Selma Riza
Ester Rizzo
Caori Murata
Selma Riza detiene vari primati: è stata la prima donna a esercitare in Turchia la professione di giornalista, è stata la prima giornalista musulmana dell’Impero Ottomano e anche la prima giovane turca a studiare alla Sorbona di Parigi. Primati tutti conquistati alla fine dell’Ottocento quando alle donne, per la prima volta, fu permesso di poter frequentare le università ma, al contempo, l’accesso alle professioni era osteggiato se non addirittura negato. In particolare, la professione di giornalista, che presupponeva un’ampia libertà di movimento, destava quasi sconcerto nel panorama misogino di quei tempi.
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Selma Riza fu un’assidua e fervente sostenitrice dei diritti delle donne ed in particolare di quelle musulmane. Contestò fermamente e costantemente l’interpretazione errata della religione islamica come strumento di oppressione delle donne e limitazione della loro libertà. Affermava che erano i governanti corrotti che mistificavano l’immagine femminile dell’Islam al solo scopo di giustificare le politiche discriminatorie e sessiste. Era nata ad Istanbul, allora Costantinopoli, il 5 febbraio del 1872. La madre, Naile Hanim, aveva origini nobili austriache e con il matrimonio si convertì alla religione islamica. Fu soprattutto Naile ad incidere sulla formazione culturale di tipo europeo dei suoi figli e figlie. Il padre Ali aveva incarichi diplomatici in seno all’Impero Ottomano e fu un membro di rilievo del primo Movimento Turanista dei Giovani Turchi, un’organizzazione che sosteneva la liberazione dello Stato turco e l’avvento della democrazia. Selma nella sua vita fu testimone di radicali cambiamenti nel suo Paese: visse la dissoluzione dell’Impero e la costituzione della neo Repubblica di Turchia.
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Era la più giovane di sette fra fratelli e sorelle ma il suo punto di riferimento fu il fratello maggiore Ahmet che dedicò la vita ai diritti della popolazione contadina oppressa e sfruttata. Ahmet restò, sempre, per lei, un modello da emulare e un alleato nelle tante lotte politiche e civili che intrapresero insieme. Selma, nel 1898, a ventisei anni lo raggiunse in Francia con il pretesto di perfezionare i suoi studi all’Università della Sorbona a Parigi. Studiò Sociologia e si specializzò negli studi di genere. Nella capitale francese fu accolta con favore dai Giovani Turchi di cui il fratello era un apprezzato leader. Qui iniziò a scrivere articoli per il giornale Mesveret e contemporaneamente svolgeva il ruolo di corrispondente per il giornale turco Surayi-i-Ummet. Risale a quel periodo la conoscenza e la frequentazione di Maria Pognon, presidente della Lega francese per i diritti delle donne, e Selma contribuì a destrutturare gli stereotipi sulle donne ottomane. Una sua relazione in una conferenza fu molto apprezzata da Lady Aberdeen (Maria Marjoribanks Hamilton-Gorden) che era la presidente dell’International Council of Women e la Presidente del Consiglio nazionale delle donne del Canada.
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Selma Riza visse a Parigi per circa dieci anni assumendo la segreteria generale della Mezzaluna Turca e diventando socia del Comitato Unione Progresso. Si disse che fu la prima donna a diventarne socia ma nella realtà altre donne ne facevano già parte senza esplicitare pubblicamente la propria adesione. Durante la permanenza in Francia esercitò la professione di giornalista. I suoi articoli le procurarono notorietà e successo ed erano pubblicati da molti quotidiani: la sua scrittura riusciva a comunicare idee innovative con uno stile chiaro, semplice e diretto. Ma la passione per la scrittura aveva radici lontane. All’età di vent’anni aveva scritto il romanzo Uhuvvet (Fratellanza) ma non lo aveva pubblicato. Il libro uscirà postumo, nel 1999, a cura del Ministero della Cultura Turca. L'opera analizza il danno che il concubinato arrecava alle famiglie e le conseguenze tragiche dei cosiddetti matrimoni combinati. Così scriveva:
«…l’essere umano è anche uno schiavo della sua stessa specie… è uno schiavo della religione, della sharia, del sistema e delle tradizioni… schiavo di tutto».
Un altro suo romanzo è andato perduto, così come le poesie: è rimasta ai posteri solo una piccola parte della sua vasta corrispondenza. Rientrata in patria, nel 1916, con il supporto del fratello, ebbe un ruolo centrale nella trasformazione di un palazzo in una scuola superiore per ragazze. L’istruzione femminile era un tema a cui era stata sempre sensibile e fortunatamente incontrò la stessa sensibilità nella principessa ottomana Adile Sultan che era una donna molto colta e anche una poeta. La principessa donò l'edificio per creare una scuola femminile, ma prima della conclusione dei lavori purtroppo morì; il progetto tuttava fu portato a termine da Selma. Oggi il palazzo, dopo essere stato distrutto da un incendio nel 1986, ospita un Centro di istruzione e cultura. Selma Riza scrisse inoltre su testate femministe come Kadinlar Dunyasi (Mondo delle Donne) e Hanimlara Mahsus Gazete (Giornale delle donne). Anche se ci sono fonti contradditorie e resoconti molto limitati sulla sua vita e sulle sue attività viene definita per lo più come una donna assai popolare e amata, che non si faceva intimorire, esprimeva il suo pensiero con schiettezza e viveva nell’impegno costante del riscatto delle donne ottomane.
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Una vecchia fotografia ci restituisce la sua immagine da giovane, seduta a uno scrittoio con la penna fra le dita e il calamaio in bella vista. Lo sguardo fiero è rivolto senza timore verso l’obiettivo del fotografo. Restano testimonianze sul suo operato da parte del primo Presidente della Repubblica di Turchia che nel 1923 la elogiò pubblicamente. Ricevette inoltre elogi e solidarietà da altre scrittrici del suo tempo, tra cui Fatma Aliye. Lo scrittore Sami Pasazade Sezai, uno dei pionieri della letteratura turca moderna, la definì “Corona della femminilità” e lei così gli scrisse, nel 1917, in una lettera:
«… Caro fratello riuscite a immaginare una donna senza poesie? Anche una contadina che semina il grano nel suo campo, lo raccoglie, lava il suo bambino nel ruscello, impasta la pasta nella sua capanna è una piccola poesia…».
Selma Riza morì il 5 ottobre del 1931 a Istanbul all’età di cinquantanove anni nel silenzio totale, già caduta nell’oblio. Si narra che al suo funerale erano presenti solo cinque persone. Nell’ultimo decennio si sta tentando, negli ambiti accademici femministi, di valorizzare la sua figura e il suo talento.
Traduzione francese
Angela Incorvaia
Selma Riza détient plusieurs records: c’était la première femme en Turquie à exercer la profession de journaliste, et la première journaliste musulmane dans l’Empire Ottoman mais aussi la première jeune turque qui a étudié à la Sobonne, à Paris. Elle a battu tous les records à la fin du XIXe siècle quand pour la première fois on a permis aux femmes de fréquenter les Università mais, en même temps, l’accés aux professions libérales était contesté, voire refusé. En particulier, la profession de journaliste, qui supposait une grande liberté de mouvement; cela a provoqué la consternation dans le contexte misogyne de cette période.
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Selma Riza a été une fervente et assidue partisane des droits des femmes et en particulier des femmes musulmanes. Elle a contesté avec fermeté et de manière constante la mauvaise interprétation de la religion Islamique comme un moyen d’oppression des femmes et aussi de limitation de leur liberté. Elle affirmait que tout cela était attribué aux dirigeants corrompus qui mystifiaient l’image féminine de l’Islam dans le seul but de justifer les politiques discriminatoires et sexistes. Elle était née à Istambul, qui s’appelait à l’époque Constantinople, le 5 février 1872. La mère, Naile Hanin, avait des origines nobles autrichiennes et elle s’est convertie par son mariage à la religion islamique. C’était surtout Naile qui a influencé l’éducation culturelle de style européen de ses fils et de ses filles. Le père Ali a occupé des fonctions diplomatiques au sein de l’Empire Ottoman; c’était aussi un membre éminent du premier Mouvenment Touraniste des jeunes turcs, une organisation qui soutenait la libération de l’Etat turc et l’avénement de la démocratie. Dans sa vie Selma a été temoin des changements radicaux de son pays: Elle a vécu la dissolution de l’Empire et la constitution de la nouvelle République de la Turquie.
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C’était la plus jeune de 7 frères et soeurs. Son frère aîné Ahmet était son poit de référence; il a dédié sa vie à défendre les droits de la population paysanne opprimée et exploitée. Pour elle Ahmet a représenté un modèle à suivre et aussi un allié dans toutes ses luttes politiques et civiles qu’ils menaient ensemble. En 1898, Selma, avait 26 ans quand elle le rejoint en France sous prétexte de perfectionner ses êtudes à l’Université de la Sorbonne à Paris. Elle a étudié Sociologie et elle s’est spécialisée dans les études de genre. Elle fut très bien accueillie dans la capitale française, et surtout par les Jeunes Turcs qui appréciaient son frère comme leader. Elle a commencé à écrire des articles pour le journal Mesveret et en même temps elle joua le rôle de correspondante pour le journal turc Surayi-i- Ummet. C’est à cette êpoque, qu’elle a connu et fréquenté Maria Pognon, la présidente de la ligue française pour la défense des droits de la femme, et Selma a enfin contribué à déconstruire les stéreotypes sur les femmes ottomames. Dans une conférence, elle fut très appréciée par Lady Aberdeen ( Maria Marjoribanks Hamilton- Gorden ) qui était la présidente del l’International Council of Women et aussi la présidente du Conseil nazionale des femmes.
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Selma Riza a vécu à Paris pendant presque dix ans assumant le poste de secrétaire générale du Croissant Turc et en devenant membre du comité" Union progrès ": On disait qu’elle a été la première femme à devenir membre mais en réalité d’autres femmes en faisaient déjà partie sans pour autant déclarer publiquement leur propre appartenance. Pendant sa permanance en France, elle exerçait le métier de journalste. Ses articles lui valurent une certaine notoriété et un certain succés; ils furent publiés dans de nombreux journaux: son écriture permettait de communiquer de nouvelles idées avec un style clair, simple et direct. Mais, sa passion pour l’écriture avait de lointaines racines. À l’âge de vingt ans elle avait écrit le roman Uhuvvet ( La fraternité ) mais elle ne l’avait pas publié. Le livre sera publié à titre posthume, en 1999, édité par le Ministère Turc de la culture. L’ouvrage analyse les dommages que le concubinage a causé aux familles et les conséquences tragiques des mariages dits arrangés. C’est ainsi qu’elle écrivait:
«…l’être humain est lui aussi un esclave, de sa propre espèce... c’est un esclave de la religion, de la Sharia, du système et des traditions… esclave de tout».
Un autre de ses romans a disparu, ainsi que ses poèmes: seule une infime partie de sa correspondance a été conservée. De retour dans son pays natal en 1916, avec le soutien de son frère, elle a joué un rôle central dans la transformation du palais du Sultan Adile en un lycée pour jeunes filles. L’éducation des femmes était un sujet sensible qui lui tenait à coeur et heureusement, elle retrouva cette même sensibilité chez la princesse ottomane Adile Sultan, une femme très cultivée et également une poètesse. La princesse fit don du bâtiment pour la réalisation d’une école de filles, mais, hélas elle décéda avant la fin du projet; Le projet quand a lui, put être mené à terme par Selma. Aujourd’hui le palais, abrite un centre éducatif et culturel. Aujourd’hui le palais, après avoir été détruit par un incendie en 1986, abrite un centre éducatif et culturel. Selma Riza a égalment écrit dans des journaux féministes comme Kadinlar Dunyasi ( Le monde des femmes ) e Hanimlara Mahsus Gasete ( Le journal des femmes ). Même s’il y a des sources contradictoires et des récits très limités de sa vie et de ses activités, elle est surtout cosidérée comme une femme très populaire et aimée, qui ne se laissait pas intimider, elle exprimait ses pensées avec franchise et vivait dans l’engagement constant pour la rédemption des femmes ottomanes.
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Une vieille photographie nous la représente jeune, assise à un bureau avec une plume entre ses doigts et un encrier bien en vue. Le regard fier se tourne sans crainte vers l’objectif du photographe. Il existe des témoignages de son travail, notamment celui du Premier Président de la Ŕépublique de Turquie qui en 1923 l’a publiquement louêe. Elle a êgalement reçu les éloges et le soutien d’autres écrivains de son époque, notamment celles de Fatma Aliye. L’écrivain Sami Pasazade Sesai, l’un des pionniers de la littérature moderne turque, qui la qualifiait "Couronne de la féminilité" et elle lui écrivait en 1917, dans une lettre:
«… Cher frère pouvez- vous imaginer une femme sans poèsie ? Même une paysanne qui sème du blé dans son champ, le récolte; elle lave son enfant dans le ruisseau; elle pétrit la pâte dans sa chaumière; tout cela est une petite poésie…».
Selma Riza est morte le 5 octobre 1931 à Istanbul à l’âge de 59 ans dans le silence le plus total, déjà tombée dans l’oubli. On raconte qu’à son enterrement il y avait seulement cinq personnes. Dans ces 10 dernières années, des éfforts ont été déployés, dans les milieux universitaires féministes, pour mettre en valeur son image et son talent.
Traduzione spagnola
Alexandra Paternó
Selma Riza posee varios récords: fue la primera mujer que se hizo periodista en Turquía, la primera periodista musulmana del Imperio Otomano y también la primera joven turca que estudió en la Sorbona de París. Ella consiguió estos récords a finales del siglo XIX, cuando, por primera vez, se permitió a las mujeres asistir a la universidad, pero al mismo tiempo, se les negaba acceso a los oficios. En particular, la profesión de periodista, que requería gran libertad de movimiento, causaba casi turbación en el panorama misógino de la época.
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Selma Riza fue una asidua y ferviente defensora de los derechos de las mujeres, en particular de las musulmanas. Cuestionó firme y constantemente la interpretación errónea de la religión islámica como instrumento de opresión de las mujeres y de limitación de su libertad. Ella afirmaba que eran los gobernantes corruptos quienes mistificaban la imagen femenina del islam con el único fin de justificar las políticas discriminatorias y sexistas. Nació en Estambul, entonces Constantinopla, el 5 de febrero de 1872. Su madre, Naile Hanim, era de origen noble austriaco y se convirtió al islam cuando se casó. Fue sobre todo Naile quien influyó en la formación cultural europea de sus hijos e hijas. Su padre, Ali, ocupó cargos diplomáticos en el Imperio Otomano y fue un miembro notable del primer Movimiento Turanista de los Jóvenes Turcos, una organización que apoyaba la liberación del Estado turco y la introducción de la democracia. En su vida Selma fue testigo de cambios radicales en su país: vivió la desintegración del Imperio y la constitución de la nueva República de Turquía.
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Era la menor de siete hermanos y hermanas, pero su referente fue su hermano mayor Ahmet, que dedicó su vida a los derechos de la población campesina oprimida y explotada. Ahmet siguió siendo siempre para ella un modelo a imitar y un compañero en las numerosas luchas políticas y civiles que emprendieron juntos. En 1898, a los veintiséis años, Selma se reunió con él en Francia con el pretexto de perfeccionar sus estudios en la Universidad de la Sorbona de París. Estudió Sociología y se especializó en estudios de género. En la capital francesa fue bien recibida por los Jóvenes Turcos, de los que su hermano era un apreciado líder. Allí comenzó a escribir artículos para el periódico Mesveret y, al mismo tiempo, desempeñaba el papel de corresponsal para el periódico turco Surayi-i-Ummet. En este periodo conoció a Maria Pognon, presidenta de la Liga Francesa por los Derechos de la Mujer, y Selma contribuyó a desmontar los estereotipos sobre las mujeres otomanas. Uno de sus informes presentado en una conferencia fue muy apreciado por Lady Aberdeen (Maria Marjoribanks Hamilton-Gorden), que era la presidenta del Consejo Internacional de Mujeres y la presidenta del Consejo Nacional de Mujeres de Canadá.
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Selma Riza vivió en París durante unos diez años, asumiendo el cargo de secretaria general de la Medialuna Turca y convirtiéndose en miembro del Comité Unión Progreso. Se dijo que fue la primera mujer en convertirse en miembro, pero en realidad otras mujeres ya formaban parte del comité sin hacer pública su adhesión. Durante su estancia en Francia ejerció la profesión de periodista. Sus artículos le hicieron ganar notoriedad y éxito y fueron publicados por muchos periódicos: su escritura lograba comunicar ideas innovadoras con un estilo claro, sencillo y directo. En realidad, su pasión por la escritura tenía raíces lejanas. A los veinte años había escrito la novela Uhuvvet (Hermandad), pero no la había publicado. El libro se fue publicado póstumamente, en 1999, por el Ministerio de Cultura turco. La obra analiza el daño que el concubinato causaba a las familias y las trágicas consecuencias de los llamados matrimonios concertados. Así escribía:
«... el ser humano es también esclavo de su propia especie... es esclavo de la religión, de la sharía, del sistema y de las tradiciones... esclavo de todo».
Otra de sus novelas se ha perdido, al igual que sus poemas: solo ha quedado para la posteridad una pequeña parte de su extensa correspondencia. De vuelta a su país natal, en 1916, con el apoyo de su hermano, desempeñó un papel fundamental en la transformación del palacio del Adile Sultán en un instituto para chicas: la educación femenina era un tema que siempre le había interesado y, afortunadamente, encontró la misma sensibilidad en la princesa otomana Adile Sultan, una mujer muy culta y también poeta. La princesa donó el edificio para crear una escuela femenina, pero lamentablemente falleció antes de que concluyeran las obras; sin embargo, Selma llevó a cabo el proyecto. Hoy en día, el palacio, tras ser destruido por un incendio en 1986, alberga un centro de educación y cultura. Selma Riza también escribió en periódicos feministas como Kadinlar Dunyasi (El mundo de las mujeres) y Hanimlara Mahsus Gazete (Periódico de las mujeres). Aunque hay fuentes contradictorias y relatos muy limitados sobre su vida y sus actividades, se la describe principalmente como una mujer muy popular y querida, que no se dejaba intimidar, expresaba sus opiniones con franqueza y vivía comprometida con la emancipación de las mujeres otomanas.
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Una antigua fotografía nos muestra su imagen de joven, sentada ante un escritorio con una pluma entre los dedos y un tintero a la vista. Su mirada orgullosa se dirige sin miedo hacia la cámara del fotógrafo. Tenemos testimonios de su obra también gracias al primer presidente de la República de Turquía que la elogió públicamente en 1923. También recibió elogios y muestras de solidaridad de otras escritoras de su época, entre ellas Fatma Aliye. El escritor Sami Pasazade Sezai, uno de los pioneros de la literatura turca moderna, la definió como «la corona de la feminidad» y ella le escribió lo siguiente en una carta en 1917:
«... Querido hermano, ¿puedes imaginar a una mujer sin poesía? Incluso una campesina que siembra trigo en su campo, lo cosecha, lava a su hijo en el arroyo, amasa la pasta en su cabaña es una pequeña poesía...».
Selma Riza murió el 5 de octubre de 1931 en Estambul a la edad de cincuenta y nueve años en el silencio total, ya caída en el olvido. Se dice que solo cinco personas asistieron a su funeral. En la última década, en los círculos académicos feministas se está intentando valorizar su figura y su talento.
Traduzione inglese
Syd Stapleton
Selma Riza holds several records: she was the first woman to work as a journalist in Turkey, the first Muslim journalist in the Ottoman Empire, and also the first young Turkish woman to study at the Sorbonne in Paris. She achieved all these firsts at the end of the 19th century, when women were allowed to attend university for the first time but, at the same time, access to professions was discouraged, if not denied altogether. In particular, the profession of journalist, which required considerable freedom of movement, was almost unthinkable in the misogynistic climate of the time.
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Selma Riza was a staunch and fervent supporter of women's rights, particularly those of Muslim women. She firmly and consistently challenged the misinterpretation of Islam as a tool for oppressing women and limiting their freedom. She claimed that it was corrupt rulers who distorted the image of women in Islam for the sole purpose of justifying discriminatory and sexist policies. She was born in Istanbul, then Constantinople, on February 5, 1872. Her mother, Naile Hanim, was of noble Austrian descent and converted to Islam upon marriage. It was Naile who had the greatest influence on the European cultural education of her sons and daughters. Her father Ali held diplomatic posts within the Ottoman Empire and was a prominent member of the first Turanist Movement of the Young Turks, an organization that supported the liberation of the Turkish state and the advent of democracy. Selma witnessed radical changes in her country during her lifetime: she lived through the dissolution of the Empire and the establishment of the new Republic of Turkey.
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She was the youngest of seven siblings, but her role model was her older brother Ahmet, who dedicated his life to the rights of the oppressed and exploited peasant population. Ahmet remained, for her, a role model and an ally in the many political and civil struggles they undertook together. In 1898, at the age of 26, Selma joined him in France under the pretext of furthering her studies at the Sorbonne University in Paris. She studied sociology and specialized in gender studies. In the French capital, she was welcomed by the Young Turks, of whom her brother was a respected leader. Here she began writing articles for the newspaper Mesveret and at the same time worked as a correspondent for the Turkish newspaper Surayi-i-Ummet. It was during this period that she met and became friends with Maria Pognon, president of the French League for Women's Rights, and Selma helped to break down stereotypes about Ottoman women. A report she gave at a conference was highly appreciated by Lady Aberdeen (Maria Marjoribanks Hamilton-Gorden), who was president of the International Council of Women and president of the National Council of Women of Canada.
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Selma Riza lived in Paris for about ten years, taking on the role of general secretary of the Turkish Red Crescent and becoming a member of the Union Progress Committee. It was said that she was the first woman to become a member, but in reality other women were already members without publicly declaring their membership. During her stay in France, she worked as a journalist. Her articles brought her fame and success and were published in many newspapers: her writing managed to communicate innovative ideas in a clear, simple, and direct style. But her passion for writing had deep roots. At the age of twenty, she had written the novel Uhuvvet (Brotherhood) but had not published it. The book was published posthumously in 1999 by the Turkish Ministry of Culture. The work analyzes the damage that concubinage caused to families and the tragic consequences of so-called arranged marriages. She wrote:
«...human beings are also slaves to their own kind... they are slaves to religion, to Sharia law, to the system and to traditions... slaves to everything».
Another of her novels has been lost, as have her poems: only a small part of her extensive correspondence has survived. Returning to her homeland in 1916, with the support of her brother, she played a central role in transforming a palace belonging to Sultan Adile into a high school for girls. Female education was an issue she had always been sensitive to and, fortunately, she found the same sensitivity in the Ottoman princess Adile Sultan, who was a highly educated woman and also a poet. The princess donated the building to create a girls' school, but sadly died before the work was completed; however, the project was carried out by Selma. Today, after being destroyed by fire in 1986, the palace houses an education and cultural center. Selma Riza also wrote for feminist newspapers such as Kadinlar Dunyasi (Women's World) and Hanimlara Mahsus Gazete (Women's Newspaper). Although there are contradictory sources and very limited accounts of her life and activities, she is mostly described as a very popular and beloved woman who was not easily intimidated, expressed her thoughts frankly, and lived with a constant commitment to the emancipation of Ottoman women.
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An old photograph shows her as a young woman, sitting at a desk with a pen in her fingers and an inkwell in plain view. Her proud gaze is directed fearlessly toward the photographer's lens. There are testimonies of her work from the first President of the Republic of Turkey, who publicly praised her in 1923. She also received praise and solidarity from other writers of her time, including Fatma Aliye. The writer Sami Pasazade Sezai, one of the pioneers of modern Turkish literature, called her “the crown of femininity,” and she wrote in 1917:
«...Dear brother, can you imagine a woman without poetry? Even a peasant woman sowing wheat in her field, harvesting it, washing her child in the stream, kneading dough in her hut is a little poem...».
Selma Riza died on October 5, 1931, in Istanbul at the age of fifty-nine, in total silence, already forgotten. It is said that only five people attended her funeral. In the last decade, feminist academics have been trying to promote her figure and her talent.






