Luce Balla
Barbara Belotti
Katarzyna Oliwia
Lucia Balla, primogenita dell’artista Giacomo e di sua moglie Elisa Marcucci, dopo l’adesione paterna al Futurismo viene ribattezzata Luce, nome con cui attraversa tutto il Novecento.
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Luce Balla, Autoritratto, 1929, Collezione privata (da Francesca Lombardi, Passeggiate romane. Le artiste e la città) |
Nata nel 1904 a Roma, dove morirà nel 1994, Luce (Lucetta in famiglia) è una bambina sensibile e silenziosa cresciuta nel pieno del grande turbine futurista. In mezzo all’occhio del ciclone la forza degli elementi è contenuta e l’atmosfera più calma: immagino così lo sviluppo della vita di Luce e di sua sorella minore Elica, nata dieci anni più tardi. Se all’esterno delle mura domestiche il Futurismo agita il mondo col suo rinnovamento totale, all’interno domina invece una tranquilla atmosfera di intimità familiare molto somigliante all’isolamento. Luce non frequenta la scuola come le altre bambine (e sarà così anche per Elica), è seguita in casa dai genitori e da insegnanti privati, vive un’infanzia e un’adolescenza senza aule, lezioni collettive e compagne di scuola; quando diventa grande le frequentazioni sono quelle del celebre padre, le amicizie lo stesso, non c’è traccia di giovanotti nella sua esistenza e, come la sorella, rimane a vivere nel “nido” familiare senza crearsi una propria dimensione domestica. Confida ad Adele Cambria, in un’intervista del 1985: «Forse stavamo tutti sulle nuvole. Tutta la famiglia Balla, così. Non ci siamo sposate, chi sa perché? Io dico per distrazione»; ammette inoltre di aver trascorso la maggior parte del tempo nella sua stanza a ricamare e cucire perché «Il futurismo non riguardava mica la vita privata! Noi signorine continuavamo la nostra vita normale di ragazze di famiglia». Elica invece, nelle pagine del suo libro Con Balla, scrive: «Con nostro padre c’era sempre qualcosa da osservare e imparare, con lui non si sentiva quel desiderio di diversione dall’ambiente familiare, così frequente nei giovani». Certo, una dimensione artistica particolare e irripetibile quella di casa Balla, ma anche opprimente nella sua unicità. Già a metà degli anni Dieci Luce, quasi adolescente, comincia a dedicarsi al ricamo e al cucito per realizzare quanto il padre crea con disegni e progetti: ha pazienza, possiede precisione esecutiva e la sua mano conduce con maestria ago e fili.
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| Luce Balla, Futurcipressi, anni Settanta, Applicazioni e ricamo su stoffa su disegno e progetto di Giacomo Balla del 1925 |
Le ricerche futuriste di Giacomo Balla provocano l’allontanamento di molti committenti e collezionisti, più legati all’arte figurativa tradizionale, e il bilancio familiare diventa traballante. Realizzare oggetti di arte applicata, di abbigliamento e di arredo, arazzi e giocattoli diviene quindi una necessità concreta per raddrizzare i conti domestici. Ricorda sempre Elica che l’inventivo padre «preferiva fare queste cose piuttosto che dipingere alla maniera passatista» e Luce confessa ancora ad Adele Cambria che Balla si dedicava alla pittura e alle ricerche del Futurismo di giorno, mentre «la sera faceva paralumi, paraventi, cornici, mobili. Tutto futurista, ma la gente queste cose le accettava di più. Ed io lo aiutavo ricamando, cioè ripetevo con l’ago i disegni che lui mi preparava».
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| Luce Balla, Circolpiani, anni Settanta, Applicazioni e ricamo su stoffa su disegno e progetto di Giacomo Balla del 1925 |
Le necessità economiche conducono padre e sorelle Balla a mettere in piedi una sorta di laboratorio creativo in cui sono molteplici gli scambi tra loro e le fasi progettuali ed esecutive convivono, mescolandosi sempre ed esclusivamente nella dimensione casalinga. Quando poi, nel 1929, si trasferiscono nella nuova casa in via Oslavia, la loro abitazione diviene l’espressione concreta di quanto teorizzato nei Manifesti del Futurismo, una vera ricostruzione dell’universo, pur se racchiusa tra le pareti di un appartamento.
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| Il disimpegno di casa Balla in via Oslavia |
Arte e vita si mescolano nella realizzazione di mobili e suppellettili ‒ anche con l’uso di materiale di riciclo per far fronte alle necessità economiche ‒, nella decorazione di ambienti e oggetti, nei quadri, nelle sculture, nei capi di abbigliamento; Luce, insieme a Giacomo e a Elica, contribuisce alla nascita di un fantasmagorico spazio di forme, colori e luce unico nel suo genere e ancora oggi di straordinario effetto.
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| La cucina di casa Balla in via Oslavia |
Ma stabilire quanto ci sia di suo nella creazione di quella strabiliante dimora (e di sicuro molto), risulta quasi impossibile perché tutto resta schiacciato dalla fama paterna. La visibilità e i riconoscimenti non arrivano per lungo tempo e anche oggi scarseggiano: Luce resta per tutta la vita la “figlia” di Balla, brava e ricca di sensibilità artistica individuata però, secondo la critica, solo attraverso le orme paterne. Prendendo in prestito le parole di Germaine Greer, la sua partecipazione appare «una risposta filiale e sottomessa all’ambiente familiare e alle sue pressioni»; amputata in partenza delle proprie ambizioni e cresciuta all’ombra del “genio”, per il mondo dell’arte Luce rimane silente traduttrice dell’opera di Giacomo Balla, ancella della sua creatività, «megafono» nella diffusione delle sue ricerche e, dopo la morte del pittore, fedele vestale, insieme a Elica, della sua memoria.
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| Luce Balla, Forme rumore, anni Settanta, Applicazioni e ricamo su stoffa su disegno e progetto di Giacomo Balla del 1930 |
Luce è una giovane donna alta e snella, di carattere schivo e pacato, con notevoli capacità manuali e doti creative, in più occasioni riconosciute e apprezzate dall’ingombrante e vulcanico padre che spesso, nel corso della vita, la ritrae. A partire dall’infanzia, nel celebre dipinto Bambina che corre sul balcone del 1912, realizzato osservando la figlia scorrazzare sul lungo terrazzo della casa in via Paisiello, dietro il Parco dei Daini di Villa Borghese.
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| Giacomo Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912, olio su tela, Milano, Museo del Novecento |
Nel suo libro Elica ricorda che la sorella «posava per delle ore silenziosa e apparentemente tranquilla, mentre mio padre dipingeva con fervore».
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| Giacomo Balla, Ritratto di Luce, 1922 ca., olio su tela, Collezione privata |
Dei molti ritratti uno in particolare ottiene il favore di un aristocratico cliente, il barone Alberto Fassini, che lo acquista ancora in fase di esecuzione evidentemente conquistato dai «mirabili passaggi di colore trasparenti che quasi incorniciano il volto luminoso […]. La mamma approfittò di questo fatto per dire a mio padre di fare un altro quadro con Lucetta, cosa che venne da lui accettata gradevolmente poiché poteva, così, approfondire lo studio delle trasparenze dei veli con altri colori». Il nucleo familiare in cui vive Luce è saldo e coeso, ma tutto incentrato sul valore artistico maschile e paterno. Lo dimostra un altro dipinto di Giacomo dal titolo Noi quattro allo specchio, realizzato nel 1945.
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| Giacomo Balla, Noi quattro allo specchio, 1945, olio su tela, Roma, Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma Capitale |
Il pittore si raffigura in primo piano e quasi interamente visibile, armato di molteplici pennelli ci accoglie sorridente e quasi sorpreso per l’improvvisa “visita” nell’ambiente in cui è indubbiamente protagonista. Luce, alle sue spalle e vestita di bianco, è alle prese con un ritratto del padre nel quale è inserito, pur tagliato, un proprio autoritratto: un fraseggio pittorico che rivela con chiarezza ruoli e posizioni, che consente di leggere l’affettuoso e intenso “dominio paterno” e l’incondizionata ammirazione filiale. Alle sue spalle la madre Elisa è distolta dalla lettura del giornale mentre la sorella Elica, l’unica a non guardare nella nostra direzione, appare distratta da qualcosa all’esterno della scena. Giacomo Balla ha amato teneramente e tenacemente le due figlie, che ha voluto indirizzare nel campo dell’arte insegnando loro molte cose ma non l’autonomia. Per la realizzazione dei suoi progetti ha bisogno dell’abilità manuale di Luce, alla quale affida anche compiti di progettazione, di collaborazione nella preparazione dei dipinti e conferisce il ruolo di insegnante delle giovani allieve che frequentano il suo atelier. Ma non le concede il naturale confronto con l’esterno se non filtrato attraverso sé stesso. Le dinamiche familiari contaminano molto l’esperienza artistica di Luce, che si avvicina all’arte totale ma con la riservatezza e lo stile appartato che le è stato insegnato fin da piccola. Il giudizio critico presente nel catalogo di una mostra tenuta da Luce ed Elica nel 1935 le definisce «sgorgate» dalla fantasia del genitore, entrambe «anime dolci piegate alla dottrina paterna» e il giudizio è rimasto a lungo invariato.
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| Luce Balla col padre Giacomo e la sorella Elica nella loro abitazione di via Oslavia, 1932 |
Scrive Giuliana Altea in un interessante saggio dal titolo «Con papà». Creatività, domesticità e dinamiche familiari nella vicenda di Luce e Elica Balla, che la collaborazione filiale era:
«fatalmente destinata ad essere ignorata in quanto appunto “silenziosa”, ma soprattutto in quanto contraddice nettamente il canone della creatività novecentesca, fondato su due presupposti: la norma dell’artista virile e quella del genio individuale».
Traduzione francese
Lucrezia Pratesi
Lucia Balla, fille aînée de l’artiste Giacomo Balla et de son épouse Elisa Marcucci, fut rebaptisée Luce après l’adhésion de son père au Futurisme — un nom qu’elle porta tout au long du XXe siècle.
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Luce Balla, Autoportrait, 1929, collection privée – source : Francesca Lombardi, Passeggiate romane. Le artiste e la città. |
Née à Rome en 1904, où elle mourra en 1994, Luce (appelée Lucetta au sein de la famille) est une enfant sensible et silencieuse, élevée au cœur même du grand tourbillon futuriste. Au centre du cyclone, la force des éléments est contenue, et l’atmosphère plus calme : c’est ainsi que l’on peut imaginer la vie de Luce et de sa jeune sœur Elica, née dix ans plus tard. Tandis qu’à l’extérieur le Futurisme bouleverse le monde par son élan de renouveau total, à l’intérieur des murs domestiques règne une atmosphère intime et paisible, presque confinée à l’isolement. Luce ne fréquente pas l’école comme les autres enfants — il en sera de même pour Elica —, elle reçoit l’enseignement de ses parents et de professeurs particuliers. Son enfance et son adolescence se déroulent sans salles de classe, sans camarades, sans vie scolaire collective. Devenue adulte, elle ne connaît d’autre entourage que celui de son père et partage avec lui les mêmes fréquentations. Nulle trace de jeunes hommes dans son existence : comme sa sœur, elle restera toute sa vie dans le « nid » familial, sans créer de foyer propre. Dans une interview accordée à Adele Cambria en 1985, elle confie: «Peut-être que nous étions tous dans les nuages. Toute la famille Balla, comme ça. Nous ne nous sommes pas mariées — qui sait pourquoi ? Je dirais : par distraction». Elle ajoute qu’elle passait la majeure partie de son temps à broder et à coudre: «Le Futurisme ne concernait pas la vie privée ! Nous, les demoiselles, menions notre existence tranquille de jeunes filles de bonne famille». Elica, dans son livre Con Balla, écrit pour sa part: « Avec notre père, il y avait toujours quelque chose à observer et à apprendre ; avec lui, on ne ressentait pas ce besoin de fuir le cadre familial, si fréquent chez les jeunes. » C’était assurément une dimension artistique unique et extraordinaire, mais aussi oppressante dans sa singularité. Dès le milieu des années 1910, Luce, presque adolescente, commence à se consacrer à la broderie et à la couture, exécutant les dessins et projets de son père : elle fait preuve de patience, d’une grande précision d’exécution et d’une habileté remarquable à manier aiguille et fil.
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| Luce Balla, Futurcipressi, années 1970, applications et broderie sur tissu d’après un dessin et un projet de Giacomo Balla, 1925. |
Les recherches futuristes de Giacomo Balla éloignent de lui de nombreux commanditaires, attachés à une peinture plus traditionnelle, et la situation économique de la famille devient précaire. La création d’objets d’art appliqué — vêtements, meubles, tapisseries, jouets — devient alors une nécessité concrète pour subvenir aux besoins domestiques. Elica se souvient que leur père «préférait faire ces choses-là plutôt que de peindre à la manière passéiste», et Luce confie encore à Adele Cambria que Balla « se consacrait à la peinture et au Futurisme le jour, tandis que le soir il fabriquait des abat-jour, des paravents, des cadres, des meubles. Tout était futuriste, mais les gens acceptaient mieux cela. Et moi, je l’aidais en brodant, c’est-à-dire que je reproduisais à l’aiguille les dessins qu’il préparait pour moi».
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| Luce Balla, Circolpiani, années 1970, applications et broderie sur tissu d’après un dessin et un projet de Giacomo Balla, 1925. |
Les nécessités économiques conduisent ainsi le père et ses filles à créer une sorte d’atelier domestique où les échanges sont constants, les phases de conception et d’exécution intimement liées, et où tout reste confiné à l’espace familial. En 1929, lorsqu’ils s’installent dans leur nouvel appartement via Oslavia, leur maison devient la concrétisation de ce que les Manifestes futuristes avaient théorisé : une véritable reconstruction de l’univers, bien que contenue entre les murs d’un appartement.
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| Le vestibule de la maison Balla, via Oslavia |
Art et vie se mêlent dans la création de meubles et d’objets — souvent à partir de matériaux recyclés pour faire face aux difficultés économiques —, dans la décoration des espaces, dans la peinture, la sculpture et les vêtements. Aux côtés de Giacomo et d’Elica, Luce contribue à la naissance d’un espace fantasmagorique de formes, de couleurs et de lumière, unique en son genre et encore aujourd’hui d’un effet saisissant.
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| La cuisine de la maison Balla, via Oslavia |
Mais il est presque impossible de mesurer la part exacte de Luce dans la création de cette demeure extraordinaire (et elle est assurément grande), car tout demeure éclipsé par la célébrité paternelle. La reconnaissance et la visibilité lui manquent longtemps — et même aujourd’hui, elles restent rares : Luce demeure toute sa vie “la fille de Balla”, douée et sensible, mais perçue, selon la critique, uniquement à travers le prisme paternel. Pour reprendre les mots de Germaine Greer, sa participation apparaît comme « une réponse filiale et soumise à l’environnement familial et à ses pressions » : privée dès l’origine de ses propres ambitions, élevée dans l’ombre du “génie”, Luce reste, pour le monde de l’art, la traductrice silencieuse de l’œuvre de Giacomo Balla — la servante de sa créativité, le “mégaphone” de sa diffusion, et, après sa mort, la gardienne fidèle, avec Elica, de sa mémoire.
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| Luce Balla, Forme rumore, années 1970, applications et broderie sur tissu d’après un dessin et un projet de Giacomo Balla, 1930 |
Luce est une jeune femme grande et élancée, au caractère réservé et doux, dotée d’une remarquable habileté manuelle et de véritables talents créatifs, souvent reconnus et appréciés par son père — aussi envahissant que volcanique. Celui-ci la représente à de multiples reprises : dès son enfance, dans le célèbre tableau Fillette courant sur le balcon (1912), peint en l’observant jouer sur la longue terrasse de leur maison de la via Paisiello, derrière le parc des Daini à la Villa Borghese.
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| Giacomo Balla, Fillette courant sur le balcon, 1912, huile sur toile, Milan, Museo del Novecento |
Elica se souvient : « Ma sœur posait pendant des heures, silencieuse et apparemment tranquille, tandis que mon père peignait avec ferveur. »
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| Giacomo Balla, Portrait de Luce, vers 1922, huile sur toile, collection privée |
L’un de ces portraits attira l’attention d’un client aristocrate, le baron Alberto Fassini, qui l’acheta avant même son achèvement, séduit par « les admirables passages de couleur transparents qui encadrent presque le visage lumineux […]. Maman profita de l’occasion pour dire à mon père de faire un autre tableau avec Lucetta, ce qu’il accepta volontiers, car il pouvait ainsi approfondir l’étude des transparences des voiles avec d’autres couleurs». Le noyau familial dans lequel vit Luce est solide et uni, mais centré entièrement sur la valeur artistique masculine et paternelle. Cela transparaît dans un autre tableau de Giacomo, Nous quatre devant le miroir (1945).
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| Giacomo Balla, Nous quatre devant le miroir, 1945, huile sur toile, Rome, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma Capitale |
L’artiste s’y représente au premier plan, souriant, pinceaux en main, accueillant le spectateur dans un espace où il est sans conteste le protagoniste. Derrière lui, Luce, vêtue de blanc, peint un portrait de son père dans lequel figure — partiellement coupé — son propre autoportrait : un jeu pictural révélateur des rôles et des positions, où se lisent à la fois la domination affectueuse du père et l’admiration filiale sans réserve. Derrière eux, la mère Elisa lève les yeux de son journal, tandis qu’Elica, la seule à ne pas regarder vers nous, semble distraite par quelque chose hors champ. Giacomo Balla a tendrement aimé ses deux filles, qu’il a voulu former à l’art, leur enseignant beaucoup — sauf l’autonomie. Pour la réalisation de ses projets, il a besoin de l’habileté manuelle de Luce, à qui il confie aussi des tâches de conception et d’assistance à la préparation de ses toiles, tout en lui attribuant le rôle d’enseignante auprès des jeunes élèves de son atelier. Mais il ne lui accorde jamais un rapport direct avec le monde extérieur, sauf par son intermédiaire. Les dynamiques familiales influencent profondément l’expérience artistique de Luce, qui s’approche de l’art total avec la réserve et la discrétion qu’on lui a inculquées depuis l’enfance. Le jugement critique formulé dans le catalogue d’une exposition commune de Luce et Elica en 1935 les décrit comme « jaillies de la fantaisie du père », deux « âmes douces pliées à la doctrine paternelle » — un jugement qui, longtemps, ne sera pas révisé.
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| Luce Balla col padre Giacomo e la sorella Elica nella loro abitazione di via Oslavia, 1932 |
Comme l’écrit Giuliana Altea dans un essai éclairant intitulé « Avec papa ». Créativité, domesticité et dynamiques familiales dans la vie de Luce et Elica Balla:
«Leur collaboration filiale était fatalement destinée à rester ignorée, précisément parce qu’elle était “silencieuse”, mais surtout parce qu’elle contredisait les canons de la créativité du XXe siècle, fondés sur deux présupposés : la norme de l’artiste viril et celle du génie individuel».
Traduzione spagnola
Alessandra Barbagallo
Lucia Balla, primogénita del artista Giacomo y de su esposa Elisa Marcucci, tras la adhesión paterna al Futurismo es rebautizada como Luce, nombre con el que atraviesa todo el siglo XX.
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Luce Balla, Autorretrato, 1929, Colección privada (de Francesca Lombardi, Passeggiate romane. Le artiste e la città) |
Nacida en 1904 en Roma, donde morirá en 1994, Luce (Lucetta en su familia) es una niña sensible y silenciosa que crece en pleno torbellino futurista. En medio del ojo del ciclón, la fuerza de los elementos está contenida y la atmósfera más tranquila: así me imagino el desarrollo de la vida de Luce y de su hermana menor Elica, nacida diez años más tarde. Si en el exterior de los muros domésticos el Futurismo agita el mundo con su renovación total, en el interior domina en cambio una atmósfera tranquila de intimidad familiar muy parecida al aislamiento. Luce no asiste a la escuela como las demás niñas (y así será también para Elica); la siguen en casa sus padres y profesores privados, vive una infancia y una adolescencia sin aulas, sin clases colectivas y sin compañeras; cuando crece, sus relaciones son las del célebre padre, sus amistades también, no hay rastro de jovencitos en su existencia y, como su hermana, sigue viviendo en el “nido” familiar sin crearse una dimensión doméstica propia. Confiesa a Adele Cambria, en una entrevista de 1985: «Quizá todos estábamos en las nubes. Toda la familia Balla, así. No nos casamos, ¿quién sabe por qué? Yo digo que por distracción»; admite además haber pasado la mayor parte del tiempo en su cuarto bordando y cosiendo porque «¡El futurismo no tenía nada que ver con la vida privada! Nosotras, señoritas, continuábamos nuestra vida normal de chicas de familia». Elica, por su parte, escribe en su libro Con Balla: «Con nuestro padre siempre había algo que observar y aprender; con él no se sentía ese deseo de alejarse del ambiente familiar, tan frecuente entre los jóvenes». Sin duda, la dimensión artística de la casa Balla era particular e irrepetible, pero también opresiva en su unicidad. Ya a mediados de los años diez Luce, casi adolescente, empieza a dedicarse al bordado y la costura para realizar lo que su padre crea con dibujos y proyectos: tiene paciencia, posee precisión ejecutiva y su mano conduce con maestría la aguja y los hilos.
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| Luce Balla, Futurcipressi, años setenta, aplicaciones y bordado sobre tela a partir de un diseño y proyecto de Giacomo Balla de 1925 |
Las investigaciones futuristas de Giacomo Balla provocan el alejamiento de muchos clientes y coleccionistas más ligados al arte figurativo tradicional, y el balance familiar se vuelve inestable. Realizar objetos de artes aplicadas, de indumentaria y mobiliario, tapices y juguetes se convierte entonces en una necesidad concreta para enderezar las cuentas domésticas. Recuerda también Elica que su inventivo padre «prefería hacer estas cosas antes que pintar a la manera pasatista», y Luce le confiesa de nuevo a Adele Cambria que Balla se dedicaba a la pintura y a las investigaciones futuristas durante el día, mientras que «por la noche hacía pantallas de lámparas, biombos, marcos, muebles. Todo futurista, pero la gente aceptaba más estas cosas. Y yo le ayudaba bordando, es decir, repetía con la aguja los dibujos que él me preparaba».
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| Luce Balla, Circolpiani, años setenta, aplicaciones y bordado sobre tela a partir de un diseño y proyecto de Giacomo Balla de 1925 |
Las necesidades económicas llevan al padre y a las hermanas Balla a poner en marcha una especie de laboratorio creativo en el que los intercambios entre ellos son múltiples y las fases de proyección y ejecutivas conviven, mezclándose siempre y exclusivamente en el ámbito doméstico. Cuando, en 1929, se trasladan a la nueva casa de la Via Oslavia, su vivienda se convierte en la expresión concreta de lo teorizado en los Manifiestos del Futurismo, una auténtica reconstrucción del universo, aunque encerrada entre las paredes de un apartamento.
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| El vestíbulo de la casa Balla en Via Oslavia |
El arte y la vida se mezclan en la realización de muebles y objetos —también con el uso de materiales reciclados para afrontar las necesidades económicas—, en la decoración de ambientes y objetos, en cuadros, esculturas y prendas de vestir; Luce, junto con Giacomo y Elica, contribuye a la creación de un espacio fantasmagórico de formas, colores y luz, único en su género y aún hoy de un efecto extraordinario.
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| La cocina de la casa Balla en Via Oslavia |
Pero establecer cuánto hay de ella en la creación de aquella asombrosa morada (y sin duda mucho) resulta casi imposible porque todo queda eclipsado por la fama del padre. La visibilidad y los reconocimientos no llegan durante mucho tiempo y aún hoy escasean: Luce permanece toda su vida como la “hija” de Balla, hábil y llena de sensibilidad artística, pero identificada, según la crítica, solo a través de las huellas paternas. Tomando prestadas las palabras de Germaine Greer, su participación parece «una respuesta filial y sumisa al ambiente familiar y a sus presiones»; amputada de entrada de sus propias ambiciones y crecida a la sombra del “genio”, para el mundo del arte, Luce sigue siendo una traductora silenciosa de la obra de Giacomo Balla, sierva de su creatividad, «megáfono» en la difusión de sus investigaciones y, tras la muerte del pintor, fiel vestal, junto a Elica, de su memoria.
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| Luce Balla, Forme rumore, años setenta, aplicaciones y bordado sobre tela a partir de un diseño y proyecto de Giacomo Balla de 1930 |
Luce es una joven alta y esbelta, de carácter tímido y sereno, con notables capacidades manuales y dotes creativas, en varias ocasiones reconocidas y apreciadas por su imponente y volcánico padre, que a menudo la retrata a lo largo de su vida. A partir de la infancia, en la célebre pintura Niña corriendo en el balcón (1912), realizada observando a su hija corretear por la larga terraza de la casa en Via Paisiello, detrás del Parco dei Daini de Villa Borghese.
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| Giacomo Balla, Bambina che corre sul balcone, 1912, óleo sobre lienzo, Milán, Museo del Novecento |
En su libro, Elica recuerda que su hermana «posaba durante horas, silenciosa y aparentemente tranquila, mientras mi padre pintaba con fervor».
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| Giacomo Balla, Retrato de Luce, ca. 1922, óleo sobre lienzo, Colección privada |
De los muchos retratos, uno en particular obtiene el favor de un cliente aristocrático, el barón Alberto Fassini, que lo compra aún en fase de ejecución, evidentemente conquistado por los «admirables pasajes de colores transparentes que casi enmarcan el rostro luminoso […]. Mi madre aprovechó este hecho para pedirle a mi padre que hiciera otro cuadro con Lucetta, cosa que él aceptó de buen grado pues así podía profundizar en el estudio de las transparencias de los velos con otros colores». El núcleo familiar en el que vive Luce es sólido y está cohesionado, pero resulta plenamente centrado en el valor artístico masculino y paterno. Lo demuestra otra pintura de Giacomo titulada Nosotros cuatro frente al espejo (1945).
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| Giacomo Balla, Noi quattro allo specchio, 1945, óleo sobre lienzo, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma Capitale |
El pintor se representa en primer plano y casi enteramente visible, armado de numerosos pinceles; nos recibe sonriente y casi sorprendido por la “visita” repentina al entorno en el que es indudablemente protagonista. Luce, a sus espaldas y vestida de blanco, está ocupada pintando un retrato del padre en el que se inserta, aunque recortado, un autorretrato propio: un fraseo pictórico que revela con claridad los roles y posiciones, que permite leer el afectuoso e intenso “dominio paterno” y la incondicional admiración filial. A su espalda, la madre Elisa se distrae de la lectura del periódico mientras la hermana Elica, la única que no mira hacia nuestra dirección, parece absorta en algo fuera de la escena. Giacomo Balla amó tierna y tenazmente a sus dos hijas, a quienes quiso dirigir hacia el campo del arte enseñándoles muchas cosas, aunque no la autonomía. Para la realización de sus proyectos necesita la habilidad manual de Luce, a quien confía también tareas de diseño, colaboración en la preparación de las pinturas y el rol de maestra de las jóvenes alumnas que frecuentan su atelier. Pero no les concede el natural enfrentamiento con el exterior si no es filtrado a través de sí mismo. Las dinámicas familiares contaminan profundamente la experiencia artística de Luce, que se acerca al arte total, pero con la reserva y el estilo retraído que le enseñaron desde pequeña. El juicio crítico presente en el catálogo de una exposición realizada por Luce y Elica en 1935 las define como «brotadas» de la fantasía del progenitor, ambas «almas dulces sometidas a la doctrina paterna», juicio que ha permanecido durante mucho tiempo inalterado.
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| Luce Balla col padre Giacomo e la sorella Elica nella loro abitazione di via Oslavia, 1932 |
Escribe Giuliana Altea, en un interesante ensayo titulado Con papá». Creatividad, domesticidad y dinámicas familiares en la trayectoria de Luce y Elica Balla, que la colaboración filial estaba:
«fatalmente destinada a ser ignorada por ser precisamente “silenciosa”, pero sobre todo porque contradice abiertamente el canon de la creatividad del siglo XX, fundado en dos presupuestos: la norma del artista viril y la del genio individual».
Traduzione inglese
Syd Stapleton
Lucia Balla, eldest child of the artist Giacomo and his wife Elisa Marcucci, was renamed Luce after her father's adherence to Futurism, a name by which she spanned the entire twentieth century.
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Luce Balla, Self-Portrait, 1929, Private Collection (from Francesca Lombardi, Passeggiate romane. Le artiste e la città) |
Born in 1904 in Rome, Luce (Lucetta in her family) was a sensitive and quiet child who grew up in the midst of the great Futurist whirlwind. In the eye of the storm the force of the elements is contained and the atmosphere calmer, thus I imagine the development of the life of Luce and her younger sister Elica, born ten years later. If outside the domestic walls Futurism agitated the world with its total renewal, inside, on the other hand, a quiet atmosphere of family intimacy very much resembling isolation dominated. Luce did not attend school like the other girls (and this would be the case for Elica as well), she was followed at home by her parents and private teachers, she lived a childhood and adolescence without classrooms, collective lessons and schoolmates. When she grew up, her acquaintances were those of her famous father, her friendships the same, there is no trace of young men in her existence and, like her sister, she remained to live in the family “nest” without creating her own domestic dimension. She confided to Adele Cambria in a 1985 interview, “Maybe we were all in the clouds. The whole Balla family, like that. We didn't get married, who knows why? I say out of distraction." She also admitted that she spent most of her time in her room embroidering and sewing because, ”Futurism was not about private life! We young ladies continued our normal life as family girls.” Helix, on the other hand, in the pages of her book Con Balla, wrote, “With our father there was always something to observe and learn, with him one did not feel that desire for diversion from the family environment, so frequent in young people.” Certainly, the Balla household had a special and unrepeatable artistic dimension, but also oppressive in its uniqueness. As early as the mid-1910s Luce, almost a teenager, began to devote herself to embroidery and sewing in order to carry out what her father created with designs and projects. She had patience, possessed precision of execution, and her hand masterfully led the needle and threads.
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| Luce Balla, Futurcipressi, 1970s, Appliqué and embroidery on fabric based on Giacomo Balla's 1925 drawing and design |
Giacomo Balla's futurist researches caused many patrons and collectors, who were more attached to traditional figurative art, to turn away, and the family budget became shaky. Making objects of applied art, clothing and furniture, tapestries and toys then became a concrete necessity to straighten out household finances. Elica always remembered that her inventive father “preferred to make these things rather than paint in the old-fashioned way,” and Luce again confessed to Adele Cambria that Balla devoted himself to painting and Futurist research during the day, while “in the evening he made lampshades, screens, frames, furniture. All Futurist, but people accepted these things more. And I helped him by embroidering, that is, repeating with the needle the designs he prepared for me.”
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| Luce Balla, Circolpiani, 1970s, Applications and embroidery on fabric based on Giacomo Balla's drawing and design of 1925 |
Economic necessities led the father and the Balla sisters to set up a sort of creative workshop in which there were multiple exchanges between them, and the design and executive phases coexisted, always and exclusively mixing in the home dimension. Then, when they moved to their new house on Via Oslavia in 1929, their home became the concrete expression of what was theorized in the Futurist Manifestos, a true reconstruction of the universe, albeit enclosed within the walls of an apartment.
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| The hallway of Balla's house in Via Oslavia |
Art and life mingled in the creation of furniture and furnishings - even with the use of recycled materials to meet economic needs - in the decoration of rooms and objects, in paintings, sculptures, and clothing. Luce, together with Giacomo and Elica, contributed to the birth of a phantasmagorical space of forms, colors, and light that is unique and still to this day of extraordinary effect.
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| The kitchen of Balla's house on Via Oslavia |
But determining how much of her own is involved in the creation of that astonishing dwelling (and certainly a great deal), is almost impossible because everything remains crushed by her father's fame. Visibility and recognition did not come for a long time, and even today they are scarce. Luce remained Balla's “daughter” throughout her life, talented and rich in artistic sensibility identified, however, according to critics, only through her father's footsteps. Borrowing the words of Germaine Greer, her participation appeared to be “a filial and submissive response to the family environment and its pressures” - amputated at the outset of her own ambitions and raised in the shadow of the “genius,” for the art world Luce remains a silent translator of Giacomo Balla's work, a handmaiden of his creativity, a “megaphone” in the dissemination of his research and, after the painter's death, a faithful vestal, along with Elica, of his memory.
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| Luce Balla, Forme rumore, años setenta, aplicaciones y bordado sobre tela a partir de un diseño y proyecto de Giacomo Balla de 1930 |
Luce was a tall, slender young woman of a shy and quiet disposition, with remarkable manual skills and creative talents, on several occasions acknowledged and appreciated by her unwieldy and volcanic father, who, often throughout her life, portrayed her. Beginning in childhood, in the famous painting Bambina che corre sul balcone of 1912, made while observing his daughter frolicking on the long terrace of the house on Via Paisiello, behind Villa Borghese's Deer Park.
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| Giacomo Balla, Little Girl Running on the Balcony, 1912, oil on canvas, Milan, Museo del Novecento |
In her book Elica recalls that her sister “posed for hours, silent and apparently still, while my father painted with fervor.”
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| Giacomo Balla, Portrait of Luce, c. 1922, oil on canvas, Private Collection |
Of the many portraits, one in particular won the favor of an aristocratic client, Baron Alberto Fassini, who bought it while it was still being executed - evidently won over by the “admirable passages of transparent color that almost frame the luminous face... Mother took advantage of this fact to tell my father to do another painting with Lucetta, which was pleasantly accepted by him since he could, in this way, deepen the study of the transparencies of the veils with other colors.” The family unit in which Luce lived was firm and cohesive, but all centered on male and paternal artistic value. This is demonstrated in another painting by Giacomo entitled We Four in the Mirror, made in 1945.
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| Giacomo Balla, Noi quattro allo specchio, 1945, oil on canvas, Rome, National Gallery of Modern Art, Rome Capital |
The painter depicts himself in the foreground and almost entirely visible. Armed with multiple paintbrushes he greets us smiling and almost surprised at his sudden “visit” to the environment in which he is undoubtedly the protagonist. Luce, behind him and dressed in white, is grappling with a portrait of her father in which a self-portrait of herself is inserted, albeit cropped - a pictorial phrasing that clearly reveals roles and positions, allowing us to read the affectionate and intense “paternal dominance” and unconditional filial admiration. Behind her, her mother Elisa is distracted by reading the newspaper while her sister Elica, the only one not looking in our direction, appears distracted by something outside the scene. Giacomo Balla tenderly and tenaciously loved his two daughters, whom he wanted to direct in the field of art, teaching them many things but not autonomy. For the realization of his projects he needed the manual skills of Luce, to whom he also entrusted design tasks, collaboration in the preparation of paintings, and put her in the role of teacher of the young pupils attending his atelier. But he did not allow her a natural confrontation with the outside world unless filtered through himself. Family dynamics greatly contaminated Luce's artistic experience as she approached total art but with the reserve and secluded style she was taught from childhood. The critical judgment in the catalog of an exhibition held by Luce and Elica in 1935 calls them “springing” from their parent's imagination, both “gentle souls bent on their father's doctrine,” and the judgment has long remained unchanged.
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| Luce Balla col padre Giacomo e la sorella Elica nella loro abitazione di via Oslavia, 1932 |
Giuliana Altea writes in an interesting essay entitled “With Dad. Creativity, Domesticity and Family Dynamics in the Story of Luce and Elica Balla,” that the filial collaboration was.
«fatally destined to be ignored insofar as it was precisely ‘silent,’ but above all insofar as it sharply contradicted the canon of twentieth-century creativity, founded on two assumptions: the norm of the virile artist and that of individual genius».











