Calendaria 2026 - Lise Nørgaard

Lise Nørgaard
Nicole Maria Rana

Giulia Capponi

 

Lise Nørgaard nasce il 14 giugno 1917 a Roskilde, in Danimarca. Suo padre, Harry Alexander Jensen, era un grossista, mentre sua madre, Olga Sofie Tønder, era la proprietaria di un negozio. Ha condiviso l’infanzia con Gerda e Kai, i suoi fratelli minori, e Bob, sua zia. A seguito della scuola secondaria, procedette la formazione presso la Translatørskolen (in danese: "Scuola per traduttori"), che preparava traduttori/trici e interpreti/e di professione, specialmente per le lingue straniere in ambito commerciale, legale e tecnico. Fondata nel XIX secolo e parte integrante dell’Handelshøjskolen (Scuola Superiore di Commercio), oggi conosciuta come Copenhagen Business School (Cbs), accolse anche Nørgaard che la frequentò per acquisire una solida competenza linguistica, all’epoca ancora rara per una donna, ma che le fu utile nel suo successivo lavoro giornalistico.

Nel 1935, infatti, presso il Roskilde Dagblad ha inizio la sua carriera nell’informazione: il quotidiano locale veniva pubblicato nella città di provenienza di Lise e forniva notizie regionali, politiche, culturali e di interesse generale; nonostante non fosse tra i quotidiani nazionali della Danimarca, rappresentava un punto di riferimento per la cittadina e le aree circostanti, specialmente nel primo Novecento. Per la giovane, però, fu il primo luogo di lavoro come apprendista giornalista che diede inizio alla sua attività, in un periodo in cui pochissime donne entravano nella professione. Successivamente, nel 1949, entrò al Politiken, uno dei principali quotidiani danesi, fondato a Copenaghen nel 1884 da Viggo Hørup, Edvard Brandes e Hermann Bing e notevolmente riconosciuto per la sua linea editoriale progressista, liberale e orientata alla cultura. Qui, l’ormai affermata giornalista lavorò dal 1949 al 1968, e sviluppò in particolare articoli su temi di costume, società e diritti dei consumatori, distinguendosi per la sua attività pionieristica nel giornalismo femminile. Proprio nel 1968 cominciò a far parte del settimanale Hjemmet (letteralmente La casa), molto popolare fra la popolazione femminile danese. Ne diventò caporedattrice dal 1975 al 1977 e in questo periodo riuscì a modernizzarne i contenuti e a rafforzarne il ruolo nella società; il giornale, che trattava principalmente di attualità e intrattenimento, approfondiva anche temi sociali oltre alle rubriche già note.

In particolar modo, Nørgaard scrisse articoli sulla disuguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro, mettendo in luce le difficoltà di quest’ultime a entrare in professioni tipicamente maschili (come lei stessa aveva già sperimentato nel giornalismo). E non solo: portò all’attenzione pubblica le problematiche delle madri nubili o divorziate, che spesso venivano emarginate nella società danese dell’epoca; non dimenticò di approfondire anche la questione della tutela dell’infanzia, in un’ottica critica e pungente verso lo Stato sociale. Attraverso la sua penna ironica e incisiva, ma sempre elegante e delicata, ebbe modo di toccare queste questioni in una rivista apparentemente leggera, rendendole però accessibili a un vasto pubblico. Conosceva bene lettrici e lettori e sapeva anche come stimolarli alla riflessione, senza rompere apertamente con la fetta più conservatrice della rivista. Con acutezza, mise in discussione l’immagine tradizionale della donna "tutta casa e famiglia": il suo scopo era indagare il posto della donna nella società. Ma fu capace pure di esplorare la vita quotidiana della popolazione danese, dando voce a questioni come la qualità dei prodotti in vendita, la chiarezza delle pubblicità e la difesa da possibili inganni commerciali, avvicinandosi, quindi, al giornalismo d’inchiesta, seppur in maniera semplice e pensato per il target di riferimento.

Continuò il suo lavoro presso il Berlingske Tidende, uno dei quotidiani più antichi e prestigiosi della Danimarca, fondato nel 1749; qui fu attiva dal 1980 fino al 1988, dopo il successo della serie Tv Matador (1978–1982). Questa serie, ideata da Lise Nørgaard e diretta da Erik Balling, ha rappresentato un ulteriore slancio per la giornalista, nel momento in cui ha lasciato Hjemmet nel 1977 e prima di entrare, due anni dopo, nel Berlingske. La storia è ambientata nella cittadina immaginaria di Korsbæk e mette in scena gli anni che vanno dal 1929 al 1947, durante la Grande depressione e l’occupazione nazista della Danimarca durante la Seconda guerra mondiale. Il titolo, Matador, richiama il nome danese del gioco da tavolo Monopoly, e nel linguaggio comune descrive un imprenditore di successo — riferimento diretto alla parabola di Mads Skjern, uno dei protagonisti.

La narrazione si costruisce, infatti, attorno alla rivalità tra due famiglie appartenenti a classi sociali diverse: la prima è quella di Hans Christian Varnæs, un banchiere conservatore che simboleggia la borghesia tradizionale, e, dall’altro lato, quella di Skjern, un uomo di origini umili che, arrivato in città come venditore ambulante, costruisce un’attività fiorente, sfidando l’ordine sociale rappresentato dalla famiglia rivale. Questo scontro è il pretesto per mostrare le tensioni sociali ed economiche della società danese e i suoi cambiamenti culturali, un modus operandi che Nørgaard aveva già sperimentato durante la sua attività giornalistica. Matador è stata suddivisa in 24 episodi distribuiti in 4 stagioni e ha rappresentato un successo davvero notevole: alcuni episodi hanno raggiunto circa 3,6 milioni di spettatori/trici, in un Paese che allora contava circa 5 milioni di abitanti.

Ma Lise, oltre alla produzione giornalistica e televisiva, è stata autrice di alcune opere letterarie che non possiamo tralasciare. Il suo debutto letterario risale al 1960 con Med mor bag rattet (Con mamma al volante, tradotto): è una raccolta di racconti umoristici che approfondiscono la vita famigliare, con un’attenzione particolare alla figura materna, un tema che, abbiamo visto, ritorna anche nei suoi articoli. Il tono, dopotutto, non è molto diverso: la narrazione è abbastanza leggera ma mantiene un sottotesto ironico e pungente, quasi satirico (proprio come il titolo), mentre si prende beffa dei ruoli tradizionali del modello famigliare nella Danimarca del dopoguerra. Il successo non tardò ad arrivare: cinque anni dopo, nel 1965, Med mor bag rattet venne adattato in un film diretto da Peer Guldbrandsen e vedeva come protagonista la popolare attrice Helle Virkner.

Nel ’92 Lise riprende la scrittura con Kun en pige (tradotto Solo una ragazza): è il primo volume autobiografico in cui si racconta ripercorrendo tutte le tappe della sua vita, riflettendo su cosa significava crescere come donna in una società dominata dagli uomini. Quello che cattura l’attenzione è, di nuovo, il titolo: Solo una ragazza; sempre acuta e intelligente, la scrittrice fa riferimento a una modalità di riferirsi alle donne, un linguaggio usato spesso per sminuirne il valore. L’opera, nel 1995, è stata d’ispirazione per un altro film — diretto da Palle Kjærulff-Schmidt — che ne ha ripreso il titolo e ha messo in scena alcuni avvenimenti trattati nell’autobiografia che prosegue con il secondo volume, De sendte en dame, uscito nel 1993. Letteralmente significa Mandarono una donna, e approfondisce la sua carriera professionale: anche qui Nørgaard ironizza sull’atteggiamento di molti colleghi e capi redattori che mandavano "una donna" (con aria di sufficienza) a occuparsi di incarichi ritenuti meno importanti, documentando in maniera schietta — e conscia delle disparità di genere — le sfide e le conquiste affrontate nel mondo del lavoro.

Nel corso della carriera, Nørgaard ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Publicistprisen (il Premio dei/delle pubblicisti/e) nel 1982, il De Gyldne Laurbær (uno dei premi letterari più prestigiosi della Danimarca) nel 1992 e nel 1994 è stata insignita del titolo di Cavaliera dell'Ordine di Dannebrog che ha evidenziato il suo contributo alla cultura e alla società danese. Ci ha lasciato, purtroppo, 1º gennaio 2023 all'Else Mariehjemmet di Humlebæk, dove risiedeva dal febbraio 2021. I suoi testi, i suoi articoli e il suo modo gentile e pungente di studiare la società rimangono un lascito di cui far tesoro. E come forse direbbe lei:

«Alla fine era solo una ragazza, ma si è rivelato più che sufficiente».

Traduzione francese

Giorgia Corvino

Lise Nørgaard naît le 14 juin 1917 à Roskilde, au Danemark. Son père, Harry Alexander Jensen, était grossiste, tandis que sa mère, Olga Sofie Tønder, était propriétaire d'un magasin. Elle a partagé son enfance avec Gerda et Kai, ses frères et sœurs cadets, et Bob, sa tante. Après l'école secondaire, elle poursuit sa formation à la Translatørskolen (en danois : «École pour traducteurs»), qui préparait les traducteurs et interprètes de profession, notamment pour les langues étrangères dans les domaines commercial, juridique et technique. Fondée au XIXe siècle et partie intégrante de l’Handelshøjskolen (École Supérieure de Commerce), aujourd'hui connue sous le nom de Copenhagen Business School (CBS), elle accueillit également Nørgaard. Celle-ci la fréquenta pour acquérir une solide compétence linguistique, chose encore rare pour une femme à l'époque, mais qui lui fut précieuse dans son futur travail journalistique

C’est en 1935, au sein du Roskilde Dagblad, que débute sa carrière dans l'information: ce quotidien local était publié dans la ville d'origine de Lise et fournissait des nouvelles régionales, politiques, culturelles et d'intérêt général. Bien qu'il ne fît pas partie des quotidiens nationaux du Danemark, il représentait un point de référence pour la ville et les zones environnantes, surtout au début du XXe siècle. Pour la jeune femme, ce fut son premier lieu de travail en tant qu'apprentie journaliste, marquant le début de son activité à une période où très peu de femmes accédaient à cette profession. Par la suite, en 1949, elle rejoint le Politiken, l'un des principaux quotidiens danois, fondé à Copenhague en 1884 par Viggo Hørup, Edvard Brandes et Hermann Bing, et largement reconnu pour sa ligne éditoriale progressiste, libérale et orientée vers la culture. Ici, la journaliste désormais confirmée travailla de 1949 à 1968, développant particulièrement des articles sur les mœurs, la société et les droits des consommateurs, se distinguant par son activité pionnière dans le journalisme féminin. En 1968, elle commença à collaborer avec l'hebdomadaire Hjemmet (littéralment La Maison), très populaire auprès de la population féminine danoise. Elle en devint la rédactrice en chef de 1975 à 1977. Durant cette période, elle réussit à en moderniser les contenus et à en renforcer le rôle social ; le journal, qui traitait principalement d'actualité et de divertissement, approfondissait également des thèmes sociaux en plus des rubriques habituelles.

Nørgaard écrivit notamment des articles sur l'inégalité entre hommes et femmes dans le monde du travail, mettant en lumière les difficultés de ces dernières à accéder à des professions typiquement masculines (comme elle l'avait elle-même expérimenté dans le journalisme). Mais elle ne s'arrêta pas là : elle porta à l'attention du public les problématiques des mères célibataires ou divorcées, souvent marginalisées dans la société danoise de l'époque, sans oublier d'approfondir la question de la protection de l'enfance, avec un regard critique et acerbe envers l'État-providence. À travers sa plume ironique et incisive, mais toujours élégante et délicate, elle parvint à aborder ces questions dans une revue apparemment légère, les rendant accessibles à un vaste public. Elle connaissait bien ses lectrices et lecteurs et savait comment stimuler leur réflexion sans rompre ouvertement avec la frange la plus conservatrice du lectorat. Avec finesse, elle remit en question l'image traditionnelle de la femme «fée du logis» : son but était d'enquêter sur la place de la femme dans la société. Elle fut également capable d'explorer la vie quotidienne des Danois, donnant de la voix à des sujets tels que la qualité des produits en vente, la clarté des publicités et la défense contre d'éventuelles tromperies commerciales, se rapprochant ainsi du journalisme d'investigation, bien que de manière simple et adaptée à son public cible.

Elle poursuivit son travail au Berlingske Tidende, l'un des quotidiens les plus anciens et prestigieux du Danemark, fondé en 1749 ; elle y fut active de 1980 jusqu'en 1988, après le succès de la série télévisée Matador (1978–1982). Cette série, conçue par Lise Nørgaard et réalisée par Erik Balling, représenta un nouvel élan pour la journaliste, laissant Hjemmet en 1977 pour travailler, deux ans plus tard, pour le Berlingske. L'histoire se déroule dans la ville imaginaire de Korsbæk et met en scène les années allant de 1929 à 1947, durant la Grande Dépression et l'occupation nazie du Danemark pendant la Seconde Guerre mondiale. Le titre, Matador, fait référence au nom danois du jeu de société Monopoly et décrit dans le langage courant un entrepreneur prospère — une référence directe à l'ascension de Mads Skjern, l'un des protagonistes.

La narration s'articule autour de la rivalité entre deux familles appartenant à des classes sociales différentes: celle de Hans Christian Varnæs, un banquier conservateur symbolisant la bourgeoisie traditionnelle, et celle de Skjern, un homme d'origine humble qui, arrivé en ville comme colporteur, bâtit une activité florissante en défiant l'ordre social établi. Cet affrontement sert de prétexte pour montrer les tensions sociales et économiques de la société danoise ainsi que ses mutations culturelles, un modus operandi que Nørgaard avait déjà expérimenté durant son activité journalistique. Matador, composée de 24 épisodes répartis sur 4 saisons, connut un succès phénoménal: certains épisodes atteignirent environ 3,6 millions de téléspectateurs, dans un pays qui comptait alors environ 5 millions d'habitants.

Cependant, au-delà de sa production journalistique et télévisuelle, Lise fut l'autrice de plusieurs œuvres littéraires incontournables. Ses débuts littéraires remontent à 1960 avec Med mor bag rattet (Maman au volant): un recueil de récits humoristiques explorant la vie familiale avec une attention particulière pour la figure maternelle, un thème récurrent dans ses articles. Le ton reste fidèle à son style : une narration légère mais empreinte d'un sous-texte ironique et piquant, presque satirique, se moquant des rôles traditionnels du modèle familial dans le Danemark d'après-guerre. Le succès fut immédiat: cinq ans plus tard, en 1965, l'ouvrage fut adapté au cinéma par Peer Guldbrandsen avec la célèbre actrice Helle Virkner.

En 1992, Lise reprend l'écriture avec Kun en pige (Seulement une fille) : c'est le premier volume autobiographique où elle retrace toutes les étapes de sa vie, réfléchissant à ce que signifier grandir en tant que femme dans une société dominée par les hommes. Ce qui frappe, là encore, c'est le titre: Seulement une fille; toujours fine et intelligente, l'écrivaine fait référence à une manière de sémantiser les femmes, un langage souvent utilisé pour en dévaloriser la portée. En 1995, cette œuvre inspira un autre film — réalisé par Palle Kjærulff-Schmidt qui a pris le titre et recréé des événements de l’autobiographie, qui se poursuit avec un second volume, De sendte en dame, paru en 1993. Littéralement, cela signifie «Ils ont envoyé une dame». Elle y approfondit sa carrière professionnelle, ironisant sur l'attitude de nombreux collègues et rédacteurs en chef qui envoyaient «une femme» (avec condescendance) s'occuper de tâches jugées moins importantes, documentant de manière franche — et consciente des disparités de genre — les défis et les conquêtes rencontrés dans le monde du travail.

Au cours de sa carrière, Nørgaard a reçu de nombreux prix, dont le Publicistprisen (Prix des publicistes) en 1982, le De Gyldne Laurbær (l'un des prix littéraires les plus prestigieux du Danemark) en 1992, et en 1994, elle fut décorée du titre de Chevalière de l'Ordre de Dannebrog, soulignant sa contribution à la culture et à la société danoise. Elle nous a malheureusement quittés le 1er janvier 2023 à l’Else Mariehjemmet de Humlebæk, où elle résidait depuis février 2021. Ses textes, ses articles et sa manière à la fois douce et acérée d'étudier la société demeurent un héritage précieux. Et comme elle le dirait peut-être elle-même:

«Finalement, ce n'était qu'une fille, mais il s'est avéré que c'était amplement suffisant».


Traduzione spagnola

Martina Mercorillo

Lise Nørgaard nace el 14 de junio de 1917 en Roskilde, Dinamarca. Su padre, Harry Alexander Jensen, era mayorista, mientras que su madre, Olga Sofie Tønder, era propietaria de una tienda. Compartió su infancia con su hermana y su hermano menores, Gerda y Kai, y con Bob, su tía. Tras la escuela secundaria, continuó su formación en la Translatørskolen (en danés: “Escuela de traductores”), que preparaba a traductores y traductoras y a intérpretes profesionales, especialmente en lenguas extranjeras para los ámbitos comercial, legal y técnico. Esta institución, fundada en el siglo XIX y parte integrante de la Handelshøjskolen (Escuela Superior de Comercio), hoy conocida como Copenhagen Business School (CBS), acogió también a Nørgaard, quien estudió allí para adquirir una sólida competencia lingüística, algo todavía raro para una mujer en aquella época, pero que le resultó muy útil en su posterior trabajo periodístico.

En efecto, en 1935 inició su carrera en el ámbito de la información en el «Roskilde Dagblad»: este periódico diario local se publicaba en la ciudad natal de Lise y ofrecía noticias regionales, políticas, culturales y de interés general; aunque no figuraba entre los diarios nacionales de Dinamarca, representaba un punto de referencia para la pequeña ciudad y las zonas circundantes, especialmente a principios del siglo XX. Para la joven, sin embargo, fue su primer lugar de trabajo como aprendiza de periodismo lo que dio inicio a su actividad profesional en una época en la que muy pocas mujeres accedían a esta profesión. Posteriormente, en 1949, entró a formar parte de «Politiken», uno de los principales periódicos diarios daneses, fundado en Copenhague en 1884 por Viggo Hørup, Edvard Brandes y Hermann Bing y ampliamente reconocido por su línea editorial progresista, liberal y orientada a la cultura. Ahí, la ya consolidada periodista trabajó desde 1949 hasta 1968, y redactó principalmente artículos sobre temas de costumbres, de sociedad y de derechos de los consumidores y consumidoras, destacando por su labor pionera en el periodismo femenino. Precisamente en 1968 se incorporó al semanario «Hjemmet» (literalmente El hogar), muy popular entre la población femenina danesa. Ejerció como redactora jefa de 1975 a 1977, periodo en el que logró modernizar los contenidos y reforzar su papel en la sociedad; el periódico, que trataba principalmente temas de actualidad y entretenimiento, profundizaba también cuestiones sociales, además de mantener sus secciones habituales.

En particular, Nørgaard escribió artículos sobre la desigualdad entre hombres y mujeres en el mundo laboral, sacando a la luz las dificultades de estas últimas para acceder a profesiones típicamente masculinas (tal y como ella misma había experimentado en el periodismo). Y no solo eso: llevó a la atención pública los problemas de las madres solteras o divorciadas, que a menudo sufrían marginación en la sociedad danesa de aquella época; tampoco se olvidó de profundizar la cuestión de la protección a la infancia, adoptando una perspectiva crítica y mordaz hacia el Estado de bienestar. A través de su pluma irónica e incisiva, pero siempre elegante y delicada, pudo abordar estas cuestiones en una revista aparentemente ligera, permitiendo así que el gran público accediera a ellas. Conocía bien a las lectoras y a los lectores, y sabía cómo invitarles a la reflexión sin romper abiertamente con el sector más conservador de la revista. Con agudeza, cuestionó la imagen tradicional de la mujer “entregada a su casa y su familia”: su objetivo era investigar el lugar de la mujer en la sociedad. Pero también fue capaz de explorar la vida cotidiana de la población danesa, dando voz a temas como la calidad de los productos a la venta, la claridad de la publicidad y la defensa frente a posibles fraudes comerciales, acercándose así al periodismo de investigación, aunque de una forma sencilla y pensada para su público objetivo.

Continuó su labor en el «Berlingske Tidende», uno de los diarios más antiguos y prestigiosos de Dinamarca, fundado en 1749; allí trabajó desde 1980 hasta 1988, tras el éxito de la serie de televisión Matador (1978-1982). Esta serie, concebida por Lise Nørgaard y dirigida por Erik Balling, representó un nuevo impulso para la periodista, tras su salida de «Hjemmet» en 1977 y antes de incorporarse, dos años después, al «Berlingske». La historia se desarrolla en la ciudad ficticia de Korsbæk y retrata los años comprendidos entre 1929 y 1947, abarcando la Gran Depresión y la ocupación nazi de Dinamarca durante la Segunda Guerra Mundial. El título, Matador, hace alusión al nombre danés del juego de mesa Monopoly y, en el lenguaje coloquial, describe a un empresario de éxito –una referencia directa a la parábola de Mads Skjern, uno de los protagonistas.

En efecto, la narración se construye alrededor de la rivalidad entre dos familias de clases sociales distintas: por un lado, la de Hans Christian Varnæs, un banquero conservador que simboliza a la burguesía tradicional, y, por el otro, la de Skjern, un hombre de orígenes humildes que, llegando a la ciudad como vendedor ambulante, logra construir un negocio próspero, desafiando el orden social que representa la familia rival. Este enfrentamiento sirve de pretexto para mostrar las tensiones sociales y económicas de la sociedad danesa y sus cambios culturales, un modus operandi que Nørgaard ya había puesto en práctica durante su actividad periodística. Matador consta de 24 episodios distribuidos en 4 temporadas y tuvo un éxito verdaderamente notable: algunos capítulos alcanzaron alrededor de 3,6 millones de audiencia, en un país que por aquel entonces contaba con unos 5 millones de habitantes.

Pero Lise, además de su producción periodística y televisiva, fue autora de algunas obras literarias que no podemos omitir. Su inicio literario se remonta a 1960 con Med mor bag rattet (traducido como Con mamá al volante): es una recopilación de cuentos humorísticos que profundizan en la vida familiar, prestando particular atención a la figura materna, un tema que, como ya hemos visto, también reaparece en sus artículos. Al fin y al cabo, el tono no es tan distinto: la narración resulta bastante ligera, pero mantiene un subtexto irónico y mordaz, casi satírico (al igual que el título), mientras se burla de los roles tradicionales del modelo familiar en la Dinamarca de posguerra. El éxito no se hizo esperar: cinco años después, en 1965, Med mor bag rattet se adaptó al cine en una película dirigida por Peer Guldbrandsen, con protagonista la popular actriz Helle Virkner.

En 1992, Lise retoma la escritura con Kun en pige (traducido como Solo una chica): es el primer volumen autobiográfico en el que cuenta su historia recorriendo todas las etapas de su vida, reflexionando sobre lo que significaba crecer siendo mujer en una sociedad dominada por los hombres. Lo que llama la atención es, otra vez, el título: Solo una chica; siempre aguda e inteligente, la escritora alude a una forma de referirse a las mujeres, un lenguaje que a menudo se utilizaba para menospreciar su valor. La obra, en 1995, sirvió de inspiración para otra película —dirigida por Palle Kjærulff-Schmidt— que retomó su título y llevó a la pantalla algunos de los acontecimientos relatados en la autobiografía, la cual continúa con el segundo volumen, De sendte en dame, publicado en 1993. Literalmente significa Enviaron a una mujer, y profundiza en su carrera profesional: incluso aquí Nørgaard ironiza sobre la actitud de muchos colegas y redactores jefe que enviaban a “una mujer” (con aire de superioridad) a encargarse de tareas consideradas de menor importancia, documentando de forma franca —y consciente de la desigualdad de género— los retos y los logros afrontados en el mundo laboral.

A lo largo de su carrera, Nørgaard recibió numerosos premios, entre ellos el Publicistprisen (el Premio de los/las publicistas) en 1982, el De Gyldne Laurbær (uno de los premios literarios más prestigiosos de Dinamarca) en 1992, y en 1994 recibió el título de Caballera de la Orden de Dannebrog, que destacaba su contribución a la cultura y la sociedad danesas. Lamentablemente, nos dejó el 1 de enero de 2023 en la residencia Else Mariehjemmet de Humlebæk, donde vivía desde febrero de 2021. Sus textos, sus artículos y su manera amable pero incisiva de estudiar la sociedad siguen siendo un legado que debemos atesorar. Y como tal vez diría ella misma:

«Al final era solo una chica, pero resultó ser más que suficiente».


Traduzione inglese

Syd Stapleton

Lise Nørgaard was born on June 14, 1917, in Roskilde, Denmark. Her father, Harry Alexander Jensen, was a wholesaler, while her mother, Olga Sofie Tønder, owned a shop. She shared her childhood with her younger siblings, Gerda and Kai, and her aunt Bob. After secondary school, she trained at Translatørskolen (Danish for “School for Translators”), which trained professional translators and interpreters, especially for foreign languages in the commercial, legal, and technical fields. Founded in the 19th century and part of the Handelshøjskolen (Higher Commercial School), now known as Copenhagen Business School (CBS), it also welcomed Nørgaard, who attended to acquire solid language skills, which were still rare for a woman at the time, but proved useful in her later work as a journalist.

In 1935, she began her career in journalism at the Roskilde Dagblad, a local newspaper published in Lise's hometown, that provided regional, political, cultural, and general news. Although it was not one of Denmark's national newspapers, it was a point of reference for the town and surrounding areas, especially in the early 20th century. For the young woman, however, it was her first job as a trainee journalist that marked the beginning of her career, at a time when very few women entered the profession. Later, in 1949, she joined Politiken, one of Denmark's leading newspapers, founded in Copenhagen in 1884 by Viggo Hørup, Edvard Brandes, and Hermann Bing, and widely recognized for its progressive, liberal, and culture-oriented editorial line. There, the now established journalist worked from 1949 to 1968, focusing in particular on articles on lifestyle, society, and consumer rights, distinguishing herself for her pioneering work in women's journalism. In 1968, she joined the weekly magazine Hjemmet (literally “The Home”), which was very popular among Danish women. She became editor-in-chief from 1975 to 1977, during which time she succeeded in modernizing its content and strengthening its role in society. The newspaper, which mainly covered current affairs and entertainment, also explored social issues in addition to its existing columns.

IIn particular, Nørgaard wrote articles on gender inequality in the workplace, highlighting the difficulties women faced in entering traditionally male-dominated professions (as she herself had experienced in journalism). Not only that, she brought to public attention the problems of single and divorced mothers, who were often marginalized in Danish society at the time, and she did not forget to explore the issue of child protection from a critical and scathing perspective toward the welfare state. Through her ironic and incisive, yet always elegant and delicate pen, she was able to touch on these issues in a seemingly light-hearted magazine, making them accessible to a wide audience. She knew her readers well and also knew how to stimulate them to reflect without openly breaking with the more conservative section of the magazine. With sharp insight, she questioned the traditional image of women as ‘all home and family’: her aim was to investigate the place of women in society. But she was also able to explore the daily life of the Danish population, giving voice to issues such as the quality of products on sale, the clarity of advertising, and protection against possible commercial deception, thus approaching investigative journalism, albeit in a simple way designed for her target audience.

She continued her work at Berlingske Tidende, one of Denmark's oldest and most prestigious newspapers, founded in 1749, where she worked from 1980 until 1988, after the success of the TV series Matador (1978–1982). This series, created by Lise Nørgaard and directed by Erik Balling, gave the journalist a further boost when she left Hjemmet in 1977 and joined Berlingske two years later. The story is set in the fictional town of Korsbæk and covers the years from 1929 to 1947, during the Great Depression and the Nazi occupation of Denmark during World War II. The title, Matador, refers to the Danish name for the board game Monopoly and, in common parlance, describes a successful entrepreneur—a direct reference to the parable of Mads Skjern, one of the protagonists.

The narrative is built around the rivalry between two families belonging to different social classes: the first is that of Hans Christian Varnæs, a conservative banker who symbolizes the traditional bourgeoisie, and, on the other side, that of Skjern, a man of humble origins who, having arrived in town as a street vendor, builds a thriving business, challenging the social order represented by the rival family. This clash is a pretext for showing the social and economic tensions of Danish society and its cultural changes, a modus operandi that Nørgaard had already experimented with during his journalistic career. Matador was divided into 24 episodes spread over four seasons and was a remarkable success: some episodes reached around 3.6 million viewers in a country that at the time had a population of around 5 million.

But in addition to her work in journalism and television, Lise was also the author of several literary works that cannot be overlooked. Her literary debut dates back to 1960 with Med mor bag rattet (With Mom at the Wheel, translated): a collection of humorous short stories that explore family life, with a particular focus on the mother figure, a theme that, as we have seen, also recurs in her articles. The tone, after all, is not very different: the narrative is fairly light but maintains an ironic and pungent, almost satirical undertone (just like the title), while poking fun at the traditional roles of the family model in post-war Denmark. Success was not long in coming: five years later, in 1965, Med mor bag rattet was adapted into a film directed by Peer Guldbrandsen and starring the popular actress Helle Virkner.

In 1992, Lise returned to writing with Kun en pige (translated as Just a Girl): it was her first autobiographical volume, in which she recounted all the stages of her life, reflecting on what it meant to grow up as a woman in a male-dominated society. What catches the eye once again is the title: (Just a Girl). Ever sharp and intelligent, the writer refers to a way of referring to women, a language often used to belittle their value. The work, published in 1995, inspired another film—directed by Palle Kjærulff-Schmidt—which took its title and staged some of the events covered in the autobiography, which continued with the second volume, De sendte en dame, published in 1993. Literally meaning ‘They sent a woman,’ it delves deeper into her professional career: here too, Nørgaard ironically comments on the attitude of many colleagues and editors who sent ‘a woman’ (with an air of condescension) to take on tasks considered less important, candidly documenting — and aware of gender inequalities — the challenges and achievements faced in the world of work.

Throughout her career, Nørgaard received numerous awards, including the Publicistprisen (the Publicist Prize) in 1982, the De Gyldne Laurbær (one of Denmark's most prestigious literary awards) in 1992, and in 1994 she was awarded the title of Knight of the Order of Dannebrog, highlighting her contribution to Danish culture and society. Sadly, she passed away on January 1, 2023, at Else Mariehjemmet in Humlebæk, where she had lived since February 2021. Her writings, articles, and gentle yet incisive way of studying society remain a legacy to be cherished. And as she might say:

«In the end, she was just a girl, but that turned out to be more than enough».