Calendaria 2026 - Dolores Jiménez y Muro

Dolores Jiménez y Muro
Virginia Mariani

Anita Mottaghi

 

 La sua figura è stata riscoperta e rivalutata nel corso del XX e XXI secolo, specialmente nell’ambito degli studi di genere e della storia rivoluzionaria. Oggi è considerata una delle pioniere del femminismo messicano e un esempio di coerenza politica e passione civile. Fu molto più di una semplice testimone della Rivoluzione messicana: fu una protagonista che non esitò a mettere in gioco la propria libertà e la propria vita per difendere le persone più deboli, per lottare contro l’oppressione e per costruire un Messico più giusto e solidale. La sua voce, spesso dimenticata dai grandi manuali di storia, risuona oggi come quella di una donna libera, combattiva e visionaria, la cui eredità è ancora viva nelle lotte sociali contemporanee. Nata nel 1848 ad Aguascalientes, una piccola città dell’omonimo Stato messicano, Dolores Jiménez y Muro è stata una scrittrice, giornalista, attivista politica e rivoluzionaria. Figura straordinaria nella storia del Paese, è stata una delle poche donne a occupare ruoli di leadership nel contesto turbolento della Rivoluzione messicana e si è distinta per la sua instancabile lotta a favore della giustizia sociale, dei diritti delle donne e delle riforme agrarie.

Cresce in una famiglia della media borghesia e fin da giovane si interessa alla letteratura e alla politica, un interesse poco comune per una ragazza del suo tempo. Riceve un’istruzione solida, cosa relativamente rara per le donne nel XIX secolo in Messico, grazie alla mentalità progressista dei genitori. Durante la giovinezza, vive sotto il regime di Porfirio Díaz, un periodo segnato da grandi disuguaglianze sociali ed economiche. Questo contesto alimenta il suo spirito critico e la sua vocazione riformista. Inizia a scrivere articoli e poesie in cui mette in luce le ingiustizie sociali e la condizione femminile, che spesso firma con pseudonimi per evitare la censura e le repressioni. Negli anni successivi, Dolores si trasferisce a San Luis Potosí, dove si unisce ai circoli liberali che si opponevano alla dittatura di Díaz. Comincia a pubblicare articoli su giornali indipendenti come La Mujer Mexicana e La Voz de la Mujer, riviste pionieristiche del femminismo messicano. I suoi scritti toccano temi come l’istruzione per le donne, la riforma agraria, il diritto al voto e la giustizia sociale. Il suo stile diretto e appassionato le fa guadagnare rispetto tra le persone di idee riformiste, ma anche la sorveglianza delle autorità.

Giornale liberale, Album della donna, 1883, Dolores partecipò alla creazione del giornale 

Nel 1911, quando scoppia la Rivoluzione messicana, aderisce con entusiasmo al movimento rivoluzionario: è tra i primi sostenitori di Francisco I. Madero, che combatteva contro il regime di Díaz. In questo periodo redasse il Plan Político Social, un documento in cui proponeva profonde riforme, tra cui la distribuzione delle terre ai contadini, il miglioramento delle condizioni lavorative e l’emancipazione delle donne. Il manifesto, steso insieme ad altri intellettuali, diviene un punto di riferimento per la politica rivoluzionaria. Nello stesso anno Dolores viene arrestata a causa del suo attivismo e incarcerata per alcuni mesi, ma la prigione non fa altro che rafforzare la sua determinazione. Dopo la caduta di Díaz e l'ascesa di Madero, viene liberata e riprende la sua attività politica, anche se non manca di criticare lo stesso Madero per le mancate riforme sociali. Il suo impegno non è legato a partiti o personalità specifiche, ma a ideali profondi di giustizia ed equità. Successivamente si unisce alle forze zapatiste, guidate da Emiliano Zapata, condividendone il progetto di riforma agraria. Contribuisce attivamente alla redazione del Plan de Ayala (1911), uno dei documenti più importanti della rivoluzione, in cui si chiede la restituzione delle terre alle popolazioni indigene e ai contadini. Dolores è una delle poche donne ad avere un ruolo rilevante all’interno del movimento zapatista e il suo pensiero politico si basa sulla convinzione che la libertà del popolo non può prescindere dalla giustizia economica.

Dolores Jiménez y Muro, dietro Pancho Villa ed Emiliano Zapata nel 1914, sulla poltrona presidenziale Club Femenil Antirreeleccionista Hijas de Cuauhtémoc, 1910, fondato da Dolores Jimenez

Oltre alla lotta rivoluzionaria, si distingue per il suo impegno a favore dell’emancipazione femminile: promuove la partecipazione attiva delle donne alla vita politica e sociale del Paese, e sostiene la necessità di un’educazione laica, gratuita e di qualità per le ragazze. È tra le fondatrici di varie organizzazioni femminili e incoraggia le donne a prendere coscienza del proprio ruolo nella trasformazione del Messico. In un’epoca in cui le donne sono per lo più escluse dalla sfera pubblica, Dolores si batte con coraggio per l’uguaglianza di genere: è, infatti, una delle prime a sostenere il diritto di voto per le concittadine, diritto che verrà riconosciuto solo nel 1953, quasi trent’anni dopo la sua morte.

Dopo il 1917, con la fine delle principali ostilità della rivoluzione, Dolores si ritira gradualmente dalla politica attiva, pur continuando a scrivere e a partecipare a eventi pubblici. Muore nel 1925 a Città del Messico, in relativa povertà e lontana dai riflettori, ma con la coscienza di aver dedicato la propria vita a una causa più grande. E questo è un dato su cui riflettere. Dolores muore all’età di 77 anni e il suo ultimo periodo è segnato dalla marginalizzazione politica e da una crescente solitudine, nonostante il ruolo cruciale avuto nella Rivoluzione. Dopo la fine del conflitto armato e l’instaurarsi del nuovo ordine costituzionale, molte figure rivoluzionarie che avevano partecipato da posizioni critiche o autonome — come lei — vengono messe da parte. Nonostante il suo impegno, non ottiene mai un incarico ufficiale di rilievo nel nuovo governo post-rivoluzionario e vive la vecchiaia in modeste condizioni economiche: muore quasi dimenticata dall'opinione pubblica e dalle istituzioni, senza onori ufficiali né riconoscimenti pubblici.

Solo anni dopo la morte, il suo nome cominciò a riemergere negli studi storici e femministi, restituendole un posto d'onore tra le protagoniste della trasformazione sociale e politica del Messico. La sua scomparsa, silenziosa e dignitosa, è stata comunque in linea con la sua vita: una lotta costante e generosa, condotta non per vanagloria ma per convinzione profonda. La Città del Messico, in cui si spense, era ormai molto cambiata rispetto alla capitale che aveva conosciuto da giovane — ma i suoi ideali, allora come oggi, restano ancora straordinariamente attuali.

Biografie per le bimbe, Dolores Jiménez y Muro, Oresta Lopez Il Paseo de las Heroìnas, Città del Messico

Traduzione francese

Concetta Laratta

Sa figure a été redécouverte et réévaluée au cours des XXᵉ et XXIᵉ siècles, en particulier dans le cadre des études de genre et de l’histoire révolutionnaire. Aujourd’hui, elle est considérée comme l’une des pionnières du féminisme mexicain et comme un exemple de cohérence politique et de passion civique. Elle fut bien plus qu’une simple témoin de la Révolution mexicaine: elle en fut une protagoniste, n’hésitant pas à mettre en jeu sa liberté et sa propre vie pour défendre les plus faibles, lutter contre l’oppression et contribuer à la construction d’un Mexique plus juste et plus solidaire. Sa voix, souvent oubliée par les grands manuels d’histoire, résonne aujourd’hui comme celle d’une femme libre, combative et visionnaire, dont l’héritage demeure vivant dans les luttes sociales contemporaines. Née en 1848 à Aguascalientes, une petite ville de l’État mexicain du même nom, Dolores Jiménez y Muro fut écrivaine, journaliste, militante politique et révolutionnaire. Figure exceptionnelle de l’histoire du pays, elle fut l’une des rares femmes à occuper des rôles de leadership dans le contexte tumultueux de la Révolution mexicaine et se distingua par son combat infatigable en faveur de la justice sociale, des droits des femmes et des réformes agraires.

Elle grandit dans une famille de la classe moyenne et, dès son plus jeune âge, s’intéressa à la littérature et à la politique, un intérêt peu commun pour une jeune fille de son époque. Elle reçut une éducation solide — chose relativement rare pour les femmes du XIXᵉ siècle au Mexique — grâce à la mentalité progressiste de ses parents. Durant sa jeunesse, elle vécut sous le régime de Porfirio Díaz, une période marquée par de profondes inégalités sociales et économiques. Ce contexte nourrit son esprit critique et sa vocation réformiste. Elle commença à écrire des articles et des poèmes dans lesquels elle dénonçait les injustices sociales et la condition féminine, qu’elle signait souvent sous des pseudonymes afin d’échapper à la censure et aux persécutions. Au cours des années suivantes, Dolores s’installa à San Luis Potosí, où elle rejoignit les cercles libéraux opposés à la dictature de Díaz. Elle commença à publier des articles dans des journaux indépendants tels que La Mujer Mexicana et La Voz de la Mujer, revues pionnières du féminisme mexicain. Ses écrits abordaient des thèmes tels que l’éducation des femmes, la réforme agraire, le droit de vote et la justice sociale. Son style direct et passionné lui valut le respect des milieux réformistes, mais aussi une surveillance accrue de la part des autorités.

Journal libéral, Album de la femme, 1883 : Dolores participa à la création du journal.

En 1911, lorsque éclata la Révolution mexicaine, elle adhéra avec enthousiasme au mouvement révolutionnaire: elle fut parmi les premières à soutenir Francisco I. Madero, engagé dans la lutte contre le régime de Díaz. À cette époque, elle rédigea le Plan Político Social, un document proposant des réformes profondes, notamment la redistribution des terres aux paysans, l’amélioration des conditions de travail et l’émancipation des femmes. Ce manifeste, élaboré avec d’autres intellectuels, devint une référence majeure de la pensée révolutionnaire. La même année, Dolores fut arrêtée en raison de son activisme et emprisonnée pendant plusieurs mois, mais cette épreuve ne fit que renforcer sa détermination. Après la chute de Díaz et l’arrivée au pouvoir de Madero, elle fut libérée et reprit son engagement politique, sans pour autant renoncer à critiquer Madero lui-même pour l’absence de véritables réformes sociales. Son engagement ne fut jamais lié à des partis ou à des personnalités particulières, mais à des idéaux profonds de justice et d’équité. Elle rejoignit par la suite les forces zapatistes dirigées par Emiliano Zapata, dont elle partageait le projet de réforme agraire. Elle contribua activement à la rédaction du Plan de Ayala (1911), l’un des documents les plus importants de la Révolution, qui revendiquait la restitution des terres aux populations indigènes et aux paysans. Dolores fut l’une des rares femmes à jouer un rôle significatif au sein du mouvement zapatiste, et sa pensée politique reposait sur la conviction que la liberté du peuple ne peut exister sans justice économique.

Dolores Jiménez y Muro, derrière Pancho Villa et Emiliano Zapata en 1914, sur le fauteuil présidentiel. Club féministe antiréélectionniste Hijas de Cuauhtémoc, 1910, fondé par Dolores Jiménez.

Parallèlement à la lutte révolutionnaire, elle se distingua par son engagement en faveur de l’émancipation féminine. Elle encouragea la participation active des femmes à la vie politique et sociale du pays et défendit la nécessité d’une éducation laïque, gratuite et de qualité pour les jeunes filles. Elle fut parmi les fondatrices de plusieurs organisations féminines et incita les femmes à prendre conscience de leur rôle dans la transformation du Mexique. À une époque où les femmes étaient largement exclues de la sphère publique, Dolores se battit avec courage pour l’égalité des sexes et fut l’une des premières à revendiquer le droit de vote des femmes — un droit qui ne sera reconnu qu’en 1953, près de trente ans après sa mort.

Après 1917, avec la fin des principales hostilités révolutionnaires, Dolores se retira progressivement de la politique active, tout en continuant à écrire et à participer à des événements publics. Elle mourut en 1925 à Mexico, dans une relative pauvreté et loin des projecteurs, mais avec la conscience d’avoir consacré sa vie à une cause plus grande qu’elle. Elle s’éteignit à l’âge de soixante-dix-sept ans, dans une période marquée par la marginalisation politique et une solitude croissante, malgré le rôle crucial qu’elle avait joué durant la Révolution. Après la fin du conflit armé et l’instauration du nouvel ordre constitutionnel, de nombreuses figures révolutionnaires critiques ou indépendantes — comme elle — furent mises à l’écart. Malgré son engagement, elle n’obtint jamais de poste officiel important dans le gouvernement post-révolutionnaire et vécut ses dernières années dans des conditions économiques modestes. Elle mourut presque oubliée de l’opinion publique et des institutions, sans honneurs officiels ni reconnaissance publique.

Ce n’est que plusieurs années après sa mort que son nom réapparut dans les études historiques et féministes, lui rendant la place d’honneur qu’elle mérite parmi les actrices de la transformation sociale et politique du Mexique. Sa disparition, silencieuse et digne, fut à l’image de sa vie: une lutte constante et généreuse, menée non par vanité, mais par conviction profonde. La ville de Mexico, où elle s’éteignit, avait profondément changé par rapport à celle qu’elle avait connue dans sa jeunesse — mais ses idéaux, hier comme aujourd’hui, demeurent d’une étonnante actualité.

Biographies pour les petites filles, Dolores Jiménez y Muro, Oresta López. Le Paseo de las Heroínas, Mexico.

Traduzione spagnola

Irene Maria Leonardi

Su figura fue redescubierta y revalorizada durante los siglos XX y XXI, especialmente en el ámbito de los estudios de género y de la historia revolucionaria. En la actualidad, se considera una de las pioneras del feminismo mexicano y un ejemplo de coherencia política y pasión cívica. Fue mucho más que una simple testigo de la revolución mexicana: fue una protagonista que no vaciló en poner en juego su libertad y su vida para defender a los más débiles, luchar contra la opresión y construir un México más justo y solidario. Su voz, a menudo olvidada por los grandes manuales de historia, resuena hoy como la de una mujer libre, combativa y visionaria cuyo legado sigue vivo en las luchas sociales contemporáneas. Nacida en 1848 en Aguascalientes, una pequeña ciudad del estado mexicano homónimo, Dolores Jiménez y Muro fue escritora, periodista, activista política y revolucionaria. Figura extraordinaria en la historia de su país, fue una de las pocas mujeres en desempeñar un papel de liderazgo en el turbulento contexto de la revolución mexicana, y se distinguió por su incansable lucha a favor de la justicia social, los derechos de las mujeres y las reformas agrarias.

Creció en una familia de clase media y, desde joven, mostró interés por la literatura y la política, algo inusual para una mujer de su época. Recibió una sólida educación, cosa relativamente rara para las mujeres del siglo XIX en México, gracias a la mentalidad progresista de sus padres. Durante su juventud, vivió bajo el régimen de Porfirio Díaz, un período marcado por grandes desigualdades sociales y económicas. Este contexto alimentó su espíritu crítico y su vocación reformista. Empezó a escribir artículos y poemas en los que ponía de relieve las injusticias sociales y la condición de las mujeres, firmándolos a menudo con seudónimos para evitar la censura y la represión. En los años siguientes, se trasladó a San Luis Potosí, donde se unió a los círculos liberales que se oponían a la dictadura de Díaz. Empezó a publicar artículos en periódicos independientes como «La Mujer Mexicana» y «La Voz de la Mujer», revistas pioneras del feminismo mexicano. Sus escritos tratan temas como la educación de las mujeres, la reforma agraria, el derecho al voto y la justicia social. Gracias a su estilo directo y apasionado, se ganó el respeto de los reformistas, pero también la vigilancia de las autoridades.

Periódico liberal, Álbum de la mujer, 1883: Dolores participó en la creación del periódico.

En 1911, cuando estalló la revolución mexicana, se adhirió con entusiasmo al movimiento revolucionario: fue una de las primeras seguidoras de Francisco I. Madero, que luchaba contra el régimen de Díaz. Durante este periodo, redactó el Plan Político Social, un documento en el que proponía profundas reformas, como la distribución de tierras a los campesinos, la mejora de las condiciones laborales y la emancipación de las mujeres. El manifiesto, que escribió junto con otros intelectuales, se convirtió en un punto de referencia para la política revolucionaria. Ese mismo año, Dolores fue arrestada por su activismo y encarcelada durante varios meses, sin embargo la prisión no hizo más que reforzar su determinación. Tras la caída de Díaz y la subida de Madero al poder, fue liberada y retomó su actividad política, aunque no dejó de criticar al mismo Madero por la ausencia de reformas sociales. Su compromiso no estaba vinculado a partidos o personalidades concretas, sino a profundos ideales de justicia y equidad. Posteriormente, se unió a las fuerzas zapatistas lideradas por Emiliano Zapata, ya que compartía su proyecto de reforma agraria. Contribuyó activamente a la redacción del Plan de Ayala (1911), uno de los documentos más importantes de la revolución, en el que se pedía la restitución de las tierras a los pueblos indígenas y a los campesinos. Dolores fue una de las pocas mujeres en desempeñar un papel relevante en el movimiento zapatista. Su pensamiento político se basaba en la convicción de que la libertad del pueblo no podía prescindir de la justicia económica.

Dolores Jiménez y Muro, detrás de Pancho Villa y Emiliano Zapata en 1914, en el sillón presidencial. Club Femenil Antirreeleccionista Hijas de Cuauhtémoc, 1910, fundado por Dolores Jiménez.

Además de su participación en la lucha revolucionaria, destacó por su compromiso en favor de la emancipación femenina, promoviendo la participación activa de las mujeres en la vida política y social del país y defendiendo la necesidad de una educación laica, gratuita y de calidad para las chicas. Fue una de las fundadoras de varias organizaciones feministas y animó a las mujeres a tomar conciencia de su papel en la transformación de México. En una época en la que las mujeres estaban, por lo general, excluidas de la esfera pública, Dolores luchó con coraje por la igualdad de género. En efecto, fue una de las primeras en defender el derecho al voto de las mexicanas, un derecho que no se reconocería hasta 1953, casi treinta años después de su muerte.

Después de 1917, con el fin de las principales hostilidades de la revolución, Dolores se retiró gradualmente de la política activa, aunque siguió escribiendo y participando en eventos públicos. Murió en Ciudad de México en 1925, en relativa pobreza y lejos de la notoriedad, pero consciente de haber dedicado su vida a una causa mayor. Y esto es algo que merece una reflexión. Dolores falleció a los 77 años, y el final de su vida estuvo marcado por la marginación política y una creciente soledad, a pesar del papel crucial que había desempeñado en la revolución. Tras el fin del conflicto armado y la instauración del nuevo orden constitucional, muchas figuras revolucionarias que habían participado desde posiciones críticas o autónomas –como ella– fueron dejadas a un lado. A pesar de su compromiso, nunca consiguió un cargo oficial importante en el nuevo gobierno posrevolucionario y pasó sus últimos años en condiciones económicas modestas. Murió casi olvidada por la opinión pública y las instituciones, sin honores oficiales ni reconocimientos públicos.

Solo años después de su muerte, su nombre empezó a reaparecer en los estudios históricos y feministas, lo que le ha devuelto su lugar de honor entre las protagonistas de la transformación social y política de México. Su desaparición, silenciosa y digna, estuvo en línea con su vida: una lucha constante y generosa, llevada a cabo no por vanagloria, sino por profunda convicción. Ciudad de México, donde murió, ya había cambiado mucho con respecto a la capital que había conocido de joven –pero sus ideales, tanto entonces como ahora, siguen siendo extraordinariamente actuales.

Biografías para las niñas, Dolores Jiménez y Muro, Oresta López. El Paseo de las Heroínas, Ciudad de México.

Traduzione inglese

Syd Stapleton

Her figure was rediscovered and reevaluated during the 20th and 21st centuries, especially in the fields of gender studies and revolutionary history. Today, she is considered one of the pioneers of Mexican feminism and an example of political consistency and civic passion. She was much more than a mere witness to the Mexican Revolution: she was a protagonist who did not hesitate to risk her freedom and her life to defend the weakest members of society, to fight against oppression, and to build a more just and united Mexico. Her voice, often forgotten in the great history books, resonates today as that of a free, combative, and visionary woman whose legacy is still alive in contemporary social struggles. Born in 1848 in Aguascalientes, a small town in the Mexican state of the same name, Dolores Jiménez y Muro was a writer, journalist, political activist, and revolutionary. An extraordinary figure in the country's history, she was one of the few women to hold leadership roles in the turbulent context of the Mexican Revolution and distinguished herself through her tireless struggle for social justice, women's rights, and agrarian reform.

She grew up in a middle-class family and from an early age was interested in literature and politics, an unusual interest for a girl of her time. She received a solid education, which was relatively rare for women in 19th-century Mexico, thanks to her parents' progressive mindset. During her youth, she lived under the regime of Porfirio Díaz, a period marked by great social and economic inequality. This context fueled her critical spirit and her desire for reform. She began writing articles and poems highlighting social injustices and the status of women, often signing them with pseudonyms to avoid censorship and repression. In the following years, Dolores moved to San Luis Potosí, where she joined liberal circles opposed to the Díaz dictatorship. She began publishing articles in independent newspapers such as La Mujer Mexicana and La Voz de la Mujer, pioneering magazines of Mexican feminism. Her writings touched on topics such as education for women, agrarian reform, the right to vote, and social justice. Her direct and passionate style earned her respect among reformists, but also the scrutiny of the authorities.

Liberal newspaper, Album of the Woman, 1883: Dolores took part in the creation of the newspaper.

In 1911, when the Mexican Revolution broke out, she enthusiastically joined the revolutionary movement and was among the first supporters of Francisco I. Madero, who was fighting against the Díaz regime. During this period, she drafted the Plan Político Social, a document proposing profound reforms, including the distribution of land to peasants, the improvement of working conditions, and the emancipation of women. The manifesto, written together with other intellectuals, became a reference point for revolutionary politics. In the same year, Dolores was arrested for her activism and imprisoned for several months, but prison only strengthened her determination. After the fall of Díaz and the rise of Madero, she was released and resumed her political activity, although she did not fail to criticize Madero himself for his failure to implement social reforms. Her commitment was not linked to specific parties or personalities, but to deep ideals of justice and equity. She later joined the Zapatista forces, led by Emiliano Zapata, sharing his project for agrarian reform. She actively contributed to the drafting of the Plan de Ayala (1911), one of the most important documents of the revolution, which called for the return of land to indigenous peoples and peasants. Dolores was one of the few women to play a significant role in the Zapatista movement, and her political thinking was based on the conviction that the freedom of the people could not be separated from economic justice.

Dolores Jiménez y Muro, behind Pancho Villa and Emiliano Zapata in 1914, seated in the presidential chair. Antireelectionist Women’s Club Hijas de Cuauhtémoc, 1910, founded by Dolores Jiménez.

In addition to the revolutionary struggle, she stood out for her commitment to women's emancipation: she promoted the active participation of women in the political and social life of the country and supported the need for secular, free, and quality education for girls. She was one of the founders of various women's organizations and encouraged women to become aware of their role in the transformation of Mexico. At a time when women were largely excluded from public life, Dolores fought courageously for gender equality: she was one of the first to support voting rights for her fellow citizens, a right that would only be recognized in 1953, almost thirty years after her death.

After 1917, with the end of the main hostilities of the revolution, Dolores gradually withdrew from active politics, while continuing to write and participate in public events. She died in 1925 in Mexico City, in relative poverty and far from the spotlight, but with the knowledge that she had dedicated her life to a greater cause. This is something to reflect on. Dolores died at the age of 77, her final years marked by political marginalization and growing loneliness, despite the crucial role she had played in the Revolution. After the end of the armed conflict and the establishment of the new constitutional order, many revolutionary figures who had participated from critical or autonomous positions—like her—were sidelined. Despite her commitment, she never obtained an official position of importance in the new post-revolutionary government and lived out her old age in modest economic conditions: she died almost forgotten by public opinion and the institutions, without official honors or public recognition.

Only years after her death did her name begin to reappear in historical and feminist studies, restoring her to a place of honor among the protagonists of Mexico's social and political transformation. Her quiet and dignified passing was in keeping with her life: a constant and generous struggle, conducted not for vainglory but out of deep conviction. Mexico City, where she died, had changed greatly from the capital she had known as a young woman, but her ideals, then as now, remain remarkably relevant.

Biographies for Girls, Dolores Jiménez y Muro, Oresta López. The Paseo de las Heroínas, Mexico City.