Isala Von Diest
Elisabetta Uboldi



Laura Dumitriu

 

Anne Catherine Albertine Isala Van Diest, conosciuta semplicemente come Isala, nacque a Lovanio, in Belgio, il 7 maggio del 1842. Suo padre era uno stimato chirurgo e ostetrico e sua madre era una donna dalla mentalità molto aperta che frequentava ambienti riformisti e moderni: si recava spesso in viaggio in Inghilterra e permise al figlio e alle figlie di entrare in contatto con la società progressista e femminista inglese fin dalla tenera età. I genitori decisero di impartire la stessa istruzione alle femmine e all’unico maschio, che morì prematuramente: in seguito alla morte del fratello, Isala decise di diventare medica per portare avanti il lavoro di suo padre. Per accedere alla Facoltà di Medicina era però necessario avere una buona istruzione di secondo grado, che in Belgio era proibita alle donne, quindi fu costretta a trasferirsi a Berna, in Svizzera, dove ottenne il diploma. Tornata in patria, nel 1873, presentò la domanda per iscriversi alla Facoltà di Medicina presso l’Università di Lovanio. Mai prima d’ora una ragazza aveva osato tanto e infatti lasciò spiazzato il rettore, monsignor Namèche, che le propose di diventare ostetrica: non avrebbe avuto bisogno di ottenere il diploma universitario e avrebbe svolto una professione più confacente ad una donna. Ai tempi l’ostetrica era una figura subordinata al medico e non poteva utilizzare alcun tipo di ferro chirurgico, motivo per il quale Isala rifiutò categoricamente. Nonostante il suo Paese d’origine le impedisse di studiare medicina, Isala non si arrese e tornò di nuovo in Svizzera, dove nel 1876 ottenne il dottorato in Scienze Naturali e nel 1879 si laureò in Medicina con una tesi sullo stato dell’igiene nelle carceri. Oltre ad essere femminista, era molto interessata al tema dei diritti delle persone detenute ed era fortemente a favore di una riforma del sistema penitenziario. Una volta ottenuto il diploma universitario, si trasferì in Inghilterra dove lavorò come medica per diverso tempo nel Nuovo Ospedale per le Donne di Anderson.

 

Nonostante la sua carriera già avviata in Inghilterra, nel 1882 decise di far ritorno in Belgio, ma una nuova sfida la attendeva: la sua laurea non era riconosciuta all’interno del Paese e dovette sostenere ulteriori esami presso l’Università di Bruxelles, che da poco tempo aveva aperto i battenti anche alle donne. Per Isala non fu facile inserirsi come donna in un ambiente prettamente maschile: era costretta ad accedere all’università dalle entrate secondarie, seguire le lezioni dalla porta e sopportare gli scherni dei colleghi maschi che talvolta arrivarono persino a tirarle delle pietre, pur di non vederla in aula con loro. Superate anche queste angherie, nel 1883 ottenne finalmente il diploma di dottoressa in medicina, chirurgia ed ostetricia. Sebbene fosse finalmente in possesso del titolo di studio belga, dovette attendere il regio decreto del 1884, emesso appositamente per lei, con il quale le si dava la possibilità di esercitare la medicina, nonostante fosse una donna. Lavorò fin da subito come ginecologa per Le Refuge, una casa di accoglienza per ex-prostitute a Bruxelles. Dopo essere entrata in contatto con le vittime della tratta e aver visto le immani violenze commesse su donne giovani, sole e inermi, Isala si disse fortemente contraria alla prostituzione e si batté duramente affinché venisse abolita. Data la sua storia personale di donna discriminata e derisa per le sue ambizioni, nel 1890 decise di fondare la Lega belga per i Diritti delle Donne, insieme a Marie Popelin, anch’essa vittima di discriminazioni di ogni sorta per aver lottato affinché le donne potessero diventare avvocate. Marie fu la prima donna belga ad ottenere il dottorato in Giurisprudenza, ma non le fu mai permesso di sostenere l’esame per l’avvocatura. Diverse riviste satiriche la raffigurarono intenta ad allattare mentre si trovava in Tribunale, oppure dipinsero il marito sottomesso, nel goffo tentativo di svolgere le mansioni domestiche. La Lega era composta sia da donne che da uomini, il cui intento era quello di redigere petizioni e proposte di legge, perorando la causa dell’uguaglianza e il rispetto tra i generi; organizzò anche due conferenze femministe internazionali, nel 1897 e nel 1912, riuscendo ad ottenere diversi successi, tra cui alcuni diritti di proprietà per le donne sposate. Fu anche grazie alle strenue battaglie della Lega che le donne vennero ammesse all’avvocatura nel 1920, ma Marie Popelin non poté gioirne, poiché morì ben sette anni prima.

Andò diversamente per Isala che nel 1886 lasciò Le Refuge e riuscì ad aprire il suo ambulatorio, in cui si occupò per lo più di donne e bambini delle comunità inglese e americana a Bruxelles. Solo nel 1890, anno in cui il Belgio riconobbe alle donne la possibilità di diventare medica e farmacista, iniziò a ricevere anche pazienti belgi, poiché in quanto donna non era vista di buon occhio dai suoi concittadini. Nel 1902, all’età di 60 anni, fu costretta a ritirarsi dalla professione a causa dell’insorgenza di gravi problemi di vista che le impedivano di svolgere il suo lavoro. Si ritirò a Knokke, dove passò gli ultimi anni della vita, e morì a Ixelles il 6 febbraio 1916. Nel 2011, centenario della Giornata internazionale della donna, il Belgio decise di emettere una moneta commemorativa da 2€, in ricordo di queste due grandi personalità femminili. Il 3 maggio dello stesso anno la moneta raffigurante le effigi di Isala Van Diest e Marie Popelin venne messa in circolazione in ben cinque milioni di copie. Per la prima volta su una moneta belga comparvero donne non appartenenti alla famiglia reale.

 

 

Traduzione francese
Joelle Rampacci

 

Anne Catherine Albertine Isala Van Diest, connue simplement sous le nom d'Isala, est née à Louvain, en Belgique, le 7 mai 1842. Son père était un chirurgien et obstétricien estimé et sa mère était une femme très ouverte d'esprit qui fréquentait les cercles réformistes et modernes : elle voyageait souvent en Angleterre et permettait à son fils et à ses filles d'entrer en contact avec la société anglaise progressiste et féministe dès leur plus jeune âge. Les parents décident de donner la même éducation aux filles et à l'unique garçon, décédé prématurément : suite au décès de son frère, Isala décide de devenir médecin pour poursuivre l'œuvre de son père. Pour entrer à la faculté de médecine, il fallait toutefois avoir un bon niveau d'études secondaires, ce qui était interdit aux femmes en Belgique, si bien qu'elle est contrainte de se rendre à Berne, en Suisse, où elle obtient son diplôme. De retour chez elle, en 1873, elle demande à intégrer la faculté de médecine de l'université de Louvain. Jamais auparavant une fille n'avait osé faire autant, et elle surprend même le recteur, Monseigneur Namèche, qui lui suggére de devenir sage-femme : elle n'aurait pas besoin d'obtenir un diplôme universitaire et aurait une profession plus adaptée à une femme. À l'époque, la sage-femme était subordonnée au médecin et ne pouvait utiliser aucune sorte de fer chirurgical, ce qui explique le refus catégorique d'Isala. Malgré le fait que son pays d'origine l'empêche d'étudier la médecine, Isala n'abandonne pas et retourne en Suisse. En 1876, elle obtient un doctorat en sciences naturelles et en 1879, un diplôme de médecine avec une thèse sur l'état d'hygiène dans les prisons. En plus d'être féministe, elle s'intéresse beaucoup aux droits des prisonniers et elle est très favorable à la réforme du système pénitentiaire. Après avoir obtenu son diplôme universitaire, elle s'installe en Angleterre où elle travaille comme médecin pendant quelque temps au New Anderson Hospital for Women.

 

 

Malgré sa carrière en Angleterre, elle décide de rentrer en Belgique en 1882, mais un nouveau défi l'attend : son diplôme n'est pas reconnu dans le pays et elle doit passer de nouveaux examens à l'université de Bruxelles, qui vient d'ouvrir ses portes aux femmes. Il n'a pas été facile pour Isala de s'intégrer en tant que femme dans un environnement dominé par les hommes : elle a été obligée d'entrer dans l'université par les portes secondaires, d'assister aux cours par la porte et de subir les railleries de ses collègues masculins qui, parfois, lui jetaient même des pierres pour ne pas la voir en classe avec eux. Une fois ce harcèlement surmonté, elle obtient finalement le titre de docteur en médecine, chirurgie et obstétrique en 1883. Si elle obtient finalement le diplôme belge, elle doit attendre l'arrêté royal de 1884, émis spécialement pour elle, qui lui permet d'exercer la médecine malgré son statut de femme. Elle commence immédiatement à travailler comme gynécologue dans Le Refuge, un foyer pour anciennes prostituées à Bruxelles. Après avoir été en contact avec des victimes de la traite des êtres humains et avoir constaté l'immense violence exercée sur des femmes jeunes, seules et sans défense, Isala s'élève avec force contre la prostitution et lutte avec acharnement pour son abolition. Compte tenu de son histoire personnelle de femme discriminée et moquée pour ses ambitions, elle décide de fonder la Ligue belge pour les droits de la femme en 1890, avec Marie Popelin, elle aussi, discriminée pour s'être battue afin que les femmes puissent devenir avocates. Marie est la première femme belge à obtenir un doctorat en droit, mais elle n'a jamais été autorisée à passer l'examen du barreau. Plusieurs magazines satiriques l'ont représentée en train d'allaiter pendant qu'elle était au tribunal, ou son mari soumis, tentant maladroitement d'accomplir les tâches domestiques. La Ligue, composée de femmes et d'hommes, a pour objectif de rédiger des pétitions et des projets de loi en faveur de l'égalité et du respect entre les sexes. Elle organise également deux conférences féministes internationales, en 1897 et 1912, et remportant un certain nombre de succès, notamment le droit à la propriété pour les femmes mariées. C'est également grâce aux combats acharnés de la Ligue que les femmes sont admises au barreau en 1920, mais Marie Popelin ne peut se réjouir, car elle décède sept ans plus tôt.

La situation est différente pour Isala, qui quitte le Refuge en 1886 et parvient à ouvrir sa propre clinique, où elle s'occupe principalement des femmes et des enfants des communautés britanniques et américaines de Bruxelles. Ce n'est qu'en 1890, lorsque la Belgique autorise les femmes à devenir médecins et pharmaciens, qu'elle commence à recevoir des patients belges, car elle n'est pas bien vue par ses concitoyens en tant que femme. En 1902, à l'âge de 60 ans, elle est contrainte de se retirer de sa profession en raison de graves problèmes de vue qui l'empêchent de mener à bien son travail. Elle se retire à Knokke, où elle passe les dernières années de sa vie, et meurt à Ixelles le 6 février 1916. En 2011, année du centenaire de la Journée internationale de la femme, la Belgique a décidé d'émettre une pièce commémorative de 2 euros en mémoire de ces deux grandes figures féminines. Le 3 mai 2011, cinq millions d'exemplaires de la pièce à l'effigie d'Isala Van Diest et de Marie Popelin ont été mis en circulation. C'est la première fois que des femmes n'appartenant pas à la famille royale apparaissent sur une pièce de monnaie belge.

 

 

Traduzione inglese
Syd Stapleton

 

Anne Catherine Albertine Isala Van Diest, known simply as Isala, was born in Leuven, Belgium, on May 7, 1842. Her father was a respected surgeon and obstetrician and her mother was a very open-minded woman who frequented reformist and modernist circles. She often traveled to England and allowed her son and daughters to have contact with progressive and feminist English currents from an early age. Her parents decided to give the same education to their daughters and their only son, who died prematurely. Following the death of her brother, Isala decided to become a doctor and to carry on her father's work. To access the Faculty of Medicine, however, it was necessary to have a good secondary education degree, which in Belgium was forbidden to women. So, she was forced to move to Bern, Switzerland, where she obtained her diploma. Back home, in 1873, she submitted an application to enroll in the Faculty of Medicine at the University of Louvain. Never before had a girl dared to do so, and the rector, Monsignor Namèche, proposed that she instead become a midwife. She would not have needed to obtain a university degree and she would have carried out a profession “more suited to a woman.” At the time a midwife was subordinate to a doctor, and could not use any type of surgical instruments, which is why Isala flatly refused his proposal. Although her country of origin prevented her from studying medicine, Isala didn’t give up and returned to Switzerland, where in 1876 she obtained a doctorate in Natural Sciences and in 1879 she graduated in Medicine with a thesis on the state of hygiene in prisons. In addition to being a feminist, she was very interested in the issue of the rights of detainees and was strongly in favor of reform of the prison system. Once she graduated from college, she moved to England where she worked as a doctor for some time at Anderson's New Women's Hospital.

 

 

Despite her career, already started in England, in 1882 she decided to return to Belgium, but a new challenge awaited her. Her degree was not recognized within the country and she had to take further exams at the University of Brussels, which a short time before had finally opened its doors to women. It was not easy for Isala to fit in as a woman in a purely masculine environment. She was forced to enter the university from secondary entrances, follow lessons from the door and endure the taunts of male colleagues who sometimes even threw stones at her, in order to prevent her from coming into the classroom with them. Overcoming even these oppressions, in 1883 she finally obtained the diploma of a doctor in medicine, surgery and obstetrics. Although she was finally in possession of the Belgian qualifications, she had to wait for the royal decree of 1884, issued especially for her, with which she was given the opportunity to practice medicine, despite being a woman. She immediately went to work as a gynecologist for Le Refuge, a home for ex-prostitutes in Brussels. After coming into contact with the victims of trafficking and seeing the immense violence committed on young, lonely and defenseless women, Isala said she was strongly opposed to prostitution and fought hard for it to be abolished. Given her personal history as a woman discriminated against and derided for her ambitions, in 1890 she decided to found the Belgian League for Women's Rights, together with Marie Popelin, also a victim of discrimination of all kinds for having fought for the right of a woman to become a lawyer. Marie was the first Belgian woman to obtain a doctorate in law, but she was never allowed to sit the bar exam. Several satirical magazines depicted her breastfeeding while she was in court, or portrayed her submissive husband in a clumsy attempt to do household duties. The League was made up of both women and men, whose intent was to draft petitions and bills, advocating the cause of equality and respect between genders; she also organized two international feminist conferences, in 1897 and 1912, managing to win several victories, including some property rights for married women. It was also thanks to the strenuous battles of the League that women were admitted to the bar in 1920, but Marie Popelin could not rejoice, as she had died seven years earlier.

It went differently for Isala, who left Le Refuge in 1886 and managed to open her own clinic, where she mostly looked after women and children from the English and American communities in Brussels. Only in 1890, the year in which Belgium recognized the right of women to become a doctor or pharmacist, did she also begin to receive Belgian patients. She was not rejected by her fellow citizens for being a woman. In 1902, at the age of 60, she was forced to retire from the profession due to the onset of serious vision problems that prevented her from doing her job. She retired to Knokke, where she spent the last years of her life, and died in Ixelles on February 6, 1916. In 2011, the centenary of International Women's Day, Belgium decided to issue a commemorative 2 euro coin, in memory of these two great female personalities. On May 3 of the same year, five million of the coins depicting Isala Van Diest and Marie Popelin were put into circulation. For the first time, women not belonging to the royal family appeared on a Belgian coin.

 

 

Traduzione spagnola
Alessandra Frigenti

 

Anne Catherine Albertine Isala Van Diest, conocida simplemente como Isala, nació en Lovaina, en Bélgica, el 7 de mayo de 1842. Su padre era un estimado cirujano y obstetra y su madre una mujer con una mentalidad muy abierta que asistía a círculos reformistas y modernos: a menudo iba de viaje a Inglaterra y permitió a su hijo y a sus hijas que entraran en contacto con la sociedad progresista y feminista inglesa desde sus tiernas edades. Sus padres decidieron dar la misma instrucción a las chicas y al único chico, que murió prematuramente: después de la muerte de su hermano, Isala decidió ser médica para continuar con el trabajo de su padre. Sin embargo, para matricularse en la Facultad de Medicina era necesario tener una buena instrucción de segundo grado / de nivel superior y en Bélgica estaba prohibida a las mujeres, por tanto se vio obligada a mudarse a Berna, en Suiza, donde obtuvo el título. En 1873 volvió a su patria y presentó una solicitud para matricularse en la Facultad de Medicina de la Universidad de Lovaina. Nunca una chica se había atrevido a tanto y en efecto dejó impresionado al rector, Monseñor Namèche, que le propuso estudiar para obstetra: no sería necesario tener un título universitario y desempeñaría una profesión más adecuada para una mujer. En esa época la de la obstetra era una figura subordinada al médico y no podía usar ningún tipo de instrumental quirúrgico, razón por la cual Isala se negó categóricamente. A pesar de que su país de origen le impidiera estudiar medicina, Isala no se rindió y volvió a Suiza, donde en 1876 obtuvo el doctorado en Ciencias Naturales y en 1879 se graduó en Medicina con una Tesis sobre el estado de la higiene en las cárceles. Además de ser una feminista, estaba muy interesada en el tema de los derechos de las personas detenidas y estaba totalmente a favor de una reforma del sistema penitenciario. Una vez obtenido el título universitario, se mudó a Inglaterra donde trabajó como médica durante un cierto período en el Nuevo Hospital para las mujeres de Anderson.

 

 

A pesar de que ya había empezado su carrera en Inglaterra, en 1882 decidió volver a Bélgica, pero un nuevo desafío la esperaba: su título no estaba reconocido en aquel país y tuvo que superar otros exámenes en la universidad de Bruselas que había abierto recientemente sus puertas a las mujeres. Para Isala no fue simple integrarse en un entorno puramente masculino: estaba obligada a acceder a la universidad por las entradas secundarias, a atender a las clases desde la puerta y a soportar las burlas de los colegas que a veces incluso llegaron a tirarle piedras, con tal de no verla en el aula con ellos. Superadas estas dificultades, por fin obtuvo en 1883 el título en medicina, cirugía y obstetricia. No obstante tuviera finalmente el título belga, tuvo que esperar el decreto real de 1884, emitido especialmente para ella, con el cual podía ser médica, a pesar de ser una mujer. Trabajó inmediatamente como ginecóloga para Le Refuge, un refugio para ex prostitutas en Bruselas. Después de haber conocido las víctimas de la trata y haber visto las terribles violencias que sufrían las jóvenes mujeres, solas e indefensas, Isala se opuso firmemente a la prostitución y luchó con tesón para que fuera abolida. Como había sido una mujer discriminada y burlada por sus ambiciones, en 1890 decidió fundar la Liga belga para los Derechos de las Mujeres, junto a Marie Popelin, también víctima de numerosas discriminaciones por haber luchado para que las mujeres pudieran ser abogadas. Marie fue la primera mujer belga que obtuvo un doctorado en la facultad de Derecho pero nunca se le permitió sostener el examen de abogacía. Numerosas revistas satíricas la representaron amamantando mientras estaba en el Tribunal o dibujaron a su marido sumido en el torpe intento de realizar las tareas domésticas. A la Liga pertenecían tanto mujeres como hombres y su objetivo consistía en redactar peticiones y proyectos de ley abogando por la igualdad y el respeto entre los géneros; incluso organizó dos conferencias feministas internacionales, en 1897 y en 1912, logrando obtener diferentes éxitos como una serie de derechos de propiedad para las mujeres casadas. Fue también gracias a las luchas de la Liga si las mujeres fueron admitidas a la abogacía en 1920, pero Marie Popelin no pudo alegrarse porque había muerto siete años antes.

Para Isala fue diferente, en 1886 abandonó Le Refuge y logró abrir su clínica donde se ocupaba sobre todo de mujeres y niños de las comunidades inglesa y americana en Bruselas. Solamente en 1890, año en que Bélgica reconoció a las mujeres la posibilidad de ser médicas y farmacéuticas, empezó a recibir también pacientes belgas. porque como era una mujer no estaba bien vista por sus conciudadanos. En 1902, a los 60 años, tuvo que retirarse de la profesión por la aparición de graves problemas de visión que le impedían trabajar bien. Se retiró a Knokke, donde pasó los últimos años de su vida, y murió en Ixelles el 6 de febrero de 1916. En 2011, centenario del Día internacional de la mujer, Bélgica deicidió emitir una moneda conmemorativa de 2€, en memoria de estas dos grandes peronalidades femeninas. El 3 de mayo del mismo año la moneda que representaba las efigies de Isala Van Diest y Marie Popelin se puso en circulación en cinco millones de ejemplares.

 

 

Mary Papanikolau
Katerina Kapernarakou



Laura Dumitriu

 

Se non fosse stato per Andromache (Μache) Mavrogenous-Papanicolaou, centinaia di milioni di donne in tutto il mondo non sarebbero sopravvissute al tumore della cervice uterina. Andromache visse all’ombra di Georgios Papanicolaou – insigne scienziato e medico, citologo, ricercatore e inventore del Pap test – ma senza la sua partecipazione al lavoro di ricerca del marito gli sbalorditivi risultati ottenuti non sarebbero stati possibili. Preziosa compagna e sostenitrice per 52 anni, seguì Georgios Papanicolaou dalla Grecia agli Stati Uniti per realizzare il suo sogno, con abnegazione e assoluta devozione al suo lavoro. Negli Stati Uniti fu soprannominata “Mary” a causa delle difficoltà nel pronunciare il suo nome (Andromache in greco significa “colei che combatte contro gli uomini”). Nonostante il sostegno e i numerosi contributi offerti alla ricerca del marito, Andromache non firmò mai un documento di ricerca con il suo nome. Tuttavia, essa sostenne di non essersi mai pentita della propria scelta e, riferendosi al rapporto con Georgios, che ammirava infinitamente, affermò che «La luna non dà luce al sole».

L’inizio

Nata nel 1890 come Andromache Mavrogenous, apparteneva alla storica famiglia Mavrogenοus di Fanari, a Costantinopoli, che nel 1821 aveva partecipato attivamente alla Rivoluzione greca contro i turchi ottomani (Manto Mavrogenous, membro di spicco della famiglia ed eroina della Rivoluzione, che donò tutte le sue ricchezze per la liberazione dei greci, morendo in povertà, può aver ispirato Andromache). Andromache, donna assertiva e dinamica, dotata di coraggio e integrità, era ben educata, parlava francese e suonava il pianoforte. Incontrò Georgios Papanicolaou durante un'escursione a Kymi, sull'isola di Evia, in Grecia, dove la sua famiglia si trovava in vacanza. L'uomo rimase colpito dalla sua tenacia: Andromache continuò ad arrampicarsi sulla montagna che stava scalando insieme ad un gruppo di amici, nonostante la maggior parte di essi si fosse arresa a causa dei sentieri impervi dello Stoney. Non passò molto tempo prima che le chiedesse la mano, ponendo fin da subito le condizioni per la loro vita insieme, in cui il suo lavoro scientifico sarebbe stato sempre al primo posto e non avrebbe dovuto essere influenzato dal matrimonio. Le chiese di fare della ricerca lo scopo della loro vita, di non avere figli né responsabilità di madre, in modo che potesse essere disponibile in qualsiasi momento per aiutarlo a casa, in ufficio e in laboratorio. Lei accettò e nel 1910, quando Georgios completò gli studi in medicina, biologia e zoologia e conseguì un dottorato in biologia, si sposarono. Dopo un breve soggiorno in Francia e Germania, Georgios tornò in Grecia, dove fu chiamato a combattere nelle Guerre Balcaniche (1912-1913). In Grecia ebbe la possibilità di incontrare immigrati provenienti dagli Stati Uniti e comprese che proprio lì avrebbe potuto realizzare il suo sogno. Nel 1913 Mache e Georgios partirono per New York, nonostante nessuno dei due parlasse inglese, con solo 250 dollari, prerequisito per entrare nel Paese. Mache lavorò come sarta presso i grandi magazzini Gimbels per 5 dollari a settimana e in un negozio di alimentari. Georgios si impiegò in un negozio di tappeti e come giornalista presso il giornale greco Atlantis, prima di ottenere una posizione al Dipartimento di Patologia dell'Università di New York e poi al Dipartimento di Anatomia del Cornell University Medical College, dove Mache si unì a lui come tecnica non retribuita. Secondo la dottoressa Julie Kokkori, discendente di Georgios, «Mache rimase per 52 anni sua fedele compagna. All'inizio il loro percorso fu difficile, ma culminò in un lavoro scientifico riconosciuto in tutto il mondo. Diciamo spesso che dietro ogni grande invenzione si nasconde una grande donna. Mache era per Georgios l'anima celata del suo successo. Le donne che ogni giorno, in tutto il mondo, sopravvivono al tumore al collo dell'utero grazie al Pap test, sono grate sia alla sig.ra Papanicolaou che al dottor Papanicolaou».

 

 

La ricerca

Al Cornell University Medical College, Georgios ebbe la possibilità di osservare il ciclo di ovulazione, i disturbi ormonali e i casi di sterilità dei porcellini d’India ma, non essendo un medico clinico, non aveva accesso alle pazienti. Mache lo incoraggiò a sperimentare su di lei: per 21 anni si offrì volontaria come soggetto sperimentale affinché il marito potesse campionare e analizzare la sua cervice: «Non esisteva altra opzione per me che seguirlo all'interno del laboratorio, plasmando il mio modo di vivere sul suo». Senza il suo aiuto, la ricerca sul tumore della cervice uterina non sarebbe stata possibile. Grazie al contributo generoso della moglie, Georgios determinò che i cambiamenti mensili nell'ovulazione dei porcellini d'India si verificavano anche nelle donne. Ma Mache fece di più, organizzando una festa per alcune amiche che collaborarono alla ricerca accettando di far campionare la propria cervice. Dopo che ad una delle donne fu diagnosticato un tumore del collo dell’utero, Georgios portò il campione in laboratorio, osservando, con l'aiuto di un altro citologo, che le cellule cancerose erano effettivamente visibili: lui stesso ha ammesso che fu uno dei momenti più emozionanti della sua carriera. Ad oggi, il Pap test è ampiamente utilizzato come mezzo per la diagnosi precoce di tumori e altre malformazioni del sistema riproduttivo femminile. Si stima che tale strumento abbia ridotto dell’80% gli eventi fatali legati a queste cause. Secondo alcune ricerche, il Pap test è considerato il traguardo più significativo nel controllo del cancro nel XX secolo. Il dottor Papanicolaou era fermamente convinto che il test dovesse essere ampiamente diffuso e che il maggior numero possibile di medici dovesse essere istruito sul suo utilizzo. Georgios e Mache Papanicolaou accolsero con gioia ed entusiasmo ogni collega che chiese di essere addestrato nel loro laboratorio di Cornell. La dottoressa Neda Voutsa-Perdiki, loro allieva, nel libro che scrisse sui due coniugi, descrive Mache come una “vera roccia” per Georgios, sempre presente per ascoltarlo, fornirgli la sua opinione e sostenerlo: «Lei era tutta la sua vita. Lei era sempre orgogliosa di lui. E lui era sempre orgoglioso di lei». Nel 1957, dopo 44 anni di lavoro ininterrotto, la coppia decise di fare la sua prima vacanza in Grecia. Successivamente, nel 1961, Georgios trasferì l' attività di ricerca a Miami per fondare e organizzare l'Istituto di Ricerca sul Cancro, che prese il suo nome. Tuttavia, non riuscì a portare a termine la sua opera: il dottor Pap, come era stato soprannominato, morì infatti nel febbraio 1962. Mache Mavrogenous-Papanicolaou, ormai sola e infelice a causa della scomparsa del marito, rimase sempre devota al suo lavoro e all'umanità, fino alla morte, avvenuta nel 1982 all'età di 92 anni. Il Papanicolaou Cancer Research Institute e la ricerca scientifica sono stati i “figli” della coppia. Fedele alla visione del marito, Mache visitò l'Istituto ogni giorno, partecipando alle conferenze, monitorando i progressi della fondazione, promuovendo l'Atlante della Citologia, un'opera monumentale di Papanicolaou, e contribuendo in ogni modo possibile (anche vendendo i suoi ricami fatti a mano) ad ottenere finanziamenti per la ricerca. Nel 1969, l'American Cancer Society le conferì la Spada d'Oro della Speranza, simbolo della lotta contro il cancro, descrivendola come «la donna che ha aiutato l'umanità più di chiunque altro al mondo, ponendo come suo obiettivo di vita quello di aiutare tutte le donne sulla Terra». Georgios Papanicolaou ricevette in vita svariati premi, e in seguito francobolli in suo onore furono emessi in Grecia, Stati Uniti, Camerun e in altri Paesi. Da segnalare che il francobollo di Cipro è l'unico raffigurante entrambi i coniugi, nonostante il nome della moglie non sia menzionato. Nel 1978, durante la cerimonia per l'emissione del francobollo statunitense, Mache, rivolgendosi all'allora first lady Rosalyn Carter, disse: «Il dottor Papanicolaou è stato insignito di numerose onorificenze. La maggior parte gli sono state conferite dai suoi colleghi, che hanno lavorato in organizzazioni scientifiche. Penso che fosse degno di ciascuna di esse. Ma penso che avrebbe apprezzato l’emissione di questo francobollo più di ogni altra onorificenza, perché riflette il riconoscimento che gli è stato conferito da un'intera nazione (il Paese che lo ha adottato) e la gratitudine di tutta la popolazione statunitense. Non avrebbe potuto chiedere di più!».

Fonti:

Biografia: Andromache Mavrogenous-Papanicolaou
https://en.wikipedia.org/wiki/Andromachi_Papanikolaou
https://www.spandidos-publications.com/10.3892/etm.2019.7951.

Mache Papanicolaou (18901982), the dedicated companion of the great benefactor: An interview with Dr Julie Kokkori, one of the only living relatives of Dr George N. Papanicolaou Biografia: Georgios Papanicolaou
https://el.wikipedia.org/wiki/%CE%93%CE%B5%CF%8E%CF%81%CE%B3%CE%B9%CE%BF%CF%82_%CE%A0%CE%B1%CF%80%CE%B1%CE%BD%CE%B9%CE%BA%CE%BF%CE%BB%CE%AC%CE%BF%CF%85#cite_note-:2-10

Sito dedicato a vita e lavoro di Georgios Papanicolaou:
https://www.dr-pap.com/?page_id=2#.YNij5VQzbIU

Riviste: flowmagazine, Evelina Petriti, 1/10/2018 https://www.flowmagazine.gr/andromaxi_maurogenous_i_akourasti_skia_tou_georgiou_papanikolaou/2/

Georgios Papanicolaou General Hospital Thessaloniki, Archives https://web.archive.org/web/20160330191306/http://gpapanikolaou.gr/%CE%9D%CE%9F%CE%A3%CE%9F%CE%9A%CE%9F%CE%9C%CE%95%CE%99%CE%9F/%CE%92%CE%99%CE%9F%CE%93%CE%A1%CE%91%CE%A6%CE%99%CE%9A%CE%9F-%CE%93-%CE%A0%CE%91%CE%A0%CE%91%CE%9D%CE%99%CE%9A%CE%9F%CE%9B%CE%91%CE%9F%CE%A5.html

Estratto dell’articolo Lady Andromache (Mary) Papanicolaou: The Soul of Gynecological Cytopathology
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2213294514002178?via%3Dihub

 

Traduzione francese
Piera Negri

 

Sans Andromache (Μache) Mavrogenous-Papanicolaou, des centaines de millions de femmes dans le monde n'auraient pas survécu au cancer du col de l'utérus. Andromache a vécu dans l'ombre de Georgios Papanicolaou - scientifique et médecin distingué, cytologiste, chercheur et inventeur du Pap test - mais sans sa participation au travail de recherche du mari, les résultats étonnants obtenus n'auraient pas été possibles. Compagne et soutien précieux pendant 52 ans, elle a suivi Georgios Papanicolaou de la Grèce aux États-Unis pour réaliser son rêve, avec abnégation et dévouement absolu à son travail. Aux États-Unis, elle a été surnommée "Mary" en raison des difficultés à prononcer son nom (Andromaque en grec signifie "celle qui se bat contre les hommes"). Malgré le soutien et les nombreuses contributions offertes à la recherche de son mari, Andromaque n'a jamais signé aucun document de recherche portant son nom. Cependant, elle a affirmé n’avoir jamais regretté son choix et, se référant à sa relation avec Georgios, qu'elle admirait infiniment, elle a déclaré que "La lune ne donne pas de lumière au soleil".

Le début

Née en 1890 sous le nom d'Andromaque Mavrogenous, elle appartenait à la famille historique Mavrogenous de Fanari, à Constantinople, qui en 1821 avait activement participé à la Révolution grecque contre les Turcs ottomans (Manto Mavrogenous, membre éminent de la famille et héroïne de la Révolution, qui a fait don de toutes ses richesses pour la libération des Grecs, mourant dans la misère, a peut-être inspiré Andromaque). Andromaque, une femme sûre de soi, dynamique, douée de courage et d'intégrité, était bien éduquée, parlait français et jouait du piano. Elle a rencontré Georgios Papanicolaou lors d'une excursion à Kymi, sur l'île d'Eubée, en Grèce, où sa famille était en vacances. L'homme fut frappé par sa ténacité : Andromaque continua à gravir la montagne qu'elle escaladait avec un groupe d'amis, malgré a plupart d'entre eux avait abandonné en raison des sentiers inaccessibles du Stoney. Il ne tarda pas à lui demander sa main, fixant immédiatement les conditions de leur vie commune, dans laquelle son travail scientifique aurait toujours été en premier et n'aurait pas dû être influencé par le mariage. Il lui a demandé de faire de la recherche le but de sa vie, de ne pas avoir d'enfants ni de responsabilités maternelles, afin qu'elle puisse être disponible à tout moment pour l'aider à la maison, au bureau et au laboratoire. Elle accepta et en 1910, lorsque Georgios termina ses études de médecine, de biologie et de zoologie et obtint un doctorat en biologie, ils se marièrent. Après un court séjour en France et en Allemagne, Georgios retourne en Grèce, où il est appelé à combattre dans les guerres balkaniques (1912-1913). En Grèce, il eut l'occasion de rencontrer des immigrants des États-Unis et il comprit que c'était là qu'il aurait pu réaliser son rêve. En 1913, Mache et Georgios partent pour New York, bien qu'aucun ne parlait anglais, avec seulement 250 dollars, condition préalable à l'entrée dans le pays. Mache a travaillé comme couturière au grand magasin Gimbels pour 5 $ par semaine et dans une épicerie. Georgios a travaillé dans un magasin de tapis et comme reporter pour le journal grec Atlantis, avant d'obtenir un poste au département de pathologie de l'université de New York et puis au département d'anatomie du Cornell University Medical College, où Mache l'a rejoint en tant que technicienne non rémunérée. Selon la doctoresse Julie Kokkori, descendante de Georgios, « Mache est restée sa fidèle compagne pendant 52 ans. Leur chemin a été difficile au début, mais il a abouti à des travaux scientifiques mondialement reconnus. On dit souvent que derrière chaque grande invention se cache une grande femme. Mache était pour Georgios l'âme cachée de son succès. Les femmes qui survivent chaque jour au cancer du col de l'utérus grâce à un Pap test partout dans le monde sont reconnaissantes à la fois à Mme Papanicolaou et au Dr Papanicolaou.

 

 

La recherche

Au Cornell University Medical College, Georgios eut l'occasion d'observer le cycle de l'ovulation, les troubles hormonaux et les cas d'infertilité chez le cobaye mais, n'étant pas médecin clinicien, il n'avait pas accès aux patientes. Mache l'a encouragé à expérimenter sur elle : pendant 21 ans, elle s'est portée volontaire comme sujet expérimental pour que son mari pouvait prélever et analyser son col : « Il n'y avait pas d'autre choix pour moi que de le suivre à l'intérieur du laboratoire, façonnant mon mode de vie sur le sien". Sans son aide, la recherche sur le cancer du col de l'utérus n'aurait pas été possible. Grâce à la généreuse contribution de sa femme, Georgios a déterminé que des changements mensuels dans l'ovulation du cobaye se produisaient également chez les femmes. Mais Mache a fait plus, organisant une fête pour des amies qui ont collaboré à la recherche en acceptant de se faire échantillonner le col de l'utérus. Après qu'une des femmes ait été diagnostiquée d'un cancer du col de l'utérus, Georgios a apporté l'échantillon au laboratoire, observant, avec l'aide d'un autre cytologiste, que les cellules cancéreuses étaient bien visibles : il a lui-même admis qu'il était l'un des moments les plus excitants de sa carrière. À ce jour, le Pap test est largement utilisé comme moyen de détection précoce des cancers et autres malformations de l'appareil reproducteur féminin. On estime que cet outil a réduit de 80 % les événements mortels liés à ces causes. Selon certaines recherches, le Pap test est considéré comme l'étape la plus importante dans la lutte contre le cancer au 20e siècle. Le Dr Papanicolaou a insisté sur le fait que le test devait être généralisé et que le plus grand nombre possible de médecins devait être formé à son utilisation. Georgios et Mache Papanicolaou ont accueilli chaque collègue qui demandait à être formé dans leur laboratoire de Cornell avec joie et enthousiasme. La doctoresse Neda Voutsa-Perdiki, leur élève, dans le livre qu'elle a écrit sur le couple, décrit Mache comme un « vrai roc » pour Georgios, toujours là pour l'écouter, lui donner son avis et le soutenir : « Elle était toute sa vie. Elle a toujours été fière de lui. Et il a toujours été fier d'elle." En 1957, après 44 ans de travail ininterrompu, le couple décide de prendre ses premières vacances en Grèce. Plus tard, en 1961, Georgios a déplacé l'activité de recherche à Miami pour fonder et organiser l'Institut de Recherche sur le Cancer, qui a pris son nom. Cependant, elle ne peut achever son œuvre : le docteur Pap, comme on l'avait surnommé, meurt en février 1962. Mache Mavrogenous-Papanicolaou, désormais seule et malheureuse à cause de la disparition de son mari, reste toujours dévouée à son travail et à l'humanité jusqu'à sa mort en 1982 à l'âge de 92 ans. Le Papanicolaou Cancer Research Institute et la recherche scientifique étaient les "enfants" du couple. Fidèle à la vision de son mari, Mache visitait l'Institut tous les jours, assistait à des conférences, surveillait les progrès de la fondation, faisait la promotion de l'Atlas de la Cytologie, une œuvre monumentale de Papanicolaou, et contribuait de toutes les manières possibles (y compris en vendant ses broderies faites à la main) pour obtenir des financements pour la recherche. En 1969, l'American Cancer Society lui a décerné l'Epée d'Or de l'Espoir, symbole de la lutte contre le cancer, la décrivant comme "la femme qui a aidé l'humanité plus que quiconque dans le monde, en faisant son objectif de vie d'aider toutes les femmes de la Terre ». Georgios Papanicolaou a reçu plusieurs prix au cours de sa vie, et plus tard des timbres en son honneur ont été émis en Grèce, aux États-Unis, au Cameroun et dans d'autres pays. Il convient de noter que le timbre-poste Chypriote est le seul représentant les deux époux, bien que le nom de l'épouse ne soit pas mentionné. En 1978, lors de la cérémonie d'émission du timbre-poste américain, Mache, s'adressant à la first lady, Rosalyn Carter, a déclaré : «Le docteur Papanicolaou a reçu de nombreuses distinctions. La plupart lui ont été décernés par ses collègues, qui ont travaillé dans des organisations scientifiques. Je pense que c'était digne de chacun d'eux. Mais je pense qu'il aurait apprécié l'émission de ce timbre plus que tout autre honneur, car il reflète la reconnaissance qui lui a été accordée par toute une nation (le pays qui l'a adopté) et la gratitude de toute la population américaine. Il n'aurait pas pu demander mieux !»

Sources:

Biographie: Andromache Mavrogenous-Papanicolaou
https://en.wikipedia.org/wiki/Andromachi_Papanikolaou
https://www.spandidos-publications.com/10.3892/etm.2019.7951.

Mache Papanicolaou (1890-1982), the dedicated companion of the great benefactor: An interview with Dr Julie Kokkori, one of the only living relatives of Dr George N. Papanicolaou Biographie Georgios Papanicolaou https://el.wikipedia.org/wiki/%CE%93%CE%B5%CF%8E%CF%81%CE%B3%CE%B9%CE%BF%CF%82_%CE%A0%CE%B1%CF%80%CE%B1%CE%BD%CE%B9%CE%BA%CE%BF%CE%BB%CE%AC%CE%BF%CF%85#cite_note-:2-10

Sito dedicato a vita e lavoro di Georgios Papanicolaou:
https://www.dr-pap.com/?page_id=2#.YNij5VQzbIU

Riviste: flowmagazine, Evelina Petriti, 1/10/2018 https://www.flowmagazine.gr/andromaxi_maurogenous_i_akourasti_skia_tou_georgiou_papanikolaou/2/

Georgios Papanicolaou General Hospital Thessaloniki, Archives https://web.archive.org/web/20160330191306/http://gpapanikolaou.gr/%CE%9D%CE%9F%CE%A3%CE%9F%CE%9A%CE%9F%CE%9C%CE%95%CE%99%CE%9F/%CE%92%CE%99%CE%9F%CE%93%CE%A1%CE%91%CE%A6%CE%99%CE%9A%CE%9F-%CE%93-%CE%A0%CE%91%CE%A0%CE%91%CE%9D%CE%99%CE%9A%CE%9F%CE%9B%CE%91%CE%9F%CE%A5.html

Extrait de l’article Lady Andromache (Mary) Papanicolaou: The Soul of Gynecological Cytopathology https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2213294514002178?via%3Dihub

 

Traduzione inglese
Chiara Rayan

 

Were it not for Andromache (Μache) Mavrogenous -Papanicolaou, hundreds of millions of women around the world would not have been saved from cervical cancer and death. She lived in the shadow of Georgios Papanicolaou, a distinguished scientist and doctor, cytologist, researcher and inventor of the Pap test. However, without her own participation in his research work, the amazing results would not have been possible. A valuable companion and supporter for 52 years, with self-denial and complete devotion to the work of Georgios Papanicolaou, she followed him from Greece to the United States to fulfill his dream. There, because of difficulties in pronouncing her name Andromache, she was renamed as “Mary” (Andromache in Greek means whom she fights against men). Although she supported him in his research so that he could sample and smear her own cervix in order to use for and articulate the Pap test, she never signed a research paper herself. As she had stressed: "I never regretted my choice." Referring to her relationship with Georgios, whom she infinitely admired, she said: "The moon does not give light to the sun".

The beginning

Born Andromache Mavrogenous, she came from the historic Mavrogenοus family in Fanari in Constantinople, which actively participated in the 1821 Greek Revolution against the Ottoman Turks. (Manto Mavrogenous, a prominent member of the family and heroine of the Revolution, who donated all her wealth for the liberation of Greeks and died penniless, may well have inspired Andromache). Andromache was well educated, spoke French and played the piano. She was an assertive and dynamic woman, with courage and integrity. She met Georgios Papanicolaou on an excursion to Kymi, his family home on Evia island, Greece, where her family was on vacation. With a group of friends, they decided to climb the mountain, but most of them gave up after a while, because their shoes were being torn apart by the stoney paths. Andromache, however, kept on climbing. Georgios Papanicolaou was impressed. It was not long before he proposed to her, setting conditions for their life together, so that his scientific work would be prioritized and not be affected by the marriage. He asked her to make research the goal of their lives, not to have children and responsibilities as a mother, so that she could be available at any time to help him at home, in the office and in the laboratory. She accepted and they got married in 1910, by when Georgios had completed his studies in Medicine, Biology and Zoology and received a doctorate in Biology. After a short stay in France and Germany, Georgios returned to Greece, was called up and fought in the Balkan Wars (1912-1913). There he met Greek immigrants from the US and realized that he had to get there to make his dream come true. In 1913 Mache and Georgios departed to New York, although neither of them spoke English. They had just $ 250, which was a prerequisite for entering the country. Mache started working as a seamstress at the Gimbels department store for $5 a week, and at a grocery store to earn a living. Georgios took various jobs, working as an employee in a carpet shop and a journalist for the Greek newspaper ATLANTIS, before obtaining a position at New York University’s Pathology Department and then at Cornell University Medical College’s Anatomy Department. There, Mache joined him as an unpaid technician. According to G. Papanicolaou's descendant, Dr Julie Kokkori, "Mache remained for 52 years his devoted companion. At the beginning, this path was full of difficulties, but ended up to a scientific work recognized worldwide. We are used to say that behind every great invention is a great woman. Mache was for Georgios the hidden soul of his success. Women who survive cervical cancer due to the Pap smear test, globally feel grateful to both Mrs. and Dr Papanicolaou, indeed”.

 

 

Research

At Cornell, Georgios was observing the ovulation cycle, hormonal disorders and sterility of guinea pigs, but since he was not a clinician, he lacked access to patients. Mache encouraged him to experiment on her. For 21 years she volunteered as an experimental subject for her husband so he could sample and smear her cervix. “There was no other option for me but to follow him inside the lab, making his way of life mine,” she is quoted as saying. Without her help, cervical cancer research would not have been possible. Through his wife’s volunteering, Georgios identified that the monthly changes in ovulation of guinea pigs occur in women as well. Mache did something else too. She held a party for some female friends, who agreed to have their own cervixes sampled. After one of these women was later diagnosed with cervical cancer, Georgios took her sample back to the lab and, with the help of another cytologist, determined that the cancerous cells were indeed visible on the sample. It was, he admitted, one of the most thrilling moments of his career. To date, the Pap test is widely used as a means of early detection of cancer and other malformations in the female reproductive system. It is estimated that it has reduced fatalities from these causes by up to 80%. By some accounts, the Pap test is considered the most important achievement in cancer control in the 20th century. Dr Papanicolaou firmly believed that the Pap test should be disseminated and as many doctors as possible should be trained. Georgios and Mache Papanicolaou welcomed with joy and enthusiasm any young physician who would ask to be trained by them at their laboratory in Cornell. Dr Neda Voutsa -Perdiki, a student of Dr Papanicolaou in her book about him and his wife, describes Mache as a "real rock" for Georgios Papanicolaou, who she was always there to listen to him, to tell him her opinion, to support him. “She was his whole life. She was always proud of him. And he was always proud of her’’. In 1957 the couple decided to take their first ever vacation to Greece after 44 years of uninterrupted work and continuous effort. Ιn 1961 Georgios moved his research activity to Miami in order to organize and undertake the Cancer Research Institute, which took his name as a sign of respect. But he did not manage to take it on. Dr Pap, as he was called, passed away in February 1962. Although Mache’s life now was difficult, lonely and miserable without her partner, Mache Mavrogenous -Papanicolaou remained devoted to his work and humanity until she passed away in 1982 at the age of 92. The Papanicolaou Cancer Research Institute and the research were the "children" of the couple. Following Georgios Papanicolaou’s vision, she visited the Institute every day, taking part in conferences, monitoring the progress of the foundation, promoting the Atlas of Cytology, a monumental work of Papanicolaou, and contributing in any possible way to get research funding, including selling her handmade embroideries for the cause. In 1969, the American Cancer Society awarded Mache Mavrogenous - Papanicolaou the Golden Sword of Hope, a symbol of the anti-cancer struggle, describing her as "the only woman who helped humankind as much as anyone in the world, setting as her life goal to help all women on earth." A film about her life is being made. Georgios Papanicolaou received many awards and stamps were issued to honour him in Greece, the USA and Cyprus, as well as Cameroon and other countries. Cyprus’ stamp is the only one with a depiction of both Georgios and Mache Papanicolaou, although her name is not mentioned. In 1978, at the ceremony for the issue of the stamp in the USA, Mache, addressing the then First Lady, Rosalyn Carter, said inter alia: "Dr Papanicolaou was honoured with many distinctions. Most of them were given to him by his colleagues who worked in scientific organizations. I think he was worth each of them. But I think he would have appreciated the issue of this stamp more than any other distinction, because it reflects the tribute paid to him by an entire nation (the country that adopted him) and the gratitude of the entire US population. He could not have asked for more! "

 

Sample Sources

Biography: Andromache Mavrogenous- Papanicolaou
https://en.wikipedia.org/wiki/Andromachi_Papanikolaou
https://www.spandidos-publications.com/10.3892/etm.2019.7951.

Mache Papanicolaou (1890-1982), the dedicated companion of the great benefactor: An interview with Dr Julie Kokkori, one of the only living relatives of Dr George N. Papanicolaou
Magazine: flowmagazine, Evelina Petriti, 1/10/2018 https://www.flowmagazine.gr/andromaxi_maurogenous_i_akourasti_skia_tou_georgiou_papanikolaou/2/

Georgios Papanicolaou General Hospital Thessaloniki, Archives https://web.archive.org/web/20160330191306/http://gpapanikolaou.gr/%CE%9D%CE%9F%CE%A3%CE%9F%CE%9A%CE%9F%CE%9C%CE%95%CE%99%CE%9F/%CE%92%CE%99%CE%9F%CE%93%CE%A1%CE%91%CE%A6%CE%99%CE%9A%CE%9F-%CE%93-%CE%A0%CE%91%CE%A0%CE%91%CE%9D%CE%99%CE%9A%CE%9F%CE%9B%CE%91%CE%9F%CE%A5.html

Εxtract from the article, Lady Andromache (Mary) Papanicolaou: The Soul of Gynecological Cytopathology https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S2213294514002178?via%3Dihub

Biography: Georgios Papanicolaou
https://el.wikipedia.org/wiki/%CE%93%CE%B5%CF%8E%CF%81%CE%B3%CE%B9%CE%BF%CF%82_%CE%A0%CE%B1%CF%80%CE%B1%CE%BD%CE%B9%CE%BA%CE%BF%CE%BB%CE%AC%CE%BF%CF%85#cite_note-:2-10

Site dedicated to Georgios Papanicolaou’s bios and work:
https://www.dr-pap.com/?page_id=2#.YNij5VQzbIU

 

Traduzione spagnola
Erika Incatasciato

 

Si no fuera por pu, cientos de millones de mujeres de todo el mundo no habrían sobrevivido al cáncer de cuello uterino. Andrómaca vivió a la sombra de Georgios Papanicolau –ilustre científico y médico, citólogo, investigador e inventor de la prueba de Papanicolau– pero sin su participación en el trabajo de investigación de su marido los excelentes resultados logrados no hubieran sido posibles. Valiosa compañera y seguidora durante 52 años, siguió a Georgios Papanicolau desde Grecia a los Estados Unidos para realizar su sueño, con abnegación y absoluta devoción a su trabajo. En los Estados Unidos era conocida como “Mary” debido a las dificultades para pronunciar su nombre (en griego Andrómaca significa “La que lucha contra los hombres”). A pesar de su apoyo y numerosas contribuciones ofrecidas a la investigación del marido, Andrómaca nunca firmó un documento de investigación con su nombre. Sin embargo, ella afirmó que nunca se arrepintió de su decisión y, al referirse a su relación con Georgios, que admiraba inmensamente, afirmó que “La luna no da luz al sol”.

El Principio

Nacida en el 1890 como Andrómaca Mavrogenous, pertenecía a la histórica familia Mavrogenous de Fanari, en Constantinopla, la cual en el 1821 participó activamente en la Revolución griega contra el imperio otomano (Manto Mavrogenous, miembro prominente de la familia y heroína de la Revolución, que donó todas su fortuna para la liberación de los griegos, muriendo en la pobreza, podría haber inspirado a Andrómaca). Andrómaca, mujer asertiva y dinámica, dotada de valor e integridad, recibió una buena educación, hablaba francés y tocaba el piano. Conoció a Georgios Papanicolau durante una excursión a Kymi, en la Isla de Evia, en Grecia, donde su familia estaba de vacaciones. El hombre quedó impresionado por su tenacidad: Andrómaca siguió escalando la montaña, que estaba escalando con sus amigos, a pesar de que la mayoría de ellos se hubieran rendido por las dificultades de los caminos de Stoney. No tardó mucho en pedirle la mano, aclarando desde el principio las condiciones para su vida juntos, en la cual su trabajo científico siempre estaría en el primer lugar y nunca debería verse afectado por el matrimonio. Le pidió que la investigación fuera el objetivo de sus vidas, que no tuviera hijos ni responsabilidades de madre, para poder estar disponible en cualquier momento para ayudarlo en casa, en la oficina y en el laboratorio. Ella aceptó y en el 1910, cuando Georgios terminó los estudios de Medicina, biología y zoología y obtuvo el doctorado en biología, se casaron. Tras una breve estancia en Francia y Alemania, Georgios regresó a Grecia, donde fue llamado a luchar en las Guerras Balcánicas (1912-1913). En Grecia tuvo la oportunidad de conocer algunos inmigrados provenientes de Estados Unidos y se dio cuenta de que justamente allí podría realizar su sueño. En el 1913, Andrómaca y Georgios viajaron a Nueva York, sin hablar inglés y con solo 250 dólares, condición previa para entrar en el país. Ella trabajó como modista en los grandes almacenes Gimbels por 5 dólares a la semana y en un supermercado. Georgios se empleó en una tienda de alfombras y como periodista para el periódico Griego Atlantis antes de obtener un puesto en el Departamento de Patología de la Universidad de Nueva York y luego en el Departamento de Anatomía del Cornell University Medical College, donde Andrómaca se unió a él como técnica no remunerada. Según la doctora Julia Kokkori, descendiente de Georgios, “Andrómaca fue su fiel compañera durante 52 años. Al principio su camino fue difícil, pero culminó en un trabajo científico reconocido en todo el mundo. A menudo decimos que detrás de un gran invento se esconde una gran mujer. Andrómaca era el alma oculta del éxito de Georgios. Las mujeres que cada día, en todo el mundo, sobreviven al cáncer de cuello uterino gracias a la Prueba de Papanicolau, están agradecidas tanto a la señora Papanicolau como al doctor Papanicolau”.

 

 

La investigación

En el Cornell University Medical College, Georgios tuvo la oportunidad de observar el ciclo de ovulación, los trastornos hormonales y los casos de esterilidad de los conejillos de Indias pero, al no ser un médico clínico, no tenía acceso a las pacientes. Andrómaca lo animó a experimentar con ella: durante 21 años se ofreció voluntariamente como sujeto experimental para que su marido pudiera tomar muestras de su cérvix y analizarla: “No había otra opción para mí que seguirlo en el laboratorio, moldeando mi manera de vivir a la suya”. Sin su ayuda, la investigación sobre el cáncer de cuello uterino no hubiera sido posible. Gracias a la generosa contribución de su esposa, Georgios determinó que los cambios mensuales en la ovulación de los conejillos de Indias ocurrían también en las mujeres. Pero Andrómaca hizo más, organizó una fiesta para algunas amigas, que colaboraron en la investigación aceptando que se tomaran muestras de su cérvix. Después de que a una de aquellas mujeres le fue diagnosticado el cáncer de cuello uterino, Georgios llevó la muestra al laboratorio, observando, con la ayuda de otro citólogo, que las células cancerígenas eran perfectamente visibles: él mismo admitió que fue uno de los momentos más emocionantes de su carrera. Hoy en día, la prueba de Papanicolau es ampliamente utilizada como método de diagnóstico precoz de tumores y otra malformaciones del sistema reproductivo femenino. Se estima que dicho método haya reducido del 80% los desenlaces fatales conectados con estas causas. Según ciertos estudios, la prueba de Papanicolau es considerada el logro más significativo para detectar el cáncer en el siglo XX. El doctor Papanicolau estaba convencido de que la prueba debía ser ampliamente difundida y que había que formar el mayor número posible de médicos para su uso. Georgios y Andrómaca Papanicolau recibieron con alegría y entusiasmo cada colega que les pidió ser formado en su laboratorio de Cornell. La doctora Neda Voutsa-Perdiki, alumna suya, en su libro escribi´o sobre los dos cónyuges y describió a Andrómaca como una “verdadera roca” para Georgios, siempre disponible a escucharlo, ofrecerle su opinión y apoyarlo: “Ella era toda su vida. Ella siempre estaba orgullosa de él. Y él siempre estaba orgulloso de ella”. En el 1957, tras 44 años de trabajo ininterrumpido, la pareja decidió ir de vacaciones por primera vez a Grecia. Luego, en el 1961, Georgios trasladó su actividad de investigación a Miami para fundar y organizar el Instituto de Investigaciones sobre el Cáncer, que tomó su nombre. Sin embargo, no pudo completar su trabajo: el doctor Pap, como era conocido, en efecto murió en febrero de 1962. Andrómaca Mavrogenous-Papanicolau, ahora sola e infeliz por la pérdida de su marido, permaneció siempre fiel a su trabajo y a la humanidad, hasta su muerte, ocurrida en 1982, a la edad de 92 años. El Papanicolau Cancer Research Institute y la investigación científica fueron los “hijos” de la pareja. Fiel a la visión del marido, Andrómaca visitó el Instituto todos los días, asistiendo a las conferencias, supervisando los progresos de la fundación, promoviendo el Atlas Citológico, una obra monumental de Papanicolau, y contribuyendo de cualquier manera posible (también vendiendo su bordados a mano) a la financiación de la investigación. En el 1969, la American Cancer Society le confirió la Espada de Oro de la Esperanza, emblema de la lucha contra el cáncer, calificándola como “la mujer que ha ayudado a la humanidad más que nadie en el mundo, teniendo como objetivo de su vida el de ayudar a todas las mujeres de la Tierra”. Georgios Papanicolau recibió varios premios, y luego lo algunos sellos emitidos en su honor en Grecia, Estados Unidos, Camerún y en otros países. Hay que señalar que el sello de Chipre es el único que representa a ambos cónyuges, a pesar de que el nombre de la esposa no se mencione. En el 1978, durante la ceremonia de emisión del sello estadounidense, Andrómaca, dirigiéndose a la entonces primera dama Rosalyn Carter, dijo: “El Doctor Papanicolau fue galardonado con numerosos reconocimientos. La mayoría le fueron otorgados por su colegas, que trabajaron en organizaciones científicas. Pienso que era digno de cada de ellos. Pero creo que apreciaría más la emisión de este sello postal que otro honor, ya que refleja la acreditación que le dio toda una nación (El país que lo ha adoptado) y la gratitud de toda la población estadounidense. ¡No podía pedir más!”.

 

Trotula de Ruggiero
Nadia Verdile



Laura Dumitriu

 

La Scuola Medica Salernitana, eccellenza della nostra Europa, deve molta della sua fama e della sua grandezza ad una donna, Trotula de Ruggiero. Agli albori del secondo millennio, in un contesto di attività cosmopolite, questa scuola medica fu faro e approdo. Di Trotula si dice che fosse figlia di un nobile arrivato in città con la corte del principe Arechi, e di una madre di cui non si conosce il nome che però la guidò nel mondo della conoscenza. Celebre medica di Salerno dell'XI secolo, fu anche filosofa, insegnante, scienziata, scrittrice e raggiunse l’apice del successo grazie alle sue acute capacità mediche acquisite in anni di studio e di pratica. Profonda conoscitrice delle prassi allora in uso, era anche e soprattutto una eccezionale esperta del corpo femminile di cui aveva studiato le patologie, concentrando, nella diagnosi e nella individuazione delle cure, molta attenzione sull’igiene e lavorando alla produzione di una cosmesi terapeutica che le diede ottimi risultati. Trasformò l’ostetricia e tutto il mondo che girava intorno alla sessualità femminile in una branca della medicina combattendo così gli imperanti pregiudizi che insistevano anche nel mondo medicochirurgico. Era speciale peculiarità della Scuola di Salerno l’apertura alle donne, sia come studenti sia come insegnanti, le famose mulieres salernitanae. Nei secoli successivi provarono a raccontarle come infermiere, ostetriche, truccatrici, perché da sempre il valore delle donne deve essere sminuito, frammentato, oscurato ma così non era perché quelle mulieres diventavano mediche ed esercitavano la professione come i loro colleghi maschi. Quindi l’eccezionalità di Trotula non fu solo nell’essere medica ma medica brava, bravissima. Di questo clima scientifico e culturale la giovane si nutrì e, di fatto, diede origine alla ginecologia europea. Altre donne la ispirarono, quelle che conoscevano la medicina popolare, sintesi di esperienze ed osservazioni. Trotula se ne imbevve e perfezionò quei saperi empirici. Sensibile e scrupolosa, la medica salernitana si prese cura prima di tutto delle donne. Sapeva che avevano bisogno di aiuto ma che non osavano chiedere per i tabù che circondavano la salute femminile. I rimedi prescritti nelle pagine del suo lavoro De Mulierum Passionibus mostrano la stretta connessione che per lei ebbero medicina popolare e medicina ufficiale. Nei suoi scritti la scienziata si rivolgeva ad uno studente immaginario per spiegare le patologie, mostrare i mali e suggerire accorgimenti necessari per le varie cure. Fumigazioni, salassi, purghe, riduzioni, miscele e ricette venivano indicate come terapie per rimuovere le malattie. I farmaci che proponeva, con minuziosa attenzione ai dettagli, consentono oggi di ricostruire le sue conoscenze compresi i benefici che ella traeva da piante rare, coltivate nei giardini della Scuola Salernitana, da cui estraeva le essenze, poi somministrate in forma di supposte, ovuli, creme, miscele che faceva realizzare nelle Officine Vegetali, erboristerie altamente specializzate.

L’incontro di culture che a Salerno si mescevano provenendo da tutti i lembi del Mediterraneo e dall’Oriente costituì il suo universo medico. Pronta professionalmente per aiutare le donne malate, non riservò mai le sue conoscenze per le élite ma, al contrario, fu a disposizione di quante a lei si rivolgevano, ricche o povere che fossero, portando conforto, lavorando prima di tutto sul benessere psicofisico. Le sue lezioni, semplici e chiare, parlavano in modo naturale di sessualità e contraccezione con un linguaggio scientifico ma accessibile e utile. Summa qui dicitur Trotula è l’opera magna della medica salernitana. Fu così importante, poiché la più completa raccolta di informazioni sulla medicina della donna, che fu trascritta in centinaia di esemplari e ad oggi sono sopravvissute 122 copie manoscritte e una cinquantina di manoscritti in altre lingue sono sparsi nelle biblioteche di tutta Europa. Quest’opera omnia era suddivisa in tre parti che furono anche ricopiate autonomamente: Liber de sinthomatibus mulierum (Libro delle malattie delle donne), con informazioni su ginecologia e ostetricia; De curis mulierum (Sui trattamenti per le donne), dedicato alle malattie delle donne e alla cosmesi; De ornatu mulierum (Sulla cosmetica delle donne), specifico sulla cosmesi che niente aveva a che vedere con la frivolezza della bellezza ma era incarnazione della salute. Dei suoi studi, delle sue ricerche, dei suoi successi terapeutici era giunta l’eco in tutto il continente e molti furono coloro che la citarono, la menzionarono, la narrarono tanto da diventare un personaggio leggendario nei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer che la chiama dame Trot. Olderico Vitale, invece, nella Historia Ecclesiastica la fa dialogare con Rodolfo Malacorona, descrivendola come l'unica donna che possedesse una cultura tale da poter discutere con il famoso medico normanno.

 

 

La medicina fu tutta la sua vita e così fu anche per la sua famiglia. Sposò il medico Giovanni Plateario, collega della Scuola Salernitana, ebbero due figli, anch’essi medici. Forse nata nel 1030, si spense probabilmente nel 1097; secondo le cronache del tempo al suo funerale una folla chilometrica accompagnò il feretro. Moriva una medica, una donna amata, un mito che qualcuno ha provato a trasformare in leggenda.

 

Traduzione francese
Giuliana Gaudenzi

 

La faculté de médecine de Salerne, excellence de notre Europe, doit une grande partie de sa renommée et de sa grandeur à une femme, Trotula de Ruggiero. A l'aube du deuxième millénaire, dans un contexte d'activité cosmopolite, cette faculté de médecine était un phare et un point d’arrivée. On dit que Trotula était la fille d'un noble qui était arrivé dans la ville avec la cour du prince Arechi, et d'une mère dont le nom est inconnu, mais qui l'a guidée dans le monde de la connaissance. Célèbre médecin de Salerne au XIe siècle, elle a été également philosophe, enseignante, scientifique, écrivaine et a atteint l'apogée du succès grâce à ses considérables compétences médicales, acquises au cours d'années d'études et de pratique. Grande connaisseuse des pratiques alors en usage, elle était aussi et surtout une experte exceptionnelle du corps féminin dont elle avait étudié les pathologies, concentrant, dans le diagnostic et l'identification des traitements, une grande attention à l'hygiène et travaillant sur la production d'une cosmétique thérapeutique qui a donné d'excellents résultats. Elle a transformé l'obstétrique et tout le monde qui tournait autour de la sexualité féminine en une branche de la médecine, luttant ainsi contre les préjugés dominants qui persistaient également dans le monde médico-chirurgical. C'était une particularité de l'école de Salerne d'ouvrir aux femmes, à la fois en tant qu'étudiantes et en tant qu'enseignantes, les célèbres mulieres salernitanae. Dans les siècles suivants, on a essayé de les décrire comme des infirmières, des sage- femmes, des maquilleuses, car depuis toujours la valeur des femmes doit être diminuée, fragmentée, obscurcie mais ce n'était pas le cas car ces mulieres devenaient médecins et exerçaient la profession comme leur collègues hommes. Ainsi, l'exceptionnalité de Trotula n'était pas seulement d'être un médecin, mais un bon, très bon, médecin. La jeune femme s'est nourrie de ce climat scientifique et culturel et, de fait, a donné naissance à la gynécologie européenne. D'autres femmes l’ont inspirée, celles qui connaissaient la médecine populaire, synthèse d'expériences et d'observations. Trotula s'en est imprégné et a perfectionné ces connaissances empiriques. Sensible et scrupuleuse, le médecin de Salerne s'est occupée d'abord des femmes. Elle savait qu'elles avaient besoin d'aide mais elles n’osaient pas poser de questions à cause des tabous entourant la santé des femmes. Les remèdes prescrits dans les pages de son ouvrage De Mulierum Passionibus montrent le lien étroit qu'avaient pour elle la médecine populaire et la médecine officielle. Dans ses écrits, la scientifique se tournait vers un étudiant imaginaire pour expliquer les pathologies, montrer les maux et suggérer les précautions nécessaires aux différents traitements. Les fumigations, les saignées, les purges, les réductions, les mélanges et les recettes étaient indiqués comme thérapies pour éliminer les maladies. Les médicaments qu'elle proposait, avec un souci du détail méticuleux, permettent aujourd'hui de reconstituer ses connaissances, y compris les bienfaits qu'elle tirait de plantes rares, cultivées dans les jardins de l'école de Salerne, dont elle extrayait les essences, puis administrées sous forme de suppositoires, ovules, crèmes, mélanges qu'elle faisait réaliser dans les Ateliers Végétaux, herboristeries hautement spécialisées.

La rencontre des cultures qui se sont mélangées à Salerne venant de toutes les parties de la Méditerranée et de l'Est ont constitué son univers médical. Professionnellement prête à aider les femmes malades, elle n'a jamais réservé son savoir à l'élite mais, au contraire, était disponible pour celles qui se tournaient vers elle, riches ou pauvres, apportant du réconfort, œuvrant d'abord au bien-être psychophysique. Ses conférences, simples et claires, parlaient de façon naturelle de sexualité et de contraception dans un langage scientifique mais accessible et utile. Summa qui dicitur Trotula est l’œuvre maitresse du médecin de Salerne. Cela a été si important, en tant que la collection la plus complète d'informations sur la médecine féminine, qui a été transcrite à des centaines d'exemplaires et dont 122 exemplaires manuscrits ont survécu à ce jour, et une cinquantaine de manuscrits dans d'autres langues sont dispersés dans des bibliothèques d’Europe. Cet ouvrage complet a été divisé en trois parties qui ont également été copiées indépendamment : Liber de sinthomatibus mulierum (Livre des maladies féminines), avec des informations sur la gynécologie et l'obstétrique ; De curis mulierum (Sur les traitements pour les femmes), dédié aux maladies féminines et aux cosmétiques ; De ornatu mulierum (Sur les cosmétiques féminins), en particulier sur les cosmétiques qui n'avaient rien à voir avec la frivolité de la beauté mais étaient l'incarnation de la santé. Ses études, ses recherches, ses succès thérapeutiques avaient trouvé un écho sur tout le continent et nombreux sont ceux qui l’ont citée, mentionnée, narrée au point qu’elle est devenue un personnage légendaire des Contes de Canterbury de Geoffrey Chaucer qui l'appelle dame Trot. Olderico Vitale, d'autre part, dans l'Historia Ecclesiastica, la fait dialoguer avec Rodolfo Malacorona, la décrivant comme la seule femme qui possédait une culture telle qu'elle puisse discuter avec le célèbre médecin normand.

 

 

La médecine a été toute sa vie et sa famille aussi. Elle a épousé le médecin Giovanni Plateario, un collègue de l'école de Salerne, ils ont eu deux enfants, également médecins. Née peut-être en 1030, elle est probablement décédée en 1097 ; selon les chroniques de l'époque, une très longue foule a accompagné son cercueil. Un médecin mourait, une femme bien-aimée, un mythe que quelqu'un a essayé de transformer en légende.

 

Traduzione inglese
Syd Stapleton

 

The Salerno Medical School, excellence of our Europe, owes much of its fame and greatness to a woman, Trotula de Ruggiero. At the dawn of the second millennium, in a center of cosmopolitan activity, this medical school was a beacon and a refuge. It is said that Trotula was the daughter of a nobleman who arrived in the city with the court of Prince Arechi, and of a mother whose name is unknown, but who guided her into the world of knowledge.Trotula became a famous 11th century physician from Salerno, she was also a philosopher, teacher, scientist, and writer, and reached the pinnacles of success thanks to her acute medical skills acquired through years of study and practice. A profound connoisseur of the practices then in use, she was also and above all an exceptional expert on the female body, whose pathologies she had studied, concentrating a lot of attention, in diagnosis and the identification of treatments, on hygiene and on the production of a therapeutic regime that gave excellent results. She transformed obstetrics and the whole world that revolved around female sexuality into a branch of medicine, thus fighting the prevailing prejudices that also persisted in the medical-surgical world. It was a special peculiarity of the Salerno School to open to women, both as students and as teachers, who became famous as the “Women of Salerno” (mulieres salernitanae). In the following centuries men tried to describe them as nurses, midwives, and make-up artists, because the value of women must always be diminished, fragmented, and obscured. But this did not reflect reality, those mulieres became medical doctors and practiced the profession like their male colleagues. Trotula's formidable nature was not only in being a doctor but an exceptionally good doctor. The young woman developed herself in this scientific and cultural climate and, in fact, gave rise to European gynecology. Other women inspired her - those who knew folk medicine, a synthesis of experiences and observations. Trotula soaked up and perfected that empirical knowledge. Sensitive and scrupulous, the Salerno doctor first of all devoted herself to the care of women. She knew they needed help but didn't dare ask for it, due to the taboos surrounding women's health. The remedies prescribed in the pages of her work De Mulierum Passionibus show the close connection that folk medicine and official medicine had for her. In her writings, the scientist wrote as if to an imaginary student. to explain the pathologies, show the evils and suggest the necessary precautions for the various treatments. Fumigations, bloodletting, purges, reductions, compounds and recipes were indicated as therapies to cure diseases.

The drugs she proposed, with meticulous attention to detail, allow us, today, to reconstruct her knowledge, including the benefits she derived from rare plants, grown in the gardens of the Salerno School. She extracted essences from these plants, then administered them in the form of suppositories, ovules, creams, and blends that she had produced by the Officine Vegetali, highly specialized herbalists. The meeting of cultures that mixed in Salerno, coming from all parts of the Mediterranean and from the East, constituted her medical universe. Professionally ready to help sick women, she never reserved her knowledge for the elites but, on the contrary, was available to those who turned to her, rich or poor, bringing comfort, working first of all on psychophysical well-being. Her lessons, simple and clear, spoke naturally about sexuality and contraception in a scientific but accessible and useful language. Summa qui dicitur Trotula is the great work of this Salerno medic. It was so important, as the most complete collection of information on women's medicine, that it was transcribed in hundreds of copies. Some 122 manuscript copies have survived to date, and about fifty manuscripts in other languages ​​are scattered in libraries across Europe. This complete work was divided into three parts which were also copied independently - Liber de Sinthomatibus Mulierum (Book of Women's Diseases), with information on gynecology and obstetrics; De Curis Mulierum (On Treatments for Women), dedicated to women's diseases and cosmetics; De Ornatu Mulierum (On Women's Cosmetics), specifically on cosmetics that had nothing to do with the frivolity of beauty but were the embodiment of health. Her studies, her researches, and her therapeutic successes echoed throughout the continent. Many cited her, wrote about her, and told about her so much that she became a legendary character in Geoffrey Chaucer's Canterbury Tales, where she is referred to as Dame Trot. In another instance, Olderico Vitale, in her Historia Ecclesiastica presents her in a dialogue with Rodolfo Malacorona, describing her as the only woman who possessed such high cultural level as to be able to discuss with the famous Norman doctor.

 

 

Medicine was her whole life, and was also for her family. She married the doctor Giovanni Plateario, a colleague of the Salerno School. They had two children, who also became doctors. She was perhaps born in 1030, she probably died in 1097. According to the chronicles of her time, a kilometer-long crowd accompanied her coffin at her funeral. She died a doctor, a beloved woman, a mythic figure, someone who has proven to be a legend.

 

Traduzione spagnola
Erika Incatasciato

 

La Escuela de Medicina de Salerno, excelente de nuestra Europa, debe mucho de su fama y grandiosidad a una mujer, Trotula de Ruggiero. A principios del segundo milenio, en un contexto de actividades cosmopolitas, dicha Escuela Médica fue un faro y una meta. Se dice que Trotula era hija de un noble que llegó a la ciudad con la corte del príncipe Arechi, y que su madre, cuyo nombre es desconocido, la guio en el mundo de los conocimientos. Famosa Médica de Salerno en el siglo XI, también fue filósofa, profesora, científica, escritora y llegó a la cumbre del éxito gracias a sus refinadas habilidades medicas adquiridas durante años de estudio y práctica. Profunda conocedora de la praxis en uso en aquel entonces, era sobre todo una excelente especialista del cuerpo femenino, cuyas patologías había estudiado, concentrando, durante el diagnósticó y la selección del tratamiento, gran parte de su atención en la higiene y en la producción de una cosmética terapéutica que le dieron resultados excelentes. Convirtió la obstetricia y todo lo que gira alrededor la sexualidad femenina en una rama de la Medicina peleando así contra los prejuicios dominantes que también existían en el mundo médico-quirúrgico. Era una peculiaridad especial de la Escuela de Salerno su apertura a las mujeres, tanto estudiantes como docentes, las famosas mulieres salernitanae. En los siglos siguientes, intentaron representarlas como enfermeras, obstétricas y maquilladoras, ya que el valor de las mujeres siempre se ha querido subestimar, fragmentar y oscurer, aunque en realidad no era así; dichas mulieres llegaban a ser médicas y ejercían su profesión al igual que sus colegas varones. Por lo tanto, la excepcionalidad de Trotula no residía solo en su ser médica sino en que era una médica muy buena, excelente. La joven se alimentó de este espíritu científico y cultural, y, de hecho, dio origen a la ginecología europea. Trotula se inspiró en otras mujeres que conocían la medicina popular, síntesis de experiencias y observaciones; se impregnó de todo ello y afinó aquellos saberes empíricos. Sensible y escrupulosa, la médica salernitana antes que nada se ocupó de las mujeres. Sabía que necesitaban ayuda, aunque no atrevían pedirla por los tabúes que rodean la salud femenina. Los remedios prescritos en las páginas de su obra De Mulierum Passionibus muestran la muy estrecha conexión que tuvieron para ella la medicina popular y la medicina oficial. En sus escritos, la científica se dirigía a un estudiante imaginario para explicar las enfermedades, mostrar las dolencias y sugerir medidas necesarias para los distintos tratamientos.

Fumigaciones, sangrías, purgas, reducciones, mixturas y prescripciones eran indicadas como terapias para eliminar las enfermedades. Los medicamentos que proponía, con minuciosa atención en los detalles, hoy en día permiten la reconstrucción de sus conocimientos, incluso los beneficios que ella obtenía de plantas raras, cultivadas en los jardines de la Escuela Salernitana, de las cuales extraía las esencias que luego suministraba en forma de supositorios, óvulos, cremas, mixturas que hacía realizar en las Officine vegetali, herbolarios altamente especializados. La mezcla de culturas de todos los extremos del Mediterráneo y de Oriente que se encontraban en Salerno constituyó su universo médico. Lista profesionalmente para ayudar a las mujeres enfermas, nunca reservó sus conocimientos para la élite, sino más bien estuvo a disposición de todas las mujeres que se dirigían a ella, ya fueran ricas o pobres, confortándolas y centrándose antes que nada en su bienestar psicofísico. Sus lecciones, simples y claras, hablaban con naturaleza de sexualidad y contraceptivos empleando un lenguaje científico a la vez accesible y provechoso. Summa qui dicitur Trotula es la obra magna de la médica Salernitana. Fue tan importante, pues es la colección más completa de información sobre la medicina de la mujer, que fue transcrita en cientos de ejemplares, de los cuales hoy en día sobreviven 122 ejemplares y unos cincuenta manuscritos en otras lenguas repartidos por las bibliotecas de toda Europa. Dicha obra completa se dividía en tres partes que también fueron copiadas de modo autónomo: Liber de sinthomatibus mulierum (Libro de las enfermedades de las mujeres), con información sobre ginecología y obstetricia; De curis Mulierum (Sobre los tratamientos para las mujeres), dedicado a las enfermedades de las mujeres y a la cosmética; De Ornatu Mulierum (sobre la cosmética de las mujeres), específicamente sobre la cosmética que nada tenía que ver con la frivolidad de la belleza, sino con la encarnación de la salud. La fama de sus estudios, investigaciones y éxitos terapéuticos se difundió en todo el continente de modo que muchos la citaban, la mencionaban y hablaban de ella hasta el punto de que se convirtió en un personaje legendario de los relatos de Canterbury de Goeffrey Chaucer quien la nombra dame Trot. Por otro lado, Olderico Vitale, en la Historia Ecclesiastica, la hace dialogar con Rodolfo Malacorona, describiéndola como la única mujer con una cultura suficiente como para poder debatir con el famoso médico normando.

 

 

La medicina fue toda su vida para ella y su familia. Se casó con el médico Giovanni Plateario, colega de la Escuela Salernitana, tuvieron dos hijos, también médicos. Posiblemente, nació en el 1030 y falleció en el 1097; según la crónica de la época, en su funeral una multitud kilométrica acompañó su féretro. Moria una médica, una mujer querida, un mito que alguien intentó convertir en leyenda.

Leena Peltonen
Elisabetta Mattei



Laura Dumitriu

 

In teoria ogni scienziato/a sa che al giorno d’oggi per il raggiungimento dell'eccellenza scientifica non basta spendere enormi quantità di tempo in laboratorio. C'è infatti bisogno di tempo per stringere collaborazioni, per scrivere progetti e fare pressione sulle agenzie che finanziano la ricerca. C'è bisogno di tempo per valorizzare una scoperta, per educare, motivare e fungere da modello per gli/le scienziati/e in erba e serve tempo per sensibilizzare all’importanza della ricerca il pubblico dei non addetti ai lavori e gli organi politici. In realtà pochi ne sono capaci e ancor meno sembrano gradire di dover svolgere anche solo una parte di questi gravosi compiti. Leena Peltonen aveva tutte queste capacità ed è stata una delle scienziate più brillanti, carismatiche e socialmente competenti che la genetica abbia mai avuto. Il suo fascino, il carattere solare e l'instancabile sostegno che ha dato alla buona scienza sono stati pari ai suoi successi come studiosa ed educatrice, come testimoniano circa 600 pubblicazioni e più di 70 studenti che hanno conseguito il dottorato sotto la sua guida. Nata ad Helsinki nel 1952, a cinque anni si trasferisce con la famiglia a Oulu dove si diploma e completa in tempo record gli studi universitari di Medicina. Nella prima metà della sua carriera si dedica ad un gruppo peculiare di malattie genetiche finlandesi. Si tratta di circa 40 malattie recessive rare, tra cui disturbi metabolici, cutanei e oculari, che sono più diffusi in Finlandia che in qualsiasi altra parte del mondo. Questa prevalenza è dovuta all'insolita storia demografica del Paese: 2000 anni fa, «il confine del mondo abitabile», come dice lei stessa, era popolato da gruppi relativamente piccoli di coloni portatori di una serie limitata di mutazioni. Leena Peltonen identifica i geni e i meccanismi responsabili della maggior parte di queste malattie. La sua visione, il suo entusiasmo e la capacità di sensibilizzare l'opinione pubblica contribuiscono a trasformare la Finlandia in uno dei luoghi più avanzati per la genetica medica umana. I più impressionanti dei suoi risultati sono infatti la divulgazione delle scoperte in termini semplici e il coinvolgimento del pubblico della sua terra nativa in iniziative scientifiche, catturando l'immaginazione della popolazione e rendendola consapevole e orgogliosa del proprio patrimonio genetico unico. In effetti, il fil rouge che lega tutti i suoi articoli, dai primi fino agli ultimi pubblicati, è l'impiego della Finlandia come sistema-laboratorio per l'indagine genetica, mostrando come la comprensione delle cause delle malattie genetiche in popolazioni isolate possa offrire indizi per studi su larga scala che sondano i fattori di rischio legati anche ad altre malattie più comuni come quelle cardiache, il diabete, l'obesità.

 

 

Quando negli anni Novanta nuovi potenti strumenti di genetica molecolare danno un enorme impulso alla ricerca, il team di Leena Peltonen è pronto a sfruttarli: mappa e clona più geni correlati a malattie di quanto potessero fare gli sforzi congiunti di una vita di diversi ricercatori e ricercatrici messi insieme. Le sue scoperte hanno avuto un impatto fondamentale nella genetica medica e in diverse altre discipline tra cui l’immunologia, la cardiologia, la neurologia e l’ortopedia. Ma l'interesse di Leena Peltonen per la genetica complessa è sempre andato oltre la semplice mappatura dei geni. Nel 2002 unisce i registri per i dati sui gemelli di otto Paesi europei per formare il progetto GenomEUtwin che nel 2003 si collega alla biobanca canadese CARTaGENE e alla biobanca estone per fondare P3G, il Public Population Project in Genomics, raccogliendo i dati di più di una dozzina di grandi biobanche in tutto il mondo. La sua spinta all'integrazione non si ferma. Nel 2007 avvia l'unificazione della maggior parte delle biobanche europee all'interno di un’infrastruttura di ricerca che ora conta 52 partecipanti e 150 membri associati e raccoglie dati sull'intero genoma di 100.000 individui. Oltre ad essere una voce schietta nella politica scientifica europea e membro del Consiglio europeo della ricerca, Leena è anche una cittadina del mondo e alterna la sua carriera in Finlandia con missioni all'estero. Fonda e guida il Dipartimento di genetica umana presso l'Università di Los Angeles (che rimane l'unico del genere tra i 10 campus del sistema universitario della California), è visiting professor presso il Broad Institute di Cambridge, Massachusetts, e diventa capo della genetica umana presso il Wellcome Trust Sanger Institute a Cambridge, nel Regno Unito. Riceve moltissmi riconoscimenti internazionali, dirige riviste scientifiche di primo piano e viene insignita del titolo di Accademica delle scienze nel 2009. Non sorprende che Leena sia stata una vera sostenitrice delle donne nel suo campo. Era incapace di discriminare, ma era consapevole delle difficoltà domestiche e istituzionali che ostacolano la progressione accademica femminile. Di conseguenza ha fatto tutto il possibile per aiutare le sue studenti, dottorande e colleghe a superare questi ostacoli. Chiunque l’abbia conosciuta bene ha potuto apprezzare il suo equilibrio tra carriera e famiglia. In questo ha avuto il fermo sostegno del marito, il genetista Aarno Palotie, suo partner nella scienza e nella vita, ed era immensamente orgogliosa dei suoi figli Laura e Kristian.

Lo slancio, la radiosità e lo stile inimitabile di Leena Peltonen erano impressionanti quanto i suoi successi. Come quando i partecipanti a una riunione da lei organizzata ad Helsinki ricevettero una borsa da conferenza nera con pois bianchi, o quando questa signora raffinata e vestita in modo elegante si tolse i tacchi alti e montò su una sedia per rivolgersi al pubblico. In particolare manifestò la sua forza d'animo, con la sua caratteristica miscela unica di umorismo e spontaneità, continuando a condurre riunioni, guidare studenti e destreggiarsi tra le conferenze online durante la sua battaglia contro il cancro alle ossa che l’ha portata via l’11 marzo del 2010.

 

Traduzione francese
Piera Negri

 

En théorie, tout scientifique sait qu'aujourd'hui, pour atteindre l'excellence scientifique, il ne suffit pas de passer des énormes quantités de temps en laboratoire. En effet, il faut du temps pour nouer des collaborations, rédiger des projets et faire pression sur les agences qui financent la recherche. Il faut du temps pour valoriser une découverte, éduquer, motiver et servir de modèle aux scientifiques en herbe et du temps pour sensibiliser le public non expert et les instances politiques à l'importance de la recherche. En réalité, peu en sont capables et encore moins semblent aimer avoir à effectuer même une partie de ces tâches lourdes. Leena Peltonen possédait toutes ces compétences et était l'une des scientifiques les plus brillantes, charismatiques et socialement compétentes que la génétique n’ait jamais eue. Son charme, son caractère ensoleillé et son support infatigable à la bonne science sont à la hauteur de ses réalisations en tant qu'universitaire et éducatrice, comme en témoignent quelque 600 publications et plus de 70 doctorants qui ont obtenus la licence sous sa direction. Née à Helsinki en 1952, à l'âge de cinq ans, elle déménage avec sa famille à Oulu où elle obtient son diplôme et termine ses études universitaires de médecine en un temps record. Dans la première moitié de sa carrière, elle s'est consacrée à un groupe particulier de maladies génétiques finlandaises. Il s’agit d’environ 40 maladies récessives rares, notamment des troubles métaboliques, cutanés et oculaires, qui sont plus répandues en Finlande que partout ailleurs dans le monde. Cette prévalence est due à la particulière histoire démographique du pays : il y a 2000 ans, « les limites du monde habitable », comme elle-même le dit, étaient peuplées de groupes relativement restreints de colons porteurs d'une gamme limitée de mutations. Leena Peltonen identifie les gènes et les mécanismes responsables de la plupart de ces maladies. Sa vision, son enthousiasme et sa capacité à sensibiliser le public contribuent à transformer la Finlande dans un des endroits les plus avancés pour la génétique médicale humaine. Les plus impressionnantes de ses réalisations sont en effet la diffusion des découvertes en termes simples et l'implication du public de son pays natal dans des initiatives scientifiques, capturant l'imagination de la population et la rendant consciente et fière de son patrimoine génétique unique. En effet, le fil rouge qui relie tous ses articles, du premier aux derniers publiés, est l'utilisation de la Finlande comme système-laboratoire pour l'investigation génétique, montrant comment la compréhension des causes des maladies génétiques dans des populations isolées peut offrir des indices pour des études à grande échelle qui sondent les facteurs de risque également liés à d'autres maladies plus courantes telles que les maladies cardiaques, le diabète, l'obésité.

 

 

Lorsque de nouveaux puissants outils de génétique moléculaire donnent une énorme impulsion à la recherche dans les années 1990, l'équipe de Leena Peltonen est prête à les exploiter : elle cartographie et clone plus de gènes liés à la maladie que les efforts conjoints de plusieurs chercheurs/chercheuses ne pourraient en rassembler. Ses découvertes ont eu un impact fondamental en génétique médicale et dans plusieurs autres disciplines dont l'immunologie, la cardiologie, la neurologie et l'orthopédie. Mais l'intérêt de Leena Peltonen pour la génétique complexe a toujours dépassé la simple cartographie génétique. En 2002, elle a fusionné les registres de données sur les jumeaux de huit pays européens pour former le projet GenomEUtwin qui, en 2003, s'est associé à la biobanque canadienne CARTaGENE et à la biobanque estonienne pour fonder P3G, le Public Population Project in Genomics, collectant les données de plus d'une douzaine de grandes biobanques dans tout le monde. Sa volonté d'intégration ne s'arrête pas. En 2007, elle démarre l'unification de la plupart des biobanques européennes au sein d'une infrastructure de recherche qui compte désormais 52 participants et 150 membres associés et rassemble des données sur l'ensemble du génome de 100 000 individus. En plus d'être une voix franche dans la politique scientifique européenne et un membre du Conseil européen de la recherche, Leena est également une citoyenne du monde et alterne sa carrière en Finlande avec des missions à l'étranger. Elle fonde et dirige le Département de génétique humaine de l'Université de Los Angeles (qui reste le seul du genre parmi les 10 campus du système universitaire californien), est visiting professor au Broad Institute de Cambridge, Massachusetts, et devient responsable de la génétique humaine au Wellcome Trust Sanger Institute de Cambridge, au Royaume-Uni. Elle a reçu de nombreux prix internationaux, dirigé des revues scientifiques de premier plan et a reçu le titre d'Académique des sciences en 2009. Il n’étonne pas que Leena a été une véritable partisane des femmes dans son domaine. Elle était incapable de discriminer, mais elle était consciente des difficultés domestiques et institutionnelles qui entravent la progression académique des femmes. Par conséquent, elle a tout mis en œuvre pour aider ses étudiantes, doctorants et collègues à surmonter ces obstacles. Tous ceux qui l'ont bien connue ont pu apprécier son équilibre entre carrière et famille. En cela, elle a eu le ferme soutien de son mari, le généticien Aarno Palotie, son partenaire dans la science et la vie, et elle était immensément fière de ses enfants Laura et Kristian.

L'élan, l'éclat et le style inimitable de Leena Peltonen étaient aussi impressionnants que ses réalisations. Comme lorsque les participants à une réunion qu'elle avait organisée à Helsinki ont reçu un sac de conférence noir à pois blancs, ou lorsque cette dame élégante et élégamment vêtue a enlevé ses talons hauts et est montée sur une chaise pour s'adresser au public. Elle a notamment manifesté son courage, avec son mélange unique d'humour et de spontanéité, continuant à animer des réunions, à guider les étudiants et à se débrouiller parmi les conférences online pendant sa bataille contre le cancer des os qui l'a emportée le 11 mars 2010.

 

Traduzione inglese
Syd Stapleton

 

In theory, every modern scientist knows that it’s not enough to spend huge amounts of time in the laboratory to achieve scientific excellence. Beyond that, much time is needed to forge collaborations, to write projects and put pressure on the agencies that fund research. Time is needed to highlight a discovery, to educate, to motivate and serve as a model for budding scientists, and to raise the awareness of the broader public and political bodies of the importance of research. In reality, few are capable of all these tasks, and even fewer seem to like having to carry out even a part of these burdens. Leena Peltonen had all of these skills and was one of the most brilliant, charismatic and socially competent scientists genetics has ever had. Her charm, her sunny disposition and the tireless support she gave to good science matched her successes as a scholar and educator, as evidenced by some 600 publications and more than 70 students who earned their doctorates under her guidance. She was born in Helsinki, Finland in 1952, and at the age of five she moved with her family to Oulu, where she later completed her university studies in medicine in record time. In the first half of her career she devoted herself to a particular group of Finnish genetic diseases, among which are around 40 rare recessive diseases, including metabolic, skin and eye disorders, which are more prevalent in Finland than anywhere else in the world. This prevalence is due to the country's unusual demographic history. Two thousand years ago it was "the edge of the habitable world", as she herself puts it, and was populated by relatively small groups of settlers carrying a limited range of mutations. Leena Peltonen identified the genes and mechanisms responsible for most of these diseases. Her vision, her enthusiasm and her ability to raise public awareness helped to transform Finland into one of the most advanced sites for the study of human medical genetics. The most impressive of her achievements are in fact the dissemination of the discoveries in simple terms and the involvement of the public of her native land in scientific initiatives, capturing the imagination of the population and making them aware and proud of their unique genetic heritage. The common thread that links all her articles, from the first to the last published, is the use of Finland as a laboratory system for genetic investigation, showing how understanding the causes of genetic diseases in isolated populations can offer clues for large-scale studies that probe the risk factors also linked to other more common diseases such as heart disease, diabetes, and obesity.

 

 

When powerful new molecular genetics tools gave research a huge boost in the 1990s, Leena Peltonen's team was ready to exploit them. They mapped and cloned more disease-related genes than the joint lifetime efforts of several researchers could have put together. Her discoveries have had a fundamental impact on medical genetics and in several other disciplines including immunology, cardiology, neurology and orthopedics. But Leena Peltonen's interest in complex genetics has always gone beyond simple gene mapping. In 2002 it merged the registries for twin data from eight European countries to form the GenomEUtwin project which in 2003 connected with the Canadian biobank CARTaGENE and the Estonian biobank to found P3G, the Public Population Project in Genomics, collecting data from more than one dozen of large biobanks around the world. Her drive for integration did not stop. In 2007, she initiated the unification of most European biobanks within a research infrastructure that now has 52 participants and 150 associate members and collects genome-wide data from 100,000 individuals. In addition to being an outspoken voice in European science policy and a member of the European Research Council, Leena was also a citizen of the world and she alternated her career in Finland with missions abroad. She founded and led the Department of Human Genetics at the University of Los Angeles (which remains the only one of its kind among the 10 campuses of the California university system), was a visiting professor at the Broad Institute in Cambridge, Massachusetts, and became head of human genetics at the Wellcome Trust Sanger Institute in Cambridge, UK. She received many international awards, directed leading scientific journals and was awarded the title of Academic of Sciences in 2009. It won’t come as a surprise that Leena was an earnest advocate for women in her field. She was incapable of discriminating against women, and she was aware of the domestic and institutional difficulties that hinder women's academic progression. As a result, she did everything possible to help her students, graduate students and colleagues overcome these obstacles. Anyone who knew her well was able to appreciate her balance between career and family. In this she had the firm support of her husband, the geneticist Aarno Palotie, her partner in science and in her life, and she was immensely proud of her children Laura and Kristian.

Leena Peltonen's passionate engagement, radiance and inimitable style were as impressive as her achievements. Like when attendees at a meeting she organized in Helsinki were given a black conference bag with white polka dots, or when this poised and elegantly dressed lady took off her high heels and climbed up on a chair to address the audience. She notably manifested her fortitude, with her unique signature blend of humor and spontaneity, continuing to conduct meetings, guide students, and juggle online conferences during her battle with the bone cancer that finally took her life on March 11, 2010.

 

Traduzione spagnola
Vanessa Dumassi

 

En teoría, cualquier científico/a sabe que, hoy en día, para alcanzar la excelencia científica no es suficiente pasar horas y horas en un laboratorio. Hace falta tiempo para realizar colaboraciones, redactar proyectos y presionar a los organismos que financian la investigación. Se requiere mucho tiempo también para valorar un descubrimiento, para educar, motivar y servir de modelo a los científicos en ciernes; además se requiere tiempo para concienciar de la importancia de la investigación tanto al público no especializado como a los organismos políticos. En realidad, pocos son capaces de hacerlo, y poco parecen disfrutar llevando a cabo una parte de estas pesadas tareas. Leena Peltonen tenía todas estas habilidades y era una de las científicas más brillantes, carismáticas y socialmente competentes de la genética. Su encanto, su carácter alegre y su incansable apoyo a la buena ciencia fueron equiparables a sus logros como académica y educadora, como demuestran unas 600 publicaciones y más de 70 estudiantes que se doctoraron bajo su guía. Nació en Helsinki en 1952, a los cinco años se trasladó con su familia a Oulu, donde se licenció y completó sus estudios de medicina en un lapso de tiempo récord. En la primera mitad de su carrera se dedicó a un peculiar grupo de enfermedades genéticas finlandesas. Se trata de unas 40 enfermedades raras recesivas entre ellas, trastornos metabólicos, cutáneos y oculares, que son más comunes en Finlandia que en cualquier otro lugar del mundo. Esta prevalencia se debe a la inusual historia demográfica del país: hace 2.000 años, “el borde del mundo habitable”, como dice ella, estaba poblado por grupos relativamente pequeños de colonos con un conjunto limitado de mutaciones. Leena Peltonen identifica los genes y mecanismos responsables de la mayoría de estas enfermedades. Su visión, su entusiasmo y su capacidad de sensibilización del público están contribuyendo a transformar Finlandia en uno de los lugares más avanzados en materia de genética médica humana. En efecto, lo más impresionante de sus logros es la difusión de los descubrimientos en términos sencillos y la participación del público de su tierra natal en las iniciativas científicas, captando la imaginación de la población y haciendo que sea consciente y se sienta orgullosa de su patrimonio genético único. De hecho, el hilo conductor de todos sus artículos, desde los primeros hasta los publicados más recientemente, es el uso de Finlandia como sistema-laboratorio para la investigación genética, mostrando como la comprensión de las causas de las enfermedades genéticas en poblaciones aisladas puede ofrecer pistas para estudios a gran escala que indaguen en los factores de riesgo también vinculados a otras enfermedades más comunes, como las cardiopatías, la diabetes y la obesidad.

 

 

Cuando los nuevos y potentes instrumentos de la genética molecular dieron un gran impulso a la investigación en la década de 1990, el equipo de Leena Peltonen estaba preparado para emplearlos: mapearon y clonaron más genes relacionados con enfermedades que los esfuerzos combinados de toda la vida de muchos investigadores hombres y mujeres. Sus descubrimientos han tenido un impacto fundamental en la genética médica y en otras disciplinas como la inmunología, la cardiología, la neurología y la ortopedia. Pero el interés de Leena Peltonen por la genética compleja siempre fue más allá del simple mapeo de genes. En 2002, reunió los registros de datos de gemelos de ocho países europeos para formar el proyecto GenomEUtwin, que en 2003 se asoció con el biobanco canadiense CARTaGENE y el estonio para fundar P3G, el Proyecto de Población Pública en Genómica, que recoge datos de más de una docena de grandes biobancos de todo el mundo. Su impulso de integración no se detiene. En 2007 inició la unificación de la mayoría de los biobancos europeos en una infraestructura de investigación que ahora cuenta con 52 participantes y 150 miembros asociados y recoge datos sobre el genoma completo de 100.000 individuos. Además de ser una voz franca en la política científica europea y miembro del Consejo Europeo de Investigación, Leena también era una ciudadana del mundo, que alternaba su carrera en Finlandia con misiones en el extranjero. Fundó y dirigió el Departamento de Genética Humana de la Universidad de Los Ángeles (que sigue siendo el único de este tipo entre los 10 campus del sistema de la Universidad de California), fue visiting profesor en el Instituto Broad de Cambridge (Massachusetts) y directora de genética humana en el Instituto Wellcome Trust Sanger de Cambridge (Reino Unido). Recibió numerosos premios internacionales, editó destacadas revistas científicas y en 2009 recibió el título de Académica de la Ciencia. No sorprende que Leena fuera una auténtica defensora de las mujeres en su campo. Fue incapaz de discriminar, pero era consciente de las dificultades domésticas e institucionales que obstaculizaban la progresión académica de las mujeres. Por consiguiente, hizo todo lo posible para ayudar a sus estudiantes, doctorandas y colegas a superar estos obstáculos. Cualquiera que la conociera bien podía reconocer su equilibrio entre carrera y familia. Contó con el firme apoyo de su marido, el genetista Aarno Palotie, su compañero en la ciencia y en la vida, y estaba inmensamente orgullosa de sus hijos Laura y Kristian.

El empuje, la luminosidad y el estilo inimitable de Leena Peltonen fueron tan impresionantes como sus logros. Como cuando los participantes en una reunión organizada por ella en Helsinki recibieron una bolsa de conferencias negra con lunares blancos, o cuando esta dama refinada y elegantemente vestida se quitó los tacones y se subió a una silla para dirigirse al público. En particular, demostró la fuerza de su carácter, su humor y espontaneidad; mientras seguía dirigiendo reuniones, guiando a los estudiantes y realizando conferencias en línea durante su batalla contra el cáncer de huesos que se la llevó el 11 de marzo de 2010.

 

Anita Augspurg
Antonella Gargano



Katarzyna Oliwia

 

Anita (1857 – 1943) nasce a Verden an der Allercome in Bassa Sassonia il 22 settembre 1857, in una Germania la cui legislazione relegava le donne in una posizione subordinata e dipendente rispetto agli uomini e l'uso della forza fisica e della violenza domestica contro le mogli era legale. La casa della famiglia Augspurg attualmente ospita la canonica di una comunità protestante e la piazza davanti alla chiesa è denominata Anita Augspurg Platz.

Verden, Anita Augspurg Platz

Anita, ultima arrivata a distanza di tempo dopo quattro figli in una famiglia benestante dell’alta borghesia intellettuale, padre avvocato presso la corte suprema e notaio della città e madre discendente da una famiglia di medici, cresce in un ambiente che le consente di sviluppare fiducia in sé stessa e spirito indipendente. Il rapporto privilegiato col padre la introduce al mondo della giurisprudenza e ad una filosofia liberale. La madre dedita alle cosiddette “occupazioni femminili” costituisce per Anita il modello di donna da non imitare. Possiamo ipotizzare un rapporto alquanto conflittuale tra la madre e questa figlia che la rifiuta come modello e per la quale creare disordine, rompere le convenzioni e farsi notare saranno le priorità per sovvertire l’ordine sociale costituito. A sedici anni, al termine della scuola femminile, negata la possibilità di proseguire gli studi, inizia a lavorare nello studio legale del padre dove le è permesso di svolgere solo compiti subalterni. Viene poi il tempo dell’addestramento alla vita futura di donna borghese, in età da marito le viene dunque imposta la formazione al lavoro domestico per diventare una perfetta moglie e madre. Lavoro domestico che, a suo dire, piaga l’anima, umilia l’intelligenza e fa disseccare il talento. Il posto delle donne è rappresentato da tre “K”: Kinder, Küche, Kirche – bambini, cucina, chiesa – oltre che dal diritto del marito onnipotente. Questo periodo buio fa crescere in Anita il desiderio di una esistenza che non contempli il matrimonio. Dovrà attendere la maggiore età per liberarsi dei lacciuoli familiari e sociali. Nel 1878 partecipa e supera a Berlino un corso di studi per insegnante di ginnastica, unica formazione socialmente accettata per le ragazze borghesi anche se le insegnanti, secondo una legge del 1879, sposandosi perdono il posto. Progetta poi di diventare un’attrice professionista e prende lezioni di recitazione che, se pur tollerata come svago, è considerata immorale come lavoro. L’esperienza teatrale comunque le tornerà utile quando deciderà di passare alla scena politica. A ventinove anni, grazie a una eredità, si trasferisce a Monaco di Baviera dove apre l’atelier di fotografia “Elvira” che diviene presto un centro culturale molto frequentato e le darà successo finanziario e fama.

 

Anita Augspurg nella sua casa di Monaco in Königstraße (1899)

 

L’indipendenza finanziaria sosterrà l’indipendenza intellettuale. Conduce una vita fuori dalle convenzioni: fuma, ha i capelli corti, indossa pantaloni, usa la bicicletta, cavalca come un uomo invece di cavalcare la sella di lato, istituisce circoli di sole donne, tiene veementi discorsi femministi. Il suo femminismo ha radici profonde nella identificazione con la figura paterna che rappresenta il successo economico e politico in una Germania che separa nettamente la sfera produttiva maschile dalla sfera domestica femminile, l’attività sociale delle donne più evolute è limitata all’assistenza alle persone bisognose ma Anita vuole rendere accessibili al genere femminile tutte quelle attività riservate agli uomini. Con lo studio fotografico avrà l’occasione di rappresentare le donne fuori dal contesto domestico, inserite nel mondo del potere. Dal 1881 a Berlino si lavora al nuovo Codice Civile e l’obiettivo delle femministe radicali di cui Anita è parte integrante è la sua totale riscrittura per quanto riguarda la condizione delle donne. Anita critica a gran voce la legge sul matrimonio che prevedeva di privare le donne del diritto di proprietà oltre che di non avere alcuna autorità sull’educazione della prole, stigmatizza il matrimonio come forma legale di prostituzione. Entra in contatto con il movimento femminista per il quale nel 1889 scrive l' articolo La fotografia come professione per le donne con l’obiettivo finale di aprire a tutte le professioni. Nel 1891 diventa membro del consiglio della Reform Women’s Association e lotta per l’apertura delle università alle donne, “concessa” nel 1895 anche se potranno assistere alle lezioni solo come ascoltatrici e col permesso dei professori.

 

Anita Augspurg e le sue associate femministe "Verein für Frauenstimmrecht": Anita Augspurg, Marie Stritt , Lily von Gizycki , Minna Cauer e l'amica Sophia Goudstikker , fotografate all'Elvira Studio, Monaco di Baviera nel 1896 

 

Si iscrive all'Università di Zurigo e sarà la prima tedesca a conseguire la laurea in Legge nel 1897 pur non potendo esercitare la professione di avvocata, non ancora aperta alle donne. i trasferisce quindi a Berlino, centro del potere politico, e nel 1895 esce il primo numero della rivista Die Frauenbewegung alla quale collabora col supplemento Legislazione e affari parlamentari che analizza l’influenza che i dibattiti parlamentari, le leggi e le sentenze hanno sui diritti delle donne. in particolare sul diritto penale sessuale e sul diritto matrimoniale, denunciando la discriminazione di genere. Nel 1896 partecipa alla Conferenza internazionale delle donne a Berlino dove incontra la femminista radicale Lida Gustava Heymann con la quale condividerà quaranta anni di vita affettiva e lotte politiche. Nel 1898 è cofondatrice della sezione tedesca della Federazione internazionale abolizionista (Iaf) per rimuovere la regolamentazione statale della prostituzione. Il Codice Penale prevede infatti che le donne che si trovino da sole in luoghi pubblici possano essere arrestate dalla buoncostume, una donna sola è potenzialmente una prostituta. Per questo nel novembre 1902 alla stazione di Weimar Anita, fermata da un poliziotto, inscena un suo arresto come prostituta che avrà grande risonanza sociale. Tutte le lotte portate avanti fino a questo momento mettono in evidenza il lato giuridico delle discriminazioni. Libertà e uguaglianza devono essere garantite dalla legge, le donne devono essere in pieno possesso degli stessi diritti degli uomini con o senza matrimonio. Il Codice Civile del 18 agosto 1896 sancisce: «All’uomo spetta la decisione in tutti gli ambiti coniugali…». La donna per legge è sotto totale tutela, è l’uomo che decide come usare i soldi della donna. In una annotazione Augspurg scrive che il diritto riconosce all’uomo la possibilità di «sfruttare la persona, la forza lavorativa e il patrimonio della moglie fino al limite della schiavitù». In una lettera aperta nel settimanale Europa a marzo 1905 propone un boicottaggio matrimoniale: per rispetto di sé stessa, per non rinunciare alla propria esistenza giuridica, considerate le conseguenze legali del matrimonio, una donna può scegliere solo una libera convivenza.

 

Congresso dell'Alleanza del suffragio, 1909
Riga in alto da sinistra: Thora Dangaard (Danimarca), Louise Qvam (Norvegia), Aletta Jacobs (Paesi Bassi), Annie Furuhjelm (Finlandia), Madame Mirowitch (Russia), Käthe Schirmacher (Germania ) ), Madame Honneger, non identificata. In basso a sinistra: Unidentified, Anna Bugge (Svezia), Anna Howard Shaw (USA), Millicent Fawcett (Presidente, Inghilterra), Carrie Chapman Catt (USA), FM Qvam (Norvegia), Anita Augspurg (Germania). 

 

Dal 1911, dopo aver abbandonato le associazioni femministe che considera ormai obsolete, Anita si dedica con passione alla sua azienda agricola mentre guarda con interesse e si avvicina al movimento femminista inglese e come loro cerca il contatto diretto con l’opinione pubblica attraverso manifestazioni spettacolari, irruzioni in Parlamento, rifiuto di pagare le tasse, sciopero della fame seguendo il modello delle suffragette. Quello stesso anno pubblica il saggio Reformgedanken zur sexuellen Moral che segna il passaggio concettuale da un femminismo egualitario basato sull’universalismo dei diritti alla netta separazione dei sessi, opponendo al principio maschile della violenza e della sopraffazione, il principio femminile dell’amore e della salvaguardia della vita. Da qualsiasi punto di vista parta, legale o biologico, associazionista o di lotta sociale Anita si batterà sempre per il conseguimento del diritto di voto per le donne, il diritto al voto è imprescindibile e arriverà nel 1919.

 

Congresso Internazionale delle Donne, 1915 
Da sinistra a destra:1. Lucy Thoumaian - Armenia, 2. Leopoldine Kulka , 3. Laura Hughes - Canada, 4. Rosika Schwimmer - Ungheria, 5. Anita Augspurg - Germania, 6. Jane Addams - USA, 7. Eugenie Hanner , 8. Aletta Jacobs - Paesi Bassi, 9. Chrystal Macmillan - Regno Unito, 10. Rosa Genoni - Italia, 11. Anna Kleman - Svezia, 12. Thora Daugaard - Danimarca, 13. Louise Keilhau – Norvegia 

 

Pacifista ad oltranza lotterà contro la guerra, contro ogni forma di discriminazione, contro il colonialismo, contro l’antisemitismo e il nazismo, per la fine del capitalismo, per l’organizzazione matriarcale della società, per il disarmo generale. Augspurg e Heymann chiederanno l’espulsione di Hitler dalla Germania che costerà loro l’esproprio di tutti i beni e l’esilio a Zurigo, dove moriranno entrambe nel 1943 in condizioni di povertà.

 

 

Traduzione francese
Joelle Rampacci

Anita (1857 - 1943) naît à Verden an der Allercome, en Basse-Saxe, le 22 septembre 1857, dans une Allemagne dont la législation reléguait les femmes à une position subordonnée et dépendante par rapport aux hommes et où l'usage de la force physique et de la violence domestique à l'encontre des épouses était légal. La maison de la famille Augspurg abrite actuellement le presbytère d'une communauté protestante et la place devant l'église s'appelle Anita Augspurg Plaz.

 

Verden, Anita Augspurg Platz

 

Anita, dernière arrivée après quatre enfants plus âgés d'une famille aisée de la haute bourgeoisie intellectuelle, son père avocat à la cour suprême et notaire de la ville et sa mère descendante d'une famille de médecins, grandit dans un environnement qui lui permet de développer la confiance en soi et un esprit indépendant. La relation privilégiée avec son père l'initie au monde du droit et à une philosophie libérale. Pour Anita, sa mère, qui se consacrait aux occupations dites "féminines", était le modèle de la femme à ne pas imiter. On peut faire l'hypothèse d'une relation plutôt conflictuelle entre la mère et cette fille qui la rejette comme modèle et pour qui créer du désordre, briser les conventions et se faire connaître seront des priorités afin de subvertir l'ordre social établi. À l'âge de seize ans, alors qu’elle termine l'école pour filles et qu'on lui refusait la possibilité de poursuivre ses études, elle commence à travailler dans le cabinet d'avocats de son père, où elle n'est autorisée qu'à effectuer des tâches subalternes. Puis vient le temps de l’apprentissage pour sa future vie de femme de la bourgeoisie, en âge de se marier, elle est obligée de se former aux travaux domestiques afin de devenir une épouse et une mère parfaite. Un travail domestique qui, selon elle, plombe l'âme, humilie l'intelligence et tarit le talent. La place des femmes est représentée par trois K : Kinder, Küche, Kirche - enfants, cuisine, église - ainsi que par le droit du mari tout-puissant. Cette période sombre fait grandir chez Anita le désir d'une vie sans mariage. Elle a dû attendre sa majorité pour se libérer des liens familiaux et sociaux. En 1878, elle suit et réussit un cours à Berlin pour devenir professeur de gymnastique, la seule formation socialement acceptée pour les filles de la classe moyenne, même si les professeurs, selon une loi de 1879, perdent leur emploi lorsqu'ils se marient. Elle envisage alors de devenir une actrice professionnelle et prend des cours de théâtre, ce qui, bien que toléré comme loisir, est considéré comme immoral comme travail. Toutefois, son expérience théâtrale lui sera utile lorsqu'elle décidera de se lancer dans l'arène politique. À l'âge de vingt-neuf ans, grâce à un héritage, elle s'installe à Munich où elle ouvre le studio de photographie "Elvira", qui devient rapidement un centre culturel populaire et lui apporte succès financier et notoriété.

 

Anita Augspurg chez elle à Munich dans la Königstraße (1899)

 

L'indépendance financière favorisera l'indépendance intellectuelle. Elle mène une vie en dehors des conventions : elle fume, a les cheveux courts, porte des pantalons, fait du vélo, chevauche comme un homme au lieu de monter sur la selle de travers, crée des clubs réservés aux femmes, tient des discours féministes véhéments. Son féminisme est profondément ancré dans son identification à la figure paternelle qui représente la réussite économique et politique dans une Allemagne qui sépare clairement la sphère productive masculine de la sphère domestique féminine, l'activité sociale des femmes les plus avancées se limite à l'assistance aux nécessiteux, mais Anita veut rendre toutes ces activités réservées aux hommes accessibles au genre féminin. Avec le studio photographique, elle aura l'occasion de représenter des femmes hors du contexte domestique, insérées dans le monde du pouvoir. À partir de 1881, le nouveau code civil est en cours de rédaction à Berlin et l'objectif des féministes radicales, dont Anita fait partie intégrante, est de le réécrire complètement en ce qui concerne le statut des femmes. Anita critique vivement la loi sur le mariage qui prévoit de priver les femmes du droit à la propriété et de l'autorité sur l'éducation de leurs enfants, et stigmatise le mariage comme une forme légale de prostitution. Elle entre en contact avec le mouvement féministe pour lequel elle écrit en 1889 l'article La photographie comme profession pour les femmes dans le but ultime d'ouvrir toutes les professions. En 1891, elle devient membre du conseil d'administration de la Reform Women's Association et se bat pour l'ouverture des universités aux femmes, "accordée" en 1895, même si elles ne peuvent assister aux cours qu'en tant qu'auditrices et avec la permission des professeurs.

 

Anita Augspurg et ses associées féministes "Verein für Frauenstimmrecht": Anita Augspurg, Marie Stritt, Lily von Gizycki, Minna Cauer et son amie Sophia Goudstikker, photographiées à Elvira Studio, Munich en 1896 

 

Elle s'inscrit à l'université de Zurich et est la première Allemande à obtenir un diplôme de droit en 1897, bien qu'elle ne puisse pas pratiquer la profession d’avocat car elle n'est pas encore ouverte aux femmes. Elle s'installe ensuite à Berlin, centre du pouvoir politique, et en 1895 paraît le premier numéro de la revue Die Frauenbewegung ( Le mouvement des femmes), à laquelle elle collabore avec le supplément Législation et affaires parlementaires, qui analyse l'influence que les débats parlementaires, les lois et les jugements ont sur les droits des femmes, en particulier sur le droit pénal sexuel et le droit du mariage, dénonçant la discrimination de genre. En 1896, elle participe à la Conférence internationale des femmes à Berlin, où elle rencontre la féministe radicale Lida Gustava Heymann, avec laquelle elle partagera quarante ans de vie affective et de luttes politiques. En 1898, elle est cofondatrice de la branche allemande de la Fédération internationale abolitionniste (Iaf) pour supprimer la réglementation d’état de la prostitution. Le code pénal stipule que les femmes qui sont seules dans les lieux publics peuvent être arrêtées par la brigade des mœurs, une femme seule étant potentiellement une prostituée. C'est pourquoi, en novembre 1902, Anita, arrêtée par un policier à la gare de Weimar et met en scène sa propre arrestation comme prostituée, ce qui aura une grande résonance sociale. Toutes les luttes menées jusqu'à présent mettent en évidence l'aspect juridique de la discrimination. La liberté et l'égalité doivent être garanties par la loi, les femmes doivent avoir la pleine possession des mêmes droits que les hommes, avec ou sans mariage. Le Code civil du 18 août 1896 stipule : " L'homme a le droit de décider dans toutes les questions matrimoniales... ". La femme est légalement sous protection totale, c'est l'homme qui décide comment utiliser l'argent de la femme. Dans une annotation, Augspurg écrit que la loi autorise l'homme à "exploiter la personne, la force de travail et les biens de sa femme jusqu'à l'esclavage". Dans une lettre ouverte publiée dans l'hebdomadaire Europa en mars 1905, elle propose un boycott du mariage : par respect de soi, pour ne pas renoncer à son existence légale, compte tenu des conséquences juridiques du mariage, une femme ne peut choisir qu'une libre cohabitation.

 

 

A partir de 1911, après avoir abandonné les associations féministes qu'elle considérait comme obsolètes, Anita se consacre avec passion à sa ferme tout en observant avec intérêt et en s'approchant du mouvement féministe anglais qui, comme elle, cherche à entrer en contact direct avec l'opinion publique par des manifestations spectaculaires, des descentes au Parlement, le refus de payer des impôts, des grèves de la faim sur le modèle des suffragettes. La même année, elle publie l'essai Reformgedanken zur sexuellen Moral (Réformes pour une morale sexuelle), qui marque le passage conceptuel d'un féminisme égalitaire fondé sur l'universalisme des droits à une séparation claire des sexes, opposant au principe masculin de la violence et de l'oppression le principe féminin de l'amour et de la protection de la vie. Quelle que soit la manière dont elle envisage la question, légale ou biologique, en tant qu'associationniste ou dans le cadre d'une lutte sociale, Anita se battra toujours pour le droit de vote des femmes, le droit de vote est essentiel et arrivera en 1919.

 

Congrès international des femmes, 1915
De gauche à droite : 1. Lucy Thoumaian - Arménie, 2. Leopoldine Kulka, 3. Laura Hughes - Canada, 4. Rosika Schwimmer - Hongrie, 5. Anita Augspurg - Allemagne, 6. Jane Addams - États-Unis, 7. Eugenie Hanner, 8. Aletta Jacobs - Pays-Bas, 9. Chrystal Macmillan - Royaume-Uni, 10. Rosa Genoni - Italie, 11. Anna Kleman - Suède, 12. Thora Daugaard - Danemark, 13. Louise Keilhau - Norvège 

 

Pacifiste extrême, elle luttera contre la guerre, contre toutes les formes de discrimination, contre le colonialisme, l'antisémitisme et le nazisme, pour la fin du capitalisme, pour l'organisation matriarcale de la société, pour le désarmement général. Augspurg et Heymann demandent l'expulsion d'Hitler d'Allemagne, ce qui leur coûte l'expropriation de tous leurs biens et l'exil à Zurich, où elles meurent toutes les deux en 1943 dans la pauvreté.

 

 

Traduzione inglese
Syd Stapleton

 

Anita Augspurg (1857 - 1943) was born in Verden an der Allercome in Lower Saxony on September 22, 1857, in a Germany whose legislation relegated women to a subordinate and dependent position with respect to men. At that time, the use of physical force and domestic violence against wives was legal. The Augspurg family home currently houses the parsonage of a Protestant community, and the square in front of the church is called Anita Augspurg Plaz.

 

Anita, arrived after four children had already been born to her wealthy, intellectual, upper bourgeois family. Her father was a lawyer at the supreme court and notary of the city, and her mother had descended from a family of doctors. Anita grew up in an environment that allowed her to develop trust in herself and her own independent spirit. Her privileged relationship with her father introduced her to the world of jurisprudence and to a liberal philosophy. Her mother was devoted to the so-called "female occupations" and became for Anita a not-to-be-imitated model of a woman. We can hypothesize a somewhat conflictual relationship between the mother and this daughter, for whom creating disorder, breaking conventions and getting noticed became priorities for subversion of the established social order. At sixteen, at the end of the conventional schooling for girls, denied the possibility of continuing her studies, she began working in her father's law firm. There, she was only allowed to carry out subordinate duties. What followed was a time of training in the future life of a bourgeois woman. At marriageable age she was therefore forced to train in housework to become a perfect wife and mother. Domestic work which, according to her, plagued the soul, humiliated intelligence and dried up talents. The place of women was represented by the three "Ks" - Kinder, Küche, Kirche – (children, kitchen, church) - as well as by the legal privileges of the omnipotent husband. This dark period increased Anita's desire for an existence that did not involve marriage. But it was necessary to reach the age of majority to be free of family and social ties. In 1878 she took part in and completed a course of study for gymnastics teachers in Berlin, at the time the only socially acceptable training for bourgeois girls, even though such teachers, according to a law of 1879, lost their jobs when marrying. She then planned to become a professional actress and took acting lessons. Although they were tolerated as a leisure activity, acting was considered an immoral profession for women. However, the theatrical experience came in handy when she decided to move into the political arena. At the age of twenty-nine, thanks to an inheritance, she moved to Munich and opened the "Elvira" photography studio which soon became a very popular cultural center and gave her financial success and fame.

 

Anita Augspurg at her Munich home on Königstraße (1899)

 

Financial independence provided support for intellectual independence. She led a life out of the ordinary - she smoked, had short hair, wore pants, rode a bicycle, rode like a man instead of riding sidesaddle, set up women's clubs, and gave vehement feminist speeches. Her feminism had deep roots in her identification with the father figure, who represented economic and political success in a Germany that clearly separated the male productive sphere from the female domestic sphere. Social activity by the most advanced women was limited to assisting people in need. But Anita wanted to make all those activities reserved for men accessible to the female gender. With the photographic studio she had an opportunity to show a woman outside the domestic context, inserted in the world of power. In 1881, in Berlin, she began work around the new Civil Code. The goal of the radical feminists, of whom Anita was an integral part, was the total rewriting of this Code regarding the condition of women. Anita strongly criticized the marriage law, which deprived women of the right to own property as well as depriving them of authority over the education of their own children. She denounced marriage as a legal form of prostitution. She continued to be part of the feminist movement, and in 1889 wrote the article Photography as a Profession for Women with the ultimate goal of making all professions accessible to women. In 1891 she became a member of the board of the Reform Women’s Association and fought for the opening of universities to women, "granted" in 1895 - although they could only attend classes as auditors, and even that only with the permission of the professors.

 

Anita Augspurg and her feminist associates "Verein für Frauenstimmrecht": Anita Augspurg, Marie Stritt, Lily von Gizycki, Minna Cauer and her friend Sophia Goudstikker, photographed at Elvira Studio, Munich in 1896  

 

She enrolled in the University of Zurich and became the first German woman to graduate in law in 1897. Despite that, she couldn’t practice law as a profession. It was not yet open to women. She then moved to Berlin, the center of German political power, and in 1895 the first issue of the magazine Die Frauenbewegung (The Women’s Movement) came out. Associated with it was a supplement called Legislation and Parliamentary Affairs, which analyzed the influence that parliamentary debates, laws and sentences had on the rights of women, in particular on sexual criminal law and marriage law, and which denounced gender discrimination. In 1896 she participated in the International Women's Conference in Berlin where she met the radical feminist Lida Gustava Heymann with whom she would share forty years of emotional life and political struggles. In 1898 she was a co-founder of the German section of the International Abolitionist Federation (IAF) to oppose the state regulation of prostitution. The Criminal Code of the time provided that women who are alone in public places could be arrested by a vice squad, holding that a lone woman is potentially a prostitute. For this reason, in November 1902 at the Weimar station, Anita, stopped by a policeman, acted out her arrest as a prostitute, which had a great social impact. All the struggles carried on up to this point highlighted the legal side of discrimination. Freedom and equality must be guaranteed by law, women must be in full possession of the same rights as men with or without marriage. The Civil Code of August 18, 1896 states: "The man is responsible for decision-making in all marital areas..." The woman was under legal guardianship, with the man deciding how to use the woman's money. In an annotation Augspurg wrote that the law allowed the possibility of a man "exploiting the person, the labor power and the wealth of his wife to the limits of slavery". In March 1905, in an open letter printed in the weekly Europa, she proposed a boycott of marriage. Out of self-respect, in order not to give up her legal existence, given the legal consequences of marriage, a woman could only choose a free cohabitation.

 

Suffrage Alliance Congress, 1909
Top row from left: Thora Dangaard (Denmark), Louise Qvam (Norway), Aletta Jacobs (Netherlands), Annie Furuhjelm (Finland), Madame Mirowitch (Russia), Käthe Schirmacher (Germany)), Madame Honneger, unidentified. Bottom left: Unidentified, Anna Bugge (Sweden), Anna Howard Shaw (USA), Millicent Fawcett (President, England), Carrie Chapman Catt (USA), FM Qvam (Norway), < b> Anita Augspurg (Germany). 

 

After 1911, abandoning the feminist associations that she considered obsolete, Anita passionately dedicated herself to her farm. But she also took great interest in the British feminist movement, and like them she supported direct contact with public opinion through spectacular demonstrations, raids in Parliament, refusal to pay taxes, and hunger strikes following the model of the suffragettes. That same year she published an essay Reformgedanken zur sexuellen Moral (Reformation of Sexual Morality) which marked a conceptual transition from an egalitarian feminism based on universal rights to the clear separation of the sexes, opposing, to the male principle of violence and oppression, the female principle of love and the safeguarding of life. From all points of view, legal or biological, reformism or social struggle, Anita always fought for the essential right of women to vote, which was finally won in 1919.

 

International Women's Congress, 1915
Left to right: 1. Lucy Thoumaian - Armenia, 2. Leopoldine Kulka, 3. Laura Hughes - Canada, 4. Rosika Schwimmer - Hungary, 5. Anita Augspurg - Germany, 6. Jane Addams - USA, 7. Eugenie Hanner, 8. Aletta Jacobs - Netherlands, 9. Chrystal Macmillan - UK, 10. Rosa Genoni - Italy, 11. Anna Kleman - Sweden, 12. Thora Daugaard - Denmark, 13. Louise Keilhau - Norway 

 

A pacifist to the core, she also fought against war, against all forms of discrimination, against colonialism, against anti-Semitism and Nazism, for an end to capitalism, for the matriarchal organization of society, and for general disarmament. Later, Augspurg and Heymann demanded the expulsion of Hitler from Germany, which will led to the expropriation of all their assets and their exile in Zurich, where, in 1943, they both died, in poverty.

 

 

Traduzione spagnola
Federica Agosta

 

Anita (1857–1943) nace en Verden an der Allercome en la Baja Sajonia el 22 de septiembre de 1857, en una Alemania cuya legislación relegaba a las mujeres en una posición de subordinación y de dependencia con respecto a los hombres y legalizaba el empleo de la fuerza física y de la violencia doméstica contra las primeras.Actualmente, la casa de la familia Augspurg acoge la parroquial de una comunidad protestante y la plaza ante la iglesia se denomina Anita Augspurg Plaz.

Verden, Anita Augspurg Platz

 

Anita, última de cinco hijos llegada después de algún tiempo en una familia acomodada de la alta burguesía intelectual, de padre abogado en el tribunal supremo y notario de la ciudad y de madre descendiente de una familia de médicos, se cría en un ambiente que le permite desarrollar la confianza en sí misma así como un espíritu independiente. La relación privilegiada con el padre la introduce en el mundo de la jurisprudencia y a una filosofía liberal. La madre, que se dedica a las llamadas “ocupaciones femeninas” constituye para Anita el modelo de mujer que hay que eludir. Se puede suponer una relación bastante conflictual entre la madre, rechazada como modelo, y la hija, hija para la cual crear desorden, romper con las convenciones y llamar la atención constituyen las prioridades de subversión del orden social constituido. A los dieciséis, terminada la escuela femenina y negada la posibilidad de proseguir los estudios, empieza a trabajar en el bufete del padre donde solo se le permite desempeñar funciones subalternas. Posteriormente, llega el momento del adiestramiento a la vida futura de mujer burguesa y, en edad casadera, se le impone la formación en las labores domésticas para llegar a ser una perfecta madre y una esposa. Labores domésticas que, en su opinión, hiere el alma, mortifica el intelecto y debilita el talento. El lugar de las mujeres está representado por tres “K”: Kinder, Küche, Kirche –niños, cocina, iglesia– además de por el derecho del marido todopoderoso. Ese período inquieto hace crecer en Anita el deseo de una existencia que no contemple el matrimonio. Tendrá que esperar la mayoría de edad para deshacerse de los vínculos familiares y sociales. En 1878 asiste a un curso de profesora de gimnasia en Berlín, única formación socialmente aceptada para las mujeres burguesas aunque, según una ley de 1879, pierden su empleo al casarse. Después, proyecta converstirse en una actriz profesional y toma clases de teatro que, aunque tolerada como diversión, era vista como un trabajo inmoral. De todos modos la experiencia teatral le resultará útil durante la transición a la escena política. A los veintinueve, gracias a una herencia, se traslada a Mónaco de Baviera donde abre el atelier de fotografía “Elvira” que temprano se convierte en un centro cultural muy concurrido y que le aportará éxito financierio y fama.

 

Anita Augspurg nella sua casa di Monaco in Königstraße (1899)

 

La independencia financiera sostendrá la independencia intelectual. Lleva una vida libre de convenciones: fuma, lleva el pelo corto, viste pantalones, usa la bicicleta y monta a caballo como un hombre en vez de montar de lado, instituye círculos solo para mujeres y pronuncia vehementes discursos feministas. Su feminismo ahonda sus raíces en la identificación con la figura paterna, que representa el éxito económico y político en una Alemania que separa marcadamente la esfera productiva masculina de la esfera doméstica femenina, y donde la actividad social de las mujeres más independientes se limita a la asistencia de personas necesitadas; sin embargo Anita quiere que todas quellas actividades reservadas a los hombres también sean accesibles para el género femenino. Con el estudio fotográfico tendrá la oportunidad de representar a las mujeres fuera del contexto doméstico, dentro del mundo del poder. En Berlín, desde 1881 se trabaja en el nuevo Código Civil y el objetivo de las feministas radicales, de las cuales Anita es parte integrante, es una reescritura completa respecto a la condición de las mujeres. Anita critica a gran voz la ley sobre el matrimonio, que quería privar a las mujeres del derecho a la propriedad, así como que no tengan ninguna autoridad acerca de la educación de la prole y estigmatiza el matrimonio como forma legal de prostitución. Entra en contacto con el movimiento feminista para el cual en 1889 escribe el artículo La fotografia come professione per le donne con la finalidad de abrir a todas las profesiones. En 1891 es miembra del consejo de la Reform Women’s Association y lucha para la apertura de las universidades para las mujeres, apertura “concedida” en 1895 aunque las mujeres podían asistir a las clases solamente como oyentes y con el permiso de los profesores.

 

Anita Augspurg y sus asociadas feministas "Verein für Frauenstimmrecht": Anita Augspurg, Marie Stritt, Lily von Gizycki, Minna Cauer y su amiga Sophia Goudstikker, fotografiadas en Elvira Studio, Munich en 1896 

 

Se matricula en la Universidad de Zúrich y será la primera alemana en graduarse en Derecho en 1897 aunque no puede ejercer la profesión de abogada, todavía negada a las mujeres. Se traslada a Berlín, centro del poder político, y en 1895 sale el primer número de la revista Die Frauenbewegung con la cual colabora por medio del suplemento Legislación y asuntos parlamentarios que examina la influencia que los debates parlamentarios, las leyes y las sentencias ejercen sobre los derechos de las mujeres, en particular sobre el derecho penal sexual y el derecho matrimonial, denunciando la discriminación de género. En 1896 participa en la Conferencia Internacional de las mujeres en Berlín donde conoce a la feminista radical Lida Gustava Heymann con la cual comparte cuarenta años de vida afectiva y luchas políticas. En 1898 es cofundadora de la sección alemana de la Federación Internacional Abolicionista (IAF) con el fin de remover la reglamentación estatal de la prostitución. En efecto el Código Penal establece la posibilidad de detención, por la patrulla social, de mujeres que se encuentren solas en lugares públicos, pues una mujer sola es potencialmente una prostituta. Por esa razón en noviembre de 1902, en la estación de Weimar, Anita, detenida por un policía, pone en escena su detención como prostituta, lo cual tendrá una gran repercusión social. Todas las luchas llevadas a cabo hasta aquel momento ponen de manifiesto el lado jurídico de las discriminaciones. Libertad e igualdad tienen que ser garantizadas por la ley, las mujeres deben tener la plena posesión de los mismos derechos a la par de los hombres, con o sin matrimonio. El Código Civil del 18 de agosto de 1896 establece: «Al hombre le corresponde la decisión en todos los ámbitos conyugales…». La mujer, por ley, se encuentra bajo tutela, es el hombre el que decide cómo manejar el dinero de la mujer. En una anotación Augspurg escribe que el derecho reconoce al hombre la posibilidad de «explotar a la persona, la fuerza laboral y el patrimonio de la mujer hasta el límite de la esclavitud». En una carta abierta al semanario Europa, en marzo de 1905, Augspurg propone un boicoteo matrimonial: por amor proprio y por su existencia jurídica, vistas las consecuencias legales del matrimonio, una mujer puede elegir solamente una libre convivencia.

 

Congreso de la Alianza por el Sufragio, 1909
Fila superior desde la izquierda: Thora Dangaard (Dinamarca), Louise Qvam (Noruega), Aletta Jacobs (Países Bajos), Annie Furuhjelm (Finlandia), Madame Mirowitch (Rusia), Käthe Schirmacher (Alemania)), Madame Honneger, sin identificar. Abajo a la izquierda: Sin identificar, Anna Bugge (Suecia), Anna Howard Shaw (EE. UU.), Millicent Fawcett (presidenta, Inglaterra), Carrie Chapman Catt (EE. UU.), FM Qvam (Noruega), < b> Anita Augspurg (Alemania). 

 

A partir de 1911, tras haber abandonado las asociaciones feministas que ya considera obsoletas, Anita se dedica con pasión a su granja y al mismo tiempo mira con interés al movimiento feminista inglés al que se acerca y busca el contacto directo con la opinión pública a través de manifestaciones espectaculares, irrupciones en el Parlamento, el rechazo de los impuestos, la huelga de hambre, siguiendo el modelo sufragista. En aquel mismo año publica el ensayo Reformgedanken zur sexuellen Moral que marca el cambio conceptual desde un feminismo igualitario basado en el universalismo de los derechos hasta la clara separación de los sexos, oponiendo, al principio masculino de la violencia y de la vejación, el principio femenino del amor y de la salvaguardia de la vida. Desde cualquier punto de vista, legal o biológico, asociacionista o de lucha social, Anita siempre lucha por y para alcanzar el derecho del voto para las mujeres, el derecho del voto es imprescindible y llegará en 1919.

 

Congreso Internacional de Mujeres, 1915
De izquierda a derecha: 1. Lucy Thoumaian - Armenia, 2. Leopoldine Kulka, 3. Laura Hughes - Canadá, 4. Rosika Schwimmer - Hungría, 5. Anita Augspurg - Alemania, 6. Jane Addams - EE. UU., 7. Eugenie Hanner, 8. Aletta Jacobs - Países Bajos, 9. Chrystal Macmillan - Reino Unido, 10. Rosa Genoni - Italia, 11. Anna Kleman - Suecia, 12. Thora Daugaard - Dinamarca, 13. Louise Keilhau - Noruega 

 

Pacifista hasta la muerte, luchará contra la guerra, contra toda forma de discriminación, colonialismo, antisemitismo y nazismo, para terminar con el capitalismo, para la organización matriarcal de la sociedad, para el desarme general. Augspurg y Heymann piden la expulsión de Hitler de Alemania, lo cual les costará que les expropien de todos los bienes y el exilio en Zúrich, donde ambas mueren en 1943 en condiciones de pobreza.

 

 

Bertha Von Suttner
Eleonora de Longis



Katarzyna Oliwia

 

For her audacity to oppose the horrors of war: con questa motivazione fu attribuito nel 1905 a Bertha von Suttner il Premio Nobel per la Pace, prima delle diciotto donne che dal 1901 al 2021 hanno ricevuto tale riconoscimento. La sua immagine figura dal 2002 sul dritto della moneta da due euro coniata dall’Austria, ma dal 1966 al 1985 il suo ritratto con velo vedovile era stato impresso sulla banconota da mille scellini. Al culmine della notorietà, nel 1909, pochi anni prima della morte, che sarebbe avvenuta nel 1914, aveva pubblicato la sua autobiografia – Memoiren – in cui esordiva con queste parole, che dimostravano la piena consapevolezza di aver vissuto un momento cruciale: «Il motivo per cui rendo pubbliche le mie esperienze è il fatto che ho incontrato molte persone interessanti e illustri tra i miei contemporanei e la partecipazione a un movimento cresciuto a tal punto da produrre conseguenze storiche mi ha dato la possibilità di guardare gli affari politici del nostro tempo; per questo, dunque, ciò che ho da dire è davvero degno di essere condiviso». Non per caso la traduzione inglese dell’autobiografia, edita l’anno successivo all’edizione originale, portava l’aggiunta del sottotitolo The records of an eventful life. Bertha Sophia Felicita Kinsky von Wchinitz und Tettau era nata a Praga il 9 giugno 1843 da un esponente dell’alta aristocrazia, il feldmaresciallo Franz-Josef, deceduto prima che la figlia nascesse, e da Sophia Wilhelmine von Körner, appartenente alla piccola nobiltà locale, di circa cinquant’anni più giovane del marito. Le condizioni della famiglia subirono un progressivo peggioramento: il milieu aristocratico del feldmaresciallo si dimostrò piuttosto respingente verso la giovane vedova, la figlia Bertha e il figlio maggiore. Inoltre, la passione di lei per il gioco metteva ulteriormente a rischio le finanze familiari. Tuttavia questo non impedisce che per un certo periodo la famiglia possa vivere decorosamente e che Bertha riceva una buona educazione, apprenda bene diverse lingue, la musica, il canto, la letteratura. In un primo tempo la famiglia si trasferisce a Brno, capitale della Moravia. Bertha ha cinque anni quando scoppiano le rivoluzioni del 1848 e, tra i suoi ricordi d’infanzia, intravede sé stessa che, affacciata alla finestra, assiste al tumulto della folla nella piazza sottostante.

 

 

Gli anni dell’adolescenza trascorrono in un’alternanza di soggiorni nel centro termale di Wiesbaden, dove Bertha ha modo di conoscere personaggi dell’alta società, e visite delle maggiori città europee – Berlino, Roma, Venezia, Parigi: toccherà così le capitali delle regioni coinvolte nelle guerre che, nella seconda metà del secolo, segneranno il graduale declino dell’egemonia austriaca sull’Europa. Ma ai grandi mutamenti politici che si svolgono sotto i suoi occhi la giovane contessa, per sua stessa ammissione, rimane indifferente, presa, come è, da impegni mondani e progetti di matrimonio e di carriera artistica: dotata di un discreto talento musicale e spinta dalle ambizioni materne, si dedica al canto con la prospettiva di divenire cantante lirica. Nel 1872 Bertha si fidanza con il principe Adolf Sayn-Wittgestein-Hohenstein, al quale la lega, più che un autentico sentimento d’amore, una genuina condivisione di interessi intellettuali e artistici. Ma il principe muore durante la traversata verso gli Stati Uniti dove ha deciso di stabilirsi per esercitarvi la professione di tenore e dove avrebbe dovuto raggiungerlo la fidanzata. Abbandonati i progetti artistici e infranta la prospettiva di un prossimo matrimonio, l’anno successivo Bertha, spinta dalle ristrettezze economiche e anche dalla volontà di rendersi indipendente dalla madre, decide di mettere a frutto l’istruzione ricevuta e di proporsi come istitutrice privata dei rampolli della nobiltà. Entra così nella casa del barone Suttner, con il ruolo di educatrice delle quattro figlie. Nella grande dimora signorile nel cuore di Vienna vivono anche due dei tre figli maschi: con il minore, il ventitreenne Arthur Gundaccar, Bertha, di sette anni maggiore, allaccia una relazione che suscita una tale ostilità da parte della famiglia Suttner che la giovane, rispondendo a un annuncio di Alfred Nobel alla ricerca di una segretaria personale, è costretta a lasciare la casa alla volta di Parigi. La collaborazione fu di breve durata, poiché Nobel si allontanò da Parigi dopo due mesi e Bertha dovette rinunciare all’impiego: tuttavia la breve conoscenza non mancò di produrre i suoi frutti poiché i due si mantennero in costante rapporto epistolare ed abbero modo di incontrarsi successivamente. A questo punto Bertha fece brevemente ritorno in patria per sposare, in segreto, Arthur, con il quale prese la decisione di trasferirsi nel Caucaso. Qui l’amicizia con la principessa della Mingrelia, Ekaterina Dadiani, e con altri nobili conosciuti in Europa permise ai due di integrarsi nella società del luogo e di impiegarsi in lavori occasionali ma necessari per il loro sostentamento. Gli anni 1877-1878 rappresentarono un punto di svolta: con lo scoppio della guerra russo-turca, Bertha e Arthur sperimentarono per la prima volta il contatto fisico con un evento bellico e intrapresero entrambi le vie della scrittura. Arthur si dedicò soprattutto a cronache e racconti di vita e storia georgiana, che ebbero un notevole successo e gli procurarono buoni guadagni. Quanto a Bertha, compose in un primo tempo racconti d’appendice che inviava al giornale viennese Die Presse, in un secondo momento passò a un genere narrativo “ibrido” – letterario, scientifico, autobiografico – dal quale nacque il libro Inventarium einer Seele (1883) che conteneva le sue prime riflessioni sui temi della guerra e della pace. Nel 1885, la coppia, accompagnata dalla notorietà raggiunta in campo letterario e perdonata dai familiari, fa ritorno in patria, dove è accolta nel castello di Hermannsdorf nel quale i Suttner si sono trasferiti da tempo.

 

 

Nuovamente a Parigi nel 1886, i coniugi vi incontrano Nobel e altri intellettuali, tra i quali Ernest Renan e Alphonse Daudet, che li mettono in contatto con la International Peace and Arbitration Association, fondata dal filantropo inglese Hodgson Pratt da cui Bertha raccoglie l’invito a costituire una Corte internazionale di arbitrato per risolvere conflitti tra gli Stati e una Lega per la pace in tutte le grandi città europee. Nel 1889 Bertha pubblica, con lo pseudonimo di "Jemand" (Qualcuno), Das Maschinenzeitalter (L’età delle macchine), in cui attacca duramente il nazionalismo e la corsa agli armamenti e critica senza mezzi termini il principio sotteso al motto Si vis pacem, para bellum. Nello stesso anno dà alle stampe la sua opera più nota, Die Waffen nieder! (Giù le armi!). Scritto sotto forma di autobiografia, il romanzo ha come protagonista Martha Althaus: figlia di un generale, racconta il suo itinerario di dolore attraverso le guerre che hanno distrutto, con le violenze e con le malattie, la propria famiglia e l’hanno resa due volte vedova. Alla luce di queste esperienze Martha riflette sul suo passato e matura una coscienza pacifista: anche il padre e il secondo marito, prima di morire per cause connesse alla guerra, invocano il rifiuto delle armi. Nell’epilogo, un messaggio di speranza è affidato alla figura del figlio di Martha, il giovane conte Rudolf Dotzky. Giù le armi! può essere definito senz’altro un Bildungsroman, un romanzo di formazione, che esce dai canoni tradizionali se non altro per avere come protagonista una donna e per l’uso di una copiosa documentazione – giornali, corrispondenze di guerra, fonti d’archivio – la cui lettura permette a Bertha di esprimersi con estremo realismo nel descrivere gli scenari bellici e l’orrore che ne deriva. L'opera, tradotta in oltre venti lingue, diede all'autrice una grande notorietà internazionale e la consacrò come figura chiave dell'attivismo pacifista. Gli anni seguenti sono segnati dall’instancabile dedizione di Bertha nel costruire reti e organizzazioni internazionali a favore della pace con l’obiettivo non di “regolare” o “umanizzare” la guerra ma di eliminarla attraverso l’arbitrato internazionale. La sua intraprendenza, che la fa partecipare a innumerevoli inziative in tutta Europa a partire dal 1891, le vale l’appellativo di “commesso viaggiatore della pace”. Fonda la Società pacifista austriaca, l’Associazione per il rifiuto dell'antisemitismo, la Società pacifista germanica; prende parte al III Congresso universale della pace che si tiene a Roma nel novembre 1891 e alla prima Conferenza dell’Aja nel 1899; contribuisce alla creazione del Bureau international permanent de la paix a Berna e, successivamente, alla nascita del Comitato di fratellanza anglo-tedesco; nel 1907 partecipa alla Conferenza per la pace dell’Aja che realizza, finalmente, l’obiettivo di istitutire la Corte permanente di arbitrato. Il fervore di Bertha non subisce battute d’arresto neppure dopo la morte del marito, nel dicembre 1902, nonostante i due fossero legati da un’intesa fortissima alimentata dalla condivisione delle battaglie pacifiste. Nel 1905, a coronamento del suo impegno, le viene assegnato quel premio per la pace che ella stessa aveva ispirato ad Alfred Nobel. La sua fama come scrittrice e come attivista le valse una costante e non sempre benevola attenzione da parte della stampa, che non mancò di fare di lei bersaglio di scherno e soggetto di numerose caricariture. Sta di fatto che la sua capacità di analisi politica si dimostrò acuta e tale da farle cogliere con lungimiranza le tensioni internazionali e i rischi che esse rappresentavano per la pace. In questo quadro, il suo ultimo scritto, nel 1912, Die Barbarisierung der Luft (L’imbarbarimento dell’aria), denunciava i pericoli rappresentati dall'avanzamento tecnologico nella produzione di armamenti, in particolare nell’aeronautica, proprio mentre l’Italia inaugurava i bombardamenti aerei nella conquista della Libia.

 

 

Nell'agosto 1913, nella Conferenza internazionale di Pace dell'Aja, Bertha venne eletta "generalissimo" del movimento pacifista e nel maggio 1914, un mese prima della morte, prese parte all'organizzazione della XXI Conferenza di pace, che avrebbe dovuto tenersi a Vienna in settembre. In quei giorni che precedettero lo scoppio della guerra, Stefan Zweig l’aveva per caso incrociata nelle strade di Vienna. Bertha – “immensa e generosa Cassandra dei nostri tempi” – con foga apostrofa lo scrittore: «La gente non capisce cosa sta succedendo! […]. Eravamo quasi in guerra e ancora una volta hanno taciuto, ci hanno nascosto tutto![…] Perché voi giovani non fate nulla? Questa cosa riguarda voi prima di tutti! Difendetevi! Unitevi! Non lasciate che a fare tutto siamo sempre noi vecchie signore che nessuno vuole più ascoltare!». (Die Welt von Gestern, 1944)

 

Traduzione francese
Andrea Zennaro

 

«Pour son audace à s’opposer aux horreurs de la guerre»: c’est avec cette motivation-ci qu’en 1905 on a attribué à Bertha Von Suttner le Prix Nobel pour la Paix: elle était la première des femmes qui ont obtenu ce Prix entre 1901 et 2021. Depuis 2002, son visage apparaît sur la pièce de 2 euros autrichienne et, entre 1966 et 1985, son portrait était imprimé sur le billet de mille schellings. Vers la fin de sa vie, sa renommée était grande, et en 1909, peu d’années avant sa mort, qui a eu lieu en 1914, elle avait publié son autobiographie, "Memoiren", qui commençait avec ces mots-ci, qui démontraient sa pleine conscience d’avoir vécu une période très importante: «La raison pour laquelle je veux rendre publiques mes expériences, c’est que j’ai connu parmi mes contemporaines des personnes illustres et très intéressantes, et c’est aussi que j'ai pu participer à un mouvement important qui a produit des conséquences historiques, ça m’a permit de m' intéresser aux affaires politiques de notre époque: c’est pour cela que ce que j’ai à dire est vraiment digne d’être partagé». C’est pour cette raison que la traduction anglaise de son autobiographie, publiée l’année suivante de l’édition originelle, avait comme sous-titre "Les mémoires d’une vie bien pleine en événements. " Bertha Sophia Felicita Kinky Von Wchilinitz und Tettau est née à Prague le 9 juin 1843 d’un représentant de la haute noblesse, le Marechal Franz-Josef, décédé avant la naissance de sa fille, et de Sophia Wilhelmine Von Körner, appartenant à la petite noblesse locale et plus jeune que son mari d’environ cinquante ans. Les conditions de la vie familiale se sont alors dégradées: l’environnement aristocratique du maréchal s'est montré plutôt hostile à la jeune veuve, à sa fille Bertha et à son fils aîné. En outre, sa passion pour le jeu mit en danger les finances de la famille. Malgré tout, cela n’a pas empêché la famille de vivre une période heureuse et Bertha put recevoir une bonne éducation et bien apprendre plusieurs langues, la musique, le chant et la littérature. Dans un premier temps, la famille se déplace à Brno, la capitale de la Moravie. Bertha n’a que cinq ans quand éclatent les révoltes de 1848: parmi ses souvenirs d’enfance, elle se voit elle-même à la fenêtre , regardant les bagarres de la foule dans la place en-dessous de chez elle.

 

 

Ses années d 'adolescence , Bertha les passe entre ses séjours au centre thermal de Wiesbaden, où elle fait la connaissance de plusieurs personnages de la haute société, et ses voyages dans les principales villes européennes, Berlin, Rome, Venise, Paris: c’est ainsi qu’elle connait les capitales des régions touchées par les guerres qui, dans la seconde moitié du siècle, mènent à la chute du pouvoir autrichien sur l’Europe. Mais la jeune comtesse, comme elle- même l' admet, reste indifferente aux changements politiques qui se déroulent sous ses yeux, car elle est engagée dans des soirées mondaines et les projets de son mariage et de sa carriere artistique; douée d’un bon talent musical et poussée par les ambitions de sa mère, elle se dédie au chant dans la perspective de devenir une chanteuse lyrique. En 1872 Bertha se fiance avec le prince AdolfSayn-Wittengstein -Hohenstein, avec qui elle partage, plutôt qu’un vrai sentiment d’amour, les mêmes intérêts intellectuels et artistiques. Mais le prince meurt pendant la traversée vers les Etats-Unis, où il a décidé de s’établir pour y exercer la profession de chanteur ténor et où sa fiancée aurait dû le rejoindre. Abandonnés les projets artistiques et cassée la perspective d’un imminent mariage, Bertha, poussée par les conditions économiques et par la volonté de s’affranchir de sa mère, décide d’utiliser l’instruction reçue et de se proposer comme institutrice privée pour les enfants de la noblesse. Elle entre donc dans la maison du baron Suttner avec le rôle d’educatrice des quatre filles du baron. Dans la grande maison, située dans le coeur de Vienne, habitent aussi deux des trois fils du baron: avec le fils cadet, Arthur Gundaccar, qui a vingt-trois ans, Bertha, son aînée de sept ans, commence une relation ...tellement mal vue par la famille Suttner que la jeune fille doit quitter la maison pour Paris, en répondant à l’affiche d’Alfred Nobel qui cherche une secrétaire personnelle. La collaboration est brève, car après deux mois Nobel s’éloigne de Paris et Bertha doit renoncer à l’emploi: malgré tout, la brève connaissance qu'ils ont liée a bien donné ses fruits, car ils garderont toujours le contact et plus tard se reverront. Du coup, Bertha rentre chez elle pour se marier clandestinement avec Arthur, avec qui elle decide de se déplacer dans le Caucase. Là, l’amitié avec la princesse de Mingrelie (...) Ekaterine Dadiani et avec d' autres nobles connus en Europe permet aux mariés de s’intégrer dans la société locale et de s’engager en des travaux professionnels nécessaires pour leur entretien. Les années 1877 et 1878 représentent un moment de changement: quand la guerre russo-turque éclate Bertha et Arthur connaissent la rupture de la paix pour la première fois et décident de vivre de l’écriture. Arthur, lui, se voue surtout à écrire des chroniques et des contes axés sur l' histoire géorgienne, lesquels ont un grand succès et lui procurent un bon profit. Bertha, elle, compose dans une, première période des contes qu’elle envoie au journal viennois Die Presse et après elle passe à un genre de narration mixte, littéraire, scientifique et autobiographique, d’où nait son livre "Inventarium einer Seele" (1883), qui contient ses premières réflexions sur les thèmes de la guerre et de la paix. En 1885 le couple, accompagné par la notoriété gagnée grâce à la littérature et pardonné par la famille, retourne dans sa Patrie, et elle est accueillie dans le château de Hermannsdorf, où les Suttner se sont déplacés depuis longtemps.

 

 

En 1886, de nouveau à Paris, les époux y retrouvent Nobel et d' autres intellectuels, parmi lesquels Ernest Renan et Alphonse Daudet, qui les mettent en contact avec l' International Peace and Arbitration Association, créée par le philanthrope anglais Hodgson Pratt: Bertha suit l’invitation de celui-ci pour créer une Cour internationale d’arbitrage pour résoudre les conflits entre les états et une ligue pour la paix dans toutes les principales villes européennes. En 1889, Bertha, avec le pseudonyme de (?), elle publie Das Maschinenzeitalter (L’âge des machines), où elle se positionne fortement contre le nationalisme et contre la course aux armements et elle critique très fort la phrase Si vis pacem para bellum (Si tu veux la paix, alors prépare la guerre). Dans la même année, elle fait imprimer son livre le plus connu, Die Waffen nieder! (À bas les armes!). Ecrit sous la forme d’une autobiographie, la protagoniste du roman est Martha Althaus, fille d’un Général: l' ouvrage raconte sa douleur à travers des guerres qui, avec la violence et les maladies, ont détruit sa famille et ont fait d’elle une double veuve. Après ces expériences-ci, Martha réfléchit sur son passé et mûrit une conscience pacifiste: son père et son second époux également, avant de mourir à cause de la guerre, invoquent le refus des armes. Dans l’épilogue du livre, c’est le fils de Martha, le jeune comte Rudolf Dotzky, qui porte un message d’espoir. "À bas les armes!" est sans aucune doute un Bildungsroman, un roman de formation qui sort des canons traditionnels en ayant une femme comme protagoniste et grâce à l’emploi d’une abondance des documents (journaux, correspondances de guerre, archives), qui permet à Bertha de s’exprimer avec un profonde réalisme en décrivant les scènes de la guerre et l’horreur qui en nait. Le texte, traduit en plus de vingt langues, donne à l’auteur une grande notoriété internationale et fait d’elle une figure-clé de la lutte pacifiste. Les années suivantes voient Bertha construire de nombreuses associations internationales pour la paix ayant l’objectif non pas de régler ou d' “humaniser” la guerre mais de l’éliminer à travers un arbitrage international. Son courage, qui la mène à participer à plusieurs rencontres dans toute l’Europe à partir de 1891, lui vaut l’appellatif de “commis voyageur de la paix”. Elle crée la Société pacifiste autrichienne, l’Association pour le refus de l’antisémitisme et la Société pacifiste germanique; elle prend part au IIIème Congrès universel de la paix qui a lieu à Rome en novembre 1891 et à la première Conférence de l’Aja en 1899; elle contribue à la création du Bureau international permanent de la paix à Berne et, plus tard, à la naissance du Comité de fraternité anglo-allemand; en 1907 elle participe à la Conférence pour la paix de l’Aja qui réalise, enfin, l’objectif d’instituer la Cour permanente d’arbitrage. L’ ardeur de Bertha ne s’arrête même pas à la mort de son mari, en décembre 1902, alors même que le couple était fortement lié par les batailles pacifistes communes. En 1905, comme reconnaissance de son engagement, lui est attribué ce prix pour la paix qu’elle-même avait inspiré à Alfred Nobel. Sa réputation d’écrivaine et d’activiste lui procure une attention constante et pas toujours bienveillante de la part de la presse, qui ne manque pas de faire d’elle un sujet de mépris et de nombreuses caricatures. Sa capacité d’analyse des événements politiques est tellement aigüe qu'elle lui fait comprendre à l'avance les tensions internationales et les risques qu’elles représentent pour la paix. Dans ce cadre-ci, son dernier texte, Die Barbarisierung der Luft (L’Etat de barbarie de l’air!), composé en 1912, dénonce les dangers représentés par le progrès technologique dans la construction des armements, et particulièrement dans l’aéronautique, justement au moment où l’Italie, en conquérant la Libye, inaugure les bombardements aériens.

 

 

 

En août 1913, durant la Conférence internationale de Paix de l’Aja, Bertha est élue “généralissime” du mouvement pacifiste et, en mai 1914, un mois avant sa mort, elle prend part à l’organisation de la 21ème Conférence de paix, qui aurait dû avoir lieu à Vienne en septembre. En ces jours qui précédaient la déclaration de la guerre, l’écrivain Stefan Zweig la rencontre par hasard dans les rues de Vienne. Il lui déclare avec ardeur: «Bertha, immense et généreuse Cassandre de nos temps: les gens ne comprennent pas ce qui est en train de se passer! […] On était presqu’en guerre et, une fois encore, on nous a menti, on nous a tout caché! >> et elle de répliquer: "Pourquoi vous, les jeunes, vous ne faites rien? La guerre, ça vous concerne vous avant tout! Défendez-vous! Unissez-vous! Ne laissez pas tout faire à de vieilles dames que personne ne veut plus écouter!».

 

Traduzione inglese
Syd Stapleton

 

“For her audacity to oppose the horrors of war” - with this motivation Bertha von Suttner was awarded the Nobel Peace Prize in 1905, the first of the eighteen women to receive this recognition from 1901 to 2021. Her image has appeared since 2002 on the obverse of the two-euro coin minted by Austria, but from 1966 to 1985 her portrait with a widow's veil was embossed on the Austrian thousand shilling banknote. At the height of her fame, in 1909, a few years before her death in 1914, she published her autobiography - Memoiren - which she began with these words, showing her full awareness of having lived in a crucial moment, "The reason why I make my experiences public is the fact that I have met many interesting and illustrious people among my contemporaries and participation in a movement that has grown to the point of producing historical consequences has given me the opportunity to look at the political affairs of our time; for this reason, therefore, what I have to say is truly worth sharing.” It is no coincidence that the English translation of the autobiography, published the year following the original edition, included the addition of the subtitle - The Record of an Eventful Life. Bertha Sophia Felicita Kinsky von Wchinitz und Tettau was born in Prague on June 9, 1843 to a member of the high aristocracy, Field Marshal Franz-Josef, who died before his daughter was born, and to Sophia Wilhelmine von Körner, a member of the local gentry, about fifty years younger than her husband. The conditions of the family underwent a progressive worsening. The aristocratic milieu of the field marshal proved rather hostile towards the young widow, her daughter Bertha and her eldest son. In addition, her passion for gambling put her family finances further at risk. However, this did not prevent the family from living decently for a while, and Bertha received a good education. She learned several languages ​​well, and music, singing, and literature. The family initially moved to Brno, the capital of Moravia. Bertha was five years old when the revolutions of 1848 broke out and, among her childhood memories, she recalled looking out of the window and witnessing the tumult of the crowds in the square below.

 

 

Her teenage years were spent alternating between stays in the spa in Wiesbaden, where Bertha got to know people from high society, and visits to major European cities - Berlin, Rome, Venice, and Paris. In that way she experienced the capitals of the regions involved in wars which, in the second half of the century, marked the gradual decline of Austrian hegemony over Europe. But the young countess, by her own admission, remained indifferent to the great political changes taking place before her eyes, taken, as she was, by worldly commitments and the prospects of marriage and an artistic career. Endowed with musical talent and driven by her mother’s ambitions, she devoted herself to singing with the intention of becoming an opera singer. In 1872, she became engaged to Prince Adolf Sayn-Wittgestein-Hohenstein, to whom she was attracted by, more than an authentic feeling of love, a genuine sharing of intellectual and artistic interests. But the prince died during a crossing to the United States where he had decided to settle to practice his profession as tenor singer and where his fiancé would have joined him. Abandoning artistic projects and shattered by the collapse of her expected marriage, the following year Bertha, driven by economic hardship and also by the desire to become independent from her mother, decided to put to good use the education she had received and to propose herself as a private instructor for the children of the nobility. She thus entered the home of Baron Suttner in the role of educator for his four daughters. There were also two of the three sons still living in the large stately home in the heart of Vienna. Bertha, seven years older, entered into a relationship with the youngest, 23-year-old Arthur Gundaccar. It aroused such hostility from the Suttner family that Bertha, hearing notice that Alfred Nobel was looking for a personal secretary, left the Suttner home for Paris. The collaboration was short-lived, as Nobel left Paris after two months and Bertha had to give up the job. However, the brief acquaintance did not fail to produce its fruits as the two kept in constant correspondence and had the opportunity to meet later. At this point she briefly returned to her homeland to marry, in secret, Arthur, with whom she made the decision to move to the Caucasus. Here the friendship with the princess of Mingrelia, Ekaterina Dadiani, and with other nobles known in Europe allowed the two to integrate into the local society and to be employed in occasional but necessary jobs for their livelihood. The years 1877-1878 represented a turning point. With the outbreak of the Russo-Turkish war, Bertha and Arthur experienced direct contact with a war for the first time, and both embarked on the paths of writing. Arthur devoted himself above all to chronicles and tales of Georgian life and history, which had considerable success and brought him a good income. As for Bertha, first she composed serial stories which she sent to the Viennese newspaper Die Presse, later she switched to a "hybrid" narrative genre - literary, scientific, autobiographical - from which the book Inventarium einer Seele (1883) was born, which contained her first reflections on the themes of war and peace. In 1885, the couple, accompanied by their success in the literary field and forgiven by their families, returned to their homeland, where they were welcomed in the castle of Hermannsdorf to which the Suttners had moved.

 

 

In Paris in 1886, the couple met Nobel and other intellectuals there, including Ernest Renan and Alphonse Daudet, who put them in contact with the International Peace and Arbitration Association, founded by the English philanthropist Hodgson Pratt. Bertha received an invitation from the Association to set up an international court of arbitration to resolve conflicts between states and a league for peace in all major European cities. In 1889 Bertha published, under the pseudonym of "Jemand" (Someone), Das Maschinenzeitalter (The Age of Machines), in which she harshly attacked nationalism and the arms race and bluntly criticized the principle underlying the motto Si vis pacem, para bellum (If you want peace, prepare for war). In the same year she published her best known work, Die Waffen nieder! (Lay Down Your Arms!). Written in the form of an autobiography, the novel has Martha Althaus, the daughter of a general, as its protagonist. It tells of her painful journey through the wars that destroyed her family through violence and disease and made her twice a widow. In the light of these experiences Martha reflects on her past and develops a pacifist consciousness, and even her father and second husband, before dying of war-related causes, became refusers of weapons. In the epilogue, a message of hope is entrusted to the figure of Martha's son, the young Count Rudolf Dotzky. Die Waffen nieder! can certainly be defined as a Bildungsroman, which steps outside out of tradition by having a woman as its protagonist, and for the use of copious documentation - newspapers, war correspondence, archive sources - the reading of which allowed Bertha to express herself with extreme realism in describing the war scenarios and the horrors they produced. The work, translated into over twenty languages, gave the author great international recognition and established her as a key figure in pacifist activism. The following years were marked by Bertha's tireless dedication to building international networks and organizations in favor of peace with the aim, not of "regulating" or "humanizing" war, but of eliminating it through international arbitration. Her intense commitment, which led her to participate in countless initiatives throughout Europe starting from 1891, earned her the nickname "saleswoman for peace". She founded the Austrian Pacifist Society, the Association for the Rejection of Anti-Semitism, and the German Pacifist Society. She took part in the Third Universal Peace Congress held in Rome in November 1891 and in the first Hague Conference in 1899. She contributed to the creation of the Bureau International Permanent de la Paix in Bern and, subsequently, to the birth of the Anglo-German Brotherhood Committee. In 1907 she participated in the Hague Peace Conference which finally achieved the goal of establishing the permanent Court of Arbitration. Bertha's fervor didn’t diminish, even after the death of her husband in December 1902, despite the two being linked by a very strong common understanding fueled by sharing in pacifist battles. In 1905, to crown her commitment, she was awarded the Peace Prize that she herself had inspired Alfred Nobel to create. Her fame as a writer and as an activist earned her constant and not always benevolent attention from the press, which made her a target of ridicule and the subject of numerous caricatures. The fact is that her capacity for political analysis proved to be acute, and let her grasp with far-sightedness the international tensions and the risks they represented to peace. In this context, her last writing, in 1912, Die Barbarisierung der Luft (The Barbarization of the Air), denounced the dangers represented by the technological advancement in the production of armaments, in particular, aeronautics, just as Italy was inaugurating aerial bombardment in the conquest of Libya.

 

 

In August of 1913, at the International Peace Conference in The Hague, Bertha was elected "generalissimo" of the pacifist movement and in May of 1914, a month before her death, she took part in the organization of the XXI Peace Conference, which was to be held in Vienna in September. In those days leading up to the outbreak of the World War I, Stefan Zweig had accidentally passed her on the streets of Vienna. Bertha - “immense and generous Cassandra of our times” – heatedly harangued the writer. “People don't understand what's happening! […]. We were almost at war and once again they kept silent, they hid everything from us! […] Why don't you young people do anything? This thing concerns you first of all! Defend yourself! Unite! Don't leave us old ladies, who no one wants to hear anymore, to do it all!” (Die Welt von Gestern, 1944)

 

Traduzione spagnola
Daniela Leonardi

 

"For her audacity to oppose the horrors of war": por esta razón, Bertha von Suttner recibió en 1905 el Premio Nobel de la Paz, primera de las dieciocho mujeres entre todos aquellos que recibieron este premio desde 1901 hasta 2021. Su imagen figura desde 2002 en el anverso de la moneda de dos euros acuñada por Austria, pero desde 1966 hasta 1985 su retrato con velo de viudedad ya había estado impreso en el billete de mil chelines. En el punto culminante de su notoriedad, en 1909, pocos años antes de su muerte, que se produciría en 1914, había publicado su autobiografía –Memoiren– que comenzaba con estas palabras, que demostraban la plena conciencia de haber vivido un momento crucial: «La razón por la que hago públicas mis experiencias es el hecho de que he conocido a muchas personas interesantes e ilustres entre mis contemporáneos y la participación en un movimiento crecido hasta el punto de producir consecuencias históricas me ha dado la oportunidad de mirar los negocios políticos de nuestro tiempo; por eso, pues, lo que tengo que decir es verdaderamente digno de ser compartido». No es casualidad que la traducción inglesa de su autobiografía, publicada el año siguiente a la edición original, llevara la adición del subtítulo The records of an eventful life. Bertha Sophia Felicita Kinsky von Wchinitz und Tettau nació en Praga el 9 de junio de 1843 hija de un miembro de la alta aristocracia, el mariscal Franz-Josef, fallecido antes de que naciera su hija, y de Sophia Wilhelmine von Körner, perteneciente a la pequeña nobleza local, unos cincuenta años más joven que su marido. Las condiciones de la familia se deterioraron progresivamente: el milieu aristocrático del mariscal de campo se mostró más bien reacio hacia la joven viuda, su hija Bertha y su hijo mayor. Además, su pasión por el juego ponía aún más en peligro las finanzas familiares. Sin embargo, esto no impide que durante algún tiempo la familia pueda vivir dignamente y que Bertha reciba una buena educación, aprenda bien diversas lenguas, música, canto y literatura. En un primer momento la familia se traslada a Brno, capital de Moravia. Bertha tiene cinco años cuando estallan las revoluciones de 1848 y, entre sus recuerdos de infancia, se vislumbra a sí misma que, asomada a la ventana, asiste al tumulto de la multitud en la plaza de abajo.

 

 

Los años de adolescencia transcurren en una alternancia de estancias en el spa de Wiesbaden, donde Bertha tiene la oportunidad de conocer a personajes de la alta sociedad, y varias visitas a las principales ciudades europeas –Berlín, Roma, Venecia, París: verá las capitales de las regiones afectadas por las guerras que, en la segunda mitad del siglo, marcarán el declive gradual de la hegemonía austríaca sobre Europa. Pero la joven condesa, por su misma admisión, permanece indiferente a los grandes cambios políticos que tienen lugar ante sus ojos, a causa de compromisos mundanos y proyectos de matrimonio y de carrera artística: dotada de un discreto talento musical e impulsada por las ambiciones maternas, se dedica al canto con la perspectiva de convertirse en cantante lírica. En 1872 Bertha se compromete con el príncipe Adolf Sayn-Wittgestein-Hohenstein, a quien la une, más que un auténtico sentimiento de amor, un genuino intercambio de intereses intelectuales y artísticos. Pero el príncipe muere en su viaje a los Estados Unidos, donde había decidido establecerse para ejercer la profesión de tenor y donde su novia hubiera debido reunirse con él. Abandonados los proyectos artísticos y rota la perspectiva de un próximo matrimonio, el año siguiente Bertha, empujada por las estrecheces económicas y también por la voluntad de independizarse de la madre, Decide aprovechar la educación recibida y proponerse como institutriz privada de los hijos de la nobleza. Entra así en la casa del barón Suttner, con el papel de educadora de sus cuatro hijas. En la gran casa señorial en el corazón de Viena viven también dos de los tres hijos varones: con el menor, de veintitrés años Arthur Gundaccar, Bertha, siete años mayor, inicia una relación que suscita tal hostilidad por parte de la familia Suttner que la joven, en respuesta a un anuncio de Alfred Nobel en busca de una secretaria personal, se ve obligada a abandonar la casa para irse a París. La colaboración fue de corta duración, ya que Nobel se alejó de París después de dos meses y Bertha tuvo que renunciar al empleo: sin embargo, el breve conocimiento no dejó de producir sus frutos, ya que los dos se mantuvieron en constante relación epistolar y tuvieron la posibilidad de reencontrarse posteriormente. En aquel momento, Bertha regresó brevemente a su país para casarse en secreto con Arthur, con quien tomó la decisión de mudarse al Cáucaso. Aquí la amistad con la princesa de Mingrelia, Ekaterina Dadiani, y con otros nobles conocidos en Europa permitió que los dos se integraran en la sociedad del lugar y se dedicaran a trabajos ocasionales pero necesarios para su sustento. Los años 1877-1878 representaron un punto de inflexión: con el estallido de la guerra ruso-turca, Bertha y Arthur experimentaron por primera vez el contacto físico con un acontecimiento bélico y ambos emprendieron el camino de la escritura. Arthur se dedicó sobre todo a crónicas y relatos de vida e historia georgiana, que tuvieron un notable éxito y le dieron buenas ganancias. En cuanto a Bertha, compuso en un primer momento relatos de apéndice que enviaba al periódico vienés Die Presse, en un segundo momento pasó a un género narrativo “híbrido” –literario, científico, autobiográfico– del que nació el libro Inventarium einer Seele (1883) que contenía sus primeras reflexiones sobre los temas de la guerra y de la paz. En 1885, la pareja, acompañada de la notoriedad alcanzada en el campo literario y perdonada por los familiares, regresa a su patria, donde es acogida en el castillo de Hermannsdorf donde los Suttner se han mudado desde hace tiempo.

 

 

De nuevo en París en 1886, los esposos se reunen con Nobel y otros intelectuales, entre ellos Ernest Renan y Alphonse Daudet, que los ponen en contacto con la International Peace and Arbitration Association, fundada por el filántropo inglés Hodgson Pratt, de quien Bertha recoge la invitación a constituir un Tribunal Internacional de Arbitraje para resolver conflictos entre los Estados y una Liga por la Paz en todas las grandes ciudades europeas. En 1889 Bertha publica, bajo el seudónimo de “Jemand” (Alguien), Das Maschinenzeitalter (La edad de las máquinas), donde ataca duramente el nacionalismo y la carrera de armamentos y critica sin rodeos el principio que subyace al lema Si vis pacem, para bellum. Ese el mismo año publica su obra más conocida, Die Waffen nieder! (¡Bajen las armas!). Escrita en forma de autobiografía, la novela tiene como protagonista a Martha Althaus: hija de un general, cuenta su itinerario de dolor a través de las guerras que han destruido, con la violencia y con las enfermedades, la propia familia y la han hecho dos veces viuda. A la luz de estas experiencias Martha reflexiona sobre su pasado y madura una conciencia pacifista: también el padre y el segundo marido, antes de morir por causas relacionadas con la guerra, invocan el rechazo de las armas. En el epílogo, un mensaje de esperanza se confía a la figura del hijo de Martha, el joven conde Rudolf Dotzky. ¡Bajen las armas! se puede definir sin más un Bildungsroman, una novela de formación, que sale de los cánones tradicionales, aunque no sea por tener como protagonista a una mujer y por el uso de una abundante documentación –periódicos, correspondencias de guerra, fuentes de archivo– cuya lectura permite a Bertha expresarse con extremo realismo al describir los escenarios bélicos y el horror que de ellos deriva. La obra, traducida a más de veinte lenguas, le dio a la autora una gran notoriedad internacional y la consagró como figura clave del activismo pacifista. Los años siguientes están marcados por la incansable dedicación de Bertha a la construcción de redes y organizaciones internacionales en favor de la paz con el objetivo no de “regular“ o “humanizar” la guerra, sino de eliminarla mediante el arbitraje internacional. Su capacidad de acción, que la hace participar en innumerables iniciativas en toda Europa desde 1891, le vale el apelativo de “vendedora de la paz”. Funda la Sociedad Pacifista Austriaca, la Asociación para el Rechazo del Antisemitismo, la Sociedad Pacifista Germánica; participa en el III Congreso Universal de la Paz que se celebra en Roma en noviembre de 1891 y en la primera Conferencia de La Haya en 1899; contribuye a la creación del Bureau international permanent de la paix en Berna y, posteriormente, al nacimiento del Comité de hermandad anglo-alemán; en 1907 participa en la Conferencia por la paz de La Haya que realiza, por fin, el objetivo de instituir el Tribunal Permanente de Arbitraje. El fervor de Bertha no sufre contratiempos ni siquiera después de la muerte de su marido, en diciembre de 1902, a pesar de que los dos estuvieran muy unidos en su amor por las batallas pacifistas. En 1905, como coronación de su compromiso, se le concede el premio de la paz que ella misma había inspirado a Alfred Nobel. Su fama como escritora y activista le valió una constante y no siempre benévola atención por parte de la prensa, que no dejó de hacer de ella un blanco de burla y sujeto de numerosas caricaturas. De hecho, su capacidad de análisis político resultó tan aguda que le permitió captar con visión de futuro las tensiones internacionales y los riesgos que representaban para la paz. En este marco, su último escrito, en 1912, Die Barbarisierung der Luft (El embalse del aire), denunciaba los peligros que representa el avance tecnológico en la producción de armamentos, en particular en la aeronáutica, Justo cuando Italia inauguraba los bombardeos aéreos en la conquista de Libia.

 

 

En agosto de 1913, en la Conferencia Internacional de Paz de La Haya, Bertha fue elegida “generalísima” del movimiento pacifista y en mayo de 1914, un mes antes de su muerte, participó en la organización de la XXI Conferencia de Paz, que debía celebrarse en Viena en septiembre. En aquellos días antes del estallido de la guerra, Stefan Zweig se había cruzado con ella en las calles de Viena. Bertha –“inmensa y generosa Cassandra de nuestros tiempos”– con fervor le apostrofó al escritor: «¡La gente no entiende lo que está pasando! [... ]. ¡Casi estábamos en guerra y una vez más han callado, nos lo han ocultado todo! [... ¿Por qué no hacéis nada los jóvenes? ¡Esto es sobre ustedes antes que nadie! ¡Defendeos! ¡Úniros! No dejéis que lo hagamos todo nosotras, unas viejas señoras que ya nadie quiere escuchar». (Die Welt von Gestern, 1944)

 

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