Angelina Vidal
Sveva Fattori
Marika Banci
Restituire stralci di una vita vissuta è un compito arduo. Da dove dovrei partire?... Dalla nascita? Dalla morte? Penso e ripenso ma nessuna delle due opzioni prospettate mi convince. Sapere che Angelina Casimira da Silva Vidal, nota come Angelina Vidal, nacque a São José l’11 marzo del 1847 e morì ad Anjos il 1° agosto del 1917 è certo un’informazione utile: conoscere luoghi e date ci permette di collocarci nel suo tempo e nel suo spazio. Siamo a Lisbona, in Portogallo, all’epoca della monarchia di Ferdinando II di Sassonia. Finito il suo regno, nel 1853 salirà al trono Pietro V; dopo di lui regneranno Luigi I, Carlo I e Manuele II. Prima di morire, Angelina assisterà al tramonto della monarchia e all’instaurazione della Repubblica nel Paese (1910).
Bene! Ho prospettato il contesto storico di riferimento, aggiunto un tassello in più nel mosaico che mi accingo a costruire. E ora? Se mi focalizzo sul compito, ovvero quello di farvi conoscere la figura di questa donna straordinaria, mi sembra di non avervi detto poi molto. Rifletto ancora; cerco informazioni, testi e memorie… e poi trovo quello di cui avevo bisogno: parole — le sue — che dicono chi era, che restituiscono i principi per cui si è battuta in vita, portandola a fare quelle lotte e rivendicazioni per cui oggi la ricordiamo e onoriamo. E quindi eccolo qui l’incipit giusto:
«A mulher operária, mercê das deficientíssimas condições de trabalho e da extrema pobreza em que vive não pode criar os filhos de modo a fazer deles os cidadãos de que o país necessita para se assumir como nação civilizada».
(«La donna lavoratrice, a causa delle pessime condizioni di lavoro e dell’estrema povertà in cui vive, non può crescere i suoi figli in modo tale da renderli i cittadini di cui il Paese ha bisogno per diventare una nazione civile»).
Con questa proposizione che giunge dal passato, lei parla per sé, manifestando chiaramente ciò in cui crede: il valore primario della maternità come fonte di restaurazione e di progresso sociale. Alt! Non cadiamo nello stesso errore delle femministe a lei contemporanee. Lungi dall’essere una “femminista da sacrestia” — come venne etichettata per via della priorità attribuita al ruolo materno e familiare della donna — Angelina Vidal ha sempre sostenuto l’importanza del lavoro femminile, rivendicando condizioni di lavoro migliori per tutte le lavoratrici. Avanguardista di primordine, rinveniva nell’emancipazione femminile la possibilità di non dover rinunciare né alla realizzazione lavorativa né, tantomeno, a quella familiare. Da qui gli interventi sulla necessità di creare reti di «sociabilità organizzativa» tra le lavoratrici, come associazioni e casse di risparmio.
La sua attenzione, in particolare, era rivolta alle lavoratrici operaie, una categoria di cui, facendone parte lei stessa, conosceva bene i bisogni e le necessità. Sebbene fosse nata in una famiglia della classe media, le vicissitudini della sua vita la costrinsero, infatti, a lavorare presso una fabbrica di tabacco. Uscita dal convento dove era stata confinata dopo la morte prematura dei suoi genitori, nel 1872 la giovane donna convolò a nozze con Luís de Campos Vidal. Dalla loro unione nacquero tre bambine e due maschietti. Dodici anni più tardi la coppia si separò: Angelina perse la custodia dei/delle figlie e per sostentarsi — obbligata ad abbandonare la professione di insegnante per via del divorzio e della stigmatizzazione sociale che ne derivò — iniziò a lavorare in fabbrica.
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Risale ai primi anni Ottanta dell’Ottocento l’inizio della collaborazione con il giornale A voz do Operário — di cui poi sarà la direttrice dal 1897 al 1907 — e la direzione del giornale repubblicano Emancipação. A questo, si affianca, inoltre, la gestione delle pubblicazioni di Sindicato e di Justiça do Povo. Meno proficua sarà invece la collaborazione, iniziata nel 1881 e conclusasi poco dopo, con il quotidiano Distrito de Santarém il quale, più tardi, spiegherà:
«Noi rispettiamo sempre una signora, ma […] lasciare la casa per salire sul podio, dimenticando il governo domestico per parlare di amministrazione pubblica” e dei “pericoli che circondano la nazionalità portoghese, può essere molto patriottico, ma estremamente poco femminile, e confessiamo che ci dispiace molto. La signora Angelina Vidal – l’unica repubblicana, crediamo — […] predica la trasformazione generale, desidera l’emancipazione […] dal Campidoglio alla casa, e tutto questo ci sembra poco in linea con la missione naturale delle donne».
Il periodo che precede l’avvento del nuovo secolo è per Angelina particolarmente intenso e prospero: nel 1880, presso la Associação União Fraternal dos Operários da Fabricação dos Tabacos (Unione Fraterna dei Lavoratori del Tabacco) tiene la conferenza A mulher e a atualidade, perante o critério filosófico (Le donne e il presente, dal punto di vista filosofico); nel 1885, per la sua poesia La morte dello spirito, riceve il primo dei due premi internazionali di cui verrà insignita — il secondo le verrà conferito nel 1902 per la poesia Icaro; l’anno successivo scrive Ai lavoratori portoghesi. In questo testo l’autrice si rivolge direttamente alle donne della classe operaia per invitarle a battersi per la riduzione dell’orario lavorativo da quindici a dodici ore.
Dopo il periodo di fermento appena vissuto, Angelina vive un momento particolarmente buio che la costringe, per l’ennesima volta nella sua vita, a rimboccarsi le maniche. In questo caso però ha al suo fianco delle/degli alleati preziosi: gli operai della fabbrica di tabacco per i quali si batte. Morto il suo ex marito (1894), Angelina tenta il suicidio più volte: a spingerla verso questo gesto estremo è la mancanza di sostegno che incontra nel momento in cui non le viene riconosciuta la pensione di reversibilità. Tuttavia, grazie all’interferenza e all’insistenza dei tabaccini e delle tabacchine la società A voz do Operarìo, inizierà a corrisponderle un sussidio mensile per le lezioni di francese da lei impartire. Nello stesso anno Angelina dichiara il suo sostegno al socialismo e interviene in occasione di un’assemblea sindacale a favore dell’istruzione femminile, invitando le donne ad aderire al sindacalismo. Si rivolge a loro anche durante la conferenza sui diritti sociali ed economici delle lavoratrici (1896) e nel suo intervento La donna nella società moderna (1900).
Giornalista, fotografa, traduttrice e scrittrice versatile, Angelina spazia con facilità dalla poesia alle opere teatrali. Tra queste si ricordano i drammi Lezione morale e Nobiltà d’animo e la commedia in tre atti Punire chi sbaglia. Tra le numerose collaborazioni, spicca fra le altre quella con il giornale operaio brasiliano Gazeta Operària, del militante socialista Mariano Garcia. Sull’edizione del 19 ottobre del 1902, compare uno scritto in cui la donna si dichiara a favore dei riformisti, riconoscendo il valore dello sciopero come strumento di lotta:
«Lo sciopero è il grido dell’anima abbattuta dal dolore, dall’ingiustizia e dalla disperazione! Non nasce dalla volontà di combattere, ma dal diritto di difesa!».
Contro la violenza aggiunge:
«Non lodo né applaudo la violenza, sia che provenga da altezze sociali o da folle anonime, e proprio per questo censuro e condanno la violenza che provoca altra violenza».
Repubblicana e socialista convinta, rimase fedele ai suoi principi fino alla fine dei suoi giorni. In uno dei suoi ultimi articoli, scritto e pubblicato tre anni prima della sua morte, la giornalista denuncia le pessime condizioni di lavoro delle sarte e ritorna sul tema della disuguaglianza salariale di genere. Nel 2009 Angelina Vidal è stata inclusa, insieme ad altre «attiviste per i diritti delle donne dei primi giorni della Repubblica», nella collezione Donne della Repubblica, un’emissione di francobolli proposta dall’operatore logistico portoghese Correios de Portugal per rendere omaggio alle donne legate indissolubilmente alla storia della Repubblica.
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La targa affissa sul muro esterno della casa dove visse, in Rua de São Gens, 41, ne omaggia la memoria, ricordandola come la donna che ha dedicato tutta la sua vita alla battaglia per la difesa degli ideali umani e della vita associativa.
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Questo articolo è stato scritto con lo stesso scopo: mantenere in vita il ricordo di una delle tante donne a cui dovremmo dire grazie… Grazie Angelina Vidal!
Traduzione francese
Giorgia Corvino
Restituer les fragments d'une vie vécue est une tâche ardue. Par où devrais-je commencer ?... Par la naissance ? Par la mort ? Je tourne et retourne la question dans mon esprit, mais aucune de ces deux options ne me convainc.
Savoir qu'Angelina Casimira da Silva Vidal, connue sous le nom d'Angelina Vidal, est née à São José le 11 mars 1847 et s'est éteinte à Anjos le 1er août 1917 est certes une information utile : connaître les lieux et les dates nous permet de nous situer dans son temps et son espace. Nous sommes à Lisbonne, au Portugal, à l'époque de la monarchie de Ferdinand II de Saxe-Cobourg et Gotha. À la fin de son règne, en 1853, Pierre V montera sur le trône ; après lui régneront Louis Ier, Charles Ier et Manuel II. Avant de mourir, Angelina assistera au crépuscule de la monarchie et à l'instauration de la République dans le pays (1910).
Bien ! J'ai posé le contexte historique de référence, ajouté une pièce de plus au puzzle que je m'apprête à construire. Et maintenant ? Si je me focalise sur ma mission, à savoir vous faire découvrir la figure de cette femme extraordinaire, il me semble ne pas vous avoir dit grand-chose. Je réfléchis encore ; je cherche des informations, des textes et des mémoires... et je trouve enfin ce dont j'avais besoin : des mots — les siens — qui disent qui elle était, qui restituent les principes pour lesquels elle s'est battue toute sa vie, la menant à mener ces luttes et ces revendications pour lesquelles nous nous souvenons d'elle et l'honorons aujourd'hui. Voici donc l'incipit idéal :
«A mulher operária, mercê das deficientíssimas condições de trabalho e da extrema pobreza em que vive não pode criar os filhos de modo a fazer deles os cidadãos de que o país necessita para se assumir como nação civilizada».
(«La femme ouvrière, en raison des conditions de travail déplorables et de l'extrême pauvreté dans laquelle elle vit, ne peut élever ses enfants de manière à en faire les citoyens dont le pays a besoin pour s'affirmer comme une nation civilisée»).
Par cette affirmation venue du passé, elle parle en son nom propre, manifestant clairement ce en quoi elle croit : la valeur primordiale de la maternité comme source de restauration et de progrès social. Halte ! Ne tombons pas dans la même erreur que les féministes de son époque. Loin d'être une « féministe de sacristie » — comme elle fut étiquetée en raison de la priorité accordée au rôle maternel et familial de la femme — Angelina Vidal a toujours soutenu l'importance du travail féminin, revendiquant de meilleures conditions de travail pour toutes les travailleuses. Avant-gardiste de premier ordre, elle voyait dans l'émancipation féminine la possibilité de ne renoncer ni à la réalisation professionnelle ni, encore moins, à la vie de famille. D'où ses interventions sur la nécessité de créer des réseaux de « sociabilité organisationnelle » entre travailleuses, tels que des associations et des caisses d'épargne.
Son attention se portait particulièrement sur les ouvrières, une catégorie dont elle faisait elle-même partie et dont elle connaissait parfaitement les besoins. Bien qu'elle soit née dans une famille de la classe moyenne, les aléas de la vie la contraignirent, en effet, à travailler dans une manufacture de tabac. Sortie du couvent où elle avait été confinée après la mort prématurée de ses parents, la jeune femme épousa Luís de Campos Vidal en 1872. De leur union naquirent trois filles et deux garçons. Douze ans plus tard, le couple se sépara : Angelina perdit la garde de ses enfants et, pour subvenir à ses besoins — contrainte d'abandonner sa profession d'enseignante à cause du divorce et de la stigmatisation sociale qui en découla — elle commença à travailler à l'usine.
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C'est au début des années 1880 que commence sa collaboration avec le journal A voz do Operário — dont elle sera la directrice de 1897 à 1907 — ainsi que la direction du journal républicain Emancipação. À cela s'ajoute la gestion des publications de Sindicato et de Justiça do Povo. En revanche, sa collaboration avec le quotidien Distrito de Santarém, débutée en 1881, sera moins fructueuse et prendra fin peu de temps après. Le journal expliquera plus tard:
«Nous respectons toujours une dame, mais [...] quitter la maison pour monter à la tribune, oublier la gestion domestique pour parler d'administration publique » et des « dangers qui entourent la nation portugaise, peut être très patriotique, mais extrêmement peu féminin, et nous confessons que nous le regrettons beaucoup. Madame Angelina Vidal – la seule républicaine, croyons-nous — [...] prêche la transformation générale, désire l'émancipation [...] du Capitole à la maison, et tout cela nous semble peu en adéquation avec la mission naturelle des femmes».
La période précédant l'avènement du nouveau siècle est particulièrement intense et prospère pour Angelina : en 1880, au sein de l'Association União Fraternal dos Operários da Fabricação dos Tabacos (Union Fraternelle des Travailleurs du Tabac), elle tient la conférence A mulher e a atualidade, perante o critério filosófico (La femme et l'actualité, selon le critère philosophique) ; en 1885, pour son poème La mort de l'esprit, elle reçoit le premier des deux prix internationaux qui lui seront décernés — le second lui sera attribué en 1902 pour le poème Icare ; l'année suivante, elle écrit Aux travailleurs portugais. Dans ce texte, l'auteure s'adresse directement aux femmes de la classe ouvrière pour les inviter à se battre pour la réduction du temps de travail de quinze à douze heures.
Après cette période d'effervescence, Angelina traverse un moment particulièrement sombre qui l'oblige, pour la énième fois de sa vie, à se retrousser les manches. Dans ce cas précis, elle peut compter sur des alliés précieux : les ouvriers de la manufacture de tabac pour lesquels elle se bat. Après la mort de son ex-mari (1894), Angelina tente de se suicider à plusieurs reprises : ce geste extrême est motivé par l'absence de soutien lorsqu'on lui refuse sa pension de réversion. Cependant, grâce à l'intervention et à l'insistance des travailleurs et travailleuses du tabac, la société A voz do Operário commencera à lui verser une allocation mensuelle en échange de cours de français qu'elle dispense. La même année, Angelina déclare son soutien au socialisme et intervient lors d'une assemblée syndicale en faveur de l'éducation des femmes, les invitant à rejoindre le syndicalisme. Elle s'adresse également à elles lors de la conférence sur les droits sociaux et économiques des travailleuses (1896) et dans son intervention La femme dans la société moderne (1900).
Journaliste, photographe, traductrice et écrivaine polyvalente, Angelina navigue avec aisance de la poésie aux œuvres théâtrales. On retient parmi celles-ci les drames Leçon morale et Noblesse d'âme, ainsi que la comédie en trois actes Punir celui qui se trompe. Parmi ses nombreuses collaborations, celle avec le journal ouvrier brésilien Gazeta Operária, du militant socialiste Mariano Garcia, se distingue particulièrement. Dans l'édition du 19 octobre 1902, paraît un écrit dans lequel elle se déclare en faveur des réformistes, reconnaissant la valeur de la grève comme instrument de lutte:
«La grève est le cri de l'âme terrassée par la douleur, l'injustice et le désespoir ! Elle ne naît pas de la volonté de combattre, mais du droit de se défendre ! »».
Contre la violence, elle ajoute :
«Je ne loue ni n'applaudis la violence, qu'elle provienne des hauteurs sociales ou des foules anonymes, et c'est précisément pour cela que je censure et condamne la violence qui provoque une autre violence».
Républicaine et socialiste convaincue, elle resta fidèle à ses principes jusqu'à la fin de ses jours. Dans l'un de ses derniers articles, écrit et publié trois ans avant sa mort, la journaliste dénonce les conditions de travail déplorables des couturières et revient sur le thème de l'inégalité salariale entre les genres. En 2009, Angelina Vidal a été incluse, aux côtés d'autres « militantes pour les droits des femmes des débuts de la République », dans la collection Femmes de la République, une émission de timbres proposée par l'opérateur postal portugais Correios de Portugal pour rendre hommage aux femmes liées indissolublement à l'histoire de la République.
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La plaque apposée sur le mur extérieur de la maison où elle vécut, au numéro 41 de la Rua de São Gens, rend hommage à sa mémoire, rappelant qu'elle fut la femme qui consacra toute sa vie à la bataille pour la défense des idéaux humains et de la vie associative.
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Cet article a été écrit dans le même but : maintenir en vie le souvenir de l'une de ces nombreuses femmes à qui nous devrions dire merci... Merci, Angelina Vidal!
Traduzione inglese
Syd Stapleton
Recounting fragments of a life lived is a daunting task. Where should I begin?... With her birth? With her death? I think it over and over, but neither of these options satisfies me.
Good! I’ve outlined the historical context, adding another piece to the mosaic I’m about to build. And now? If I focus on the task at hand—introducing you to this extraordinary woman—it seems I haven’t told you much yet. I reflect further; I search for information, texts, and memoirs… and then I find what I needed: words—her own—that reveal who she was, that convey the principles she fought for in life, leading her to wage those struggles and make those demands for which we remember and honor her today. And so here it is, the right opening line:
«A mulher operária, mercê das deficientíssimas condições de trabalho e da extrema pobreza em que vive não pode criar os filhos de modo a fazer deles os cidadãos de que o país necessita para se assumir como nação civilizada».
(«The working woman, due to the appalling working conditions and extreme poverty in which she lives, cannot raise her children in such a way as to make them the citizens the country needs to become a civilized nation»).
With this statement from the past, she speaks for herself, clearly expressing what she believes: the primary value of motherhood as a source of restoration and social progress. Hold on! Let’s not fall into the same trap as the feminists of her time. Far from being a “closet feminist”—as she was labeled because of the priority she placed on women’s maternal and family roles—Angelina Vidal always championed the importance of women’s work, demanding better working conditions for all working women. A pioneer of the first order, she saw in women’s emancipation the possibility of not having to give up either professional fulfillment or, even less so, family life. Hence her advocacy for the need to create networks of “organizational solidarity” among working women, such as associations and savings banks.
Her attention, in particular, was focused on female factory workers, a group whose needs and circumstances she knew well, having been a part of it herself. Although she was born into a middle-class family, the vicissitudes of her life forced her, in fact, to work in a tobacco factory. After leaving the convent where she had been confined following the premature death of her parents, in 1872 the young woman married Luís de Campos Vidal. Three girls and two boys were born of their union. Twelve years later, the couple separated: Angelina lost custody of her children and, to support herself—forced to abandon her teaching career due to the divorce and the resulting social stigma—she began working in a factory.
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Her collaboration with the newspaper A voz do Operário—of which she would later become editor-in-chief from 1897 to 1907—and her leadership of the republican newspaper Emancipação date back to the early 1880s. In addition to this, she managed the publications of Sindicato and Justiça do Povo. Less fruitful, however, was her collaboration with the daily newspaper Distrito de Santarém, which began in 1881 and ended shortly thereafter. The newspaper later explained:
«We always respect a lady, but […] leaving the home to take the podium, neglecting domestic duties to speak of public administration” and the “dangers surrounding the Portuguese nation, may be very patriotic, but extremely unfeminine, and we confess that we are very sorry. “Mrs. Angelina Vidal—the only Republican, we believe—[…] preaches general transformation, desires emancipation […] from the Capitol to the home, and all this seems to us somewhat at odds with the natural mission of women».
The period leading up to the dawn of the new century was particularly intense and fruitful for Angelina: in 1880, at the Associação União Fraternal dos Operários da Fabricação dos Tabacos (Fraternal Union of Tobacco Workers), she delivered the lecture A mulher e a atualidade, perante o critério filosófico (Women and the Present, from a Philosophical Perspective); in 1885, for her poem “La morte dello spirito” (The Death of the Spirit), she received the first of two international prizes she would be awarded—the second would be conferred upon her in 1902 for the poem “Icaro”; the following year she wrote “Ai lavoratori portoghesi” (To the Portuguese Workers). In this text, the author addresses working-class women directly, urging them to fight for a reduction in the workday from fifteen to twelve hours.
Following the recent period of upheaval, Angelina faces a particularly dark time that forces her, yet again in her life, to roll up her sleeves. In this case, however, she has valuable allies by her side: the workers at the tobacco factory for whom she is fighting. After her ex-husband’s death (1894), Angelina attempted suicide several times; what drove her to this extreme act was the lack of support she faced when her survivor’s pension was denied. However, thanks to the intervention and persistence of the male and female tobacco workers, the company A voz do Operarìo began to pay her a monthly stipend for the French lessons she taught. In the same year, Angelina declared her support for socialism and spoke at a union assembly in favor of women’s education, urging women to join the labor movement. She also addressed them during the conference on the social and economic rights of female workers (1896) and in her essay “Women in Modern Society” (1900).
A versatile journalist, photographer, translator, and writer, Angelina moved with ease from poetry to plays. Among these are the dramas Moral Lesson and Nobility of Spirit and the three-act comedy Punishing Those Who Err. Among her numerous collaborations, one that stands out is with the Brazilian workers’ newspaper Gazeta Operària, run by the socialist activist Mariano Garcia. In the October 19, 1902, edition, an article appears in which she declares her support for the reformists, recognizing the value of the strike as a tool of struggle:
«The strike is the cry of the soul crushed by pain, injustice, and despair! It does not arise from the will to fight, but from the right to defend oneself!».
Regarding violence, she adds:
A versatile journalist, photographer, translator, and writer, Angelina moved with ease from poetry to plays. Among these are the dramas Moral Lesson and Nobility of Spirit and the three-act comedy Punishing Those Who Err. Among her numerous collaborations, one that stands out is with the Brazilian workers’ newspaper Gazeta Operària, run by the socialist activist Mariano Garcia. In the October 19, 1902, edition, an article appears in which she declares her support for the reformists, recognizing the value of the strike as a tool of struggle:
«I neither praise nor applaud violence, whether it comes from the upper echelons of society or from anonymous crowds, and for this very reason I censure and condemn violence that provokes further violence».
A staunch Republican and socialist, she remained faithful to her principles until the end of her days. In one of her final articles, written and published three years before her death, the journalist denounced the appalling working conditions of seamstresses and revisited the issue of gender wage inequality. In 2009, Angelina Vidal was included, along with other “women’s rights activists from the early days of the Republic,” in the Women of the Republic collection, a series of stamps issued by the Portuguese postal service Correios de Portugal to pay tribute to women inextricably linked to the history of the Republic.
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The plaque affixed to the exterior wall of the house where she lived, at Rua de São Gens, 41, honors her memory, commemorating her as the woman who dedicated her entire life to the struggle for the defense of human ideals and community life.
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This article was written with the same purpose: to keep alive the memory of one of the many women to whom we should say thank you… Thank you, Angelina Vidal!





