Solange Lusiku Nsimire
Alice Vergnaghi
Giulia Capponi
«Il giornalismo è la mia vocazione, la carta stampata è la mia lotta e l’indipendenza il mio motto».
Queste sono state le parole che hanno guidato la vita di Solange Lusiku Nsimire, giornalista e attivista per i diritti umani della Repubblica Democratica del Congo. Nata a Bukavu, una città di quasi un milione di abitanti, il 20 aprile 1972, frequenta prima l’Isp (Istituto Superiore Pedagogico), poi inizia a trasmettere notizie e reportage attraverso due radio cattoliche, Radio Maendeleo e Radio Maria, iscrivendosi, dopo il matrimonio, alla Facoltà di Economia. Le giornaliste straniere trovano sempre in lei un’accoglienza calorosa e informazioni sicure; questo suo modo di essere le vale la collaborazione con Milo Rau durante le riprese del film da lui diretto: The Congo Tribunal. L’incontro con il giornalismo avviene, quindi, per Solange Lusiku Nsimire in modo non convenzionale perché non frequenta una scuola specifica, ma si confronta con molte/i reporter che le chiedono di parlare della condizione femminile, così si accosta al mondo dell’informazione e ne resta affascinata: si definirà sempre una “giornalista combattente”. Il direttore del giornale per cui scrive, colpito da una grave malattia, le chiede di prendere il suo posto, lei accetta con molto timore e diventa la prima caporedattrice, e poi editrice, di un giornale indipendente mensile della provincia congolese del Sud Kivu, al confine con il Ruanda e il Burundi, tra le zone più pericolose del Paese poiché attraversata da bande di ruandesi, impegnati in azioni di pulizia etnica, soldati dell’esercito in rivolta e predatori di ogni genere.
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La Repubblica Democratica del Congo è stata, infatti, più volte definita uno “scandalo geologico” a causa dell’abbondanza smisurata di materie prime del suolo e del sottosuolo (diamanti, coltan, oro, cobalto, rame, niobio, legnami pregiati, ecc.) che hanno provocato l’intervento delle grandi potenze occidentali per sfruttarle e determinato corruzione, illegalità, malapolitica al punto da farla piombare in uno stato di guerra costante e continua. Tra le aree più colpite c’è proprio quella d’origine di Solange Lusiku Nsimire, il Sud Kivu, ricca di risorse e contesa tra Ruanda e Burundi, Paesi con cui la Repubblica Democratica del Congo intrattiene rapporti difficili. La rottura dell’alleanza con il Ruanda e l’Uganda, infatti, ha provocato il conflitto congolese (1998-2003). Considerato come la "prima guerra mondiale africana", per il coinvolgimento di otto eserciti e le ingerenze delle multinazionali occidentali, ha avuto un costo drammatico in termini di vite umane (le stime, perché dati certi non ci sono, indicano da 4 a 5 milioni e mezzo di vittime) e ha contribuito a riaccendere l’odio etnico, soprattutto nelle zone di confine, in una area in cui vivono più di 200 gruppi etnici. A ciò si deve aggiungere la difficile transizione democratica dopo la dittatura di Mobutu Sese Seko Kuku, fuggito da Kinshasa nel 1997, che, per 32 anni, ha depredato sistematicamente le risorse e le casse dello Stato, ha accumulato immense fortune personali e ha lasciato andare verso la totale distruzione l’intero sistema-Paese. La nuova classe dirigente, infine, non si è dimostrata preparata all’esercizio della democrazia e fa un uso illegittimo dei mezzi di informazione, che vengono pagati per fare propaganda, determinando la corruzione del sistema dell’informazione e la soppressione della stampa indipendente.
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Iniziato nel 2007, dopo morte del suo fondatore Nunu Salufa, il lavoro come direttrice de Le Souverain, titolo emblematico di un foglio di stampa che vuole essere portavoce del popolo sovrano di Bukavu, fino al 2009 non le viene retribuito, anzi paga di tasca propria per la pubblicazione del mensile. Ad aiutarla arriva però un’organizzazione belga, Rencontre des Continents, ed è così che il giornale, creato nel 1992 con l’intento di liberalizzare la stampa in Congo, e a rischio chiusura, rinasce con una linea editoriale finalizzata alla promozione della democrazia e alla rivendicazione dei diritti delle donne. Le difficoltà nella gestione sono molteplici e vanno dalla mancanza di una rotativa all’assenza totale nella Repubblica Democratica del Congo di una cultura della lettura. Per stampare le copie del giornale, la direttrice si mette in viaggio personalmente per andare in Burundi, passando la frontiera col Ruanda, assumendosi rischi elevatissimi; attende tutta la notte affinché venga ultimato il lavoro tipografico e poi riparte, prendendo un autobus, ma caricando le 500 copie su un altro per ragioni di sicurezza. Alla fine, riesce a trovare un centro stampa in Uganda a cui spedisce i file e poi riceve le 1000 copie ordinate. Per quanto concerne l’assenza totale di una cultura della lettura, la “giornalista combattente” si è impegna a stimolarla con eventi come il Kitabu Festival, iniziativa che celebra la letteratura e la tradizione orale, con un focus particolare sulla promozione della lettura tra la gioventù.
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Oltre a risollevare le sorti del giornale, Solange Lusiku Nsimire vanta una fama internazionale che le ha permesso di ricoprire incarichi e ottenere prestigiosi riconoscimenti tra cui quello di presidente dell’Unione nazionale della stampa (sezione di Bukavu/Sud Kivu); quello di vicepresidente dell’Unione nazionale della stampa della Repubblica Democratica del Congo; quello di membro del Consiglio di amministrazione dell’Università Cattolica di Bukabu; la laurea honoris causa all’Università di Lovanio in Belgio; il premio Femme de Courage 2013 dell’Ambasciata Usa a Kinshasa; il premio “Unicredit Ilaria Alpi” di Riccione nel 2014.
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Più volte minacciata per l’attività di denuncia, l’incolumità di Solange Lusiku Nsimire viene messa a rischio già nel 2003 dopo aver segnalato la presenza di armi all'università; nel 2008 viene attaccata in modo subdolo: la sua casa viene assaltata tre volte e in una di esse uomini armati legano il marito e i figli, rubando i risparmi della famiglia. Nel 2010 altri individui distruggono i vetri della sua abitazione e nel 2012 le minacce da sempre ricevute diventano insistenti e pericolose a seguito di un suo editoriale in cui accusava apertamente il Ruanda di essere responsabile politicamente dell’instabilità del Congo. Su consiglio della missione dell’Organizzazione della Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo (Monusco), è costretta a fuggire dal Sud Kivu con il figlio più piccolo di due anni per circa tre mesi. Durante una sua visita in Italia, infine, nel settembre 2014, viene aggredita alla stazione di Bologna da un uomo ruandese per la denuncia, presente in un suo articolo, nei confronti del governo ruandese da lei ritenuto responsabile della disastrosa situazione nell’est del Congo. Nel 2013 riceve proprio il premio Courage in Journalism della International Women's Media Foundation per il coraggio dimostrato nel suo lavoro, in particolare per la pubblicazione di articoli contro la corruzione del governo, contro le ingiustizie nei confronti delle donne e contro l’abuso compiuto con gli aiuti internazionali.
Durante l’intervista concessa dopo la premiazione del 2013, alla domanda su cosa la spinga a continuare, Solange Lusiku Nsimire risponde che chiederle di smettere di fare la giornalista significherebbe rinunciare a sé stessa. Crede fermamente che la sua una battaglia sarà utile alle generazioni future per creare una testimonianza scritta, basata su fonti valide e affidabili, in grado di costruire la memoria collettiva del suo Paese. Ritiene che le/i giornaliste/i siano la vera voce delle moltitudini e della democrazia, ma il loro ruolo risulta osteggiato dai leader politici di un Paese che è stato per anni una dittatura.
La Repubblica Democratica del Congo risulta essere, infatti, uno dei Paesi africani che ha tra i più bassi indici di libertà di stampa (48,91, 123° posto del Word Press Freedom Index ne 2024) e pertanto appare estremamente difficile praticare la professione di giornalista. Per Lusiku Nsimire i problemi della stampa nel suo Paese sono di due tipi: la proprietà dei media e il contesto di povertà e insicurezza che impedisce alla stampa di essere indipendente: chi si rifiuta di obbedire alle richieste degli influenti uomini politici non ha accesso ai finanziamenti pubblici e soprattutto viene minacciato fisicamente. La spinta al giornalismo per Lusiku Nsimire le deriva, inoltre, dal disgusto, da lei provato fin da bambina, nei confronti delle ingiustizie che colpiscono principalmente le congolesi che, nonostante ciò, continuano a lottare, rappresentando un sostegno fondamentale per la propria famiglia: per lei ciò è una grande spinta all’azione.
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La Repubblica Democratica del Congo era e continua a essere, infatti, un Paese pericoloso per le donne: stupri, violenze domestiche e uccisioni insensate fanno parte della quotidianità. Ancora più drammatica risulta la condizione femminile nella provincia della “giornalista combattente” poiché le bande armate, governative o ribelli, fanno del corpo delle donne uno strumento di guerra, violentando bambine e donne anziane; poche sono quelle che vengono accolte negli ospedali e sottoposte a diverse operazioni per riconoscere solo in parte il proprio corpo orribilmente deturpato. Questo massacro, unito a quello perpetrato durante i vari conflitti, ha causato la morte di 5,4 milioni di persone dal 1988; il silenzio nei confronti della tragedia congolese è, per Solange Lusiku Nsimire, assordante e viene da lei attribuito all’estrema povertà della popolazione che, proprio per le condizioni di indigenza, non viene considerata degna di attenzione dagli altri Paesi. Con il suo giornalismo resistente, ha voluto fare in modo che il resto del mondo smettesse di guardare il Congo solo dal punto di vista della violenza e delle donne come vittime, ma imparasse a considerare le/i congolesi come persone forti e determinate.
Solange Lusiku Nsimire si è spenta a Kinshasa il 14 ottobre 2018 dopo una breve, ma fatale malattia; le sono sopravvissuti il marito e i sette figli, due maschi e cinque femmine, ma anche i giornalisti e lo staff di Le Souverain che continuano a pubblicare il suo giornale, onorando così la memoria della loro indomita direttrice.
Il 9 dicembre 2024, con un decreto del governatore provinciale del Sud Kivu, è stato intitolato alla memoria di Solange Lusiku Nsimire un viale nel comune di Bukavu.
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Traduzione francese
Giorgia Corvino
«Le journalisme est ma vocation, la presse écrite est ma lutte et l’indépendance ma devise».
Telles furent les paroles qui ont guidé la vie de Solange Lusiku Nsimire, journaliste et militante pour les droits de l’homme en République Démocratique du Congo. Née à Bukavu, une ville de près d’un million d’habitants, le 20 avril 1972, elle fréquente d’abord l’ISP (Institut Supérieur Pédagogique), puis commence à diffuser des informations et des reportages à travers deux radios catholiques, Radio Maendeleo et Radio Maria, s’inscrivant, après son mariage, à la Faculté d’Économie. Les journalistes étrangères trouvent toujours auprès d’elle un accueil chaleureux et des informations fiables ; cette manière d’être lui vaut la collaboration avec Milo Rau lors du tournage du film qu'il a dirigé: The Congo Tribunal. La rencontre avec le journalisme se fait donc pour Solange Lusiku Nsimire de manière non conventionnelle, car elle ne fréquente pas d’école spécifique, mais échange avec de nombreux reporters qui lui demandent de parler de la condition féminine. Elle s’approche ainsi du monde de l’information et en reste fascinée : elle se définira toujours comme une «journaliste combattante». Le directeur du journal pour lequel elle écrit, frappé par une grave maladie, lui demande de prendre sa place, elle accepte avec beaucoup d'appréhension et devient la première rédactrice en chef, puis éditrice, d’un journal indépendant mensuel de la province congolaise du Sud-Kivu, à la frontière avec le Rwanda et le Burundi, parmi les zones les plus dangereuses du pays car traversée par des bandes de Rwandais, engagées dans des actions de nettoyage ethnique, des soldats de l’armée en révolte et des prédateurs de toutes sortes.
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La République Démocratique du Congo a été, en effet, maintes fois définie comme un «scandale géologique» en raison de l’abondance démesurée de matières premières du sol et du sous-sol (diamants, coltan, or, cobalt, cuivre, niobium, bois précieux, etc.) qui ont provoqué l’intervention des grandes puissances occidentales pour les exploiter et déterminé la corruption, l’illégalité et la mauvaise politique, au point de faire sombrer le pays dans un état de guerre constant et continu. Parmi les zones les plus touchées se trouve précisément celle d’origine de Solange Lusiku Nsimire, le Sud-Kivu, riche en ressources et disputée entre le Rwanda et le Burundi, pays avec lesquels la République Démocratique du Congo entretient des rapports difficiles. La rupture de l’alliance avec le Rwanda et l’Ouganda a, en effet, provoqué le conflit congolais (1998-2003). Considéré comme la «première guerre mondiale africaine» en raison de l’implication de huit armées et des ingérences des multinationales occidentales, ce conflit a eu un coût dramatique en termes de vies humaines (les estimations, faute de données certaines, indiquent de 4 à 5,5 millions de victimes) et a contribué à rallumer la haine ethnique, surtout dans les zones frontalières, au sein d'une région où vivent plus de 200 groupes ethniques. À cela s’ajoute la difficile transition démocratique après la dictature de Mobutu Sese Seko Kuku, qui a fui Kinshasa en 1997 après avoir, pendant 32 ans, pillé systématiquement les ressources et les caisses de l’État, accumulé d’immenses fortunes personnelles et laissé l’ensemble du système-pays sombrer dans une destruction totale. Enfin, la nouvelle classe dirigeante ne s’est pas montrée préparée à l’exercice de la démocratie et fait un usage illégitime des moyens d’information, payés pour faire de la propagande, entraînant la corruption du système de l’information et la suppression de la presse indépendante.
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Entamé en 2007 après la mort de son fondateur Nunu Salufa, son travail en tant que directrice de Le Souverain, titre emblématique d'une feuille de presse qui se veut le porte-parole du peuple souverain de Bukavu, n’est pas rémunéré jusqu’en 2009 ; au contraire, elle paie de sa poche pour la publication du mensuel. Une organisation belge, Rencontre des Continents, vient toutefois l’aider : c’est ainsi que le journal, créé en 1992 dans l’intention de libéraliser la presse au Congo et menacé de fermeture, renaît avec une ligne éditoriale axée sur la promotion de la démocratie et la revendication des droits des femmes. Les difficultés de gestion sont multiples, allant de l’absence de rotative au manque total d'une culture de la lecture en République Démocratique du Congo. Pour imprimer les exemplaires du journal, la directrice voyage personnellement jusqu'au Burundi, en passant par la frontière rwandaise, prenant des risques extrêmement élevés. Elle attend toute la nuit que le travail typographique soit achevé puis repart en bus, mais en chargeant les 500 exemplaires sur un autre véhicule pour des raisons de sécurité. Finalement, elle réussit à trouver un centre d'impression en Ouganda auquel elle envoie les fichiers et reçoit les 1000 exemplaires commandés. Concernant l’absence de culture de la lecture, la «journaliste combattante» s’est employée à la stimuler avec des événements comme le Kitabu Festival, une initiative célébrant la littérature et la tradition orale, avec un accent particulier sur la promotion de la lecture chez les jeunes.
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Outre le redressement du journal, Solange Lusiku Nsimire jouit d’une renommée internationale qui lui a permis d’occuper des fonctions et d’obtenir des distinctions prestigieuses, dont celle de présidente de l’Union nationale de la presse (section Bukavu/Sud-Kivu); celle de vice-présidente de l’Union nationale de la presse de la République Démocratique du Congo; celle de membre du Conseil d’administration de l’Université Catholique de Bukavu; le doctorat honoris causa de l’Université de Louvain en Belgique; le prix Femme de Courage 2013 de l’Ambassade des États-Unis à Kinshasa; le prix «Unicredit Ilaria Alpi» de Riccione en 2014.
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Plusieurs fois menacée pour son activité de dénonciation, la sécurité de Solange Lusiku Nsimire est mise en danger dès 2003 après avoir signalé la présence d’armes à l’université. En 2008, elle est attaquée de manière sournoise : sa maison est prise d'assaut à trois reprises et, lors de l'une de ces attaques, des hommes armés ligotent son mari et ses enfants, volant les économies de la famille. En 2010, d’autres individus détruisent les vitres de son habitation et, en 2012, les menaces reçues depuis toujours deviennent insistantes et dangereuses suite à l'un de ses éditoriaux où elle accusait ouvertement le Rwanda d’être politiquement responsable de l’instabilité du Congo. Sur conseil de la mission de l’Organisation des Nations Unies pour la stabilisation en République Démocratique du Congo (Monusco), elle est contrainte de fuir le Sud-Kivu avec son plus jeune fils de deux ans pendant environ trois mois. Enfin, lors d’une visite en Italie en septembre 2014, elle est agressée à la gare de Bologne par un homme rwandais à cause de la dénonciation, présente dans l'un de ses articles, envers le gouvernement rwandais qu'elle jugeait responsable de la situation désastreuse dans l'est du Congo. En 2013, elle reçoit précisément le prix Courage in Journalism de l’International Women’s Media Foundation pour le courage démontré dans son travail, en particulier pour la publication d’articles contre la corruption du gouvernement, contre les injustices envers les femmes et contre l’abus commis avec les aides internationales.
Au cours de l’entretien accordé après la remise du prix en 2013, à la question de savoir ce qui la pousse à continuer, Solange Lusiku Nsimire répond que lui demander d’arrêter d’être journaliste reviendrait à renoncer à elle-même. Elle croit fermement que sa bataille sera utile aux générations futures pour créer un témoignage écrit, basé sur des sources valables et fiables, capable de construire la mémoire collective de son pays. Elle estime que les journalistes sont la véritable voix des multitudes et de la démocratie, mais que leur rôle est entravé par les leaders politiques d’un pays qui a été pendant des années une dictature.
La République Démocratique du Congo figure, en effet, parmi les pays africains ayant l’un des indices de liberté de la presse les plus bas (48,91, 123e place du World Press Freedom Index en 2024), ce qui rend l’exercice de la profession extrêmement difficile. Pour Lusiku Nsimire, les problèmes de la presse dans son pays sont de deux ordres : la propriété des médias et le contexte de pauvreté et d’insécurité qui empêche la presse d’être indépendante: ceux qui refusent d’obéir aux demandes des hommes politiques influents n’ont pas accès aux financements publics et sont surtout menacés physiquement. L’élan vers le journalisme pour Lusiku Nsimire découle également du dégoût qu'elle éprouve depuis l'enfance face aux injustices qui frappent principalement les Congolaises qui, malgré tout, continuent de lutter, représentant un soutien fondamental pour leur famille: pour elle, c’est un moteur d'action puissant.
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La République Démocratique du Congo était et continue d’être, en effet, un pays dangereux pour les femmes : viols, violences domestiques et meurtres insensés font partie du quotidien. La condition féminine est encore plus dramatique dans la province de la «journaliste combattante», car les bandes armées, gouvernementales ou rebelles, font du corps des femmes un instrument de guerre, violant fillettes et femmes âgées; rares sont celles qui sont accueillies dans les hôpitaux et soumises à diverses opérations pour ne reconnaître qu'en partie leur propre corps horriblement défiguré. Ce massacre, s'ajoutant à celui perpétré durant les divers conflits, a causé la mort de 5,4 millions de personnes depuis 1998; le silence face à la tragédie congolaise est, pour Solange Lusiku Nsimire, assourdante et elle l’attribue à l’extrême pauvreté de la population qui, en raison de ses conditions d’indigence, n’est pas considérée digne d’attention par les autres pays. Avec son journalisme résistant, elle a voulu faire en sorte que le reste du monde cesse de regarder le Congo uniquement sous l’angle de la violence et les femmes comme des victimes, mais apprenne à considérer les Congolais comme des personnes fortes et déterminées.
Solange Lusiku Nsimire s’est éteinte à Kinshasa le 14 octobre 2018 après une brève mais fatale maladie ; elle laisse derrière elle son mari et ses sept enfants, deux garçons et cinq filles, mais aussi les journalistes et le personnel de Le Souverain qui continuent de publier son journal, honorant ainsi la mémoire de leur indomptable directrice.
Le 9 décembre 2024, par décret du gouverneur provincial du Sud-Kivu, une avenue dans la commune de Bukavu a été baptisée à la mémoire de Solange Lusiku Nsimire.
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Traduzione spagnola
Maria Carreras Goicoechea
«El periodismo es mi vocación, la prensa mi lucha, la independencia mi mote».
Estas son las palabras que han guiado la vida de Solange Lusiku Nsimire, periodista y activista por los derechos humanos de la República Democrática del Congo (RDC). Nacida en Bukavu, una ciudad de casi un millón de habitantes, el 20 de abril de 1972, primero estudió en el Instituto Superior Pedagógico (ISP), luego empezó a transmitir noticias y reportajes a través de dos radios católicas, Radio Maendeleo y Radio María, y sucesivamente se matriculó, tras su boda, en la facultad de Economía. Las periodistas extranjeras siempre hallaban en ella una calorosa acogida e informaciones seguras; este modo suyo de ser le valió la colaboración con Milo Rau durante el rodaje del documental The Congo Tribunal (2017). Así pues, para Solange Lusiku Nsimire, el encuentro con el periodismo tuvo lugar de forma no convencional porque no cursó estudios específicos, sino que entró en contacto con gran cantidad de periodistas que le pedían que hablara de la condición femenina, acercándose al mundo de la información, que la fascinó: se definió siempre «una periodista luchadora». El director del periódico para el que escribía, que sufría una grave enfermedad, le pidió que tomara su puesto, ella aceptó bastante preocupada y se convirtió en la primera redactora jefa, y luego editora, de un periódico independiente mensual de la provincia congoleña de Kivu Sur, en la frontera entre Ruanda y Burundi, una de las zonas más peligrosas del país pues la cruzaban bandas de ruandeses que se dedicaban a la limpieza étnica, soldados del ejército rebeldes y depredadores de todo tipo.
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En efecto, la República Democrática del Congo ha sido definida varias veces un «escándalo geológico» a causa de la extremada abundancia de materias primas del suelo y del subsuelo (diamantes, cobalto, oro, estaño, niobio, maderas valiosas, etc.) que han provocado la intervención de potencias occidentales para explotarlas determinando corrupción, ilegalidad y mala política hasta el punto que se ha hallado en un estado de guerra constante. Entre las áreas más afectadas se halla justamente Kivu del Sur, de donde procedía Solange Lusiku Nsimire, zona rica en recursos por la que luchaban Ruanda y Burundi, dos países con los que la RDC ha mantenido siempre unas relaciones complicadas. De hecho, la ruptura de la alianza entre Ruanda y Uganda provocó el conflicto del Congo (1998-2003). Considerada como«la primera guerra mundial africana», a causa de la participación de ocho ejércitos distintos y las intromisiones de las multinacionales occidentales, ha tenido un costo dramático en términos de vidas humanas (se estima, pues no existen datos ciertos, entre 4 y 5 millones y medio de víctimas) y ha contribuido a un aumento del odio étnico, sobre todo en las zonas fronterizas, donde viven 200 grupos étnicos distintos. A esto hay que añadir la difícil transición democrática tras la dictadura de Mobutu Sese Seko Kuku, que huyó de la capital Kinsasa en 1997 y que, durante 32 años, depredó sistemáticamente los recursos y los fondos del Estado acumulando una inmensa fortuna personal, a la vez que dejaba que el entero sistema-país se destruyera. Por último, la nueva clase política no se ha demostrado preparada para ejercer la democracia y hace un uso ilícito de los medios de información, que reciben dinero para hacer propaganda, determinando la corrupción del sistema de información y la supresión de la prensa independiente.
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Iniciado en 2007, tras la muerte de su fundador Nunu Salufa, el trabajo de directora de Le Souverain –título emblemático de un periódico que quería ser portavoz del pueblo soberano de Bukavu– no estaba retribuido, es más, pagaba ella misma para la publicación del mensual. Sin embargo la ayudaba una organización belga, Rencontre des Continents, gracias a la cual el periódico, creado en 1992 con el objetivo de liberalizar la prensa en el Congo, que corría el riesgo de tener que cerrar, renació con una línea editorial finalizada a la promoción de la democracia y la reivindicación de los derechos de las mujeres. Las dificultades en su gestión eran muchas, desde la falta de una rotativa hasta la inexistencia en la RDC de una cultura de la lectura. Para imprimir los ejemplares del periódico, la drectora viajaba personalmente a Burundi, cruzando la frontera con Ruanda, asumiéndose enormes riesgos; esperaba toda la noche hasta que el trabajo tipográfico terminara y se volvía, con un autobús y 500 ejemplares cargados en otro por razones de seguridad. Por suerte encontró un centro para imprimir en Uganda al que manda los archivos electrónicos y luego recibía los 1000 ejemplares que encargaba. En cuanto a la falta de cultura de la lectura, la «periodista luchadora» se proponía estimularla con eventos como el Kibatu Festival, iniciativa que celebraba la literatura y la tradición oral, con una especial atención a la promoción de la lectura entre jóvenes.
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Además de salvar el periódico, Solange Lusiku Nsimire disponía de una fama internacional que le permitió cubrir cargos importantes como el del Presidenta de la Unión Nacional de la Prensa (sección de Bukavu / Kivu del Sur); el de Vicepresidenta de la Unión nacional de la prensa de la República Democrática del Congo o el de Miembro de la Junta de Administración de la Universidad Católica de Bukavu. También obtuvo prestigiosos reconocimientos, como una licenciatura honoris causa en la Universidad de Lovania (Bélgica), el premio Femme de Courage 2013 de la Embajada de EEUU en Kinsasa y el premio “Unicredit Ilaria Alpi” de Riccione (Italia).
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Amenazada repetidas veces por su actividad de denuncia, ya en 2003, tras haber señalado la presencia de armas en la universidad, su vida corrió un enorme riesgo; en 2008 la atacaron de forma súbdola: asaltaron tres veces su casa, y una de ellas ataron a su esposo y a sus hijos y robaron los ahorros de la familia. En 2010 otros individuos destruyeron los cristales de su casa y en 2012 las amenazas que había recibido siempre se hicieron insistentes y peligrosas tras un editorial suyo donde acusaba abiertamente a Ruanda de ser políticamente responsable de la inestabilidad del Congo. Siguiendo el consejo de la Misión de Estabilización la Organización de las Naciones Unidas en la República Democrática del Congo (Monusco), se vio obligada a dejar Kivu del Sur con su hijo menor, de dos años, durante casi tres meses. Por último, durante una visita a Italia, en septiembre de 2014, un ruandés la agredió en la estación de Bolonia por la denuncia, presente en un artículo suyo, contra el gobierno de Ruanda, que ella consideraba responsable de la desastrosa situación del Congo del Este. Justamente en 2013 había recibido el premio Courage in Journalism de la International Women's Media Foundation por el coraje demostrado en su trabajo, en particular por la publicación de artículos en contra de la corrupción del gobierno, contra las injusticias hacia las mujeres y contra el abuso realizado con las ayudas internacionales.
Durante la entrevista concedida tras la premiación del 2013, contestando a la pregunta sobre qué era lo que la empujaba a seguir adelante, Solange Lusiku Nsimire dijo que dejar de ejercer como periodista significaría renunciar a si misma. Estaba convencida de que su lucha sería útil para que generaciones venideras pudieran crear un testimonio escrito, basado en fuentes válidas y fidedignas, capaces de construir la memoria colectiva de su país. Consideraba que la figura del/de la periodista representa la auténtica voz de las masas y de la democracia, pero cuyo papel era obstaculizado por los líderes políticos de un país que había vivido años bajo dictadura.
En efecto, la RDC es uno de los países africanos con un índice de libertad de prensa entre los más reducidos (48,91,123° lugar del Word Press Freedom Index en 2024), de modo que resulta extremadamente difícil ejercitar la profesión de periodista. Para Lusiku Nsimire los problemas de prensa de su país eran de dos tipos: las propiedades de los medios de comunicación y el contexto de pobreza y falta de seguridad que impedían que la prensa fuera independiente: quien rechazaba obedecer a las peticiones de los políticos influyentes no tenía acceso a financiación pública y, sobre todo, recibía continuas amenazas físicas. Su vocación al periodismo, según Lusiku Nsimire, se debía al disgusto, que ya sentía de niña, hacia las injusticias que afectaban principalmente a las congoleñas, las cuales, a pesar de ello, seguían luchando, representando un sustento esencial para sus familias; ahí radicaba su empuje hacia la acción.
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En efecto, la República Democrática del Congo era y sigue siendo un país peligroso para las mujeres: violaciones, violencia doméstica y asesinatos forman parte de lo cotidiano. Y la condición femenina todavía resulta más dramática en la provincia de la «periodista luchadora» puesto que las bandas armadas, gobernativas o rebeldes, usan el cuerpo de las mujeres como un arma de guerra, violando a las niñas y a las mujeres ancianas; son pocas las que encuentran asilo en los hospitales para someterse a las operaciones necesarias para poder reconocer solo in parte su propio cuerpo horriblemente deformado. Esta masacre, junto con todo lo perpetrado durante los varios conflictos, ha provocado la muerte de unos 5,4 millones de personas desde 1998; para Solange Lusiku Nsimire el silencio respecto a la tragedia del Congo era ensordecedor y en su opinión se debía a la extremada pobreza de la población que, justamente por sus condiciones indigentes, no merecía la atención por parte de los demás países. Con su periodismo resistente, quiso que el resto del mundo dejara de mirar al Congo solo desde el punto de vista de la violencia y de las mujeres en cuanto víctimas, y aprendiera a considerar a las congoleñas y a los congoleños como personas fuertes y determinadas.
Solange Lusiku Nsimire murió en Kinsasa el 14 de octubre de 2018 tras una breve enfermedad, que fue fatal. Su esposo y sus siete hijos, cinco chicas y dos chicos, y los/las periodistas y todo el equipo de Le Souverain Libre, que sigue publicando su periódico, honran la memoria de su indomable directora.
El 9 de diciembre de 2024, con un decreto del gobernador provincial de Kivu del Sur, la avenida del Hipódromo, en el centro de Bukavu, cambió su nombre por el de avenida de Solange Lusiku Nsimire en su memoria.
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Traduzione inglese
Syd Stapleton
«Journalism is my calling, print media is my struggle, and independence is my motto.».
These were the words that guided the life of Solange Lusiku Nsimire, journalist and human rights activist in the Democratic Republic of Congo. Born in Bukavu, a city of almost one million inhabitants, on April 20, 1972, she first attended the ISP (Higher Pedagogical Institute), then began broadcasting news and reports through two Catholic radio stations, Radio Maendeleo and Radio Maria, enrolling, after her marriage, in the Faculty of Economics. Foreign journalists always found her warm and a reliable source of information. This earned her the collaboration of Milo Rau during the filming of his movie, The Congo Tribunal. Solange Lusiku Nsimire's encounter with journalism was therefore unconventional, as she did not attend a specific school but came into contact with many reporters who asked her to talk about the status of women. This brought her into the world of information, which fascinated her, and she always described herself as a ‘fighting journalist.’ The editor of the newspaper she wrote for, struck by a serious illness, asked her to take his place. She accepted with great trepidation and became the first editor-in-chief, and then publisher, of an independent monthly newspaper in the Congolese province of South Kivu, on the border with Rwanda and Burundi, one of the most dangerous areas of the country as it is crossed by Rwandan gangs engaged in ethnic cleansing, army soldiers in revolt, and predators of all kinds.
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The Democratic Republic of Congo has, in fact, been repeatedly described as a “geological scandal” because of the immense abundance of raw materials in its soil and subsoil (diamonds, coltan, gold, cobalt, copper, niobium, precious woods, etc.), which have provoked the intervention of the major Western powers to exploit them and led to corruption, illegality, and bad politics to the point of plunging the country into a state of constant and continuous war. Among the areas most affected is Solange Lusiku Nsimire's homeland, South Kivu, rich in resources and disputed between Rwanda and Burundi, countries with which the Democratic Republic of Congo has difficult relations. The breakdown of the alliance with Rwanda and Uganda led to the Congolese conflict (1998-2003). Considered the “first African world war,” due to the involvement of eight armies and the interference of Western multinationals, it had a dramatic cost in terms of human lives (estimates, because there are no reliable figures, indicate between 4 and 5.5 million victims) and contributed to reigniting ethnic hatred, especially in border areas, in a region where more than 200 ethnic groups live. Added to this is the difficult democratic transition following the dictatorship of Mobutu Sese Seko Kuku, who fled Kinshasa in 1997 after 32 years of systematically plundering the country's resources and coffers, amassing immense personal fortunes and leaving the entire country in ruins. Finally, the new ruling class has proved unprepared for democracy and makes illegitimate use of the media, which are paid to spread propaganda, leading to corruption in the information system and the suppression of the independent press.
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Begun in 2007, after the death of its founder Nunu Salufa, her work as editor-in-chief of Le Souverain, an emblematic newspaper that aims to be the voice of the sovereign people of Bukavu, was unpaid until 2009. In fact, she paid for the publication of the monthly newspaper out of her own pocket. However, a Belgian organization, Rencontre des Continents, came to her aid, and so the newspaper, created in 1992 with the aim of liberalizing the press in Congo and at risk of closure, was reborn with an editorial line aimed at promoting democracy and women's rights. The difficulties in running the newspaper are many, ranging from the lack of a printing press to the total absence of a reading culture in the Democratic Republic of Congo. To print copies of the newspaper, the editor-in-chief personally traveled to Burundi, crossing the border with Rwanda and taking enormous risks. She waited all night for the printing to be completed and then set off again, taking a bus but loading the 500 copies onto another bus for safety reasons. Finally, she managed to find a printing center in Uganda to which she sent the files and then received the 1,000 copies ordered. As for the total absence of a reading culture, the “fighting journalist” was committed to stimulating it with events such as the Kitabu Festival, an initiative that celebrates literature and oral tradition, with a particular focus on promoting reading among young people.
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In addition to reviving the newspaper, Solange Lusiku Nsimire enjoyed international fame, which enabled her to hold positions and receive prestigious awards, including president of the National Press Union (Bukavu/South Kivu section); vice president of the National Press Union of the Democratic Republic of Congo; member of the Board of Directors of the Catholic University of Bukavu; an honorary degree from the University of Leuven in Belgium; the 2013 Femme de Courage award from the US Embassy in Kinshasa; and the 2014 Unicredit Ilaria Alpi award in Riccione.
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Threatened several times for her reporting, Solange Lusiku Nsimire's safety was already at risk in 2003 after she reported the presence of weapons at the university. In 2008, she was attacked in a cowardly manner: her home was raided three times, and on one occasion, armed men tied up her husband and children and stole the family's savings. In 2010, other individuals smashed the windows of her home, and in 2012, the threats she had always received became persistent and dangerous following an editorial in which she openly accused Rwanda of being politically responsible for the instability in Congo. On the advice of the United Nations Organization Stabilization Mission in the Democratic Republic of the Congo (MONUSCO), she was forced to flee South Kivu with her youngest son, aged two, for about three months. Finally, during a visit to Italy in September 2014, she was attacked at Bologna station by a Rwandan man for her article denouncing the Rwandan government, which she held responsible for the disastrous situation in eastern Congo. In 2013, she received the International Women's Media Foundation's Courage in Journalism Award for the courage she had shown in her work, particularly for publishing articles against government corruption, injustice against women, and the abuse of international aid.
During an interview after the 2013 award ceremony, when asked what drove her to continue, Solange Lusiku Nsimire replied that asking her to stop being a journalist would mean giving up on herself. She firmly believed that her struggle would help future generations to create a written record, based on valid and reliable sources, that would build the collective memory of her country. She believed that journalists are the true voice of the people and of democracy, but their role is opposed by the political leaders of a country that had been a dictatorship for years.
The Democratic Republic of Congo is one of the African countries with the lowest press freedom indices (48.91, 123rd place in the World Press Freedom Index in 2024) and it is therefore extremely difficult to work as a journalist. For Lusiku Nsimire, there were two main problems facing the press in her country: media ownership and the context of poverty and insecurity that prevents the press from being independent. Those who refuse to obey the demands of influential politicians were denied access to public funding and, above all, are physically threatened. Lusiku Nsimire's drive to become a journalist also stemmed from the disgust she had felt since childhood towards the injustices that mainly affect Congolese people, who nevertheless continue to fight, providing essential support for their families: for her, this was a great motivation to take action.
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The Democratic Republic of Congo was and continues to be a dangerous country for women: rape, domestic violence, and senseless killings are part of everyday life. The situation for women is even more dramatic in the province of the ‘fighting journalist,’ where armed gangs, both government and rebel, use women's bodies as instruments of war, raping girls and elderly women. Few are admitted to hospitals and undergo multiple operations to partially reconstruct their horribly disfigured bodies. This massacre, combined with those perpetrated during various conflicts, has caused the deaths of 5.4 million people since 1988. For Solange Lusiku Nsimire, the silence surrounding the Congolese tragedy was deafening and is attributed to the extreme poverty of the population, which, precisely because of its destitution, is not considered worthy of attention by other countries. Through her courageous journalism, she wanted to ensure that the rest of the world stopped seeing Congo only through the lens of violence and women as victims, but learned to see Congolese people as strong and determined individuals.
Solange Lusiku Nsimire died in Kinshasa on October 14, 2018, after a short but fatal illness. She is survived by her husband and seven children, two boys and five girls, as well as the journalists and staff of Le Souverain, who continue to publish her newspaper, thus honoring the memory of their indomitable editor.
On December 9, 2024, by decree of the provincial governor of South Kivu, an avenue in the municipality of Bukavu was named in memory of Solange Lusiku Nsimire.
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