don't...».
Bly concluded:
«But who will condemn or defend the poor working girl, with no friends, no money, and the relentless monotony of hard work?».
At the Dispatch, she carried out her first undercover investigation by getting hired at a factory to report on her day as an apprentice worker. She was transferred to the Women's page but didn't last long because she went to Mexico as a freelancer with her mother. She sent the Dispatch a series of articles that were later published in a book entitled Six Months in Mexico. Her descriptions of the country, which was still little known, dismantled many negative stereotypes, even though, as was normal at the time, Bly portrayed the local reality from the perspective of US superiority, proud to be a “free American girl” and to belong to a country founded on freedom and democracy. She criticized the corruption of the Mexican political system, the backwardness of women's status, widespread poverty, and the lack of freedom of speech and of the press, and was forced to flee to avoid arrest.
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Once back home, she did not want to resume her old job and, with the intention of working for a major newspaper, she left for New York. With determination and resourcefulness, she managed to get a job with Joseph Pulitzer's New York World. It was an undercover investigation at Blackwell's Island Asylum, suspected of abuse of female psychiatric patients. She had no shortage of ingenuity and courage: after spending the night in a women's boarding house where young working women lived, she feigned memory loss and symptoms of insanity, managing to fool the police, doctors, and judge into sending her to an asylum. There she experienced firsthand the brutal practices and abuse of the medical, nursing, and service staff, most of whom were incompetent, superficial, and sometimes deliberately inhumane. She discovered that there were mentally healthy women interned at the behest of their relatives, and foreigners for whom no one bothered to translate the language. She herself, who had shown no signs of mental imbalance since her admission, continued to be detained without reason. In articles published in the Sunday editions of the World and later collected in Ten Days in a Mad House, Bly recounted in her characteristic “amusing and self-deprecating” style her entire personal adventure as an undercover reporter, from her first attempts to feign insanity in front of the mirror, and revealed the horrors of the asylum. She also denounced the squalor and misery of the boarding house where, for a few cents, young underpaid workers could eat poor food and live in unhealthy conditions, bringing their children with them.
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As a result, the institutions launched an official investigation, Bly testified before the Grand Jury, and funds were allocated for the care of the patients. From the World, the investigation bounced around all the other newspapers, and Nellie Bly became one of the most popular reporters in the United States. It was one of the first forms of “immersive” stunt journalism, in which the writer immersed themselves completely in an experience that they would then recount. She paved the way for countless other female stunt journalists willing to infiltrate the most diverse environments to expose the evils of society. This guaranteed huge profits for publishers who, in addition to wanting to dominate the market, believed in the social function of journalism, first and foremost Joseph Pulitzer, who encouraged competitiveness among the female reporters of his own newspaper. Among Bly's other contemporary stunt girls were two journalists from the Chicago Times, Nell Nelson, pseudonym of Nell Cusack, who, pretending to be a factory worker, exposed abuse, mistreatment, and illegal practices in factories, and The Girl Reporter, who conducted an investigation of more than 200 doctors in three weeks by pretending to be a young pregnant woman who wanted an abortion and discovered that many doctors were willing to perform abortions in violation of the law in exchange for large sums of money, while those who were unwilling referred her to others who would do it. However, excessive sensationalism and the risk of focusing too much attention on the personality and methods of undercover reporters raised doubts about the seriousness and reliability of this type of article.
The investigative journalism of the early 1920s, known as ‘muckraker journalism’, was very different, employing culturally knowledgeable staff who were rigorously attentive to the accuracy of their documentation and the reliability of their sources. Ida Tarbell herself, a prestigious muckraker, judged stunt journalism negatively. However, in her essay Sensational “Girl Stunt Reporters,” Kim Todd reevaluates the pioneering role played by stunt girls and, in particular, the writings of Nelly Bly, seeing them as a precursor to today's narrative journalism. Above all, she credits Bly with changing the representation of women in the press, no longer victims of violence or morally lost, but enterprising, active, and intelligent “protagonists” who were able to deceive judges, police, and doctors for the noble purpose of exposing abuses against the community. Bly went on to conduct many other investigations, even exposing a dangerous lobbyist and venturing into “increasingly theatrical exploits,” pretending to be a prostitute to infiltrate a Magdalen Home for Unfortunate Women or mingling with chorus girls looking for work during stage rehearsals. She showed herself to be independent, courageous, professionally accomplished, athletic, unconventional, and “endowed with common sense,” attributing to herself the characteristics of the “new woman,” the ideal woman of contemporary literature.
In the only novel she wrote, The Mystery of Central Park, the journalist identified with the protagonist Penelope, an enterprising and brilliant young woman who reflected this ideal. But the stunt that brought her international fame was her trip around the world from November 14, 1889, to January 25, 1890. In seventy-two days, she not only broke the record set by the protagonist of Jules Verne's Around the World in Eighty Days, but she was also ahead of the seventy-five days planned for the challenge. The feat “was a success for the World, as circulation increased—especially on holidays—and the newspaper proudly pointed out that it represented ‘a total eclipse of all other Sunday newspapers.’” The trip was publicized with daily articles, a board game, and a contest for those who came closest to guessing the actual duration of the trip. On her return, the reports she sent were collected in the publication Around the World in Seventy-two Days. Bly had disproved all the clichés associated with the idea of a woman traveling: she had gone alone, carrying only a small bag, always wearing the only dress she had had made for the occasion, and skillfully dealing with the unexpected. She was celebrated as a heroine, a free American woman who had overcome a challenge and strengthened her patriotism while far from home. “According to the reporter, America was the best country in the world, and this opinion... was the typical conclusion reached by all American travelers... [who] shared a sense of superiority and the manifest destiny of the political and spiritual values of the United States.”
Her popularity was such that she went on a lecture tour, her traveling dress launched a fashion trend, and she herself became a spokesperson for various products such as board games, soap bars, hats, medicinal products, and cigars. Returning to her regular work, she resumed writing articles of various kinds and in 1894 was in Chicago to cover the unrest among workers in Pullman, a working-class town founded by railroad car magnate George M. Pullman. The struggling working-class families paid Pullman rent for their housing and all services (schools, gas, water, parks, churches), but with the economic crisis, a 40% cut in wages was not followed by any reduction in the payments due. Bly openly sympathized with the strikers, describing them as peaceful people and quiet family men, in contrast to the image of dangerous murderers evoked by the rest of the press and the political establishment: “If ever men and women had reason to strike, those men and women are in Pullman.” At a meeting on July 14 with the strikers, who were reduced to extreme poverty, she collected many statements and complaints (a sort of cahier de doléance) which she later published, not forgetting to give space to women's voices.
«I spoke to a woman who worked in the laundry. Her 14-year-old daughter worked alongside her doing exactly the same job at the mangles, but the mother received 90 cents a night for her work and her daughter 80. They went to work at 6:15 p.m. and worked until 9:00 a.m. the following morning. They were always promised overtime pay, but they never received it».
Even in her interviews with famous people, she wanted to break down mainstream representations. When she interviewed Emma Goldmann in prison, she painted a very different picture from that of the Illustrated American, which had described her as a clumsy, stocky agitator of dirty and bloodthirsty anarchists. Bly wrote that she found herself face to face with “a girl only five feet tall... with a pert little nose and very expressive gray-blue eyes...,” kind, polite, and very pretty who, contrary to what was said about anarchists, loved to bathe. Goldmann spoke freely to her about her life and her political utopia:
«What did you do with the money you earned from sewing?» «I spent it all on books», she replied emphatically. «I've been poor buying books. I have a library of almost three hundred volumes, and as long as I have something to read, I don't care about hunger and worn-out clothes» «Think about that, girls who spend every dollar you have on clothes! Can't you attest to the seriousness of this woman's intentions, who willingly sacrifices her appearance for books?».
In 1895, Bly married steel industrialist Robert Seamus, temporarily leaving her job as a reporter to help run the family business. She was widowed in 1904 and failed in her attempt to revive the business. She returned to reporting for the New York Journal at the Suffrage Parade on March 3, 1913, and the inauguration of President Thomas Woodrow Wilson the following day. Finding herself in Europe at the outbreak of World War I, Bly immediately asked the New York Journal to send her to the Russian and Serbian fronts as a war correspondent. Laura Cetti's essay, Edith Warton and Nellie Bly: From Opposing Fronts, highlights how Warton, a correspondent on the Western Front, and Bly, on the Eastern Front, although profoundly different in their backgrounds and narrative styles, were united by the same feelings of pain and dismay in the face of the horrors of war.
After the war, Bly returned to New York and, until her death on January 27, 1922, continued to actively devote herself to the service of citizens and abandoned children.
Further reading:
Cristina Scatamacchia, Nellie Bly: An Adventurous American Journalist and Traveler of the Nineteenth Century, Perugia, Morlacchi, 2002
Brooke Kroeger, Nellie Bly Daredevil, Reporter, Feminist, digital edition 2013
Kim Todd, Sensational: The Hidden History of America's Girl Stunt Reporters, digital edition 2021
Nellie Bly, Ten Days in a Madhouse, (translated by Lisa Cecchi) ebook, Nilalienum edizioni, 2018
Nellie Bly, Around the World in 72 Days, edited by Luisa Cetti, Milan, Mursia, 2021
Edith Wharton Nellie Bly – Da fronti opposti, edited by Laura Cetti, Rome, Viella, 2010
https://vitaminevaganti.com/2019/06/22/una-giornalista-dassalto-di-fine-ottocento-nellie-bly/
https://vitaminevaganti.com/2024/01/27/attiviste-e-pioniere-della-carta-stampata-negli-usa/



